Medvedev torna sulla pesante sconfitta con Berrettini: “Quando perdi 6-0 6-0 significa che qualcosa non ha funzionato. Giocare sulla terra battuta è come giocare a FIFA: ci sono tanti fattori imprevedibili che non puoi controllare”
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Daniil Medvedev non scendeva in campo dallo scorso 8 aprile, giorno della durissima sconfitta rimediata a Monte-Carlo contro Matteo Berrettini, capace di travolgerlo con un clamoroso 6-0 6-0. Un risultato pesantissimo, raro a questi livelli, che aveva inevitabilmente lasciato strascichi nella testa del russo. Ora, in occasione del Media Day del Mutua Madrid Open 2026, l’ex numero uno del mondo è tornato a parlare apertamente di quella giornata nera, analizzando con grande lucidità quanto accaduto.
A Madrid, dove diversi media russi lo hanno intervistato, Medvedev non si è sottratto al tema più delicato. Anzi, con la consueta franchezza ha affrontato la questione senza giri di parole, offrendo una lettura molto umana di una sconfitta che, per quanto faccia male, resta pur sempre parte dello sport.
“Quando perdi 6-0 6-0… è chiaro che c’è qualcosa che non va”, ha ammesso il moscovita, riferendosi a quello che finora è stato il suo unico match nella stagione sulla terra battuta. “A questi livelli non puoi perdere così, quel giorno qualcosa non ha funzionato. Poi provi a cercare le cause per fare in modo che non succeda di nuovo”.
Una sconfitta che ha lasciato il segno
Medvedev ha spiegato come un ko del genere non sia semplice da assorbire, soprattutto dal punto di vista mentale. La sconfitta contro Berrettini, arrivata subito all’esordio, ha inevitabilmente intaccato la fiducia del russo, che non ha nascosto le difficoltà vissute nei giorni successivi.
“Dopo una sconfitta vivi sempre momenti duri, alcune ti colpiscono molto nella fiducia, soprattutto se perdi al primo turno contro qualcuno che pensi di poter battere. Questo può influenzarti anche nei tornei successivi”, ha raccontato.
Il doppio 6-0, per sua stessa ammissione, ha avuto un peso particolare: “Con un doppio 6-0 non ci sono eccezioni, fa male per l’umiliazione, ma questo è lo sport. Non sono il primo né sarò l’ultimo a cui succederà”.
Parole forti, sincere, che restituiscono bene il senso di smarrimento provato da Medvedev dopo una delle sconfitte più pesanti della sua carriera. Il russo ha spiegato di aver avuto bisogno di tempo per ritrovare equilibrio e ritmo: “Quei giorni sono stati complessi, mi ci è voluta un’intera settimana per recuperare il ritmo e capire cosa dovevo fare. La cosa positiva è che il torneo successivo non arrivava subito, quindi abbiamo potuto gestire la situazione con calma, allenandoci bene. Per questo ora sto giocando meglio”.
Il rapporto con la terra battuta
Nel corso dell’incontro con i media, Medvedev ha parlato anche del suo storico rapporto complicato con la terra battuta, superficie che non gli ha mai regalato grandi soddisfazioni, salvo rare eccezioni. E lo ha fatto nel suo solito stile diretto e ironico, con una definizione che non è passata inosservata.
“Giocare sulla terra battuta è come giocare a FIFA: ci sono tanti fattori imprevedibili che non puoi controllare, che non dipendono da te”, ha detto sorridendo.
Il riferimento è soprattutto ai rimbalzi irregolari tipici della superficie: “Per esempio i cattivi rimbalzi sulla terra. Tu puoi fare tutto bene e comunque sbagliare una palla, ed è una cosa esasperante per un giocatore”.
Da qui nasce anche la sua idea tattica sulla superficie: “Per questo preferisco puntare su colpi definitivi: o fai punto o sbagli”, ha spiegato l’attuale numero 10 del ranking ATP, lasciando intendere come la sua natura più aggressiva sia anche un modo per ridurre l’imprevedibilità della terra rossa.
“Puoi dominare e poi un rimbalzo cambia tutto”
Medvedev ha poi approfondito ulteriormente il paragone con il celebre videogioco calcistico, sottolineando quanto la terra possa risultare frustrante anche quando si sta giocando bene.
“Giocare sulla terra è come giocare a FIFA anche per questo: puoi vincere o perdere il punto in base a come rimbalza la palla. Perfino il colpo più facile può uscirti male per quello”, ha spiegato. “È l’aspetto che mi pesa di più: puoi giocare bene per tanto tempo, ma un semplice rimbalzo ti rovina tutto. Domini la partita, sei avanti, ma nell’ultima giocata succede qualcosa di strano e l’avversario ti raggiunge. Questo fa arrabbiare tantissimo, ma la terra battuta è anche questo”.
Adesso Madrid per ripartire
Dopo settimane complicate, Medvedev è pronto a rimettersi in gioco proprio al Mutua Madrid Open, dove esordirà al secondo turno contro il vincente della sfida tra Quinn e Marozsan. L’obiettivo del russo è chiaro: lasciarsi alle spalle il trauma sportivo di Monte-Carlo e ritrovare sensazioni migliori.
Le sue parole, però, raccontano qualcosa di più di una semplice analisi tecnica. Raccontano il peso delle sconfitte, il lavoro mentale necessario per rialzarsi e l’onestà di un campione che non ha paura di ammettere la propria fragilità. Perché anche una batosta come un 6-0 6-0 può diventare, col tempo, un punto da cui ripartire.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Daniil Medvedev

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