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Murray racconta i Big Three: “Con Federer, Nadal e Djokovic rapporti diversi. Oggi è tutto cambiato”

14/06/2026 09:29 2 commenti
Andy Murray - Foto Getty Images
Andy Murray - Foto Getty Images

Andy Murray ha raccontato come sia cambiato nel tempo il suo rapporto con Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. Dall’ingresso nel circuito, quando era ancora un giovane talento in cerca di spazio, fino agli anni in cui è diventato uno dei grandi rivali dei Big Three, l’ex numero uno del mondo ha vissuto relazioni molto diverse con ognuno di loro.

Nel suo canale YouTube “The Switch”, Murray ha spiegato che la competitività ai massimi livelli rendeva impossibile vivere quei rapporti come vere amicizie durante la carriera. La stima c’era, il rispetto anche, ma la distanza era naturale.

“Quando giocavo contro quei ragazzi, contro Federer, Nadal e Djokovic, il mio rapporto con ciascuno di loro era diverso. Non ho mai cenato con nessuno di loro mentre giocavo. Era una relazione totalmente diversa rispetto a quella di adesso”, ha raccontato Murray.

Il cambiamento è arrivato soprattutto dopo il ritiro. Lontano dalla pressione del campo e dalla lotta diretta per titoli e ranking, i rapporti si sono ammorbiditi. Il caso più evidente è quello con Novak Djokovic, che Murray ha anche allenato tra novembre 2024 e maggio dell’anno successivo.

L’esperienza con il serbo è durata poco, ma ha mostrato quanto i confini possano cambiare una volta chiusa la carriera da giocatore. Da rivali in partite decisive a collaborazione tecnica: un passaggio impensabile negli anni più accesi della loro rivalità.

Murray ha poi spiegato una differenza molto interessante tra Federer e gli altri due grandi campioni. All’inizio della sua carriera, il britannico si allenava spesso con lo svizzero. Ma quando il suo livello ha iniziato a salire e Murray è diventato un potenziale avversario diretto, Federer ha cambiato atteggiamento.

“Quando ho iniziato nel circuito, mi allenavo molto con Federer. Poi lui non voleva più allenarsi con me”, ha rivelato Murray. Una scelta che, secondo l’ex numero uno del mondo, rientrava nella logica della competizione tra giocatori di vertice.

Murray ha spiegato il meccanismo: quando un giovane arriva nel circuito, i campioni possono volerlo testare da vicino, capire il suo gioco, valutarne le qualità. Ma se quel giovane cresce davvero e diventa un rivale, tutto cambia.

“Di solito, se sei un giocatore d’élite e c’è un buon giovane appena arrivato, ti interessa allenarti con lui per vedere com’è il suo gioco. Poi, con il tempo, se quel giovane progredisce, diventa un rivale o qualcuno contro cui competi”, ha detto Murray.

Con Nadal e Djokovic, invece, il rapporto in allenamento era diverso. Murray ha raccontato di essersi allenato spesso con entrambi, anche nei periodi in cui erano rivali diretti nei tornei più importanti.

“Mi allenavo molto con Djokovic e Nadal. Mi piaceva farlo per prepararmi ai grandi tornei”, ha spiegato. Secondo Murray, lo spagnolo e il serbo avevano un approccio differente rispetto a Federer: erano più disponibili ad allenarsi con i rivali più vicini anche quando la competizione era fortissima.

La differenza con Federer, nella lettura di Murray, era netta. “Federer non si sarebbe mai allenato con Nadal, non si sarebbe mai allenato con Djokovic. Djokovic e Nadal erano diversi in questo senso, volevano allenarsi insieme o con i rivali più vicini”.

Tre personalità diverse, tre modi differenti di gestire la rivalità e la pressione. Federer più attento a mantenere una separazione competitiva, Nadal e Djokovic più propensi al confronto diretto anche in allenamento. Ma il risultato, alla fine, è stato simile: tutti hanno scritto la storia del tennis.

Il racconto di Murray mostra anche quanto il cosiddetto Big Four sia stato fatto non solo di partite leggendarie, ma anche di equilibri sottili, distanze, rispetto e diffidenza sportiva. A quel livello, ogni dettaglio poteva contare: anche scegliere con chi allenarsi e con chi no.

Oggi il clima è diverso. Federer si è ritirato, Nadal ha ricevuto il grande omaggio del Roland Garros, Murray ha iniziato una nuova fase della sua vita tennistica da allenatore e Djokovic resta ancora competitivo, ma con rapporti ormai più distesi con i grandi rivali della sua epoca.

Le immagini della Laver Cup, con l’addio di Federer, e quelle dell’omaggio a Nadal a Parigi hanno mostrato un volto diverso di quella rivalità. Una volta finita la battaglia quotidiana per Slam, record e primato mondiale, resta una storia comune fatta di rispetto e ammirazione.

Murray lo racconta con la lucidità di chi è stato dentro quella generazione irripetibile. Per anni ha provato a sfidare tre dei più grandi giocatori di sempre, riuscendo anche a interromperne il dominio e a diventare numero uno del mondo.

Adesso, guardando indietro, emerge una verità semplice: la rivalità dei Big Four è stata feroce in campo, ma il tempo ha trasformato quella competizione in un legame di rispetto. Federer, Nadal, Djokovic e Murray hanno avuto caratteri, metodi e rapporti diversi, ma insieme hanno costruito una delle epoche più straordinarie della storia del tennis.



Francesco Paolo Villarico


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2 commenti

Vivibocca (Guest) 14-06-2026 10:33

Gemini ha confermato la mia intuizione tecnica, aggiungendo il fattore psicologico per cui Federer, più vecchio degli altri, non voleva che entrassero in fiducia nell’affrontarlo

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Vivibocca (Guest) 14-06-2026 10:26

Interessante.
Federer basava la sua forza sull’imprevedibilità e la varietà di gioco. Forse allenarsi con i rivali era per lui come dare un vantaggio, mentre gli altri 3 erano più giocatori di ritmo

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