Scott Lloyd (CEO della LTA): “Troppi ritiri per infortuni, è necessario interrogarsi sulla situazione”
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Il crescente malcontento dei tennisti nei confronti del calendario sempre più massacrante sta diventando un tema centrale nel circuito, tanto che ora anche alcune direzioni dei tornei e federazioni iniziano a muoversi, affermando che lo status quo fatto di un numero crescente di infortuni e ritiri obblighi ad una seria riflessione. L’ultima voce è quella di Scott Lloyd, CEO della Lawn Tennis Association, che prendendo ad esempio quel che è accaduto al torneo del Queen’s – falcidiato da forfait di quasi tutti i big iscritti – ritiene che sia necessario “interrogarsi sulla situazione”.
Con un tennis sempre più fisico ed esigente dal punto di vista atletico, cresce la preoccupazione che l’aumento degli infortuni sia una diretta conseguenza dell’attuale programmazione. Ovviamente ogni tennista cerca di arrivare in buone condizioni agli Slam, i tornei più importanti e ricchi dell’anno anche a livello di prize money; a pagarne le conseguenze gli eventi delle settimane precedenti ai Major, sempre più colpiti da ritiri dell’ultimo minuto per non compromettere la presenza agli Slam. Un esempio lampante arriva dal torneo del Queen’s Club di questa settimana.
Prima ancora dell’inizio del tabellone maschile, giocatori come Valentin Vacherot, Jack Draper, Lorenzo Musetti, Carlos Alcaraz e Holger Rune hanno dato forfait a causa di problemi fisici. All’ultimo minuto è arrivato il forfait di Rafael Jodar (molto atteso) quando era già presso il club in allenamento. Anche l’azzurro Luciano Darderi è stato costretto a rinunciare per colpa un intervento alle tonsille. Nel caso di Luciano è una pura casualità, ma non lo è affatto la “stecca” di forfait per seri infortuni, la maggior parte non traumatici ma derivanti da “usura” o “infiammazioni” muscolari o ai tendini, quindi per sovraccarico, e il torneo della Regina non affatto l’unico a dover affrontare questa situazione. Secondo il CEO della LTA Scott Lloyd, ben nove giocatori si sono ritirati dal torneo prima ancora dell’inizio della competizione.
Lloyd ha sottolineato come il 500 nello storico club londinese sia uno degli eventi più apprezzati dai giocatori, quindi il problema non è affatto del torneo ma di sistema, un calendario che debba essere necessariamente rivisto alla luce dell’elevato numero di infortuni, incluso un ripensamento a cosa sia diventato il tennis dei nostri giorni.
Intervenendo durante la diretta della BBC dedicata al Queen’s, Lloyd ha dichiarato: “Ai massimi livelli del tennis, questa settimana avevamo un tabellone da 32 giocatori e abbiamo registrato nove ritiri su 25 partecipanti inizialmente previsti. Non è certo perché i giocatori non vogliano essere qui. Questo torneo è stato eletto ATP 500 dell’anno in tre delle ultime quattro stagioni”.
“I giocatori vogliono partecipare, sono loro stessi a votare per quel riconoscimento” continua Lloyd. “Perciò, quando vedi nove ritiri su 25, è inevitabile interrogarsi sulla situazione”.
Come sottolinea Lloyd, il tema del calendario richiede un intervento rapido: l’attuale struttura della stagione è sempre meno sostenibile per gli atleti, sia dal punto di vista fisico che mentale. A peggiorare la situazione, la maggior parte dei tornei Masters 1000 si disputa ormai nell’arco di quasi due settimane, abbandonando il tradizionale formato di una sola settimana. Nell’attuale circuito ATP, soltanto il Monte Carlo Masters e quello indoor di Parigi si svolgono ancora nell’arco di otto giorni, mentre tutti gli altri eventi si estendono su una seconda settimana, per ragioni economiche e commerciali. Ma, come già scritto recentemente, visto che l’ATP parla spesso di un “prodotto” tennis in grande crescita di valore, con questa tendenza e giocatori sempre più “rotti” e scontenti, quanto potrà valere nel prossimo futuro un tour dove i migliori giocano sempre di meno, bloccati da infortuni di vario genere? Spesso si paragona il futuro del tour ATP al mondiale di Formula 1; ma è ammissibile che – per assurdo – una Ferrari non sia al via di un Gran Prix perché è “rotta e non si ripara in tempo”?
Marco Mazzoni
TAG: ATP 500 Queen's 2026, Calendario, infortuni, Marco Mazzoni, Scott Lloyd

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Non confondiamo. La frequenza vibrante del telaio influenza la sensazione dell’impatto. È il set-up che trasmette le vibrazioni al braccio…
Non è il calendario. Il problema è il mix dei 5 set negli slam e i materiali delle racchette e delle palle, che sforzano i fisici a ritmi massacranti, ma nessuno lo vuole dire, quindi si inventano questa scusa del calendario, che viene sempre più spinta perché semplicemente si vuole andare in quella direzione: meno torneini ufficiali, più esibizioni strapagate.
Però quelle racchette tiravano colpi meno potenti, quindi le vibrazioni di oggi sono anche peggiori.
