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Linda Noskova: “Dopo il Roland Garros disastroso ho capito che, se penso solo a me stessa, posso vincere anche Wimbledon” (Video Finale)

11/07/2026 23:01 Nessun commento
Linda Noskova CZE, 17.11.2004 - Foto Getty Images
Linda Noskova CZE, 17.11.2004 - Foto Getty Images

Linda Noskova entra nella sala stampa del Centre Court ancora incredula. La ventunenne ceca, nuova campionessa di Wimbledon dopo il successo per 6-2 5-7 6-3 sulla connazionale Karolina Muchova, ammette di non aver ancora realizzato quanto accaduto. Una finale in cui ha sfiorato la vittoria in due set, ha mancato cinque match-point e poi ha saputo ritrovare lucidità nel terzo parziale. In conferenza racconta i momenti di maggiore tensione, il dialogo con sé stessa, lo sguardo rivolto al trofeo durante la pausa tra secondo e terzo set e la convinzione maturata dopo il difficile Roland Garros.

No, non me ne sono ancora resa conto. Mi sembra siano passati solo pochi minuti da quando sono uscita dal campo. È qualcosa che ricorderò per sempre, ma credo che mi serviranno ancora alcuni giorni per capire davvero quello che è successo.”

Sui cinque Championship point sfumati nel secondo set, Noskova non nasconde le difficoltà vissute in quei momenti.

“Nel secondo set è stato davvero molto difficile. A un certo punto mi si è quasi bloccata la mano e i piedi non erano più rapidi come prima. Preferisco però concentrarmi sugli aspetti positivi. Sull’ultimo match-point non mi ero nemmeno resa conto che fosse un match-point. Ho semplicemente continuato a giocare. Credo sia stato proprio questo a farmi vincere, il fatto di non averlo fissato nella mia testa.

Quando l’ultimo punto è arrivato, tutta la tensione è svanita in un istante.

Mi sono semplicemente rilassata. È come se tutto il peso mi fosse scivolato via: lo stress, il pensare continuamente se avrei vinto oppure no, il 5-3, il timore di non riuscire a tenere il servizio. Erano momenti davvero complicati. Sono felicissima di esserci riuscita al primo tentativo nel terzo set.”

Fondamentale è stato anche l’intervallo tra secondo e terzo set, quando ha cercato di cancellare tutto e ricominciare.

Mi sono detta che la partita stava ricominciando da zero. Sono andata in bagno, mi sono buttata dell’acqua fredda addosso e ho cercato di ripartire. Ma la cosa che mi ha aiutata di più è stata un’altra. Appena sono uscita dal campo ho visto i trofei. Mi sono detta: “Io non prendo quello piccolo, prendo quello grande”. Ero arrivata così vicina che sarebbe stato probabilmente il più grande rimpianto della mia vita. Poi ho ricominciato da capo. Credo che il momento decisivo sia stato il primo game del terzo set, quando sono riuscita a tenere il servizio.”

In molti hanno notato che durante la pausa osservava con attenzione il trofeo più importante.

“Sì, guardavo proprio quello grande. Mi sono detta: “Questo lo porto via io, a qualunque costo“. Se avessi dovuto lasciare l’anima in campo nel terzo set, l’avrei fatto. Da quel momento ho ricominciato a concentrarmi soltanto su me stessa ed è stata la chiave.”

Il primo gioco della frazione decisiva, nel quale ha annullato diverse palle break, viene indicato come il vero spartiacque della finale.

Posso dire con sincerità che il terzo set probabilmente non sarebbe stato lo stesso se avessi perso quel primo game. Nel secondo avevo appena perso cinque giochi consecutivi, quindi era importantissimo iniziare bene il terzo. Karolina ha avuto delle occasioni sul mio servizio, ma sono contenta di essere rimasta calma e di aver giocato più o meno come avevo fatto nel primo set.”

Anche il gesto di coprirsi la testa con l’asciugamano dopo alcuni punti importanti aveva un significato preciso.

