Kokkinakis, quando hai Parigi nel destino
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Ci sono dei posti dove nell’aria c’è qualcosa di diverso. Lo percepisci immediatamente quando sei lì: è come un’attrazione, una energia, qualcosa che ti cattura e rende possibili cose impensabili. Chi gioca a tennis lo sa benissimo: è difficile spiegarlo a parole ma in alcuni tornei, città, campi… accade, e non lo puoi fermare. Favole? Forse, e non sempre, ma a volte accade ed è bellissimo viverlo e raccontarlo. Come puoi definire se non favola la vittoria clamorosa, in rimonta, di Thanasi Kokkinakis su Atmane a Roland Garros da 5-2 sotto nel quinto set. Il successo dell’australiano è qualcosa di inimmaginabile a priori. Il “Lazzaro” tennistico per eccellenza, colui che ha collezionato una serie infinita di infortuni di una gravità che avrebbe abbattuto qualsiasi giocatore, è rientrato sul tour per l’ennesima volta. Una operazione improbabile l’ultima ferita sul quel corpo tanto esplosivo quanto fragile. “Quello che ho vissuto negli ultimi dodici mesi è stato assolutamente folle. Oggi ho nel braccio un tendine d’Achille appartenuto a una persona deceduta, utilizzato per riattaccare il muscolo pettorale alla spalla”, raccontava Attanasio / Thanasi lo scorso gennaio, rientrato a Brisbane sul tour dopo l’ennesimo lunghissimo stop. Spalla, schiena, ginocchio, polso, anche, caviglia… non c’è parte dei suoi 193 cm a non aver sofferto o richiesto cure importanti. Eppure in qualche modo la passione per il gioco in lui non si è mai spenta, ed è tornata anche stavolta, nonostante non abbia quasi più classifica e sia a caccia (con il ranking protetto) di una nuova piccola possibilità 30 anni compiuti, per sentirsi ancora giocatore e parte di un mondo a cui è stato strappato a più riprese da infortuni durissimi.
Thanasi Kokkinakis silences the French crowd, coming back from 2-5 down in the fifth set to defeat Terence Atmane 6-7 6-2 4-6 6-3 7-5!
Fourth straight five-setter for Kokkinakis at Roland Garros and still undefeated on the year (4-0). pic.twitter.com/Xo80QYDiQZ
— JessetheJuicer (@JesseMurphe) May 25, 2026
Perché proprio Parigi, il ricordo, e quell’aria diversa associata all’australiano? Perché sui campi del Roland Garros Kokkinakis più di due lustri fa si rivelò davvero al grande pubblico, mostrando che razza di qualità, potenza e potenziale avesse. Chi vi scrive visse la sua piccola cavalcata a Parigi in prima fila, attirato dal suo talento, da quel nome bizzarro e da un modo di intendere la professione con quel pizzico di disincanto che lo rendeva assolutamente magnetico. Oggi il campo 16 non c’è più come allora al Bois de Boulogne, dopo la importante riorganizzazione dell’area dietro al Lenglen del 2017/2018, ma sicuramente qualcuno ricorderà quello spicchio dell’impianto, l’angolo più remoto e segreto. E forse, anche per questo, prezioso… Nell’edizione 2015 del Roland Garros, un 19enne Kokkinakis scese in campo contro un altro giocatore ancora poco noto, Nikoloz Basilashvili. Un primo turno subito segnato in rosso nel mio programma giornaliero, e pazienza se recarmi fin laggiù mi avrebbe fatto perdere l’esordio di Nadal e altri campioni.
Ricordo perfettamente l’ingresso in campo dei due, insieme ad un vento piuttosto teso che scuoteva gli alberi dietro alle reti di fine campo. Grosso e alto Thanasi, compatto e serissimo Nikoloz. Molti ragazzi – e non solo – non avevano idea di che tipo di partita stava per scattare. Il vostro cronista invece sapeva benissimo che il georgiano era tra i picchiatori più feroci del tour, anche se a quei tempi ancora bazzicava soprattutto i Challenger (essendo n.160 ATP), e che l‘aussie invece aveva un potenziale sterminato, forte di due fondamentali solidissimi, un servizio di prim’ordine e soprattutto la qualità dei grandi: equilibrio dinamico. Non a caso, vicino a me dopo pochi game, arrivò niente meno che Marian Vajda, coach di Novak Djokovic. Il vincente di quella partita infatti al terzo turno poteva scontrarsi col super campione di Belgrado, allora ancora a caccia del primo titolo a Parigi (perderà poi la finale contro Wawrinka, oggi all’ultimo ballo nel torneo).
