Medvedev cambia prospettiva: «Non appartengo più alla nuova generazione, ora vedo tutto diversamente»
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Daniil Medvedev si prepara ad affrontare quella che potrebbe rappresentare una delle ultime grandi occasioni per raddrizzare una stagione progressivamente scivolata verso le difficoltà vissute nel 2025. Dopo un avvio incoraggiante, il russo ha perso continuità, fiducia e capacità di trovare soluzioni nei momenti più delicati, collezionando diverse eliminazioni premature.
Il ritorno sul cemento nordamericano, però, può cambiare completamente lo scenario. Medvedev ritrova la superficie sulla quale ha costruito i risultati più importanti della propria carriera e inizierà il suo percorso dal Masters 1000 del Canada, torneo che ha già conquistato in passato.
Il cemento per ritrovare il vero Medvedev
Negli ultimi mesi il moscovita ha perso parte di quell’aura che, fino a qualche stagione fa, rendeva complicato affrontarlo per qualsiasi avversario. La sua solidità da fondo, la capacità di trasformare ogni incontro in una battaglia e la straordinaria efficacia al servizio non hanno più prodotto gli stessi risultati.
Questo non significa, tuttavia, che Medvedev abbia già pronunciato la sua ultima parola. La tournée nordamericana propone condizioni particolarmente favorevoli alle caratteristiche del suo tennis e offre tre appuntamenti nei quali provare a rilanciare la stagione: Montreal, Cincinnati e soprattutto gli US Open.
«Mi piace giocare sul cemento. Generalmente apprezzo queste condizioni, con campi abbastanza veloci. Sono superfici sulle quali mi diverto», ha spiegato durante la presentazione del torneo canadese.
Il russo è consapevole di non essere sempre riuscito a esprimersi al meglio in questo periodo dell’anno, ma conserva ricordi molto positivi: «Non ho giocato bene in tutte le stagioni, ma ce ne sono state molte nelle quali ho ottenuto risultati importanti. Quest’anno inizierò direttamente da Montreal, senza aver disputato altri tornei prima. Poi continuerò con Cincinnati e gli US Open. È quello che cercherò di fare».
Il rapporto complicato con il pubblico canadese
Medvedev ha parlato anche del particolare legame costruito con gli spettatori canadesi. Come gli è spesso accaduto in giro per il mondo, il rapporto può oscillare rapidamente tra entusiasmo e tensione, anche in base a ciò che accade durante gli incontri.
«Dipende dal tipo di partita che ho appena giocato. A volte il rapporto può essere positivo, altre volte negativo. Spero di disputare dei buoni incontri quest’anno perché, alla fine, ciò che fai in campo è quello che conta», ha spiegato.
Per il trentenne, il modo migliore per conquistare gli spettatori rimane il tennis: «Se giochi una grande partita, vinci, lotti e offri un bello spettacolo, credo che quello sia il modo più semplice per portare il pubblico dalla tua parte».
«Non appartengo più alla nuova generazione»
Nel corso della presentazione, Medvedev ha affrontato anche un tema più personale. Ha ormai compiuto trent’anni e si trova in una fase della carriera molto diversa rispetto a quella in cui si era affacciato ai vertici del circuito. Un cambiamento che ha modificato non soltanto il suo rapporto con il tennis, ma anche il suo modo di interpretare la vita.
«È evidente che non appartengo più alla nuova generazione. Trovo questa situazione interessante perché inizi a conoscerti e a capirti meglio. Non sto parlando soltanto di tennis, ma di tutto», ha osservato.
«Prima era semplicemente divertente essere qui. Ora rifletto un po’ di più, sono maggiormente consapevole delle cose e anche questo può rappresentare un piacere. È più o meno il modo in cui cerco di affrontare questa fase. Sono curioso di vedere cosa riuscirò a fare durante la nuova tournée nordamericana».
La ricerca di un equilibrio con due figlie
La maturità di Medvedev passa inevitabilmente anche attraverso la famiglia. Essere diventato padre di due bambine gli ha imposto di rivedere priorità e abitudini, rendendo più complicata la gestione di una professione che richiede lunghi periodi lontano da casa.
«Non è molto semplice, perché naturalmente vorresti trascorrere più tempo a casa. A volte viaggi e altre volte no. Inoltre, con due bambine, l’organizzazione non è facile», ha riconosciuto.
Il calendario di un professionista lascia pochissimo spazio alla vita privata: «Bisogna sfruttare l’esperienza e fare tutto il possibile per trovare un equilibrio. Tra tennis e allenamenti puoi essere impegnato dalle dieci del mattino alle otto di sera, quindi non rimane molto tempo libero. Poi c’è la famiglia, perché vuoi stare con loro».
«È un equilibrio che bisogna trovare e io provo a farlo ogni giorno. A volte ci riesco, altre volte no», ha concluso.
La tournée che può cambiare la sua stagione
Medvedev arriva dunque in Canada con una prospettiva diversa, una maggiore consapevolezza e la necessità di ritrovare il proprio tennis. Il ritorno sul cemento rappresenta l’occasione ideale per recuperare le certezze smarrite e ricordare al circuito quanto possa ancora essere pericoloso nelle condizioni che preferisce.
