Sinner: «La sconfitta mi ha insegnato molto». Alcaraz: «Voglio continuare a migliorare»
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Jannik Sinner è pronto a tornare in campo all’ATP di Doha con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle la sconfitta in semifinale agli Australian Open contro Novak Djokovic. L’azzurro, numero due del mondo, ha analizzato quel match e i cambiamenti apportati al suo tennis prima del debutto in Qatar.
«Una sconfitta che mi ha insegnato molto»
Parlando a Sky Sport Italia, Sinner ha spiegato cosa ha tratto dalla battuta d’arresto contro il serbo:
«La sconfitta con Djokovic mi ha insegnato molte cose. È stata una grande partita, sia da parte mia che sua. Ho avuto le mie occasioni e a volte le cose non vanno come vuoi, ma lo sport è così».
L’italiano ha sottolineato come il team stia lavorando su diversi aspetti del suo gioco:
«Stiamo cambiando piccoli dettagli in campo. Ci vuole tempo perché diventino naturali, ma ho avuto buoni riscontri. Non dobbiamo dimenticare che perdere, ogni tanto, è normale».
Tra crescita e normalità
Sinner ha raccontato anche come ha vissuto la sconfitta: «L’ho presa in modo molto normale. Ho 24 anni e voglio solo giocare un buon tennis ovunque. Negli ultimi due anni, insieme ad Alcaraz, abbiamo attirato molta attenzione. Ma a volte perdere va bene. Ora proviamo a ritrovare il ritmo e la pressione del torneo».
I cambiamenti, ha spiegato, non riguardano solo la tecnica:
«Non è tutto tecnico, ma anche tattico e mentale. Ci sono tante cose che posso migliorare. Però non dobbiamo ingigantire i problemi per una semifinale Slam persa contro Djokovic. È stata una grande partita, anche se non facile da accettare».
Focus su Doha
A Doha Sinner esordirà contro Tomáš Macháč, in un match subito impegnativo. Il caldo del Qatar, però, non lo preoccupa:
«Fa caldo, ma niente di straordinario. Non come in Australia o in altri posti più secchi. Di notte può rinfrescare: per ora va tutto bene».
Nel frattempo, l’azzurro segue con interesse anche le Olimpiadi invernali di Milano:
«Sto guardando molto, soprattutto lo sci. Ho persino cambiato i miei piani di allenamento per vedere le gare. È bello osservare atleti al massimo livello, con tante sorprese».
Ora, però, l’attenzione torna sul campo: a Doha comincia una nuova fase della stagione per Sinner, senza punti da difendere fino a Roma e con l’occasione di avvicinarsi ancora alla vetta del ranking.
Il ritorno in campo di Carlos Alcaraz è sempre un evento, ma questa volta arriva in un contesto ancora più speciale. Lo spagnolo torna a competere all’ATP 500 di Doha dopo il trionfo agli Australian Open, titolo che gli ha permesso di completare il Career Grand Slam a soli 22 anni.
Il numero uno del mondo arriva in Qatar dopo alcune settimane lontano dalle competizioni, ma non dal lavoro. Alcaraz ha sfruttato la pausa per recuperare energie e migliorare alcuni aspetti del suo gioco, dopo lo sforzo fisico ed emotivo richiesto dalla vittoria a Melbourne.
«È bello tornare in campo»
Lo spagnolo ha parlato con entusiasmo del suo rientro:
«È bello tornare in campo. Mi sono allenato bene. Ovviamente quello che ho fatto in Australia è stato incredibile per me e ci penso ancora un po’».
Nonostante il successo, Alcaraz mantiene la sua solita autocritica:
«Il tennis è andare avanti torneo dopo torneo. Ogni evento è speciale e vuoi dare il 100%».
Esordio contro Rinderknech
Il debutto a Doha sarà contro Arthur Rinderknech, avversario che lo spagnolo ha già battuto in passato, ma che resta pericoloso sulle superfici veloci grazie al servizio e al gioco aggressivo.
«È un rivale molto duro. Ho giocato diverse volte contro di lui ed è sempre complicato affrontarlo. Ho molta voglia di disputare il mio primo match qui».
Alcaraz ha anche sottolineato la qualità del tabellone:
«So quanto sia difficile ogni partita. Questo è un draw molto duro per essere un ATP 500. Basta guardare i match di primo turno».
Obiettivo: continuare a crescere
Tra i temi del torneo c’è anche un possibile nuovo confronto con Jannik Sinner, ma lo spagnolo non guarda troppo avanti:
«Con il mio team abbiamo fissato alcuni obiettivi per questo torneo, ma non parliamo di risultati. Si tratta di continuare nel processo per diventare migliori».
