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Djokovic resiste al caldo di Melbourne: “Bisogna adattarsi, il mio team è fondamentale”

22/01/2026 13:47 1 commento
Novak Djokovic classe 1987, n.4 del mondo - Foto Getty Images
Novak Djokovic classe 1987, n.4 del mondo - Foto Getty Images

Le condizioni meteorologiche tornano a essere protagoniste all’Open de Australia 2026. Caldo intenso, umidità elevata e vento variabile stanno rendendo estremamente complesso l’avvio del primo Slam della stagione, trasformando ogni partita in una prova di resistenza fisica e mentale. Tra i giocatori chiamati ad adattarsi in fretta c’è stato anche Novak Djokovic, protagonista di una giornata tutt’altro che semplice.
Il campione serbo ha superato Francesco Maestrelli in tre set, ma ha dovuto lavorare a fondo per gestire un match giocato in condizioni climatiche pesanti. Subito dopo l’incontro, Djokovic ha analizzato con grande lucidità le difficoltà incontrate, soffermandosi sul clima, sulla sua lunga preparazione invernale e sul ruolo cruciale del suo team.

“Sembrava di giocare due tornei diversi”
Djokovic ha innanzitutto paragonato le sensazioni provate in campo a quelle del match d’esordio, sottolineando però quanto le condizioni possano cambiare radicalmente da una sessione all’altra:
“In realtà è lo stesso punteggio della prima partita, quindi anche le sensazioni in campo sono state simili, nel complesso positive. Nel primo match ho servito meglio. Qui a Melbourne sembra quasi di giocare due tornei diversi tra giorno e notte, soprattutto per il vento, che quest’anno credo sia più forte di qualsiasi altra edizione in cui ho giocato”.
Il numero quattro del mondo ha poi evidenziato la necessità di un continuo adattamento: “Bisogna adattarsi a tutto questo e anche a un avversario diverso, con un servizio potente. In generale però sono contento di come mi muovo e di come colpisco la palla”.

Una pre-season lunga e mirata
Djokovic ha spiegato come la lunga preparazione invernale sia stata fondamentale per arrivare competitivo a Melbourne, nonostante l’assenza di tornei ufficiali prima dello Slam:
“Cerco sempre di lavorare con uno scopo. Ho avuto una pretemporada lunga, come l’anno scorso. Quando hai più tempo, devi analizzare il tuo gioco e capire cosa puoi davvero migliorare. Altrimenti che senso ha competere senza cercare di essere migliore rispetto alla stagione precedente?”

Una filosofia che, secondo il serbo, è alla base della sua longevità: “Questa mentalità mi ha permesso di giocare ad alto livello anche a questa età. Mi fa piacere vedere che il lavoro svolto sta dando i suoi frutti. Non ho giocato tornei di preparazione, ma considerando che non avevo partite ufficiali da oltre due mesi, i segnali finora sono positivi”.

Il valore del team: “Da soli non si può”
Nel corso della conferenza stampa, Djokovic ha poi dedicato ampio spazio all’importanza del suo staff, sottolineando quanto sia determinante avere persone fidate al proprio fianco durante un torneo Slam:
“Hai sempre bisogno di almeno un paio di occhi fuori dal campo, se non tre. Persone che conoscano il tennis, con esperienze e prospettive diverse, capaci di osservare sia il tuo gioco che quello dell’avversario”.
Il serbo ha evidenziato come, durante le settimane di gara, la gestione emotiva diventi un fattore chiave: “Quando sei sotto stress competitivo, le emozioni non sono controllate come in allenamento. Devi gestire molto più che il tuo diritto o il tuo rovescio. Sei un atleta individuale: non c’è un sostituto, nessuno può rimpiazzarti se hai una giornata storta”.

Per questo il ruolo del team va oltre l’aspetto tecnico: “Il lavoro non riguarda solo i colpi o la biomeccanica, ma anche come ti senti, come gestisci le emozioni giorno dopo giorno. Il preparatore, il fisioterapista e lo staff sono lì per aiutarti a trovare soluzioni anche durante la partita, quando magari ti senti sopraffatto e non riesci a pensare con chiarezza”.

Djokovic avanti, ma la sfida è continua
Il serbo avanza dunque nel tabellone, ma il suo messaggio è chiaro: all’Open de Australia 2026 non basterà il talento. Serviranno adattamento, pazienza e una gestione perfetta di corpo e mente.
E, come spesso accade quando parla Novak Djokovic, la sensazione è che dietro ogni vittoria non ci sia solo il campione, ma un metodo costruito in vent’anni di carriera ai massimi livelli.


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1 commento

Pikario Furioso 22-01-2026 13:53

Ma c’erano 23 gradi, non paragoniamo queste condizioni con quelle verificatosi l’anno passato a Cincy, US Open o Shanghai, o a quelle che forse vedremo sabato.

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