Roland Garros, le parole dei protagonisti: Djokovic soffre il caldo, Jodar cresce e Rublev cambia pelle
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Giornata ricca di spunti nelle conferenze stampa del Roland Garros, con quattro protagonisti molto diversi tra loro ma tutti al centro del racconto parigino: Novak Djokovic, Rafael Jodar e Andrey Rublev.
Djokovic ha superato Valentin Royer con il punteggio di 6-3 6-2 6-7 6-3, ma il serbo non ha nascosto la fatica dopo una partita durata quasi tre ore e mezza, giocata in condizioni molto dure.
“Quando giochi tre ore e mezza sulla terra è una partita lunga e molto faticosa. Almeno secondo me”, ha detto Novak, rispondendo a chi parlava di un match “ragionevolmente lungo”.
Il 24 volte campione Slam ha ammesso di aver sprecato l’occasione di chiudere in tre set: “È stata colpa mia non aver finito in tre set, perché ero avanti di un break due volte nel terzo e ho avuto match point. Sono stato troppo passivo in quei punti, lui ha preso le sue occasioni e ha avuto il sostegno del pubblico che cercava”.
Djokovic ha però sottolineato la reazione nel quarto set: “Sono riuscito a riorganizzarmi. È stata una partita molto complicata. Il punteggio forse non rende giustizia, è stato un match davvero molto duro”.
Il serbo ha parlato anche del caldo, tema centrale di questi primi giorni parigini. “Non capisco perché non ci sia una regola più chiara sul caldo. Pensavo ci fosse in tutti gli Slam”, ha spiegato. Poi ha aggiunto che, in condizioni estreme, bisognerebbe valutare anche la possibilità di sospendere o ritardare alcune partite: “Negli Slam non dovrebbe essere un problema, ci sono tanti campi, ci sono le luci, si possono riorganizzare i match”.
Ora Djokovic attende la sfida con Joao Fonseca, che ha firmato una splendida rimonta contro Dino Prizmic, imponendosi 3-6 4-6 6-3 6-1 6-2. Il brasiliano ha raccontato così la svolta del match: “I primi due set sono stati duri. Lui serviva molto bene e metteva tanta pressione nei miei turni di battuta. Nel terzo ho cercato di pensare game dopo game. Ho trovato un break e lì è nata un po’ di speranza”.
Tra i giovani che stanno facendo parlare di sé c’è anche Rafael Jodar, vittorioso su James Duckworth per 6-1 6-7 6-4 7-5. Lo spagnolo ha riconosciuto la difficoltà della partita: “È stato un avversario davvero duro. Ha giocato molto bene, soprattutto dal secondo set in poi. Serve molto bene, non ti dà ritmo, devi solo cercare di mettere dentro la risposta e farlo giocare”.
Jodar ha spiegato quanto questo tipo di vittorie possano pesare nella sua crescita: “Quest’anno ho giocato tante partite, penso di essere cresciuto molto come giocatore. Questo match mi dà fiducia per il prossimo turno”.
Il giovane spagnolo ha poi raccontato il suo modo di vivere questa fase della carriera: “È stato un grande anno per me. Mi sto godendo ogni torneo e ogni settimana nel circuito è un nuovo capitolo. Lo prendo come un anno di apprendimento, perché penso di poter migliorare molto”.
Importante anche il passaggio sul problema fisico accusato durante il match: “È successo durante la partita. In un match al meglio dei cinque set succedono tante cose. Dopo il secondo set ho avuto bisogno del trattamento del fisioterapista e mi ha aiutato a stare meglio fisicamente nel terzo e nel quarto set”.
Infine, Andrey Rublev, reduce dal successo contro Camilo Ugo Carabelli per 6-1 1-6 6-3 7-6, ha spiegato la chiave della sua vittoria: “La chiave era provare a giocare aggressivo e restare concentrato. Appena rallentavo, lui iniziava a giocare molto meglio e prendeva vantaggio”.
Il russo ha sottolineato quanto sia stato importante prendere l’iniziativa: “Quando riuscivo a dirmi: adesso vado sui colpi, gioco aggressivo, allora tutto iniziava ad andare dalla mia parte”.
Rublev ha parlato anche del percorso di cambiamento del suo tennis, un lavoro non semplice perché richiede di modificare istinti ormai consolidati. “Non è facile, ma vale per tutto, non solo per il tennis. Cambiare un’abitudine richiede tempo, sforzo e molta concentrazione”.
Il russo ha ammesso che questo processo comporta anche sacrifici: “Prima, nei momenti di punteggio stretto, avrei colpito solo di diritto. Ora a volte provo anche la palla corta, anche nei momenti importanti. Prima di far funzionare certe cose, ne ho sbagliate tante e ho perso punti”.
Rublev ha riconosciuto che molte persone intorno a lui gli avevano suggerito da tempo di evolvere il proprio gioco, ma non era ancora pronto ad ascoltare: “Me lo avevano detto mille volte prima, ma forse non ero pronto ad ascoltare”.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Andrey Rublev, Joao Fonseca, Novak Djokovic, Rafael Jodar, Roland Garros, Roland Garros 2026

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