“Il pubblico era molto rumoroso e quei momenti arrivavano dopo i game che avevo perso. Avevo semplicemente bisogno di stare un attimo con me stessa. Mi ero coperta la testa con l’asciugamano dopo aver perso un break. Il mio allenatore ieri sera mi aveva detto: “Se hai bisogno di un momento, prenditelo. Esci dal campo oppure resta semplicemente da sola per qualche istante“. Non so dire se mi abbia aiutato oppure no, ma sicuramente mi è servito per isolarmi da tutto quel rumore.”

Dopo il deludente Roland Garros, questo titolo assume un valore ancora maggiore.

Significa tantissimo. Vuol dire che se penso solo a me stessa, se mi diverto in campo, se so di poter vincere, se tengo la testa bassa e penso punto dopo punto, posso conquistare un torneo come questo. Con il mio tennis non so mai cosa aspettarmi. Però durante queste due settimane e già nelle settimane precedenti mi sono sentita molto bene in campo, e questo si è visto.”

L’aspetto forse più sorprendente è stato il livello espresso fin dall’inizio della sua prima finale Slam.

“Non so nemmeno io come ci sia riuscita. Ho cercato di riprodurre le sensazioni che avevo avuto nei turni precedenti. Non ero stata particolarmente nervosa prima delle altre partite e quindi ho seguito tutte le mie routine, tutto quello che aveva funzionato fino a quel momento. Oggi però era diverso. Avevo già giocato delle finali, ma una finale è sempre una finale. Qualunque cosa tu faccia, la pressione c’è sempre. Cerchi di restare tranquilla, di comportarti come se nulla stesse accadendo, ma dentro di te sai benissimo quanto sia importante. Per quasi il 99% dell’incontro le cose sono andate come volevo. Poi ci sono stati quei momenti in cui mi sono bloccata e sono finita al terzo set. Ma è stata probabilmente la partita più importante della mia vita.

Affrontare un’amica come Karolina Muchova ha aggiunto un’ulteriore componente emotiva.

“Per me non è mai facile giocare contro un’amica. Nel circuito ne ho conosciute diverse e quando ci affrontiamo non è semplice. Questa volta ho cercato di mantenere un po’ le distanze. Ci siamo soltanto salutate con la mano prima della partita e credo che mi abbia aiutato molto durante quasi tutto l’incontro. Conosco il gioco di Karolina, è una giocatrice molto difficile da affrontare su qualsiasi superficie e dovevo restare concentrata. Il fatto che siamo amiche, e spero che lo saremo ancora, non credo abbia influito nei momenti decisivi.”

Quando le viene fatto notare che avrebbe certamente preferito vincere 6-2 6-2, sorride.

Assolutamente.

Ma la battaglia vissuta potrebbe averle lasciato qualcosa in più.

“Non lo so. Se avessi potuto risparmiare agli spettatori, al mio team e anche a me stessa tutto quello stress e tutti quei momenti da infarto, sarebbe stato meglio. Però vincere in questo modo, dovendo lottare fino all’ultimo, passando attraverso tutti questi alti e bassi, significa tantissimo. Allo stesso tempo penso di avere molto da imparare da questa partita.”

Infine torna sui cinque match-point mancati e sulla capacità di ricominciare da capo.

“Uno scenario del genere non era mai entrato nei discorsi che avevamo fatto. Non avevamo mai immaginato che mi sarei trovata avanti di quattro o cinque match-point e poi costretta a ricominciare da zero in un terzo set. Credo che nessuno avrebbe potuto prepararmi a una situazione simile. In quel momento in campo c’eravamo solo io e me stessa. Mi ripetevo: “Se perdi sarà una tua sconfitta, se vinci sarà una tua vittoria“. Durante quei match-point pensavo a tante cose. Mi dicevo: “È finalmente arrivato il momento, basta rimettere la palla in campo e andrà tutto bene”. Ma Karolina è una grandissima combattente e con lei non puoi mai sentirti davvero al sicuro. Il mio allenatore mi ha aiutata, non solo con la chiacchierata di ieri sera, ma in tutti questi sei o sette anni trascorsi insieme. Ho sentito il sostegno di tutta la mia squadra e credo che l’insieme di tutte queste cose mi abbia aiutata enormemente.



Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani


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