I due coach guidano Jannik dal 2022 ATP, Copertina

Cahill dopo il successo a Wimbledon: “La cosa che ci rende più orgogliosi di lavorare con lui è il modo in cui reagisce”. Vagnozzi: “Diciamo sempre una cosa: ogni partita è una finale”

12/07/2026 22:38 1 commento
Darren Cahill e Simone Vagnozzi
Darren Cahill e Simone Vagnozzi

È grande la soddisfazione di Simone Vagnozzi e Darren Cahill nella press conference successiva alla vittoria di Jannik Sinner nella finale di Wimbledon 2026. I due coach del n.1 hanno sottolineato la durezza della finale, quanto Zverev sia migliorato mentalmente dopo la vittoria a Parigi, ma anche come la reazione di Jannik al malessere accusato a Roland Garros sia stata matura e positiva, con una voglia matta di lavorare per presentarsi ancora più forte a Wimbledon. Cahill ha affermato di non aver ancora idea di quel che accadrà nel 2027: ne parleranno più avanti, pensando sempre al bene di Jannik come priorità.

Domanda: Sascha ha uno dei servizi più devastanti che abbia mai visto a Wimbledon. Come si costruisce un piano partita per affrontarlo?

SIMONE VAGNOZZI: Lo sappiamo bene. Sascha è uno dei migliori battitori del circuito. Sull’erba non è affatto semplice, soprattutto perché oggi è riuscito a trovare tantissime righe con il servizio. Jannik, però, ha variato molto la posizione in risposta. Ha cercato di mescolare le soluzioni, di non dare punti di riferimento. Ha costretto Sascha a riflettere, a non giocare in automatico. Alla fine è riuscito a strappargli il servizio due volte. Sull’erba è impossibile pensare di ottenere tanti break, ma lui è riuscito a farlo nei momenti decisivi. È stata questa la chiave della partita.

D. Dopo tutto quello che era successo negli ultimi Slam e considerando il lavoro svolto, quanto era importante per Jannik e per tutto il team riuscire a vincere proprio questo torneo?
DARREN CAHILL: Non credo fosse più importante degli altri Slam che ha disputato. È vero, negli ultimi sei mesi sono successe diverse cose. In Australia, ad esempio, ha gestito una situazione complicata in maniera straordinaria. Poi è stato battuto in semifinale da un giocatore che ha disputato una partita eccezionale, Novak. Qui a Wimbledon è stato messo subito alla prova al primo turno. È riuscito a rimontare e vincere una battaglia al quinto set, e questo è stato fondamentale per la sua fiducia e per la sua convinzione. Da quel momento è cresciuto partita dopo partita. Naturalmente era un torneo importante. Quello che è successo a Parigi è stato uno di quegli episodi difficili da spiegare. Non siamo riusciti a individuare con precisione la causa. Dopo Roland Garros ha effettuato tutti i test necessari e abbiamo apportato qualche modifica alla preparazione, soprattutto per affrontare meglio le giornate più calde. Ma, sinceramente, non possiamo dire con certezza che sia stato quello il problema a Parigi. È uno di quei casi a cui non abbiamo ancora una risposta definitiva. Questo dimostra la maturità del giocatore con cui lavoriamo. Jannik ha incassato un colpo durissimo, è arrivato qui e si è rimesso a lavorare come un matto. Siamo arrivati a Wimbledon dodici giorni prima dell’inizio del torneo e abbiamo deciso di non disputare alcun torneo di preparazione. Sapevamo che i primi incontri sarebbero stati complicati, ma lui ha abbassato la testa e si è messo a lavorare. Durante tutto il torneo ha avuto un atteggiamento straordinario. Avrà una carriera lunga e ricca di successi e si metterà ancora tante volte nelle condizioni di vincere Slam. Non penso che questo titolo fosse più importante degli altri, ma vi assicuro che è stato davvero speciale.

D. Al di là di questo torneo, Jannik ha avuto un inizio di stagione straordinario nei Masters 1000. Quanto rappresentano una priorità Montreal e Cincinnati, considerando che è già oltre metà strada verso la possibilità di vincere tutti e nove i Masters 1000?
SIMONE VAGNOZZI: In questo momento non stiamo pensando a Montreal e Cincinnati. È chiaro che i Masters 1000 sono i tornei più importanti dopo gli Slam. Ne parleremo questa sera o, più probabilmente, domani, e decideremo come organizzare il calendario.
DARREN CAHILL: C’è però una differenza importante rispetto all’anno scorso. Dodici mesi fa tra Wimbledon e il Canada c’erano soltanto due settimane, e con un calendario così compresso era davvero difficile arrivare fino in fondo a Wimbledon e poi presentarsi subito competitivo in Canada.
Quest’anno, invece, ci sono tre settimane a disposizione. Il torneo è nel programma. Ci sederemo come squadra e decideremo quale sarà la pianificazione migliore. I Masters 1000 sono tornei di enorme importanza e faremo tutto il possibile per mettere Jannik nelle condizioni ideali per ottenere grandi risultati.

