Dimitrov, cuore e destino a Wimbledon: “Quando hai una racchetta in mano, tutto è possibile”
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Grigor Dimitrov continua a vivere un Wimbledon speciale. Il bulgaro ha superato Matteo Berrettini al termine di una partita intensa e spettacolare, chiusa con il punteggio di 6-3 6-4 3-6 5-7 6-3. Una vittoria arrivata dopo aver subito la rimonta dell’azzurro, capace di trascinare il match al quinto set, ma anche dopo una prova di grande maturità mentale da parte dell’ex numero 3 del mondo.
In conferenza stampa, Dimitrov ha subito riconosciuto i meriti di Berrettini, sottolineando la qualità e la durezza della battaglia vissuta in campo.
“È stata una giornata incredibile. Pensavo che la partita sarebbe andata un po’ più liscia dopo i primi due set, ma devo dare molto credito a Matteo. Il modo in cui ha lottato per tutto il match merita rispetto. Non ha mai perso la voglia di combattere, non ha mai perso la fiducia e per un po’ non ha perso nemmeno il servizio. Questo è stato un grande problema”, ha spiegato Dimitrov.
Il bulgaro ha poi raccontato quanto l’atmosfera di Wimbledon lo abbia aiutato a restare dentro la partita anche nei momenti più complicati.
“È stata una partita con un’atmosfera speciale e io mi sono alimentato di quell’energia. È stato meraviglioso essere là fuori”.
Uno dei temi più forti della conferenza è stato quello del destino. A Dimitrov è stato chiesto se ci creda, anche alla luce di alcune coincidenze vissute nei suoi ultimi match, con il tetto chiuso più volte durante il torneo.
“Sempre. Credo sempre nel destino. Il tetto si è chiuso negli ultimi tre match, non so cosa dire”, ha raccontato sorridendo. “Credo nel destino, ma adesso sto solo cercando di vivere il momento. È quello che provo a fare ogni giorno quando entro in campo, che stia giocando una partita oppure no”.
Dimitrov ha spiegato di vivere questa fase della carriera con uno spirito diverso, meno legato al solo risultato e più orientato al rapporto con il tennis, dopo mesi difficili e pieni di riflessioni.
“So che può sembrare un cliché, ma per me il risultato sta diventando secondario. Sto cercando di innamorarmi di nuovo del gioco, dopo tutto quello che ho attraversato negli ultimi dodici mesi. La grandezza di tutto questo, per me, è molto diversa adesso. Prendo tutto un giorno alla volta”.
Alla domanda se possa ripetere un’impresa alla Goran Ivanisevic, capace di vincere Wimbledon nel 2001 da wild card, Dimitrov ha risposto con una frase significativa.
“Quando hai una racchetta in mano, tutto è possibile. È una grande storia, no?”.
Subito dopo, però, il bulgaro ha preferito restare con i piedi per terra, evidenziando soprattutto l’orgoglio per il modo in cui sta gestendo se stesso in campo.
“Non voglio andare troppo avanti con i pensieri. Sono soltanto orgoglioso di riuscire a gestirmi nel modo in cui lo sto facendo adesso. Anche se oggi avessi perso, sarei stato comunque orgoglioso, perché so di aver dato tutto quello che potevo”.
Il passaggio centrale della partita, secondo Dimitrov, è stato il modo in cui ha saputo resistere dopo il terzo e il quarto set, quando Berrettini sembrava aver preso in mano l’inerzia del match.
“Nel terzo e nel quarto set non potevo fare molto, se ci pensate. Mi stava superando completamente, non c’era molto da fare. Però c’era una piccola parte di me che pensava: magari avrò una possibilità nel quinto, magari una chiamata, una palla, forse un suo servizio meno buono, forse riuscirò a leggere meglio la battuta”.
Da lì, Dimitrov ha costruito la sua vittoria soprattutto sul piano mentale.
“Poco alla volta costruisci quella forza mentale e, quando arrivano i momenti importanti, riesci a usarla. Oggi questo ha fatto la differenza”.
Il bulgaro ha parlato anche della wild card ricevuta dagli organizzatori di Wimbledon. Dimitrov ha ammesso di averla richiesta e di essere stato pronto, in caso contrario, a passare dalle qualificazioni.
“Bisogna chiederla, certo. Sono molto grato a Wimbledon per avermela concessa, perché altrimenti avrei giocato le qualificazioni. Non è un segreto. Qualunque torneo avessi giocato prima, sapevo che avrei dovuto fare le qualificazioni a Wimbledon”.
Quella wild card gli ha permesso di impostare diversamente la preparazione e di arrivare con maggiore chiarezza mentale al torneo.
