Ricordo di Nicola Pietrangeli, il campione che attraversò più generazioni
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Ho avuto la fortuna di vedere giocare Nicola Pietrangeli dal vivo. Era il 1971, al Circolo Tennis delle Cascine di Firenze, in occasione della finale dei Campionati Italiani Assoluti. Oggi può sembrare sorprendente, ma allora il titolo nazionale aveva un peso enorme: vi partecipavano tutti i migliori giocatori azzurri, e il pubblico riempiva le tribune in ogni fase del torneo.
Quella finale era la rivincita del 1970. Come un anno prima a Bologna, si ritrovarono di fronte il “mostro sacro” del tennis italiano, Pietrangeli, già 38enne e alla coda di una carriera mitica, e Adriano Panatta, 21 anni, il talento nuovo destinato a raccoglierne l’eredità. Dodici mesi prima aveva vinto Adriano al quinto set; anche a Firenze si respirava aria di battaglia.
Si giocava con le racchette di legno: minimo seicento grammi di peso, bilanciate al manico, incordate a budello naturale — un lusso che, per noi amatori, sembrava quasi irraggiungibile. Ricordo poco della partita in sé, vista insieme a mio babbo seduto su quelle tribune scomodissime costruite con i Tubi Innocenti, com’era uso all’epoca. Ma ricordo benissimo l’impressione che mi fece il gioco di Panatta: elegante, naturale, sempre proteso verso la rete. Un tennis che cercai invano di imitare per anni.
Il passante di Pietrangeli, il colpo iconico che aveva fatto la sua fortuna, non bastò per arginare la mobilità di Adriano sottorete. Finì 6-4 al quinto set: una vittoria che sancì il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo campione.
Ho un ricordo personale e quasi incredibile legato a quella giornata: la domenica successiva giocammo proprio sullo stesso campo, ancora allestito con tribune e tabellone manuale. L’emozione era tale che, per un set intero, non riuscii praticamente a colpire la palla.
Ritrovai Pietrangeli molti anni dopo, alla fine degli anni ’90, al Roland Garros. In qualità di ex campione aveva un posto assegnato nella tribuna presidenziale, ma quando gli chiesi un’intervista uscì con grande gentilezza. Parlammo a lungo. Già allora ricordava — non senza una punta di amarezza — che per il suo primo trionfo a Parigi aveva ricevuto mille franchi: una cifra simbolica, impensabile se paragonata ai montepremi e ai cachet degli anni ’90.
E aggiunse una frase che gli ho sentito ripetere più volte negli anni: «A Parigi mi trattano come un re. In Italia, molto meno.», anche se poi la Federazione lo ha nominato ambasciatore e gli ha dato l’importanza che meritava.
Ci rincontrammo ancora, molti anni dopo, a Monte-Carlo. Nadal aveva appena vinto l’ennesima finale e, tra partenze affrettate e navette per l’aeroporto, mi ritrovai in auto con un amico francese e con Nicola seduto davanti. Indicai Pietrangeli e dissi in francese: “Vedi il signore qui davanti? Ha vinto due volte il Roland Garros”. Nicola si voltò, perfetto francofono, e puntualizzò con un sorriso: «Se è per quello, ho fatto anche due finali.» Riposa in pace caro Nicola.
Enrico Milani
TAG: Nicola Pietrangeli

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io ricordo più offese che critiche… poi ognuno può pensare ciò che vuole, ma gli ultras qua non sono certo quelli che sindacavano Sinner per scelte discutibili, e difendevano Pietrangeli, ma anche Panatta, per opinioni più o meno condivisibili
Enrico, ti ringrazio per aver condiviso con noi i tuoi ricordi. Un caloroso addio a Nicola, al campione che è stato, al personaggio che è diventato
Ma che ragionamento è? Criticare un ex sportivo per dichiarazioni che vengono fatte non significa non apprezzare il campione che è stato.
Peccato è rip.
Pochi sanno che Nicola Pietrangeli era conte, figlio di un aristocratica russa, probabilmente fuggita da Mosca durante la rivoluzione. Di sicuro era forte proprio per le caratteristiche fisiche delle russe, forti e potenti, vedi la madre di Tsitsipas, il solo greco, tennista di alto livello mondiale, oggi purtroppo per lui, in decadenza. enzo
Probabilmente il francese ed il russo furono le sue lingue madri…
…poi essere poliglotta e grande viaggiatore lo hanno reso uno dei giocatori ITALIANI (pur nato a Tunisia, vero Vespa?) più conosciuti a livello internazionale.
GRANDISSIMO CAMPIONE E GRAN SIGNORE
GRANDISSIMO CAMPIONE E GRAN SIGNORE
Saranno 3-4 ore che tutti sanno della morte di Pietrangeli… qui nessun commento… non sarà mica perché avete i sensi di colpa per averlo sempre criticato e offeso, voi bamboccioni che vi spacciate per esperti di tennis..
La prima cosa che ora mi viene da dire: riposa in pace Nicola… la seconda è che siete davvero state CATTIVI E IGNORANTI, quando vi facevate beffe di lui perché osava criticare Sinner che non giocava alle Olimpiadi e dava a volte “buca” in coppa Davis