È il quinto Slam per l'italiano ATP, Copertina

Jannik Sinner: “Questo Wimbledon significa tantissimo. Dopo Parigi abbiamo lavorato durissimo, ora voglio solo godermelo” (Video conferenza stampa e partita)

12/07/2026 23:26 1 commento
Jannik Sinner a Wimbledon dopo il successo su Zverev
Jannik Sinner a Wimbledon dopo il successo su Zverev

Jannik Sinner è di nuovo il re di Wimbledon. Il numero uno del mondo ha difeso con successo il titolo conquistato dodici mesi fa superando in finale Alexander Zverev per 6-7, 7-6, 6-3, 6-4 e ha messo in bacheca il quinto titolo del Grande Slam della carriera. Una vittoria costruita al termine di una quindicina in continua crescita, come sottolinea lui stesso, e arrivata dopo settimane di intenso lavoro seguite alla delusione di Parigi. In conferenza stampa Sinner ha parlato dell’importanza di questo successo, del livello espresso contro Zverev, del rapporto con la famiglia reale britannica e dei programmi per le prossime settimane.

“È un risultato incredibile da parte mia. È stata una partita molto dura contro Sascha. Credo che entrambi abbiamo giocato a un livello molto alto, perché non era facile giocare oggi. C’era molto vento, le condizioni erano complicate. Sono davvero felice. Ritrovarmi qui ancora una volta da campione significa tantissimo per me.”

Il quinto Slam ha un sapore diverso dagli altri quattro, soprattutto per quello che è successo nell’ultimo anno.
“Ogni Slam è diverso. Ha una storia diversa, un ambiente diverso, sensazioni diverse prima del torneo. Per me questo significa tantissimo perché è stato un torneo difficile, soprattutto dopo Parigi. Anche l’anno scorso era stato complicato. Arrivando qui ho cercato di mettermi nelle migliori condizioni possibili per essere competitivo. Abbiamo lavorato tantissimo a Monte Carlo, giornate davvero lunghissime. Abbiamo sacrificato molto del nostro tempo e di tante altre cose per arrivare in questa posizione. Raggiungere questo traguardo significa davvero tanto per me. È stata una giornata bellissima.”

Alla domanda se il sentimento dominante fosse la liberazione dopo le difficoltà vissute negli ultimi mesi, Sinner non è d’accordo.
Onestamente non parlerei di sollievo. La cosa che mi rende più felice è sapere che provo a dare il massimo ogni giorno. A volte fai un torneo con un grande risultato, altre volte no. Non c’è molto che puoi fare. Non è un fallimento se non vinci uno Slam. Sono giorni rarissimi. Adesso nella mia vita ne ho vinti cinque. Ma, alla fine, sono cinque giorni in mezzo a tantissimi altri. Bisogna goderseli. Oggi è stata una giornata molto dura. Anche se avessi perso, sarebbe stata comunque una grande giornata, perché giocare una finale Slam è qualcosa di rarissimo e speciale. Io non do mai nulla per scontato. Certo, se posso scegliere preferisco questo risultato, ma alla fine siamo sempre in due. Ho un enorme rispetto per Sascha perché sta facendo qualcosa di straordinario. Il suo gioco continua a crescere. È anche questo il bello, perché c’è sempre qualcuno che ti spinge al limite. Speriamo che torni anche Carlos, perché il tennis ha bisogno di lui. Avere ancora Novak, tutti i giovani che stanno arrivando, è davvero bello. Ma allo stesso tempo bisogna continuare a lavorare duro per vivere giornate come questa.”

Uno dei dati più impressionanti della finale è stato il rendimento al servizio: un solo break point concesso in oltre quattro ore di gioco.
“Non lo so” sorride. “Si tratta semplicemente di restare nel momento. Se perdi il servizio una volta, molto probabilmente perdi il set. Specialmente contro Sascha. Contro i migliori del mondo bisogna stare molto attenti ai propri turni di battuta. Sono migliorato durante tutto il torneo. Se guardate le prime due o tre partite e poi come ho chiuso Wimbledon, la crescita è stata continua. Era esattamente quello che cercavo. Volevo migliorare come giocatore e ci siamo riusciti. Mentalmente bisogna riuscire a fare lo scatto giusto. Sono molto contento di come ho gestito la situazione quest’anno. Adesso è il momento di godersela.”