La partita fu strepitosa. 2 ore e 55 minuti con un ritmo, intensità e quantità di colpi di vincenti clamorosa. La palla correva impazzita da un lato all’altro del campo, con i due atleti impegnati in rincorse a mille all’ora e la durezza di chi vuole schiacciare l’altro non per sfinimento o tattica, ma col braccio di ferro più duro che si può. Basilashvili si prese il primo set, a tratti incontenibile col diritto e prontissimo a tirare il vincente con i piedi nel campo; Kokkinakis alla fine rimontò e vinse, con una qualità in risposta superiore e prontissimo a tagliare il campo con angoli spettacolari. Non è certo il “rosso” terreno di caccia preferito per un “canguro” alle prime armi sul tour, ma di Kokkinakis mi face impazzire come riuscisse a spingere anche sulle traiettorie più insidiose di Basilashvili proprio grazie a un fenomenale equilibrio e controllo del corpo. Quello che oggi rende Sinner superiore a tutti, per intenderci. Quella partita ce l’ho ancora impressa dentro, come uno sguardo complice con Vajda dopo un colpo difensivo, estremo, del “Kokk” che si trasformò in vincente. Il pubblico saltò il piedi, io d’istinto mi girai verso Marian che guardandomi fece lo sguardo di chi pensa “caspita…”.
Kokkiankis arrivò poi al terzo turno e sfidare Djokovic, ma la classe del serbo prevalse un periodico 6-4. Dopo la partita Novak incensò il giovane australiano con tanti complimenti, spingendosi a dire che questo ragazzone dallo sguardo disincantato poteva ambire ad arrivare tra i grandi. Allora il mitico Nole non poteva conoscere le terribili fragilità strutturali di Thanasi, che da lì a poco iniziò la sua battaglia – ampiamente persa – contro la sfiga e gli infortuni. Ma non ha mai perso la voglia di riprovarci, di tornare nonostante un numero di operazioni imprecisate e chissà quante sofferenze. La carriera di Kokkinakis è stata modesta, assai al di sotto del suo potenziale. Ha vinto un torneo in casa, ad Adelaide 2022 in uno dei suoi ennesimi ritorni, altra piccola favola. Ha vinto gli Australian Open in doppio con il suo “gemello” rissoso Kyrgios. Ma ha avuto davvero le briciole rispetto ad un talento sopra la media. Questa vittoria a Parigi da n.855 nel ranking probabilmente non gli cambierà la vita. Ma è una soddisfazione e piccolo riscatto per un ragazzo che avrebbe meritato molto, molto di più. E che ci avrebbe fatto certamente divertire in grandi palcoscenici… Nel 2026 ha giocato 4 partite e le ha vinte tutte. Nei primi due tornei, due ritiri dopo i successi. Quando durerà a Roland Garros? Al secondo turno trova Carreno Busta. Sarà battaglia, come quasi sempre quando c’è il “Kokk” in campo. E se rinascita mai sarà, doveva accadere proprio a Parigi.
Marco Mazzoni
TAG: Marco Mazzoni, Marian Vajda, Roland Garros 2026, Thanasi Kokkinakis

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Vogliamo sempre questi articoli….
Io a sta storia di Carreno non è che ci credo molto, oggi correva il doppio di Lehecka che ha 10 anni in meno….secondo me è tutto merito della Fonte Magica dei Pirenei…
Con Carreno un derby tra infortunati gravi. Chissà che non riesca a ripetersi.
I tennisti più sfortunato almeno negli ultimi 40 anni sono stati: tra gli uomini Adelchi Virgili e Kokkinakis tra le donne. La Bellis e la hampton
Um ragazzo sfortunato. Gli auguro di andare più avanti che potrà a Parigi
Negli ultimi 15 anni i canguri hanno avuto 4 giocatori di grande talento: il più giovane, De Minaur, è l’unico che ha realizzato il suo potenziale. Kokkinakins non è riuscito a farlo per colpa degli infortuni ma ne aveva tantissimo. Sugli altri due, Tomic e Kyrgios, sorvoliamo che è meglio.
Grandissimo Mazzoni, grazie!
Bellissimo, queste storie impreziosiscono il sito…e il forum
Marco Mazzoni, professione: artista della penna (vabbè, oggi tastiera).
Bravo, e il Kokki altrettanto