Il circuito Challenger cresce, ma il rischio è un tennis sempre più livellato verso il basso?
22 commenti
Il circuito Challenger è sempre stato l’anello intermedio del tennis professionistico. Non il grande palcoscenico dell’ATP Tour, ma nemmeno il livello di ingresso rappresentato dai tornei Futures. Per anni è stato il passaggio vero, quello in cui un giocatore doveva dimostrare di essere pronto per confrontarsi con il tennis dei grandi.
Oggi, però, la crescita numerica del circuito impone una riflessione. Nel 2006 i tornei Challenger erano circa 160. Nel 2026, invece, l’ATP ha annunciato nel novembre scorso un’espansione fino a 265 eventi quest’anno, con l’introduzione di 50 nuovi Challenger 50. Sulla carta è una notizia positiva: più tornei, più montepremi, più possibilità per i giocatori di competere e guadagnare punti.
Ma non tutto può essere letto in modo entusiastico. Il rischio è che il Challenger Tour, aumentando così tanto il numero degli eventi, perda progressivamente la sua funzione originaria. Un tempo il Challenger era un circuito intermedio, una vera anticamera dell’ATP Tour. Oggi, soprattutto nella fascia più bassa, alcuni tornei sembrano avvicinarsi molto più ai vecchi Futures che ai Challenger di una volta.
Il problema non è soltanto economico o organizzativo. È anche tecnico. Se il numero dei tornei cresce troppo, il livello medio tende inevitabilmente ad abbassarsi. Più eventi significano più tabelloni da riempire, più punti da distribuire e più possibilità di costruire una classifica attraverso percorsi meno selettivi. Il risultato può essere una distorsione evidente: giocatori con ranking interessanti, ma non sempre corrispondenti al loro reale valore tecnico e con difficoltà a capire il valore del ranking.
Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la geografia del circuito. Molti tornei si disputano ormai in Paesi lontani, spesso con campi di partecipazione molto simili tra loro. In alcune aree del mondo capita di vedere gli stessi gruppi di giocatori affrontarsi per settimane consecutive, accumulando punti in contesti molto specifici e non sempre paragonabili alla difficoltà di un Challenger europeo o nordamericano di alto livello.
Questo non significa che quei tornei non abbiano valore. Anzi, l’allargamento del calendario può aiutare molti giocatori a sostenere una carriera altrimenti complicata, soprattutto dal punto di vista economico. Ma il punto è un altro: se il ranking deve rappresentare davvero il livello di un tennista, il sistema deve evitare che i punti vengano distribuiti in modo troppo generoso o troppo disomogeneo.
La crescita del montepremi e delle opportunità è sicuramente un passo avanti per chi vive lontano dai riflettori del circuito maggiore. Tuttavia, un calendario così ampio rischia di trasformare il Challenger Tour in un circuito meno selettivo rispetto al passato. E quando il livello intermedio si abbassa, tutto il sistema può risentirne.
Il pericolo è un tennis più largo, ma non necessariamente più forte. Più giocatori possono entrare nel circuito, più carriere possono prolungarsi, più Paesi possono ospitare eventi. Ma se la quantità cresce più della qualità, il risultato può essere un livellamento verso il basso, con classifiche più affollate e meno rappresentative della reale competitività internazionale.
Il circuito challenger resta fondamentale per il tennis. È lì che si formano i giocatori, che si costruiscono le carriere e che molti giovani provano a fare il salto. Ma proprio per questo dovrebbe restare un filtro severo, non diventare una copia più ricca e più numerosa dei Futures. La sfida dell’ATP sarà questa: far crescere il circuito senza svuotarlo del suo significato, oppure si vuole proprio quello rendere il circuito challenger vuoto accorpandolo praticamente ai future e facendo così solo una strategia politica più che di miglioramento per il tennis.
Perché più tornei non significano automaticamente più qualità. E il tennis, per continuare a produrre giocatori davvero pronti per l’alto livello, ha bisogno non solo di opportunità, ma anche di selezione, difficoltà e valore reale dei risultati.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Circuito Challenger

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Io non sarei così negativo anzi. I Challenger sono tanti e di livello diverso ma danno punti in relazione al montepremi.
Un 125 logicamente è quasi un Atp 250, così come un 50 è parente ad un ITF 25.
I main draw parlano chiaro e comunque si vede un buon tennis anche nei Challenger di livello più basso magari con giovani interessanti, in rampa di lancio
Articolo inappuntabile.
Certo che però non si è mai contenti eh. Troppi, troppo pochi, troppi pochi soldi, troppi soldi, più inclusivo/popolare, ma così no…
Io le separerei proprio le tre categorie, circuito maggiore, challenger e future, con promozioni e retrocessioni tipo serie A, B e C di calcio, ma so bene che nessuno di voi è d’accordo… meglio una wc a un adolescente che perde al primo turno fea gli applausi, piuttosto che un torneo serio dove giocano solo i più forti
@ Giuras (#4646896)
Infatti articolo con poco senso
Tanto se non hai il livello prima o poi lo paghi,non si regalano punti e poi nessuno vieta algi europei di giocare questi eventi simili ai future…
@ Ging89 (#4646936)
nemmeno ti accorgi di quante ne spari. Sei un disco rotto oltre che un troll
Ortisei e Bergamo su terra. Poveri noi…
nel 2026 (il calendario non è ancora completo)
Cesenatico cemento
nel 2025
Bergamo cemento che dovrebbe esserci anche nel 2026
Olbia cemento idem nel 2026
E’ tutto un unico argomento che parte anche dai Master a due settimane. Semplicemente stanno creando un circuito “alto” per i top player, ovvero Slam, Master e qualche 500, poi ci sono i 250 ormai accomunati con i nuovi Challenger 175/125 in un limbo a metà per i pro che fanno fatica con lo stipendio e poi c’è una miriade di semi-pro-quasi-amatori che hanno a disposizione una giungla di torneini nei loro continenti per raccattare qualche soldo.