Gli slam si giocavano al meglio dei 5 set anche senza tie break e nessuno diceva nulla. Li potresti giocare anche oggi, ma con altri materiali, altre racchette più piccole e su altre superfici.
Volendo anche in stagioni non torride come l’estate europea e quella australiana.
Oggi abbiamo visto dopo Monte-Carlo un Vacherot ko ancora oggi, Sinner si è sentito male a Cincinnati e risente di infortuni anche due set su 3, nelle ultime due settimane a Cattolica ci sono state tutte partite tirate, a parte la finale, anomalmente rapida, le partite meno lottate erano 64 62 e 62 64 ma i tennisti hanno poi giocato ancora a Parma, Dalla Valle pure le qualificazioni, dopo partite di tre ore sotto il sole primaverile ma estivo.
Anche a Stoccarda, partitoni da set tiratissimi con tanti tie break.
2 su 3 si infortunano lo stesso, non risolveresti assolutamente il problema.
Indoor ( finale di Milano Ivanisevic – Bruguera 62 60 ace ace ace … ) non si infortunavano, perchè … non giocavano nemmeno !
3 punti su 4 finivano con uno o due colpi, già arrivare a 3 colpi era un miracolo.
Se Ivanisevic mi fa tre ace di fila, io Bruguera della situazione come faccio a farmi male senza toccare la palla ??? O a stancarmi ???
Jodar tutti ? Si, i primi 6 però, sui 17 Grande Slam e ATP 1000.
Cos’ha Jodar ? Semplicemente infortunato, per via dello stress fisico affrontato prima, che non irrobustisce il fisico ma lo indebolisce esponendolo ad infortuni con maggiore probabilità.
Vacherot dopo Monte-Carlo è uscito subito a Madrid che ha giocato per il prize money già mezzo rotto, ed a Roma si è ritirato.
Per il resto è vero, regole o non regole, totalmente inutili senza senso ed inefficaci, quando vogliono, i migliori al mondo saltano i tornei che devono saltare per puntare ad altri dove vogliono rendere al meglio.
Il risultato ? Oggi infatti vediamo i tornei con una marea di defezioni, la settimana scorsa la testa di serie n.8 era l’ultimo ad entrare direttamente in tabellone con l’ultimo posto disponibile nell’entry list originae. Il cosidetto cut off. O Taglio dell’entry list.
Infatti : anzi : anche meno di una volta.
I primi 5 al mondo di solito giocano 14-16 tornei all’anno anche senza mai essere infortunati.
Non è il calendario o il circuito il problema, che poi è anche più leggero rispetto ai tempi di Lendl, quando vinceva tre tornei di fila : indoor negli USA, Monte-Carlo su terra battuta e cemento all’aperto negli USA in tre settimane, con i migliori top 10 dei tempi come avversari.
Il problema è il tipo di tennis che si gioca oggi, con materiali delle racchette ed ovali maggiori che obbligano ad affrontare sforzi nella corsa e nei colpi che una volta erano notevolmente minori.
La soluzione ci sarebbe, ma non lo faranno mai, quindi adattiamoci a vedere Rune, Musetti, Alcaraz e via dicendo infortunati, con la qualità dei top 10 scendere notevolmente.
Occorrerebbe tornare alle racchette con piatto corde ridotto come quello dei tempi delle racchette in legno, ed io direi pure le racchette ancora in legno vietando sul circuito maggiore i materiali sintetici. Il marketing purtroppo ne risentirebbe ed ecco perchè non lo si fa.
E poi tornerei alle sole superfici in terra battuta ed erba all’aperto.
Il tennis indoors ed il cemento via dal circuito ATP. Tra l’altro indoor è pure noioso il tennis due colpi e finito il punto.
Mettiamo gli US Open su erba e gli Australian Open su terra battuta e magari anche viceversa ogni tanto, la stagione su terra battuta ancora lunga fino a settembre, e secondo me tanti infortuni non ci sarebbero.
concordo in pieno, basta con questa lagna che oggi sono tutti infortunati perché costretti a giocare troppo.. poi auguro ad Alcaraz, Musetti, Rune, Fils, Draper e quant’altri di rientrare al più presto nelle competizioni
in realtà sono molti meno e se mancano senza giustificazione medica al massimo gli tolgono qualche punto che per un top-10 non fa differenza alcuna… poi concordo che sia censurabile questa storia dei tornei obbligatori, manco fossero bambini delle scuole medie
Ma anche Nadal e Federer e persino Nole nell’unica stagione che ebbe un infortunio serio si ritiravano dagli slam… io non vedo tutta questa decimazione, poi ovviamente spiace per gli infortunati, ma ci sono sempre stati
Cominciate ad eliminare le esibizioni
Ecco. Ci mancava il pistolotto che trasuda moralismo d’accatto.
Nessuno parla più della necessità di uniformare le superfici e le palle.
Anche incrementare le chiusure dei tetti mobili (dove ci sono), in caso di condizioni calde, potrebbe essere d’aiuto.