Molti hanno individuato nella risposta il colpo decisivo sia contro Djokovic sia contro Zverev.
Per me il tennis è soprattutto una questione di fiducia. Quando ti senti sicuro, giocare diventa più facile. Credo che sia più semplice rispondere bene quando sai mentalmente di poter tenere il servizio. Questo ti rende più libero. Contro Sascha, quando serve così, è davvero difficilissimo strappargli la battuta, soprattutto sull’erba. Ho cercato di capire nei momenti importanti dove avrebbe servito. Nel tie-break del secondo set ho provato a leggere le sue intenzioni. Anche se il punteggio è stato 7-2, è stato molto equilibrato. Sul 4-2, quando cambi campo, sai che devi assolutamente vincere il punto sul tuo servizio, altrimenti diventa 4-3 e contro grandi battitori rischi subito di trovarti sotto. La risposta è importante, ma dal mio punto di vista è ancora più importante tenere i propri turni di battuta.

Per il secondo anno consecutivo Sinner ha incontrato la famiglia reale britannica dopo la premiazione.
“Non è stato più facile” dice sorridendo. “Ho tantissimo rispetto e non so mai dove sia il limite. Però si vede davvero che amano questo sport. È la stessa sensazione che abbiamo noi giocatori quando li vediamo seguire le partite. Restare quattro ore sotto il sole con questo caldo è davvero bello. Ho chiesto ai bambini se giocano ancora a tennis. Mi hanno detto di sì ed erano molto contenti. Abbiamo fatto una piccola conversazione. Mi piace molto il fatto che trovino anche il tempo per parlare con me. È qualcosa di davvero speciale. Avere tutta la Royal Box presente per una partita di quattro ore è incredibile. È anche per questo che amiamo giocare a tennis.”

Quando gli viene chiesto quale sia stato il momento decisivo della finale, Sinner parla soprattutto di dettagli.
“Parliamo davvero di piccolissimi particolari. All’inizio faceva caldo, ma c’era molto vento. Era difficilissimo fare break, soprattutto dal lato della Royal Box, dove si giocava controvento. Personalmente facevo molta fatica a rispondere da quella parte. Poi il sole è sceso e anche vedere la palla è diventato più difficile. Ho cercato di capire quale fosse la posizione migliore per rispondere al servizio, ma è complicatissimo. Puoi stare molto vicino o molto lontano, ma quando lui serve così è difficile anche solo entrare nello scambio. All’inizio del terzo set ho avuto le mie occasioni, sullo 0-30, ma ho fatto un paio di scelte sbagliate. Fa parte del tennis. Non puoi essere perfetto per quattro o cinque ore. Ho semplicemente cercato di accettare la situazione e di restare presente con l’atteggiamento giusto. Credo che questa sia stata la chiave più importante. Mi è sembrato che, anche dopo la scivolata, lui si muovesse ancora bene. Per sapere come stava dovete chiederlo a lui.”

Il vento e il livello del diritto di Zverev sono stati due fattori importanti.
“Guardandolo giocare nei turni precedenti avevo visto che stava colpendo il diritto molto forte. È un giocatore complicatissimo da affrontare, perché ci sono giochi in cui non tocchi nemmeno la palla visto come serve. E quando entra nello scambio adesso cerca di fare tantissimo male. Il vento c’è stato a tratti. Nel quarto set era diminuito e quando il sole è calato sembrava essersi calmato anche quello. È proprio per questo che Sascha ha vinto uno Slam ed è arrivato così in alto. Sta migliorando tantissimo. Sono molto contento per lui. So quanto lavora e quanto lavora anche la sua famiglia. È un bene per il nostro sport.”