D. Zverev è partito fortissimo. Quanto è stato importante per Jannik essere solido mentalmente e fisicamente per ribaltare la situazione?
DARREN CAHILL: Credo che oggi entrambi abbiano giocato una partita straordinaria, ma soprattutto Jannik. Di Alexander avevamo già visto qualche segnale nei precedenti confronti diretti. Penso al primo set di Miami, quando uscì in campo tirando ogni diritto al massimo, giocando in maniera estremamente aggressiva e servendo molto bene. Anche lì ebbe alcune occasioni nelle fasi iniziali. Sapevamo che fosse in grado di esprimere quel livello di tennis; il dubbio era per quanto tempo sarebbe riuscito a mantenerlo. Quando giochi costantemente al limite, soprattutto in una finale di Wimbledon sul Centre Court contro Jannik, è difficilissimo sostenere quel ritmo. Eppure lui ci è riuscito in maniera eccezionale. È andato vicinissimo a vincere anche il secondo set e a portarsi avanti di due set. Se continuerà a giocare con questo livello e con questo atteggiamento, sarà un problema enorme per tutti. Lo era già prima, ma adesso ancora di più. Dopo aver conquistato il suo primo Slam a Parigi, si vede chiaramente che cammina in campo con maggiore sicurezza. Ha più fiducia nei propri mezzi e sa di poter vincere sette partite consecutive in uno Slam. È un grandissimo giocatore e noi nutriamo il massimo rispetto nei confronti di Alexander.

D. Darren, prima hai detto che ancora oggi non sapete esattamente cosa sia successo a Parigi. Come avete deciso su cosa intervenire prima di Wimbledon?
DARREN CAHILL: La sua cartella clinica rimane privata e non entreremo nei dettagli. Il nostro compito era apportare qualche piccolo cambiamento. Jannik ne ha già parlato in passato, anche se senza entrare troppo nello specifico. Probabilmente avete notato che durante le partite, dopo un paio di set, esce dal campo, va negli spogliatoi, si mette qualche minuto nell’aria condizionata e cambia la maglietta, anche quando non sarebbe strettamente necessario. Sta costruendo una routine per le giornate più calde, facendo tutto il possibile per essere nelle migliori condizioni quando deve giocare ad altissimo livello con temperature estreme. Va anche detto che è un ragazzo dai capelli rossi, cresciuto nel nord Italia, tra la neve e le Alpi. Il caldo, per lui, è una condizione molto diversa rispetto a quella della maggior parte dei giocatori. Più tempo passerà a giocare in condizioni di caldo intenso, più diventerà bravo a gestirle. Lo abbiamo già visto qui: credo sia stato uno dei Wimbledon più caldi di sempre e lui lo ha affrontato magnificamente.
Potremmo persino modificare parte della preparazione invernale, andando a cercare più sole e più caldo, così da acclimatarsi meglio a questo tipo di condizioni. Nel corso di queste due settimane è stato davvero straordinario.

D. Abbiamo visto Jannik continuare a evolvere il suo tennis, aggiungendo sempre più varietà. Qual è il prossimo passo della sua crescita?
SIMONE VAGNOZZI: Siamo molto soddisfatti dei progressi che ha compiuto negli ultimi cinque anni, ma ci sono ancora tanti margini di miglioramento. Oggi, ad esempio, credo non abbia giocato nemmeno un serve&volley. C’è stato uno scambio sul 4-3 in cui avrebbe potuto seguire il colpo a rete, non lo ha fatto e ha perso il punto. C’è sempre qualcosa su cui lavorare. Il nostro progetto è quello di renderlo sempre più aggressivo: salire più spesso a rete, utilizzare qualche palla corta in più quando serve.
DARREN CAHILL: Magari un po’ meno smorzate quando stai servendo per il match… (sorride).
SIMONE VAGNOZZI: Ci ha fatto prendere qualche antidolorifico…
DARREN CAHILL: Abbiamo dovuto prendere un paio di Advil dopo quella scelta… (ride).
SIMONE VAGNOZZI: Esatto, proprio quella. Per un giocatore di questo livello è molto difficile scendere in campo ogni giorno senza avere un progetto. Limitarsi a mantenere il proprio livello è complicato. Bisogna sempre avere un obiettivo, qualcosa da migliorare.
DARREN CAHILL: Una delle cose più belle della generazione di Federer, Nadal, Djokovic e Murray è stata vedere come abbiano continuato a evolvere il loro tennis nel corso degli anni. Non hanno mai smesso di cercare nuovi miglioramenti e si sono spinti a vicenda verso livelli sempre più alti.
Alexander oggi gioca contro Jannik in modo diverso rispetto al passato. Sappiamo che Jannik dovrà migliorare in alcune aree per rispondere a questo tipo di tennis. E sappiamo anche che Carlos tornerà fortissimo, come tutti ci auguriamo. A 24 anni, se vuoi costruire una carriera lunga e vincente, devi continuare ad aggiungere nuove soluzioni al tuo gioco. Il lavoro che Simone e Jannik fanno quotidianamente è davvero eccezionale. Curano ogni minimo dettaglio, giorno dopo giorno. Poi, naturalmente, bisogna trasferire tutto questo nelle partite. Anche oggi, in finale, abbiamo visto cose che normalmente non ama fare: rovesci in slice, qualche lob, alcune smorzate. Nei momenti importanti è stato lui a prendere l’iniziativa, invece di aspettare l’avversario. Dal punto di vista di un allenatore, sono segnali estremamente positivi.

