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Dimitrov si racconta a Dublino: “A Wimbledon non guardo al passato. Un giorno mi mancherà davvero questo sport”

18/06/2026 17:45 2 commenti
Grigor DImitrov  - Foto Getty Images
Grigor DImitrov - Foto Getty Images

Grigor Dimitrov continua a custodire un tennis sempre più raro. A 35 anni, il bulgaro resta uno degli interpreti più eleganti e completi del circuito, capace di costruire il punto con varietà, sensibilità e una lettura del gioco che appartiene a una generazione quasi controcorrente rispetto al tennis sempre più fisico e verticale di oggi.

Dopo oltre quindici anni di battaglie nel circuito professionistico, Dimitrov si trova in una fase particolare della carriera. Il ranking è sceso, il corpo ha chiesto conto delle tante stagioni giocate ad alto livello e la grave lesione subita lo scorso anno a Wimbledon contro Jannik Sinner resta uno degli episodi più duri della sua storia recente.

Ora, però, il bulgaro guarda avanti. Lo fa da Dublino, dove ha scelto di preparare la stagione sull’erba disputando il Challenger 75 organizzato all’Elm Park Golf & Sports Club. Una presenza che ha trasformato il torneo irlandese in un evento di grande richiamo.

Il pubblico ha risposto immediatamente: i biglietti sono andati esauriti nel giro di poche ore. Non è un dettaglio secondario, perché si tratta del primo torneo professionistico in Irlanda dopo quasi vent’anni. La presenza di Dimitrov ha dato al torneo un valore simbolico e mediatico speciale.

Il bulgaro ha scelto Dublino per diversi motivi: scoprire una nuova tappa del circuito, accumulare partite sull’erba, ritrovare ritmo e vincere contro avversari di ranking inferiore prima di presentarsi a Wimbledon. Una scelta che, almeno per il momento, sta funzionando.

Dimitrov è già ai quarti di finale ed è il grande favorito per il titolo. Un successo a Dublino rappresenterebbe la preparazione ideale prima del ritorno ai Championships, dove ha ricevuto una wild card per il tabellone principale.

In un’intervista esclusiva concessa a Punto de Break, Dimitrov ha parlato proprio dell’invito ricevuto da Wimbledon e del ritorno nel luogo della sua grave lesione. La sua risposta è stata serena, quasi liberatoria: “Sono molto grato. Quello che è successo in passato resta nel passato. Non penso a guardarmi indietro”.

Il bulgaro ha sottolineato il valore dell’invito: “Apprezzo moltissimo che Wimbledon mi abbia dato questa opportunità. Significa tantissimo ed è un onore. Essere a Wimbledon è già un onore, immaginate farlo dal tabellone principale”.

Dimitrov non vuole però costruire aspettative eccessive. In questo momento preferisce restare concentrato sul presente, sulla gestione del corpo e sulla possibilità di competere ancora. “Ora sono qui, penso a ciò che devo fare e ho tanta voglia di competere. Non ho aspettative per Wimbledon”.

Il passaggio sull’erba resta per lui un momento speciale dell’anno. Dimitrov non ha mai nascosto il suo feeling con questa superficie, che valorizza la sua mano, il suo slice, la capacità di cambiare ritmo e di usare tutto il campo.

“Mi piace giocare sull’erba. Non ho mai avuto problemi nel cambiare superficie”, ha spiegato. “Riesco ad adattarmi un po’ meglio e più rapidamente rispetto ad altri giocatori. Ogni volta che gioco sull’erba è speciale”.

Le sue parole, però, hanno anche il sapore della consapevolezza. Dimitrov sa che la carriera non è infinita e che ogni torneo sull’erba va vissuto con un’intensità diversa: “In un certo senso posso già contare quante volte mi restano. Spero di godermi ognuna di queste occasioni al massimo”.

La stagione del bulgaro finora è stata complicata. Il rientro dopo l’infortunio, i dubbi fisici, i cambi nello staff tecnico e la difficoltà di ritrovare continuità hanno reso il 2026 una corsa a ostacoli. Dimitrov ha lavorato con Xavier Malisse, ha inserito per un periodo anche David Nalbandian e poi ha ritrovato Jamie Delgado, suo ex allenatore.

I risultati non sono ancora quelli sperati. Dimitrov ha vinto appena un paio di partite in stagione, è sceso oltre la top 150 e non ha ancora ritrovato pienamente ritmo e fiducia. Eppure, il modo in cui guarda a questo momento resta lucido.

