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Cinque anni dopo, Berrettini torna e riparte: “ Ho smesso di darmi addosso e ho ritrovato la quadra” (Video partita)

25/05/2026 17:21 3 commenti
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Patrick Boren
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Patrick Boren

Dopo cinque anni Matteo Berrettini ritrova il Roland Garros e lo fa nel migliore dei modi: vittoria in rimonta contro Marton Fucsovics dopo un avvio complicato e un primo set perso. Il romano torna a sorridere sulla terra parigina e nel post partita non nasconde la soddisfazione per il risultato e per sensazioni che sembrano finalmente ritrovate.

Matteo Berrettini: “Fa piuttosto caldo per essere a Parigi in questo periodo dell’anno, ma a me piacciono queste condizioni. La palla viaggia, rimbalza tanto. Sono davvero felice di essere qui: il 2021 è praticamente stata l’ultima volta che avevo giocato qui. È bello essere tornato. Non ho iniziato il match nel modo giusto, ho dovuto trovare il giusto atteggiamento mentale. Tengo molto a questo torneo e ogni volta che scendo in campo provo a dare il massimo. A volte questo sport può essere brutale, ma penso di aver finito la partita meglio di come l’ho iniziata, e questo è un ottimo segnale. Sono davvero curioso di vedere cosa succederà adesso”.

D. Hai attraversato tanti infortuni, problemi fisici, continui rientri. C’è stato un momento in cui ti sei chiesto se fosse solo sfortuna o se ci fosse qualcosa che non andava?

Berrettini: “Quando arrivano gli infortuni sei sempre negativo, non vuoi fermarti. Pensi: se avessi fatto questo, se avessi fatto quell’altro… Però oggi mi guardo allo specchio e sono davvero orgoglioso della mia carriera, di quello che ho ottenuto. Chi mi conosce da quando ero bambino sa che mi infortunavo già da quando avevo dodici anni. In un certo senso fa parte di chi sono. Ma ho sempre avuto una mentalità precisa e ho sempre lavorato duro per tornare. A me piace competere. Mi piace mettermi in situazioni in cui magari altri farebbero più fatica. Più diventa dura e più io mi sento dentro la sfida. Forse sono un po’ matto. Ma è quello che mi piace fare: competere, divertirmi e vincere più partite possibili. Sono passati cinque anni dall’ultima volta che ho giocato qui a Parigi e oggi è stato bello essere qui a parlare di una vittoria”.

D. A Wimbledon sei ancora fuori dal tabellone principale. Chiederai una wild card?

Berrettini: “Non lo so, il mio agente è qui… magari glielo chiedo. Ma non penso me la daranno (sorride). Vedremo. Se entrerò entrerò, altrimenti giocherò le qualificazioni. Conosco il mio livello e sono già stato in situazioni peggiori a livello di ranking. Certo, Wimbledon è uno dei miei tornei preferiti. Ma l’anno scorso ero testa di serie e non ho potuto competere come volevo. Per me conta più come sto competendo rispetto a dove sto competendo. Se mi chiedi se voglio tornare in top 20 certo che sì, ma so che prima c’è un percorso da fare. Adesso sono a Parigi, non giocavo qui da cinque anni e mi sto godendo l’atmosfera. Anche il campo piccolo mi ha ricordato la prima volta qui nel 2018”.

D. Cos’è scattato durante la partita? Perché da un certo momento in poi abbiamo visto un altro Berrettini.

Berrettini: “Nelle ultime settimane ho fatto i conti più che con il fisico con l’atteggiamento, con l’energia. Credo di essermi ritrovato un po’ nel primo set: non riuscivo ad alzare il motore, ero bloccato, statico, lento. Ho provato ad accettare il fatto che mi sentissi così e invece di darmi addosso mi sono detto che comunque ci stavo provando, che stavo facendo quello che ho sempre fatto: accettare e andare avanti. Non è semplice. Poi una volta trovata la quadra è diventato tutto più facile. Mi sentivo bene, avevo fatto ottimi giorni di allenamento, ottimi set, avevo avuto buoni risultati. Dovevo probabilmente superare un po’ di tensione iniziale e poi la partita è stata di alto livello”.