D. Darren, quest’anno c’è qualche scommessa tra te e Jannik? Hai già deciso cosa farai a fine stagione?
DARREN CAHILL: Nessuna scommessa quest’anno. (sorride).
D. Quindi nessuna decisione?
DARREN CAHILL: No. Resterò con lui fino alla fine del 2026 e poi vedremo. Avevo detto che avrei smesso alla fine del 2025, ma poi ho cambiato idea.
Arriviamo alla fine della stagione e, come squadra, ci siederemo per capire quale sarà la soluzione migliore per Jannik.

D. È il secondo anno consecutivo in cui Jannik subisce una dura sconfitta a Parigi e poi arriva a Wimbledon vincendo il titolo. Come riuscite a resettare così rapidamente? E questo rende ancora più impressionanti i suoi successi a Wimbledon?
DARREN CAHILL: In realtà ne stavamo parlando proprio prima della finale. È curioso che tu lo chieda. Per un ragazzo di 24 anni ha già costruito una carriera incredibile. È ai vertici del tennis mondiale, arriva costantemente nelle fasi finali dei grandi tornei e, a parte Parigi, si mette sempre nelle condizioni di vincerli. Nel percorso ci sono stati diversi colpi durissimi: i match point persi contro Carlos l’anno scorso, quello che è successo al Roland Garros quest’anno. Ma la cosa che ci rende più orgogliosi di lavorare con lui è il modo in cui reagisce. Non rimane abbattuto a lungo. Certo, è deluso subito dopo la sconfitta, ma il giorno dopo ci chiama e dice: “Bene ragazzi, cosa facciamo? Torniamo in campo. Su cosa lavoriamo? Qual è il piano? Dove vogliamo arrivare? Come possiamo migliorare?”. Questo è il suo atteggiamento nel tennis e nella vita. È il motivo per cui è così bello lavorare con lui. Abbiamo parlato tante volte della sua resilienza: riesce sempre a rialzarsi più forte, più preparato e più determinato dopo ogni momento difficile.
Anche oggi ne ha avuto bisogno, perché Zverev lo ha messo davvero sotto pressione. Ha mostrato una resilienza eccezionale. Se non attraversi momenti difficili, forse non cresci mai come lui è riuscito a fare. Noi consideriamo questa sua qualità uno dei tratti più importanti della sua personalità.

D. Quando Carlos annunciò che avrebbe saltato il Roland Garros, Jannik disse apertamente che il tabellone cambiava prospettiva. Quando poi Alcaraz ha annunciato il forfait per Wimbledon, eravate curiosi di vedere come avrebbe reagito mentalmente, sapendo di essere il grande favorito?
SIMONE VAGNOZZI: Quando giochi uno Slam devi vincere sei partite prima di arrivare in finale. Carlos e Jannik, essendo le prime due teste di serie, sono sempre nella parte opposta del tabellone, quindi normalmente non pensiamo troppo a queste situazioni. Nel nostro team diciamo sempre una cosa: ogni partita è una finale. È normale che, se il tuo principale rivale esce dal torneo, la pressione possa aumentare un po’, ma noi cerchiamo sempre di mantenere tutto semplice, pensando solo a una partita alla volta, un giorno alla volta.


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Taxi Driver 12-07-2026 22:50

Senza Alcaraz, Sinner non ha rivali.
Ha perso un set a Londra.
Ha vinto tutti i 1000 giocati.
È gia qualificato per Torino.
Numero 1 con migliaia di punti in più sul secondo.
Ha umiliato Djokovic 7 volte vincitore sui prati inglesi.

Non è dominio è tirrania (nel senso buono)

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