“Sento di non aver avuto davvero una stagione”, ha ammesso. “Ho giocato circa dodici partite quest’anno e ne ho perse dieci. Per me questa non è una stagione”.

Il ranking, in questo contesto, diventa quasi secondario. Dimitrov lo considera una conseguenza diretta della possibilità o meno di giocare e vincere: “Se vinci, hai un ranking alto. Se perdi, scendi sempre di più. Non c’è nessun segreto. Questo sport non ti permette scorciatoie: siamo in un ambiente spietato”.

Quello che oggi sembra contare di più per lui è il rapporto con il pubblico. A Dublino, come già in altri Challenger disputati negli ultimi mesi, Dimitrov ha percepito un affetto particolare, diverso da quello che spesso si ha il tempo di assorbire nel circuito maggiore.

“È ciò che valuto di più, la cosa più importante”, ha raccontato. “Quando sei tennista sei sempre in movimento. Non hai tempo per apprezzare le vittorie e non hai tempo per ossessionarti con le sconfitte”.

Dopo 17 o 18 anni di circuito, Dimitrov guarda alla propria carriera con una consapevolezza nuova. Sa di trovarsi forse in uno dei momenti più bassi del suo percorso, ma proprio questo gli permette di guardare anche a ciò che ha costruito.

“Quando hai un momento per riflettere, capisci tutto quello che hai vissuto. Sento di aver lasciato, in qualche modo, la mia impronta”, ha detto.

È un passaggio forte, perché racconta un campione che non misura più tutto soltanto con i titoli o con la classifica. Dimitrov sente il rispetto del pubblico, l’ammirazione, il riconoscimento per il suo modo di stare in campo e per il suo amore verso il tennis.

“Quando entro in campo sento quel rispetto, quell’ammirazione e soprattutto quell’amore per questo sport. Sono grato se ho potuto contribuire a far provare alla gente questo amore per il tennis”.

La frase più intensa arriva alla fine del ragionamento: “Una cosa è chiara: un giorno mi mancheranno davvero questo sport e i suoi tifosi”.

Dimitrov ha parlato anche dell’adattamento all’erba, superficie piena di variabili e spesso difficile da controllare. Secondo lui, il primo elemento da curare è il gioco di gambe: appoggi, equilibrio, reattività e capacità di restare bassi sulla palla.

“Il gioco di piedi deve essere la priorità numero uno”, ha spiegato. Poi vengono la lettura della palla, i punti forti e deboli dell’avversario, la gestione delle proprie armi e la capacità di massimizzare ogni punto.

Non esiste, secondo Dimitrov, una formula unica per giocare bene sull’erba. Ogni tennista deve trovare il proprio equilibrio. Ma su questa superficie c’è un aspetto che conta più che altrove: “A volte sull’erba devi lasciare che il tuo istinto naturale abbia più spazio”.

Il bulgaro ha infine sottolineato l’alto livello del circuito Challenger. Oggi, secondo lui, i giocatori sono più completi, più preparati e spesso più maturi nella gestione della pressione fin dall’inizio della carriera.

“Oggi chiunque può giocare un tennis incredibile”, ha detto. “Molti sono passati dall’università e quando arrivano nel circuito professionistico sanno già gestire situazioni difficili e momenti di pressione. È qualcosa che io non ho avuto”.

Dimitrov continua dunque il suo percorso con uno sguardo diverso: meno ossessione per la classifica, più attenzione al corpo, all’erba, alle sensazioni e all’affetto che riceve. Dublino è una tappa particolare, quasi intima, prima del ritorno a Wimbledon.

Il passato, dice lui, resta nel passato. Davanti c’è ancora l’erba londinese, una wild card preziosa e il desiderio di spremere fino in fondo le ultime gocce di un tennis elegante, raro e sempre più amato dal pubblico.



Marco Rossi


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2 commenti

Laura (Guest) 18-06-2026 18:50

Grigor riprenditi che abbiamo ancora bisogno del bel tennis

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no Sinner no Party (Guest) 18-06-2026 18:14

Probabilmente il suo “ottavo” a Wimbledon, contro Sinner, resterà nella storia del tennis, credo come il “quarto” di Musetti, contro Djokovic, a Melbourne.

Una buonissima carriera con l’acuto delle Finals 2017, quando raggiunse il suo BR al #3.

Ha pure vinto 1 Masters 1000 ma avrebbe potuto fare molto di più senza la sua grande passione per le donne ed il lusso 😉

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