Comunque questo sport dovrà convivere con una certa quota di infortuni non eliminabile. Tipo distorsioni, strappi, stiramenti e simili. Si potranno senz’altro ridurre i casi di colpi di calore, adottando coperture fisse (come ad Amburgo) o mobili, pause obbligatorie e sospensioni. L’attrezzo era molto più traumatico quando era di legno. Peso intorno ai 400 gr. Epicondilite assicurata (oggi molto meno).
Basta presentarsi e farsi eliminare nei primi due turni. Così non ti stanchi troppo e rientri delle spese.
Correzione….se farli o no
I maschietti hanno 18 tornei obbligatori, tutti gli altri sono facoltativi ( cioè sta a loro scegliere se farli a novembre…)
solo gli operai di Taranto non possono scegliere tra salute e lavoro…
Ahahahah
Tennis divenuto sempre più fisico? Certo.Partecipazione ai tornei a ripetizione anche per pressione degli sponsor?Anche.
Ma il vero problema sono gli Slam: e da lì che provengono la a maggior parte di infortuni.Basta osservare i ritiri in corso e dopo gli Slam . 5 Set? Ma per favore!! Andavano bene negli anni 60 dove per materiali e concorrenza umana le partite in media erano assai più corte.Ma ai tempi moderni 3 set non sono più che sufficienti? Direttore Ma zzoni un bel sondaggio in merito?
Io lo scrivo da 1,5 anni !
Non guardate la velocità,quando c’erano i tappeti indoor era peggio perché il tempo di reazione su una palla piatta che schizzava erano inferiori.
Ciò che è cambiato è la potenza (velocità+rotazione) con palle molto pesanti che vanno respinte con una gestualità stressante per contrastare e ribaltare in senso opposto la rotazione (e le palle si usurano precocemente) e l’intensità perché gli scambi sono prolungati,il colpo che sembra definitivo in campo aperto viene ribaltato perché la palla reagisce al grip della superficie, l’atleta è più prestante ed il telaio consente un contrattacco.
Se poi i giocatori per non sbagliare alzano la traiettoria sopra la rete di quasi due metri per farla ricadere negli ultimi 50cm dalla linea di fondo lo scambio si prolunga.
Hanno temuto la noia dei bombardieri e si ritrovano con l’usura degli stessi.
Con un tennis sempre più esigente sul piano fisico e atletico, parole di Mazzoni, è molto probabile che un giocatore normale incappi in infortuni più o nemo gravi! Anche Mazzoni fautore del “fisico bestiale? enzo
La palla viaggia, se non ricordo male, a circa 15 km/h in media in più rispetto al recente passato.
Questo si traduce in una intensità di gioco più alta che richiede una preparazione fisica più accurata e allenamenti più intensi.
È tutto “più” di prima e la tendenza è al peggioramento.
L’esposizione mediatica è anch’essa “più” man mano che andiamo avanti.
Soluzione? Non lo so.
Una è sicuramente quella di dare tempo a corpo e mente di riposare e non portare tutto al limite per 11 mesi.
Quindi eliminare l’obbligatorieta’ alla partecipazione a certi tornei.
Lasciare i giocatori più liberi di scegliere.
È gli organizzatori dovranno farsene una ragione.
Tanto in un modo o nell’altro le assenze le stanno avendo.
Tutti vogliono il 5 Slam, il 1000 ecc ecc… I giorni sono 365 e il corpo umano non è indistruttibile.
Se ne discute ma lo show business vuole persino la tua anima.
Capiranno pian piano che forse è meglio rivedere un po’ di cose…
Montecarlo, Roma, Cincinnati, Toronto, il nuovo di Febbraio negli emirati. Non sono obbligatori. La pistola puntata per farli tutti o quasi nessuno la punta.
Tanto meno quella nei vari 500.
Jodar, che non so cosa abbia, al suo primo anno, se li è fatti tutti finora.
Idem Vacherot.
Draper sempre rotto affretta rientri, così come se l’ è rischiata Lorenzo a Roma giocando sul problema.
Rune ha avuto un incidente e può succedere a tutti.
In parte anche Carlos.
Vittime del sistema? Fino a un certo punto.
@ Amaro (#4639991)
Nel tennis professionistico moderno il tempo complessivo del “primo colpo” (servizio più risposta) si aggira spesso tra 1,2 e 1,4 secondi, mentre 20 anni fa era superiore, aggirandosi mediamente tra 1,4 e 1,6 secondi. Questo significa che allora il tempo poteva essere
superiore anche del 30% ed ora le velocità sono aumentate e anche le prestazioni fisiche lo sono e gli scatti, soprattutto da fermo si pagano alla distanza.
La strategia giusta è quella di Cobolli: finale al Roland Garros e poi fuori al primo turno ad Halle.
@ JannikUberAlles (#4639990)
Il regolamento ti toglie dei soldi se non fai un minimo di
tornei. Ma una cosa è fare tornei dove vieni eliminato nei primi
turni, e un conto quando arrivi in semi o in finale.
Per forza si rompono spesso e magari volentieri.
Perché il calendario sarebbe più massacrante di un tempo? I tornei non sono circa gli stessi?
I tornei OBBLIGATORI non hanno senso di esistere!