Nonostante i successi già conquistati, Alcaraz vede ancora margini di crescita:
«So di aver ottenuto grandi risultati, vincendo i tornei più importanti del mondo. Ma continuo a vedere delle debolezze. Molti giocatori cercano di studiarmi e di battermi: devo essere pronto».
Doha rappresenta quindi non solo il ritorno in campo del numero uno del mondo, ma anche l’inizio di una nuova fase della stagione, con Alcaraz determinato a migliorare ancora, nonostante abbia già raggiunto traguardi storici.
TAG: Carlos Alcaraz, Jannik Sinner

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Mi pare di poter dire che sia ovvio che “il rosso”, ragionando da professionista, abbia una certa visione del ko in Australia, molto meno catastrofica ed emotiva rispetto a quella dei commentatori da divano come siamo quasi tutti su LT.. a me rimane la sensazione che, a dispetto di quello che lui ha dichiarato, non fosse per niente a posto atleticamente e fisicamente parlando, però… curioso di vedere come e se ha assorbito la sconfitta, come riparte.. da questo lato, un torneo tosto come quello di Doha é un bel test, forza rosso!
Vedremo se Sinner si è “resettato” e se ha finalmente ritrovato un livello atletico e tecnico pari a quello di fine 2025.
Anche perché lo aspettano 2-3 mesi di sfide, contro gli altri ma soprattutto contro se stesso…
F O R Z A ! ! ! !
Ma esiste una che una volta in cui dice qualcosa di interessante e non parla per frasi fatte?
Cosa può mai avergli insegnato la sconfitta, che deve imparare a giocare a tennnis? O che la prossima volta dovrebbe giocare la Davis?
Echoes….il capolavoro dei capolavori
@ piper (#4563118)
No piper, ascolto da 50 anni i Pink Floyd.
@ il capitano (#4563111)
Dimmi che lo ascolti.
La sconfitta nell’ao è stata un trauma per JS, non se lo aspettava minimamente ed è stato lui il primo ad accorgersi che tutto quello che faceva era sbagliato tatticamente nel momento stesso in cui non riusciva a correggersi facendo giocare al meglio un neo greco serbo che faceva quello che voleva come voleva. Partita da dimenticare e da tesaurizzare in pari tempo per futuri cimenti
“Ebbasta” con sto devo migliorare, mi avete rotto le “sfere”!!!
Occhio Jannik a cambiare troppo i piani di allenamento, cosa che credo Carlitos non abbia fatto: lui a differenza tua credo sia totalmente focus (e chi vuol capire capisca).
Io credo che Alcaraz, giocatore fantastico, possa ringraziare Zverev, altro avversario avrebbe potuto approfittare dei crampi e a quest’ora si parlerebbe di altro
Non comprendo perchè dica che ha giocato bene contro Djokovic.
La realtà è che fisicamente era al 60% soprattutto in termini di mobilità. Mentalmente nei momenti importanti si è fatto da parte.
Djokovic, lui si che ha giocato una grande partita per le sue possibilità ma la vera versione di Sinner era lontana.
Perdere aiuta a perdere, il resto sono chiacchere di circostanza.
A volte certe sconfitte sono incomprensibili e a posteriori si dobrebbe dire che in una delle
palle break Jannik avrebbe dovuto osare di piú e rischiare di sbagliare, facendo qualcosa.di diverao da quello che qveva funzionato per portarlo fino a quel punto..Se vogliamo è la stessa “teoria Alcaraz” tutto quello che fa va bene per arrivare sul ciglio di, ma poi qua do giocano in modo eccezionale i campioni sono im hrafi di fare qualcosa fuori dal normale e lui dovrebbe capire il momento in cui farlo a sua volta prima che gli succeda in faccia….
Mi stavo chiedendo : ma come mai non parlano più di Sinner ?
La sconfitta gli ha insegnato molto ?
Vuoi vedere che ha capito che quest’anno deve giocare la Davis perchè quando la gioca poi vince gli Australian Open, e quando non la gioca no ?
Gli avrà anche insegnato che Alcaraz è il vero numero uno al mondo ed anche il numero uno al mondo nel ranking, mentre lui è il numero due, che comunque : buttalo via. Numero due vuol dire che hai un solo tennista davanti e tutto il resto del pianeta dietro. Direi che non è poco, e c’è anche da essere contenti ad essere sotto Alcaraz in classifica. Se no Musetti cosa dovrebbe dire allora che è ” solo ” il numero 5 del mondo ?
Entrambi i giocatori denotano ormai grande maturità e lucidità durante le interviste..
Non si può dire lo stesso da Zverev in giù…