Jannik Sinner: “Per vincere la semifinale devo alzare ancora il livello. Sul servizio abbiamo cambiato tutto”
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Jannik Sinner continua la sua corsa a Wimbledon 2026. Il numero uno del mondo ha superato nei quarti di finale il tedesco Jan-Lennard Struff con il punteggio di 7-5 7-6(5) 6-3, conquistando la decima semifinale Slam della carriera e la terza sui prati dell’All England Club, confermando il primato italiano per numero di semifinali major raggiunte. In conferenza stampa Sinner si è mostrato soddisfatto della prestazione, soprattutto per come ha gestito un avversario molto diverso rispetto ai precedenti affrontati nel torneo. Il tema centrale delle sue risposte è stato il servizio, un fondamentale sul quale lui e il suo team lavorano da due anni e che considera una delle chiavi del suo rendimento sull’erba.
“È stata una partita difficile. Ovviamente era un avversario molto diverso rispetto a quelli affrontati finora. Dal mio punto di vista è stata una prestazione molto solida e quindi sono molto contento. Adesso vediamo cosa arriverà nel prossimo turno.”
In semifinale potrebbe trovare Novak Djokovic oppure Felix Auger-Aliassime. Jannik ha spiegato che seguirà con attenzione il loro quarto di finale.
“Sì, certo che guarderò la partita. Mi piace guardare il tennis, in ogni caso. So anche che sarà una partita diversa, perché chiunque incontri poi affronta me in modo differente e ci sono sempre aspetti tattici particolari. Però sì, la guarderò volentieri. Sarà anche una bella partita da vedere. Poi abbiamo due giorni prima della semifinale: domani sarà una giornata molto tranquilla, il giorno dopo invece si lavorerà un po’ di più per cercare di arrivare pronti.”
Le alte temperature non lo hanno invece infastidito particolarmente. “Si stava bene. Faceva caldo, ma niente di eccezionale. In Australia è più dura perché sul cemento il calore arriva anche dal basso. Oggi era una giornata molto secca e questo cambia parecchio. Con umidità e caldo sarebbe stato diverso. Mi sono sentito abbastanza a mio agio. Direi che era simile a Parigi.”
Naturalmente non poteva mancare una domanda sull’eventuale semifinale contro Djokovic, il rivale che lo ha fermato all’Australian Open.
“Prima di tutto vediamo se sarà lui. Ha ancora una partita difficile da giocare. Se dovesse essere Novak, ogni incontro ha una storia a sé. Anche quando avevo quella piccola serie positiva contro di lui, ogni partita era completamente diversa. Su una superficie come questa basta una giornata negativa al servizio o una sensazione non perfetta con la palla e diventa tutto molto complicato. Io sono contento di essere tornato in semifinale e sono pronto a lottare su ogni punto. Più di questo non posso fare. Lui ha vinto questo torneo tantissime volte e sa perfettamente come affrontarlo.”
Se invece dall’altra parte della rete ci fosse Auger-Aliassime, la preparazione sarebbe differente.
“Ci siamo affrontati già diverse volte, quindi ci conosciamo abbastanza bene. Ci siamo anche allenati insieme prima del torneo. È un giocatore davvero molto aggressivo. Prima di tutto però sono felice di essere ancora una volta in semifinale qui e proverò semplicemente a giocare il miglior tennis possibile.”
Tra gli aspetti che più lo soddisfano del suo tennis c’è la gestione dei momenti importanti.
“Direi il servizio nei punti importanti. Oggi ho servito in maniera molto intelligente. Anche se ero avanti di un break nel secondo set ho avuto un piccolo calo di concentrazione, ma ho cercato di restare mentalmente presente in tutti i turni di battuta. Mi è piaciuto soprattutto il modo in cui ho gestito i punti decisivi della partita. Se perdi il secondo set poi può succedere di tutto, soprattutto contro un grande battitore, dove hai meno controllo dello scambio. Di questo posso essere orgoglioso. Oggi è stato un altro piccolo passo avanti, anche perché affrontavo un giocatore completamente diverso dagli altri. Un grande servitore sull’erba è sempre molto difficile da affrontare. Sono contento della prestazione e ora proverò a farmi trovare il più pronto possibile per la semifinale.”
L’unico momento leggero arriva quando gli viene chiesto perché tutto il suo team indossi sempre lo stesso colore.
“Questa domanda dovete farla al mio team, non a me” sorride. Alla replica se fosse lui a decidere, la risposta è immediata. “No, assolutamente. L’unico colore che non mi piace è il cappellino bianco, per un motivo preciso: quando lo indossano abbiamo una percentuale di vittorie non molto buona. Per il resto scelgono loro.”
Poi il discorso si sposta sull’evoluzione del suo tennis.
“Se voglio avere una chance in semifinale sicuramente devo alzare ancora un po’ il livello. Sto giocando abbastanza bene e credo che ogni giorno vada un po’ meglio. Sto cercando di servire molto bene e di stare attento nei miei turni di battuta. Nei game di risposta provo semplicemente a restare lì. Oggi è stata una partita difficile: lui è partito molto forte, ha spinto fin dall’inizio, io ho cercato di tenere botta e poi pian piano mi sono sciolto un po’. C’è ancora margine di miglioramento e lo devo fare per la prossima partita. Però sono abbastanza tranquillo. Posso solo prepararmi al meglio. Non è detto che basti, ma normalmente le semifinali mi piacciono. Quest’anno sto servendo meglio dell’anno scorso e probabilmente è anche per questo che mi ritrovo di nuovo in semifinale su questa superficie.”
Il miglioramento del servizio, numeri alla mano, è evidente. Sinner spiega come sia nato.
