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Djokovic, nervi tesi a Wimbledon: Roddick teme il peggio dopo il warning per la pallata

06/07/2026 13:41 Nessun commento
Novak Djokovic classe 1987 - Foto Getty Images
Novak Djokovic classe 1987 - Foto Getty Images

Novak Djokovic è ancora una volta ai quarti di finale di Wimbledon, dopo aver superato Roman Safiullin, ma il suo match non ha fatto parlare soltanto per il risultato. Durante l’incontro, infatti, il serbo ha vissuto momenti di forte frustrazione per il proprio livello di gioco, arrivando a ricevere un warning dopo aver colpito con rabbia una pallina verso la barriera pubblicitaria.

Un episodio che non ha avuto conseguenze gravi, perché la pallina non ha colpito nessuno, ma che ha inevitabilmente riportato alla memoria quanto accaduto allo US Open 2020, quando Djokovic fu squalificato nel match contro Pablo Carreño Busta dopo aver colpito involontariamente una giudice di linea con una pallina nata da un gesto di nervosismo.

A sollevare il tema è stato Andy Roddick, che nel suo podcast Served ha ammesso di aver rivissuto per un momento quella situazione.

“Novak era un po’ nervoso. Nel terzo set è diventato aggressivo. Lui stesso, nella conferenza stampa dopo la partita, ha detto che probabilmente aveva superato il limite”, ha spiegato l’ex numero 1 del mondo.

Roddick ha poi ricostruito l’episodio: “Ha subito il break e ha colpito la palla dall’altra parte del campo, fino alla barriera. Non c’erano raccattapalle vicini. È andata ancora una volta verso la barriera e mi ha ricordato quello US Open, quando lanciò una pallina contro la recinzione”.

Il gesto, questa volta, non ha provocato danni, ma secondo Roddick il rischio potenziale non poteva essere ignorato. Anche se la pallina non era indirizzata verso qualcuno, l’ex campione americano ha confessato di aver pensato per un istante che potesse succedere qualcosa di grave.

“Forse avevamo un’angolazione strana dal nostro studio, ma è passata a circa sessanta centimetri. E lì ci sono anche i cameraman a bordo campo. Per un momento ho pensato: ‘È partita dalla sua racchetta’, e poi: ‘Oh, mio Dio’”, ha raccontato Roddick.

Il riferimento è chiaro: in certe situazioni basta pochissimo perché un gesto di frustrazione, anche non diretto contro qualcuno, possa trasformarsi in un caso disciplinare molto serio. Questa volta Djokovic se l’è cavata con un warning, ma l’episodio ha riacceso il dibattito sulla gestione emotiva del serbo nei momenti di difficoltà.

Roddick, però, ha anche sottolineato una caratteristica nota di Djokovic: la capacità di trasformare la tensione, anche negativa, in energia competitiva. Secondo l’ex numero 1, il serbo riesce spesso a trovare un appiglio emotivo proprio quando la partita sembra scivolargli via.

“Tutto può andare bene e poi qualcosa può andare storto, ma lui gioca meglio quando ha l’opportunità di trovare quell’energia negativa”, ha spiegato Roddick.

Una dinamica che Djokovic ha mostrato più volte nel corso della carriera, alimentandosi del pubblico, dell’ambiente o persino di un singolo momento di tensione per alzare il livello.

“Dà la sensazione che, se non c’è energia, lui riesca a trovare una via d’uscita. Trova una sola persona tra 23.000 spettatori a cui non piace quello che dice e può usare praticamente chiunque come stimolo per trovare l’energia di cui ha bisogno”, ha aggiunto Roddick.

Lo stesso Djokovic ha riconosciuto in conferenza stampa di aver avuto alcuni momenti di nervosismo, spiegando che non sono episodi di cui va fiero, ma che a volte servono a liberare la tensione accumulata. La buona notizia, per lui, è che questa volta il gesto non ha avuto conseguenze ulteriori e il serbo ha potuto chiudere il match in quattro set.

Ora Djokovic è atteso da un quarto di finale molto interessante contro Felix Auger-Aliassime, anche lui reduce da un ottavo di finale segnato da tensioni e polemiche dopo la battaglia contro Alejandro Davidovich Fokina.

La parte alta del tabellone di Wimbledon è sempre più calda. Djokovic continua la sua corsa, ma il match con Safiullin ha lasciato anche un segnale da non sottovalutare: il serbo resta competitivo e capace di vincere anche nelle giornate meno brillanti, ma la gestione dei momenti di frustrazione può ancora trasformarsi in un tema delicato. A Wimbledon, questa volta, il rischio è rimasto solo potenziale. Ma il ricordo dello US Open 2020 è tornato inevitabilmente a riaffiorare.



Francesco Paolo Villarico


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