D. Tennisticamente c’era qualcosa che ti stava mancando?

Berrettini: “Paradossalmente il tennis è la parte in cui sento di dover aggiungere meno. Spesso il tennis è costruito su tre elementi: tennis, testa e fisico. Negli ultimi anni la fatica era soprattutto quella fisica e mentale. Però non mi sono mai sentito lontano dal mio tennis. Il problema è incastrare queste tre cose e farle funzionare insieme. Ho fatto una piccola modifica al tempo del servizio nelle ultime settimane e credo stia dando i suoi frutti. Mi sento molto meglio, faccio meno fatica anche fisicamente a servire e questo nei tre set su cinque è fondamentale”.

D. Dopo cinque anni, che effetto ti ha fatto tornare a Porte d’Auteuil?

Berrettini: “Sfortunatamente qui sono venuto due volte per ritirarmi e non è stato piacevole. Ci ho pensato durante la partita. Mi sono detto di godermi il fatto che non stessi pensando a problemi fisici, che non ci fossero dubbi sul giocare oppure no. Mi sono detto: godiamoci questa partita, male che vada la perdi e basta. Credo che questo approccio possa aiutarmi. Ho sempre desiderato stare bene e godermela. E sono stato molto felice di vedere tanta gente e tanto tifo, anche su un campo piccolo”.

D. L’anno scorso a Wimbledon avevi detto che avevi speso tante energie per stare bene fisicamente, forse trascurando la testa. Che rapporto hai oggi con il tennis?

Berrettini: “Oggi è diverso, ed è normale che sia così. Quello che mi fa alzare la mattina è rendermi conto di cosa provo quando competo. Quando c’è una palla importante, una partita dura come oggi da vincere. È quella sensazione lì che mi fa andare avanti e spingermi oltre il limite, un limite che probabilmente ho superato tante volte. Sto bene e sono convinto della strada che sto percorrendo. Ci sono momenti più duri e altri meno, ma sono convinto di voler fare questa vita. Quando mi sarò stancato prenderò altre decisioni. Per ora mi piace giocare”.

D. Al prossimo turno avrai un francese e probabilmente gran parte del pubblico contro.

Berrettini: “Dopo aver vissuto il tennis senza pubblico durante il Covid preferisco avere tutto il pubblico contro piuttosto che nessuno. Giocare qui contro un francese sarà bellissimo. Lavoriamo ogni giorno per vivere queste emozioni. Sarà una partita complicata per tanti motivi, lui ci terrà tantissimo. Ma sono contento che ci sarà una grande atmosfera”.

D. Il regalo più bello per i tuoi trent’anni?

Berrettini: “Nella mia testa ci sono stati tutti i pensieri possibili: leggerezza, felicità, ma anche la sensazione che il tempo passi troppo velocemente. Ho ricevuto tanti regali bellissimi. Ma la cosa che mi ha reso più felice è che avevo chiesto a chi voleva farmi un regalo di fare una donazione a una Onlus. Mi ritengo fortunato, non avevo bisogno di altro. Si chiama ‘Atleti al tuo fianco’ e aiuta persone che affrontano malattie importanti, soprattutto a livello psicologico e nella vita quotidiana. Ricevo lettere da ragazzi che mi raccontano come questi aiuti abbiano migliorato la loro vita. Ci sono cose che vanno oltre il tennis. E queste sono tra le ragioni per cui poi alla fine gioco”.


dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


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3 commenti

giallu 25-05-2026 18:28

Scritto da Peter Parker
La cosa migliore è insistere a vincere, altrimenti una sola partita dice poco

Bravissimo! Tutto molto bello ma adesso serve concentrazione e continuità.
L ho scritto diverse volte, insieme a Fabio Fogna è lui che ha dato il la a sta nuova era del tennis di casa nostra. Poi gli altri l hanno portato alle stelle ma lui è stato parte delle fondamenta.

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Peter Parker 25-05-2026 18:11

La cosa migliore è insistere a vincere, altrimenti una sola partita dice poco

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Harlan (Guest) 25-05-2026 18:03

Di tutti i galletti/pollastrelli presenti, ha pescato il peggiore
Forza Mattè

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