Cobolli: “Contro Munar ho temuto la figuraccia, ma con la maglia azzurra addosso non sono ammesse. A Bologna sono stato costretto a trasformare gli ostacoli in risorsa. Ho stupito anche me stesso”
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Flavio Cobolli è appena arrivato alle Maldive (anche lui!) per una meritatissima vacanza dopo una stagione 2025 partita malissimo e poi diventata tutta d’or0, con l’ingresso tra i 20 del mondo, due titoli, i quarti a Wimbledon e soprattutto una Davis Cup vinta da assoluto protagonista a Bologna da n.1 del team azzurro. Vinta con due rimonte che hanno messo in luce la sua forza mentale e classe. Intervistato dal Corriere della Sera, Cobolli si è soffermato su vari temi e alcune curiosità. Riporiamo alcuni dei passaggi più significativi (e divertenti) del suo pensiero.
“Dove sta la Davis a casa? Per il momento… me l’ha rubata mio nonno: credo che stia facendo il figo con gli amici a Roma. Ma appena torno dalle Maldive, me la riprendo”.
Una settimana a Bologna indimenticabile: “Rimane tutto. Non avevo mai provato un’emozione così grande. Non avevo mai sentito gridare il mio nome da uno stadio intero. Ho in testa ricordi indelebili. Ma, soprattutto, mi sono divertito. Sotto di un break contro Munar stavo imparando… Ha ragione Filippo Volandri: in Davis non sempre fai la differenza con i big. Alcaraz l’anno scorso a Malaga non ha vinto, Zverev a Bologna è uscito in semifinale. Ho capito che ci devono essere un attaccamento alla maglia e una voglia di vincere addirittura superiori alle tue qualità”.
L’Italia ha in Sinner il suo grande campione, ma non è Sinner-dipendente: “Jannik è imprescindibile, in ogni cosa che fa. Non so cosa ci sia scattato dentro a Bologna. Una convinzione che è maturata strada facendo. In allenamento non giocavo per niente bene: non ho vinto un set. Eppure, giorno dopo giorno, cresceva una sensazione forte, come se fossimo diventati invincibili. Ognuno ha avuto il suo ruolo: Sonego non si è perso un quindici, nemmeno per andare in bagno, Vavassori e Bolelli facevano un tifo sfegatato, io sostenevo Matteo, Matteo dopo aver giocato correva da me. È stato un lavoro pazzesco, nel quale ciascuno ha fatto la sua parte fondamentale”
Cosa è scattato quando la partita con Munar si è messa male: “Ho temuto la figuraccia. Letteralmente. Ma con la maglia azzurra addosso le figuracce non sono ammesse. Non succederà mai. A Bologna sono stato costretto a trasformare gli ostacoli in risorsa. Per due volte, ho capovolto situazioni molto negative. In questo sì, ho stupito anche me stesso”.
Un’esperienza che lo aiuterà nel 2026: “La mia carriera finora è avanzata a piccoli passi. Sto maturando per gradi, senza fretta e senza strappi, come piace a me. Ogni difficoltà che affronto mi serve per crescere e maturare. Anche alle grandi competizioni a squadre del tennis — la Davis, la Laver Cup, la Hopman Cup, la United Cup — ho partecipato prima da riserva e poi da giocatore. Voglio dire che ho vissuto tutto in modo autentico, direi puro, quasi ingenuo, senza perdermi uno step del percorso. Prima ho fatto la gavetta, poi sono stato protagonista. La strada va costruita. E della mia strada la Davis conquistata a Bologna sarà sempre uno snodo fondamentale”
Per il 2026 c’è un grande obiettivo: “Programmazione? Decideremo dopo le vacanze, nell’off season. Mi fido molto di chi mi segue, a cominciare da papà, quindi mi affido. Io la mia idea di dove vorrei arrivare, ce l’ho chiara: nei top 10. Non so quando, non so bene come, ma a questo punto l’asticella va alzata. Per stare dietro a Jannik e ai top player sono chiamato a colmare le mie debolezze. Non significa che sento l’obbligo di vincere sempre, tutt’altro. Solo giocando, perdendo e vincendo si può crescere”.
Marco Mazzoni
TAG: Flavio Cobolli, Marco Mazzoni

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Bravo Cobbo, finale di stagione in crescendo dopo un inizio difficile. Quarti a Wimbledon, 500 di Amburgo, 250 di Bucarest, direi che si merita un bell’8 considerata la piega che aveva preso a inizio anno. Nel 2026 cerchiamo di stabilizzarci in Top20!
Dopo Dimaro,Brunico etc in luglio, Ibiza/formentera in giugno,ora Maldive a fine novembre.
Vacanze mirate per tifosi smaniosi !
Estremizzando Sloane Stevens e Francis Tiafoe dovrebbero stare fissi al n 1 …? 😛 😳 😀
Bravo Flavio, umile e concentrato. Ce la puoi fare, i mezzi tecnici ce li hai. Per me la top 10 la vali già adesso.
ahahahahahahah allora ascoltati Culo Dritto di Guccini 😆 😆 😆
Fonseca? Te ne accorgerai quanto vale! E ti accorgerai presto anche che Cobolli riuscirà a vincere un 1000, avando già vinto un 500 e fattane una finale che poteva tranquillamente vincere, entrambi in un momento in cui ancora non aveva mostrato lo scintillante miglioramento al servizio e alla tenuta mentale. In quanto all’altezza
CARLOS ALCARAZ 1,83
FLAVIO COBOLLI 1,82
Pertanto hai detto un’altra castroneria sovrumana, cosa cui siamo abituati purtroppo
My 5 cents io gli farei dare una mano a Nardi prima che a Gattuso 😉
Ragazzi vi saluto.
Vado alle Maldive…
sono convinto che cobolli possa stare in top 10.
mentalmente e fisicamente la vale ampiamente, tecnicamente manca solo un piccolo step
Bravo Cobolli, ha un buon livello tennistico, magari, per la statura, non vincerà un 1000 o Slam, però è un giocatore molto piacevole da vedere, combattente, merita il successo che sta avendo. In questo momento non sono sicuro se Musetti gli è superiore. Tina Pica, ti garantisco che sono sempre enzo, sono vivo, semplicemente ho cambiato computer e ho avuto problemi con le maledette password al momento di trasferire i dati. Ti dò conferma con questa osservazione: i glutei degli atleti. Mi è venuto in mente guardando Munar. I glutei non si devono vedere, non devono sporgere dai pantaloncini, devono somigliare il più possibile a quelli del Davide di Michelangelo, altrimenti appesantiscono l’atleta e spostano il baricentro. Anche Fonseca ha questa caratteristica fisica negativa. In definitiva, avere il culo grosso è un limite. enzo
Grandissimo Cobbbb
Non è che potresti dare una mano anche a Gattuso?
Col pallone pure eri bravo