Poi se questa finale sia stata migliore di quella vinta un anno fa.
“Non lo so. Erano due giocatori diversi, due situazioni diverse. È difficile dire quale prestazione sia stata migliore. L’anno scorso non c’era vento e contro Carlos l’impostazione è sempre un po’ diversa. Credo che oggi sia stata una partita giocata su pochissimi punti. Nel secondo set, se lui avesse messo qualche prima in più nel tie-break, magari mi sarei trovato sotto di due set. È impossibile paragonare la finale dell’anno scorso con quella di quest’anno.”

L’esultanza, molto più spontanea del solito, è arrivata senza pensarci.
“Non c’è una spiegazione. È un momento che vivi, non pensi. Onestamente non so dirti perché. Non c’è una spiegazione.”

Adesso, dopo aver centrato l’obiettivo principale della stagione sull’erba, è tempo di fermarsi.
“Adesso è importante godersi questo momento. Ho lavorato veramente tanto. Dopo Parigi ho avuto pochissimi giorni liberi. È stato davvero duro. Adesso parleremo con calma con il team per capire quali saranno i prossimi obiettivi e la programmazione. Dobbiamo vedere cosa è meglio per me. In questo momento non lo so.”

Anche la partecipazione ai Masters 1000 nordamericani resta da decidere.
“Bisogna vedere, torneo dopo torneo, se la cosa giusta sarà giocare Montreal. Poi vedremo. In questo momento la cosa più importante è staccare la testa. Decideremo se giocare Montreal e Cincinnati, se fare solo Montreal oppure altre scelte. Ci sono tante opzioni. Non penso così avanti, non avrebbe senso.”

Sul tie-break del secondo set, quello che ha probabilmente cambiato l’inerzia della finale, Sinner spiega come abbia cercato continuamente nuove soluzioni.
Era dura rispondere. Se guardate la posizione da cui rispondevo, cercavo continuamente di cambiarla per capire come affrontare il suo servizio. Nel tie-break del secondo set ho puntato proprio su quei piccoli dettagli. Era soprattutto una sensazione che avevo in campo. Sul primo punto mi sono già spostato verso il rovescio. Sono cose che senti in quel momento. Possono andare bene oppure male. Dopo ho iniziato a leggere un po’ meglio il suo servizio, ma credo sia soprattutto una sensazione da giocatore.”

Dentro di lui, adesso, prevale soprattutto la felicità.
C’è tanta felicità. Sono orgoglioso di me stesso e del mio team, che continua a spingermi nella direzione giusta. Però il lavoro non finisce mai. Ci sono ancora piccole cose che posso migliorare e non vedo l’ora di continuare a lavorarci. Adesso, però, è importante staccare completamente per una settimana, non pensare al tennis e vivere una vita normale. Poi, quando si ricomincia, torna tutto il focus verso l’obiettivo successivo.”

Infine, una riflessione sul livello espresso da Zverev, che soprattutto nel primo set ha servito con percentuali altissime.
“Stiamo parlando del numero due del mondo. È normale che giochi a questo livello. Sappiamo tutti che colpisce benissimo sia di diritto sia di rovescio. Ha servito davvero molto bene e ha spinto tantissimo con il diritto. Però il primo set è finito 7-6 e anche questo per me è un aspetto positivo, perché significa che anch’io stavo giocando bene. A questi livelli si decide tutto su due o tre punti. Lui li ha vinti nel primo set. L’importante è mantenere sempre alta l’attenzione. Sullo 0-30 del secondo set, ad esempio, se perdo quel game probabilmente perdo anche il set. Bisogna restare sempre sul pezzo.”

Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani


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Tennisforever 13-07-2026 00:17

“La risposta è importante,ma dal mio punto di vista è ancora più importante di tenere i propri turni di battuta”

Jannik Sinner è il primo giocatore a vincere il titolo di singolare maschile a Wimbledon con zero break subito in semifinale (1/1 palla break salvata) e in finale (1/1) da Roger Federer nel 2003.

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