“Quando ho ricevuto la notizia, ho potuto iniziare a preparare meglio la mia mente, sapendo che sarei stato nel tabellone principale. Mi ha dato qualche giorno per prepararmi fisicamente e mentalmente”.
Un ruolo importante in questa rinascita lo sta avendo anche Jamie Delgado, tornato nel suo team. Dimitrov ha spiegato che tra i due c’è una visione comune del tennis e del lavoro.
“Io e Jamie abbiamo sempre lavorato bene insieme. Vediamo il gioco allo stesso modo. È molto bravo a gestire tutto il team, me compreso. Parliamo un linguaggio comune su ciò che deve essere fatto e questo mi semplifica molto le cose”.
Dimitrov non ha nascosto di essere in una fase particolare della carriera, forse decisiva per cercare un ultimo grande slancio.
“Non so quanto ancora giocherò o per quanti anni. Nessuno lo sa in questo momento. Ma abbiamo un obiettivo chiaro, una visione chiara di quello che bisogna fare adesso. Per me è ora o mai più per dare l’ultima spinta finale alla mia carriera”.
Il prossimo ostacolo sarà il britannico Arthur Fery, anche lui wild card. Dimitrov sa che non sarà semplice affrontare un giocatore di casa nella seconda settimana di Wimbledon.
“Non sarà una partita facile. L’ho visto giocare, è molto competitivo, gioca in casa, siamo nella seconda settimana di Wimbledon, su un campo importante. Capisco perfettamente cosa significhi”, ha detto. “Affronterò questa partita come tutte le altre. Mi concentrerò sul mio lato del campo e su quello che voglio fare”.
Nella parte finale della conferenza, Dimitrov ha parlato del suo rapporto con il pubblico e dell’affetto ricevuto durante tutta la carriera. A chi gli ha detto di essere forse “l’ultimo dei Mohicani” per stile di gioco e classe, il bulgaro ha risposto con sincerità.
“Mi sono sentito abbracciato per tutta la carriera da tutti. Lo vedo, lo capisco. C’è una parte di me che ha sempre voluto vincere non solo per me. Forse è questo che la gente sente. Voglio vincere per la mia famiglia, per i miei tifosi, per tutti quelli che mi sostengono. È il mio modo di mostrare gratitudine”.
Dimitrov ha poi chiuso con parole molto personali, raccontando cosa lo spinge ancora a lottare e a cercare momenti importanti sul campo.
“La mia carriera è stata tumultuosa, con tanti alti e bassi, ma ho vissuto momenti incredibili che custodirò per sempre. Finché giocherò, continuerò a provare a creare quei momenti in campo e fuori dal campo cercherò solo di essere me stesso nel miglior modo possibile”.
Una vittoria di talento, cuore e consapevolezza: Dimitrov ha piegato Berrettini in cinque set, ma soprattutto ha mostrato una serenità nuova, figlia di un percorso personale e sportivo complesso. A Wimbledon, il bulgaro sembra aver ritrovato qualcosa che va oltre il risultato: il piacere di competere, di soffrire e di sentirsi ancora pienamente dentro il gioco.
TAG: Grigor Dimitrov, Wimbledon, Wimbledon 2026

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8 commenti
Tutto condivisibile
lunga vita a Dimitrov!!!! 😎 😎 😎
Per qualità di gioco su erba il match contro Berrettini è stato uno dei più belli da quando Federer ga smesso di giocare.
La bellezza intesa come efficacia dei colpi di Dimitrov è stata magistrale. Un clinique sul gioco da erba ai massimi livelli, grazie al secondo interprete Berrettini, che ha messo in campo altrettanta enorme capacità di leggere e interpretare l’aggressività, la potenza, la velocità del manto erboso.
Godiamoci questo Dimitrov, che in questa versione può temere sè stesso e la sua integrità prima di qualsiasi avversario.
Sarebbe un’ultima chiamata e il giusto riconoscimento a una carriera discontinua ma di infinita classe
Giocatore fantastico ma dalle sue parole, dal suo atteggiamento persona di grande spessore. Grigor mi piace tanto e fa bene al tennis…potrebbe incontrare Flavione?
Match splendido fra due fuoriclasse dell’erba. peccato per Matteo che aveva ribaltato l’incontro ma nel 5 il bulgaro ha concesso pochissimo. si riparte da qua, il tennis ha bisogno di questi giocatori fantastici.
Anacronistica delizia.
Ubi Maior…..
Grande Gregorio!
Mi hai fatto un po’ male, ma grande lo stesso.