Bolelli e Vavassori contro il taglio del doppio: “Siamo tennisti professionisti anche noi, Il doppio va valorizzato, non ridotto “
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Prima il successo sul campo, poi una presa di posizione destinata a far discutere. Simone Bolelli e Andrea Vavassori hanno superato senza particolari difficoltà il primo turno del torneo di doppio a Wimbledon, ma nel dopo partita i riflettori si sono spostati su un tema che sta scuotendo il circuito: il progetto di ridurre i tabelloni di doppio nei Masters 1000. Il torinese, membro del Player Council ATP, ha raccontato come a Wimbledon si sia già tenuta una riunione con circa cinquanta specialisti della disciplina per organizzare una risposta comune. L’obiettivo non è uno scontro con l’ATP, ma aprire un dialogo per difendere e rilanciare il doppio.
Sul campo la coppia azzurra ha lasciato poco spazio agli avversari.
«Abbiamo gestito bene la partita – racconta Bolelli –. A parte il mio primo turno di servizio, dove siamo partiti 0-40, non abbiamo avuto grossi problemi. Abbiamo giocato un match abbastanza aggressivo, chiudendo bene gli spazi e cercando di non farli scambiare troppo. Loro amano gli scambi, noi invece abbiamo cercato di fare i nostri schemi. È andata bene, è stata una buona partita».
Bolelli ha rassicurato anche sulle condizioni della caviglia, dopo l’infortunio dei giorni scorsi.
«Abbiamo lavorato subito con Alberto, il fisioterapista della Federazione. Mi sono fatto male il venerdì e già dal lunedì abbiamo iniziato il recupero. Credo di essere stato anche fortunato, perché poteva andare molto peggio. Ho ricominciato quasi subito a camminare bene e da lì è andato tutto nel verso giusto».
La parte più interessante della conferenza è però arrivata quando il discorso si è spostato sulla possibile riduzione dei tabelloni di doppio nei Masters 1000, una proposta che negli ultimi giorni ha provocato forte preoccupazione tra gli specialisti.
Vavassori, che siede nel Player Council ATP, ha spiegato di essersi subito attivato per riunire i colleghi.
«È una situazione in evoluzione. Il Player Council riceve queste informazioni prima degli altri e poi ha il compito di informare anche i giocatori. Ho organizzato una riunione qui a Wimbledon e mi ha fatto molto piacere vedere quasi cinquanta doppisti presenti nel giro di poche ore. È stato bello vedere questa unità di intenti».
Alla riunione erano presenti anche alcuni dei nomi più prestigiosi della storia recente del doppio.
«C’erano Pierre-Hugues Herbert, Robin Haase e altri giocatori che hanno fatto sia singolare sia doppio, oppure hanno scritto la storia di questa disciplina. Tutti dicevano la stessa cosa: non possiamo accettare una decisione del genere. Quando svaluti una disciplina, svaluti anche il valore di chi la pratica. Oggi si parla di ridurre i tabelloni, domani magari qualcuno dirà che invece di sedici coppie ne bastano dodici. È un precedente pericoloso».
Il punto che Vavassori tiene maggiormente a chiarire è un altro.
«Noi siamo tennisti professionisti, non doppisti e basta. Molti di noi hanno fatto una carriera importante anche in singolare. Ci vuole semplicemente più rispetto per questa disciplina».
Secondo il torinese il vero problema nasce molto prima, dalla promozione del prodotto.
«Lo sostengo da quando sono arrivato nel circuito ATP. Se non valorizzi un prodotto attraverso il marketing, i broadcast e la comunicazione, poi è difficile venderlo. Se il messaggio che passa è che nel doppio finiscono i singolaristi che non ce l’hanno fatta, è normale che il pubblico non abbia interesse. Se invece inizi a raccontare quali sono le migliori coppie del mondo, come giocano, chi sono i protagonisti, allora cambia completamente la percezione».
Per questo motivo Vavassori non chiede soltanto di mantenere gli attuali tabelloni, ma propone un progetto di rilancio.
«Secondo me servirebbe un dipartimento dedicato esclusivamente al doppio, con persone che credano davvero in questa disciplina. Bisognerebbe creare contenuti, raccontare i giocatori, spiegare gli schemi tattici, le storie delle coppie. Molta gente non conosce nemmeno quello che facciamo in campo. Se invece glielo spieghi, quando viene a vedere una partita riesce anche ad apprezzarla».
Un altro passaggio significativo riguarda la disponibilità degli stessi giocatori a investire per promuovere il doppio.
«Noi siamo anche disposti a mettere dei soldi di tasca nostra per creare contenuti e valorizzare la disciplina. Il problema è che i diritti dei video appartengono all’ATP e quindi non possiamo farlo autonomamente. Se non possiamo farlo noi e non volete farlo voi, diventa difficile trovare una soluzione».
Secondo Vavassori il confronto con l’ATP deve comunque restare costruttivo.
«Noi siamo apertissimi al dialogo. L’obiettivo non è fare una guerra, ma trovare una soluzione insieme. Quello che ci dispiace è vedere poco rispetto nei confronti del doppio».
Bolelli ha invece invitato a smettere di contrapporre continuamente singolare e doppio.
«Secondo me è sbagliato fare sempre questo paragone. È sempre tennis. Uno può scegliere di giocare il singolare, il doppio oppure entrambi. Alla fine siamo tutti sulla stessa barca».
Entrambi si sono detti disponibili anche a valutare eventuali modifiche regolamentari, purché non vengano snaturate le caratteristiche del gioco.
«Siamo aperti alle novità – ha spiegato Vavassori – ma bisogna stare attenti a non stravolgere la disciplina. Il tennis è bello anche perché non sai mai quando finisce una partita. Non dobbiamo rincorrere altri sport perdendo la nostra identità ».
Il messaggio conclusivo è forse quello più importante.
«Noi non siamo contro l’ATP e non siamo contro i giocatori di singolare. Anzi, se il tennis cresce siamo tutti più contenti. Quello che vogliamo far passare è un altro concetto: siamo tennisti prima ancora che doppisti e chiediamo semplicemente che la nostra disciplina venga rispettata e valorizzata».
Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani
TAG: Andrea Vavassori, Simone Bolelli, Wimbledon, Wimbledon 2026

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La soluzione è organizzare un circuito di solo doppio. Questo potrà finalmente chiarire quale sia il seguito di pubblico. La disciplina ha avuto un momento di grande seguito con i fratelli Bryan ma da quando si sono ritirati è ricominciato un lento ma inesorabile declino. Inspiegabile come il padel, che si gioca solo in doppio, invece stia prosperando alla grande. Misteri della vita.
Se io pago 100 euro un biglietto per una giornata ad un torneo di tennis, come rispondo se mi dicono che posso pagarne 80 se rinuncio a vedere il doppio.
La wta ha eventi combined ed eventi dedicati. Quanto incasserebbe da sola?
Non so, per dire di essere veramente professionisti, dovrebbe esserci qualche evento di solo doppio per dare l’idea di essere uno sport che ha un seguito e poi ragionare di cifre
Il mercato decide, spiace, ma è così… Anche io vorrei guadagnare 25mila netti al mese, ma non è fattibile il raddoppio del mio stipendio… Ciao doppio