Djokovic, l’uomo delle maratone: cinque partite oltre le cinque ore, cinque vittorie. A 39 anni diventa il terzo semifinalista Slam più anziano dell’Era Open
5 commenti
Novak Djokovic continua a riscrivere la storia del tennis. Il serbo ha superato Felix Auger-Aliassime nei quarti di finale di Wimbledon dopo una battaglia di 5 ore e 15 minuti, conquistando l’accesso alle semifinali e aggiungendo un altro capitolo alla sua leggenda.
La vittoria non pesa soltanto per il passaggio del turno, ma anche per una statistica impressionante: in carriera Djokovic ha disputato cinque partite durate più di cinque ore e le ha vinte tutte. Cinque maratone, cinque successi. Un dato che racconta meglio di molti altri la sua straordinaria capacità di resistere fisicamente e mentalmente quando i match arrivano al limite.
Djokovic ha dimostrato ancora una volta di essere uno specialista assoluto della sopravvivenza sportiva. Quando la partita diventa una prova di nervi, gestione, lucidità e fatica, il serbo riesce quasi sempre a trovare una via d’uscita. Lo ha fatto anche contro Auger-Aliassime, in un quarto di finale durissimo, risolto soltanto al termine di una lotta estenuante.
La sua collezione di maratone era iniziata a Wimbledon 2007, quando sconfisse Marcos Baghdatis dopo esattamente cinque ore di gioco. Fu uno dei primi segnali di quella capacità di soffrire che negli anni sarebbe diventata uno dei marchi più riconoscibili della sua carriera.
Il capolavoro più famoso resta però la finale degli Australian Open 2012 contro Rafael Nadal, il match più lungo nella storia delle finali Slam. Djokovic vinse dopo 5 ore e 53 minuti, in una partita entrata nella memoria collettiva del tennis.
Il serbo ha poi superato Stan Wawrinka agli Australian Open 2013 dopo 5 ore e 2 minuti, prima di battere ancora Nadal nella semifinale di Wimbledon 2018, durata 5 ore e 15 minuti. Ora, quasi vent’anni dopo la prima battaglia con Baghdatis, è arrivato un nuovo capitolo con il successo su Auger-Aliassime, ancora una volta dopo 5 ore e 15 minuti.
Ci sono statistiche che non sono semplici numeri, ma spiegano una carriera. Questa è una di quelle. Djokovic non ha soltanto vinto tantissimo: ha costruito parte della sua grandezza sulla capacità di restare in piedi quando gli altri crollano, di pensare lucidamente quando la fatica offusca tutto, di trovare il colpo giusto nel momento in cui ogni punto pesa il doppio.
La vittoria contro Auger-Aliassime ha consegnato a Djokovic anche un altro dato storico. Con 39 anni e 51 giorni, il serbo è diventato il terzo giocatore più anziano dell’Era Open a raggiungere una semifinale Slam.
In questa speciale classifica Djokovic ha superato Jimmy Connors, che ci era riuscito a 39 anni e 6 giorni, e ora ha davanti soltanto due leggende come Ken Rosewall e Pancho Gonzales. Rosewall resta al comando con una semifinale Slam raggiunta a 42 anni e 68 giorni, mentre Gonzales occupa il secondo posto con 40 anni e 29 giorni.
Alle spalle di Djokovic ci sono ora Connors e Roger Federer, quinto in questa graduatoria dopo aver raggiunto una semifinale Slam a 38 anni e 178 giorni. Un elenco che basta da solo a dare la misura della portata del risultato ottenuto dal serbo.
In un tennis sempre più fisico, rapido ed esigente, Djokovic continua a sfidare il tempo. La sua vittoria su Auger-Aliassime non lo mantiene soltanto in corsa per un nuovo titolo a Wimbledon, ma rafforza l’immagine di un campione capace di competere ancora con i migliori anche nelle condizioni più estreme.
Ora lo attende una nuova semifinale, ma il dato resta già scolpito: quando la partita supera le cinque ore e diventa una questione di resistenza, Djokovic non ha mai perso. E anche a 39 anni continua a dimostrare che, sui grandi palcoscenici, la sua fame e la sua capacità di soffrire restano intatte.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Curiosità, Novak Djokovic, Wimbledon, Wimbledon 2026

Sinner
Alcaraz
Zverev
Auger-Aliassime
Shelton
de Minaur
Djokovic
Medvedev
Sabalenka
Rybakina
Swiatek
Svitolina
Muchova
5 commenti
D’accordo. l’unica chance per Nole è paradossalmente vincerla al quinto.
col pubblico che sicuramente sarà tutto per lui può inventarsi dei minuti di altissimo livello, soprattutto nel tiebreak finale
Tutti i “predestinati” nati anni ’90 si sono scontrati con il Trio e H
hanno rimediato legnate su legnate e dei veri e propri schok psicologici…
Oggi in etá senile l’ ultimo (e il piú forte) dei tre continua ancora a impartire lezioni a tutti i “predestinati” (e non solo) a dimostrazione di quanto il livello del Tennis di vertice si abbassato rispetto al 2005 / 2020.
Rosewall e Gonzalez rappresentano un tennis fisicamente meno impattante. Il record di Nole vale molto di più di quello dei due capi classifica
Teoricamente arriverà stanco in semifinale, ma io non mi augurerei che anche la partita con Sinner si prolunghi. Non sono sicuro che se ne gioverebbe Jannik. Questo qui è un mostro, quando si mette in testa un obiettivo. No no… Sinner deve cercare di chiuderla prima possibile.
Pazzesco.
La vittoria di ieri è pazzesca.
A differenza delle altre volte, qui parliamo di quasi un quarantenne.
Ha dell’ incredibile.