“Credo che conti anche la parte fisica. Se diventi più forte ti senti anche più stabile. Negli ultimi due anni abbiamo lavorato tantissimo: abbiamo cambiato il movimento, il lancio di palla, il tempo, tante cose. Non abbiamo cercato solo la velocità, ma soprattutto il servizio giusto nel momento giusto. Per il momento sto servendo abbastanza bene. Quest’anno fa anche un po’ più caldo rispetto all’anno scorso e la palla viaggia un po’ di più, questo aiuta. Però in generale posso essere soddisfatto del servizio, sapendo che su questa superficie è probabilmente il colpo più importante. Se metti tante prime ti aiuta tantissimo anche nella fiducia in risposta. Abbiamo fatto discussioni molto importanti su questo fondamentale ed eravamo tutti d’accordo. Non abbiamo lavorato tanto sulla quantità, ma soprattutto sulla qualità. In ogni allenamento cerchiamo sempre di dare più qualità a quello che facciamo.”
Alla domanda se si diverta ancora come agli inizi della carriera, la risposta è netta.
“No, no, io mi diverto. Ho 24 anni e mi piace giocare a tennis, altrimenti non sarei qui. C’è un po’ più di pressione? Sì, ma sono cose che mi piacciono. Non posso cambiare questo. Mi alleno tanto proprio per andare in campo e cercare di dare il mio meglio. Ci sono giornate in cui sei più contento, altre in cui magari non dormi bene oppure hai qualche problema a casa. Queste cose le sappiamo solo noi. Più il torneo va avanti e più mi piace giocare. I quarti di finale di uno Slam sembrano una cosa normale, ma in realtà il percorso è lunghissimo e molto duro. Devi battere giocatori forti. Per questo è importante godersi anche il momento in campo. A volte la giornata è un po’ più difficile e anche per questo il mio team mi spinge tanto. Ma sì, mi piace giocare.”
Sulla smorzata, uno dei colpi aggiunti al suo repertorio negli ultimi mesi, spiega come sull’erba vada utilizzata con maggiore attenzione.
“È un colpo importante a prescindere dalla superficie, perché non serve sempre per fare il punto. A volte serve soltanto a mettere fuori equilibrio l’avversario. L’abbiamo migliorata tanto. Qui sull’erba la uso un po’ meno perché la palla arriva molto veloce e molto bassa ed è più difficile eseguirla. Oggi ne ho fatta una in un momento giusto e mi sono sentito tranquillo. In semifinale dovrò essere un po’ più imprevedibile, quindi potrebbe essere un colpo importante. Oppure magari no. Dipenderà dalle condizioni, dall’orario, dal vento. Oggi in campo ce n’era parecchio. Però è un colpo sul quale siamo migliorati molto.”
Quando gli chiedono della “Ammortal Chamber” per il recupero, Sinner cade dalle nuvole. “Non so neanche cosa sia.”
Infine arriva il ricordo di Novak Djokovic, l’idolo che oggi potrebbe ritrovare da avversario in semifinale.
“La prima volta l’ho visto allenarsi a Montecarlo quando avevo 14 o 15 anni. Ci siamo fatti una foto, io avevo una felpa blu e i capelli lunghi. Quando poi ti ritrovi a giocarci contro è incredibile, perché da ragazzo ti sembra qualcosa di irraggiungibile. Io sono sempre stato molto realista e pensavo di non poter arrivare a quel livello. La prima volta che l’ho affrontato ero semplicemente felice di essere in campo e speravo almeno di riuscire a vincere un game. Poi è arrivata la prima vittoria contro di lui, che in quel momento mi sembrava una cosa surreale. Oggi so di poterlo battere se gioco bene, ma so anche benissimo che posso perdere. La pressione c’è, però la vivo in modo naturale. Quello che mi colpisce di lui è come si allena, quanto dedica a se stesso, la cura del corpo e la motivazione che ha ancora oggi. È incredibile. Dobbiamo essere molto contenti che sia ancora qui a dare il cento per cento e a inseguire il venticinquesimo Slam. È bello averlo ancora nel circuito. Adesso vediamo se vincerà oppure no e poi penseremo alla semifinale.”
Nel complesso, la sensazione lasciata da Sinner è quella di un giocatore soddisfatto, ma convinto di non aver ancora espresso il suo massimo livello. Il servizio è oggi il suo punto di forza, ma è lui stesso a lanciare il messaggio più significativo in vista della semifinale: “Se voglio avere una chance devo alzare ancora un po’ il livello.” Una dichiarazione che racconta bene quanto il numero uno del mondo ritenga di avere ancora margini di crescita proprio nel momento decisivo del torneo.
Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani
TAG: Enrico Milani, Jannik Sinner, Wimbledon 2026

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Ancora il disagiato con i raffronti? Madò.. comunque Jannik sul servizio è diventato quasi illegale.. l’ha migliorato ancora dal pre Roland Garros che già era ottimo.. davvero bravo!
Tipo che Sinner è tds nr1 e Ivanisevic era un WC?
@ Taxi Driver (#4649443)
…beh, rispetto a 25 anni fa sono certo che anche tu sia leggermente differente…..
Ivanisevic x vincere Londra 2001:
Jonsson (primo t.)
Moya (secondo t.)
Safin (terzo t.)
Roddik (ottavi)
Rudeski (quarti)
Henmann (semi)
Rafter (finale)
Sinmer Londra 26:
Chekmanovi (primo t.)
Borge (sec. t.)
Brooksy (terzo t.)
Mokizuski (ottavi)
Struff (quarti)
Aliassime (semi)
Leggera differenza direi……