Grinovero, l’uomo squadra dietro la rinascita di Etcheverry: “Il mio sogno è realizzare quello dei giocatori”
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Walter “Wally” Grinovero è una figura conosciuta da anni nel circuito ATP, ma il suo modo di vivere il tennis è lontano dai riflettori. Argentino, cresciuto tra le sue radici e Paraná, ha costruito la propria identità da allenatore su un principio molto chiaro: nel tennis il successo non appartiene mai a una sola persona, ma a un gruppo.
Il lavoro più recente con Tomas Martin Etcheverry ha portato uno dei risultati più importanti della loro collaborazione: il primo titolo ATP del giocatore argentino, conquistato a febbraio nell’ATP 500 di Rio de Janeiro. Un traguardo che ha dato valore a un percorso iniziato molto prima e fondato su fiducia, lavoro quotidiano e crescita mentale.
“Essere allenatore è qualcosa che ho sempre avuto in mente. Il tennis è la mia grande passione e sono stato fortunato ad avere grandi giocatori da cui imparare lungo il cammino”, ha raccontato Grinovero ad ATPTour.com. “Ma questo è un lavoro di squadra: l’allenatore convince il giocatore, ed è lì che tutto comincia”.
Dopo aver provato a costruirsi una carriera da giocatore tra Buenos Aires e la Francia, Grinovero ha deciso di lasciare la racchetta a 27 anni per dedicarsi completamente all’attività di coach. Il suo percorso è iniziato nel 2000 con José Acasuso e da allora si è imposto come un allenatore capace di guidare senza cercare il centro della scena.
In uno sport spesso raccontato attraverso la solitudine dei suoi protagonisti, Grinovero ha sempre cercato di rompere questo schema. Per lui il giocatore resta al centro, ma intorno deve esserci un gruppo capace di accompagnarlo, proteggerlo e aiutarlo a credere in ciò che può diventare.
“Il mio sogno è sempre stato realizzare i sogni del giocatore con cui sto lavorando in quel momento”, ha spiegato. “Ho sempre sostenuto ciò che il giocatore vuole e l’ho spinto a credere di più in se stesso, senza porsi limiti”.
La sua visione del coaching è cambiata insieme al tennis. In 26 anni di circuito, Grinovero ha visto trasformarsi metodi, strumenti e priorità. All’inizio non c’erano video, analisi dettagliate o software: bisognava osservare le partite, prendere appunti, studiare colpi e schemi direttamente dal campo.
“Oggi la tattica esiste ancora, ma è meno importante”, ha detto. “In passato si vincevano partite perché i giocatori finivano con i crampi. Io sono stato tra i primi a viaggiare con un preparatore fisico, con Chucho Acasuso. Oggi l’aspetto fisico e tattico c’è, sì, ma la parte mentale ed emotiva fa la differenza. Il giocatore deve essere molto intelligente: è lì che si decide tutto”.
Questo approccio è stato decisivo nella seconda fase della collaborazione con Etcheverry. Dopo tre finali ATP perse e un quarto di finale al Roland Garros, il giocatore di La Plata aveva bisogno non solo di aggiustamenti tecnici, ma soprattutto di ritrovare fiducia.
Grinovero ha accettato la sfida a dicembre, lavorando sulla maturità del suo giocatore, sull’aggressività in campo e soprattutto sulla serenità interiore. Il punto di partenza era chiaro: dire sempre la verità, accettare gli errori del passato e usarli per correggere il presente.
“Non è facile far rendere un giocatore e non esiste un solo manuale valido per tutti”, ha spiegato Grinovero. “Sono un allenatore diverso rispetto a quando lavoravo con Fran Cerundolo. Etcheverry aveva perso un po’ di fiducia ed era triste in campo. Bisognava farlo riconciliare con se stesso, perdonarsi e credere che il potenziale fosse ancora lì. Dovevamo tornare alle basi”.
Il titolo di Rio è stato il simbolo perfetto di questa rinascita. Etcheverry arrivava da tre finali perse nel circuito ATP e ha dovuto superare una settimana durissima, sia fisicamente sia mentalmente. Il torneo brasiliano si è trasformato in una vera maratona, con condizioni estreme, caldo, pioggia e partite riprogrammate.
Nel suo percorso, l’argentino ha vinto anche il match più lungo nella storia del torneo, quasi quattro ore di battaglia. In finale, contro il cileno Alejandro Tabilo, ha rimontato un set di svantaggio imponendosi 3-6 7-6(2) 6-4, conquistando finalmente il primo titolo della carriera.
“Tomas è riuscito a realizzare il sogno di vincere un torneo. Era un ATP 500 e in sei mesi siamo tornati lassù”, ha raccontato Grinovero. “Pensava che non avrebbe mai vinto un torneo, ce lo aveva detto. Ma ha rotto quella barriera e ora è un ragazzo senza limiti. Sta crescendo come tennista e come persona”.
Oggi il binomio Grinovero-Etcheverry è sinonimo di resilienza, fiducia e lavoro condiviso. L’obiettivo è continuare a salire nel ranking ATP, ma senza tradire la filosofia che ha accompagnato il loro percorso: ogni risultato nasce da una squadra, da un metodo e dalla capacità di credere anche quando il giocatore sembra aver smarrito se stesso.
Grinovero ha dimostrato che un grande allenatore non è necessariamente chi cerca la luce per sé, ma chi offre al proprio giocatore gli strumenti per brillare in campo. E per Etcheverry, dopo il primo titolo ATP, la sensazione è che il viaggio sia appena entrato nella sua fase più interessante.
Marco Rossi
TAG: Tomas Martin Etcheverry, Walter Grinovero, Walter “Wally” Grinovero

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Questo Wally dev’essere simpatico a Vagno o Darren, visto che in 3 giorni Etche si è allenato 2 volte con Sinner…
…ti pare poco!?!
Tomas ha notevoli mezzi fisici e una buonissima base nei fondamentali, quindi le “urgenze” si riducono (si fa per dire!) ai limiti mentali e tattici.
In bocca alla volpe!