La mamma di Cobolli si racconta: “Flavio da me vuole solo che faccia la mamma”
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Francesca Neri non ama stare sotto i riflettori. Madre di Flavio Cobolli, fiorentina di nascita e romana d’adozione, preferisce restare un passo indietro, anche quando suo figlio gioca sui palcoscenici più importanti del tennis mondiale.
“Lascio la scena a Flavio. Pensi che alle partite mi metto defilata così nemmeno mi riprendono. Già ha il padre allenatore, da me vuole soltanto che faccia la mamma”, ha raccontato in un’intervista a La Nazione.
Una frase che spiega bene il suo ruolo nella famiglia Cobolli: non tecnico, non mediatico, non invadente. Francesca è il punto d’equilibrio, la figura che tiene insieme casa, affetti e normalità mentre attorno a Flavio cresce l’attenzione dopo la finale del Roland Garros.
Al collo porta un ciondolo con una racchetta da tennis, regalo del figlio, e un altro con due bamboline per mano: una G per Guglielmo, l’altro figlio, e una F per Flavio. Piccoli simboli di una vita familiare che resta centrale, anche quando il tennis porta lontano.
Francesca scherza quando le chiedono se giochi a tennis: “No, solo amatorialmente, ma ho smesso: la battuta non mi entrava”. E anche se in famiglia si respirano palline, terra rossa e tornei, chiarisce subito un punto: “A casa non si parla assolutamente di tennis, sennò non va bene”.
Piuttosto, si parla di Roma. Perché Flavio, nonostante il legame con Firenze e il giglio tatuato sulla pelle, è tifoso giallorosso. “Lo so che vorreste che vi dicessi che tifa la Fiorentina, ma non è così”, ha sorriso la madre.
Il rapporto tra Flavio e il padre Stefano, ex tennista professionista e oggi suo allenatore, non è sempre semplice da gestire. Francesca non lo nasconde: “Sia lui che Flavio sono molto forti e vogliono avere sempre ragione”. Il suo ruolo? “Il classico mediatore. Mi potrebbero dare una laurea ad honorem”.
Da bambino Flavio non aveva scelto subito il tennis. Per anni ha diviso le sue giornate tra racchetta e pallone, arrivando anche nelle giovanili della Roma. “Fino ai 13 anni ha fatto tutto doppio, un giorno una cosa, un giorno l’altra. Abbiamo cercato di non imporgli la scelta”, ha raccontato Francesca.
Poi è stato lui a decidere. Il tennis è diventato la strada principale, anche perché Flavio sembrava gestire meglio quell’ambiente rispetto a quello del calcio. Una scelta maturata senza imposizioni, dentro una famiglia che ha preferito accompagnarlo invece di indirizzarlo con forza.
La vita di Francesca, però, non è cambiata. O almeno, lei ha voluto che non cambiasse: “Bisogna rimanere quello che siamo”. Segue pochi tornei l’anno, compatibilmente con il lavoro e le ferie, anche perché “troppa gente intorno gli dà fastidio”.
Quando Flavio ha vissuto i grandi momenti della sua carriera, Francesca c’era, ma sempre in disparte. A Wimbledon, durante il grande percorso fino ai quarti, era “all’angolo laterale, come sempre”. Ha vissuto tutto con ansia: “Secondo me il genitore che sostiene di non soffrire non dice la verità”.
Anche a Parigi, nella finale del Roland Garros, era presente. Non si è vista, ma c’era. E quando Flavio è tornato dopo la sconfitta, non ha cercato discorsi tecnici o grandi analisi: “Gli ho detto solo ‘bravo’”. Perché quello è il suo ruolo: restare madre, non diventare commentatrice o allenatrice.
“Lui da me vuole che rimanga sua madre”, ha spiegato. E infatti il rapporto resta fatto di cose semplici, quotidiane: “Vai in banca, stirami la camicia, mi sono scordato questo e quell’altro…”. Una normalità preziosa, forse ancora più importante quando il figlio diventa un volto del grande tennis.
In casa Cobolli c’è anche Guglielmo, fratello minore di Flavio e suo grande tifoso. “Per Guglielmo, Flavio è un mito. Gli vuole un bene da morire”, racconta Francesca. Guglielmo sta preparando la maturità e sogna di diventare manager sportivo: si è iscritto a economia, ma intanto appena può segue il fratello in giro per il mondo.
Nel racconto di Francesca c’è spazio anche per Edoardo Bove, grande amico di Flavio sin dall’infanzia. I due giocavano insieme sia a calcio che a tennis. La madre di Cobolli ricorda la grande paura provata vedendo Bove crollare in campo: “Da mamma ho provato una grande paura, è stata un’immagine fortissima”. Oggi, però, Bove è spesso vicino a lei alle partite: “Alla Coppa Davis ce l’avevo accanto”.
Il legame con Firenze resta forte. Flavio ha tatuato il simbolo della città accanto al lupo della Roma. Francesca racconta che fu una sorpresa, soprattutto per il padre. E ora quel legame verrà celebrato anche dal Comune di Firenze, che ha scelto Cobolli come Magnifico Messere del Calcio Storico per la finale del 24 giugno.
“È una cosa molto bella, il Calcio Storico è qualcosa di identitario e di prestigio”, ha detto Francesca, ricordando che la famiglia ha sempre apprezzato questa tradizione. Quest’anno, finalmente, riusciranno anche ad assistere all’evento.
Francesca è nata e cresciuta in Toscana, a Strada in Chianti. Aveva 23 anni quando è nato Flavio, poi ha seguito il marito Stefano a Roma e ha lasciato gli studi. “Ho fatto un figlio giovanissima. E lo rifarei. Si crescono figli più liberi”, ha raccontato.
Di Firenze le mancano il cibo, l’olio, la bistecca e un po’ di tranquillità. Le prelibatezze, dice, continua a comprarle lì e a portarle a Roma: “Il pane qui non lo sanno fare. Nemmeno la schiacciata”.
Quando parla di Flavio lontano dal tennis, la voce è quella di una madre orgogliosa. “Che figlio è? Veramente stupendo”. E quando le fanno notare che tutte le mamme lo dicono, lei insiste: “No, lui è stupendo davvero. È generoso, sembra burbero e invece è buono, anche troppo. E poi è bello. No?”.
Non mancano i ricordi più vivaci. Da piccolo Flavio la faceva arrabbiare parecchio: testardo, determinato, poco incline allo studio. Una volta, racconta, lo rincorse addirittura con la scopa per strada perché le aveva risposto male. “Quando è troppo è troppo”, ha detto sorridendo.
Ma quella stessa testardaggine oggi si vede anche in campo. È parte del carattere di Cobolli, della sua capacità di non mollare, di andare avanti quando decide una cosa.
Alla fine, se potesse dirgli una sola frase prima di una finale, Francesca sceglierebbe parole semplici: “Goditela e divertiti, se ci riesci”.
Dentro questa frase c’è tutto il suo modo di essere madre: non invadere, non spiegare il tennis, non aggiungere pressione. Solo ricordare a Flavio che, prima dei trofei, delle finali e dei riflettori, resta il ragazzo di casa. Quello che, anche dopo una finale Slam, dalla mamma vuole soltanto una cosa: che continui a fare la mamma.
TAG: Flavio Cobolli, Francesca Neri

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