Ormai è chiaro che il tennis è il nuovo calcio. Non è più un circuito uniforme come fino a vent’anni fa. Ora ci sono pochi mega campioni galattici straricchi e una massa di morti di fame che sbarca il lunario (anche col match fixing).
Non ho mai capito perché il livellamento sia per forza verso il basso.
A me sembra che un 200 del mondo di oggi sia preparato atleticamente, tecnicamente e mentalmente quanto un 30 di soli venti anni fa.
Picchiano tutti come fabbri, corrono e scattano come furetti. A me il livellamento sembra verso l’alto.
il punto critico e di caduta, detto in 2 parole, è e sarà sempre di più la crescita quantitativa esponenziale dei challenger50.
Su questo aspetto non si è verificato l’aumento virtuoso della crescita qualitativa… anzi.
Vedere ad esempio il challenger di Islamabad di fine novembre scorso e ultima settimana del 2025
Come dire che più ai allarga il bacino di utenza più diminuisce la qualità dei tennisti? Ma quando mai, semmai verranno fuori i migliori e aumenterà il livello. È esattamente il contrario di quel che questo articolo ha detto!
l’unico problema, ma grave, è che aumentando il numero di tornei si aumenta anche il numero di “incontri combinati”, che nel tennis di basso livello è una piaga notevole.
In realtà no
Il rischio è che l’Italia non produrrà più talenti perché il circuito ATP è quasi interamente in cemento e noi abbiamo solo challenger su terra Rossa
Una volta Forlì Milano e Bergamo e Ortisei erano su cemento ma anche quelli sono stati convertiti su terra battuta
È gravissimo perché la terra battuta non ti insegna l’anticipo
E un bel chissenefrega?
Livello medio?
I tennisti sono sempre quelli, il livello è identico e se frequentando challenger il n 250 si porta a casa sui 100k invece dei 20k che guadagnava prima facendo futures mi sembra un netto miglioramento!
Il bacino di tennisti e di pubblico s’è allargato e continuerà a farlo, quindi è normale che aumentino i tornei ad ogni livello, io aggiungerei però una piccola regola, la regola del 15 per ogni tennista, tu puoi fare tutti i tornei che vuoi però ai fini della classifica, sia provvisoria che di fine anno, valgono solo i 15 tornei dove hai totalizzato più punti, questo eviterebbe di drogare il sistema con l’aumento dei tornei e dei punteggi disponibili.
Cosa ti aspetti da chat-fpv…
Interessanti osservazioni, che ormai sono sotto gli occhi di tutti con l’introduzione e l’allargamento dei challenger50.
In un decennio si è passati da circa 140/160 challenger del periodo 2010/2019 a un innalzamento vorticoso di questi ultimi anni che ha portato a 190 circa nel 2023, 205 del 2025 ai 220 scarsi del 2025, fino ad una proiezione di 235/240 di quest’anno.
La categoria 50 nasce come intermedia tra futures (per ranking e livello di gioco) e challenger (montepremi a metà tra itf 25 e challenger 75), ma in particolare lo scorso anno si è accentuato il livello basso di qualità e interesse.
In alcune settimane avere 7 challenger (per ora nassimo settimanale) con contemporanei 250 o 500 atp significa avere circa 350 tennisti impegnati, che equivale ad avere impegnati tennisti tra la 100ma e 500ma posizione. Però il livello fino 150/300 è simile, quello dal 350 a scendere è molto inferiore e poco competitivo, salvo poche eccezioni.
Probabilmente l’ottica di portare il tennis in paesi con poca tradizione e in sviluppo ha un pregio che poi si scontra con la realtà: la competitività resta bassa e la crescita non avviene.
In sostanza chi frequenta i 50 resta impantanato in quel limbo tra challenger e itf senza altre prospettive e senza un vero miglioramento
Due considerazioni che Villarico non fa: i challenger nei paesi poveri sono promozione per il tennis. E magari possibilità di giocare per chi ha più problemi a viaggiare. Per esempio l’ATP dovrebbe investire sull’Africa che ha un bacino potenziale enorme e non è più solo terzo mondo. In secondo luogo i ch 50 danno pochi punti fini alle semifinali, quindi molto difficile che falsino le classifiche. Villarico sa dirmi quali giocatori nei primi 250 (cioè chi campa bene di tennis) ha una classifica gonfiata e non veritiera?
Cmq c’è da dire che il numero dei tennisti è cresciuto di parecchio ed essendo il bacino di utenti aumentato anche le qualità per andare avanti devono aumentare…non è più unp sport di piccola nicchia di qualche anno fa dove i giovani che giocavano a tennis erano davvero un piccolo drappello..
Non sono per nulla d’accordo, è un’analisi che non condivido.
La qualità cresce automaticamente quando sei costretto a confrontarti sempre ad un livello superiore.
Con un numero ristretto che qualità dovrebbe crescere?
aumentare i punti nei challenger , togliere i bye dai tornei atp e rivederne l’assegnazione dei punti .
Pero’ aumenta la possibilita’ per gli appassionati di vedere del tennis DAL VIVO, a prezzi “non indecenti”. Spesso , e’ l’unica possibilita’.
Nell’articolo manca una considerazione importante, quella sul pubblico.
I challenger hanno l’indubbio merito di avvicinare la gente al tennis dal vivo, quelle che non possono per tempi e costi assistere ai tornei ATP né tantomeno agli slam. Chiaro che tutto ciò è vero a parte quando si gioca nei reaort