Il russo è cambiato, dentro e fuori dal campo, ma la voglia di competere per i grandi titoli è rimasta intatta. Montreal sarà il primo esame di una tournée che può rilanciarlo oppure confermare le difficoltà emerse nell’ultimo anno.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Daniil Medvedev

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Accidenti Juliette, con questa affermazione potrei pensare che sei la compagna dell’utente Taxi-driver
Sai cosa significa vincere tutto?
Parlando di big titles, a Meddy mancano:
Australian Open
Roland Garros
Wimbledon
Indian Wells
Madrid
Monte Carlo
Olimpiadi
Djokovic ha vinto tutto, Medvedev no. Federer no, Nadal no.
E tu, saputello, nemmeno.
Dai su hai asfaltato Djokovic nel suo regno, cerca di tornare quel che eri
Gli manca una medaglia olimpica (una qualsiasi), e per un russo è grave, visto come ci tengono. Rublev, Khachanov e Karatsev ce l’hanno ad esempio. Incredibile manchi a lui, unico tra tutti i russi di questi anni.
E dire che Danilo ci ha provato in tutte e tre le discipline, ma nel doppio ha sempre fatto disastri.
Nemmeno Djokovic ha vinto tutto in termine assoluto: gli manca l’oro nel doppio e credo che la sola Serena ci sia riuscita. In verità nemmeno lei se consideriamo che non ha mai vinto le Finals in doppio.
@ JannikUberAlles (#4661891)
Ovviamente escluso Sinner, tra i top praticamente in tutto!
Sono numeri ufficiali e poi se tu hai voglia di calcolare l’aggiornamento dei premi con la svalutazione (pure gli interessi? magari dovresti sapere come hanno investito!)…
…buon divertimento!
Comunque è un “parametro” oggettivo per chiarire che Medvedev non è un giocatore “qualunque” come qualcuno vorrebbe fare credere…
…ad esempio c’è qualche italiano o francese o austriaco o greco o danese o norvegese o eccetera (quasi tutta la UE, esclusa Serbia, Spagna, Svizzera, Svezia e UK) che ha fatto meglio di lui???
@ JannikUberAlles (#4661874)
Magari la categoria “guadagni”, data l’esponenziale “inflazione” dei montepremi, non è proprio il caso di considerarla dirimente.
La consapevolezza può aiutare.
A trent’anni direi che è necessaria.
Forse nel tuo Nick si nasconde Rod Laver e hai fatto 2 volte il grande Slam…
…diversamente è meglio che stai zitto 😉
Sappi che solo 29 tennisti sono stati al #1 del ranking ATP da quando è stato introdotto nel 1973.
Poi nella storia del tennis solo 154 giocatori maschi hanno vinto almeno 1 Slam in singolare.
Sono solo 4 i giocatori in attività che hanno vinto più di 23 titoli.
Ci sono solo 6 giocatori nella storia che hanno guadagnato più di Medvedev (arrivato ad oltre 52 milioni di premi).
Poi Daniil ha vinto pure le Finals (2020), la Davis Cup (2021) e ATP Cup (2021).
Il tuo vicino di casa ha un palmares migliore?
Come si chiama? Djokovic?
Ahahahah 😀
I tennisti nati negli anni 90 sono la cosidetta “generazione sfortunata” perchè hanno fatto la gavetta/inizio carriera con i mostri degli anni 80 tra i piedi ed appena hanno sognato il cambio generazionale ecco che sono apparsi i nati degli anni 2000 ed ahimè per loro i sogni sono morti sul nascere…
Medevev è intelligente, ha capito che per i nati prima del 2000 “non c’è trippa per gatti”. Qualche eccezione, ma niente che possa cambiare il trend. A 25-26 anni cominciano i primi scricchiolii, a 30 anni sei out. Questo per quanto riguarda i grandi tornei. Djokovic ne ha 40! Vero ma è stato fortunato, questo è un periodo piuttosto decadente del tennis mondiale ad alto livello, e lui ne approfitta enzo
Ha vinto tutto? ‘nzomma…
Nel caso di Medvedev abbiamo un giocatore che ha vinto “tutto” – compreso 1 titolo Slam in finale contro un Djokovic ancora al massimo – ma soprattutto in grado di arrivare al #1 ATP, entrando in un “club” davvero molto ristretto!
Sono talmente ricolmi di badilate di milioni, esperienze uniche, lussi, giri del mondo che a 30anni sono già logori e assuefatti sulla via del pensionamento…vedi Tsisipas, Ruud, Shapovalov, Rublev, Fritz…
Solo Sverev, deMinaur e Djokovic per ora tengono botta
È comprensibile. Ha colto la palla al balzo con lo UO vinto ma resterà l’apice negli slam. Poi le Finals e qualche Mille quando ancora c’era competitività nel circuito maschile.
Il sunset boulevard non è cominciato ma qualche avvisaglia c’è stata. E comunque per Danilo non c’è più trippa per gatti.