Cobolli, l’importanza dell’esperienza e del “limite”
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“Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto”. Le parole pronunciate dal leggendario Ayrton Senna calzano a pennello per tirare le somme dello straordinario Roland Garros 2026 vissuto da Flavio Cobolli, bravissimo a cogliere un’occasione storica e issarsi sino in finale, dove ha battagliato alla pari contro Alexander Zverev per 4 ore e 16 minuti, cedendo solo al quinto set e alla fatica, fisica e mentale, della prima finale Slam in carriera. Una sconfitta nel match per il titolo, quando arrivi ad un set dall’alzare al cielo di Parigi la Coppa dei Moschettieri logicamente brucia, ma Cobolli se ne torna a casa con un bilancio estremamente positivo e un bagaglio di esperienza importantissimo, sul quale costruire nuove consapevolezze di se stesso e del gioco a questo livello.
Solo vivendo sulla propria pelle una cavalcata del genere, e la partita più “pesante” di tutte, puoi capire come gestire le emozioni, le situazioni di gioco sotto uno stress massimo e in un contesto del genere, con tutti gli occhi del mondo puntati addosso. Non c’è allenamento che possa insegnarti queste dinamiche, niente è come la partita, un campo così grande e ricco di storia, la sensazione di aver vinto sei partite di fila tre set su cinque (per Flavio, 5 in realtà) e aver la chance di completare una corsa eroica, la più importante della disciplina. Flavio ora conosce tutto questo, ha capito moltissime cose di “come funziona”, ma anche su se stesso e potrà lavorare con nuove certezze per far sì che la favolosa quindicina parigina non resti un unicum, ma solo una prima volta.
Cobolli è entrato a Roland Garros da testa di serie n.10 e ha vinto le sue prime tre partite nel torneo senza cedere un set, forte di un tennis ottimo su terra battuta, aggressivo e consistente. È corretto rilevare che il suo percorso sino alla finale non è stato “tremendo”: Pellegrino, Wu, Tien, Svajda. Auger-Aliassime, quindi la semifinale non giocata contro Arnaldi per il disgraziato e ingiusto virus contratto da Matteo. Diciamo che se il buon “Cobbo” avesse potuto tracciare con la penna magica un percorso ideale di uno Slam, beh, non sarebbe andato molto lontano da quello realmente trovato a Roland Garros 2026, ma sono situazioni che capitano e alla fine conta il campo, conta vincere e farsi trovare pronto per cogliere l’occasione. Flavio lo è stato e quindi guai a parlare di fortuna: la fortuna ognuno se la procura anche con i propri mezzi, giocando bene e vincendo le partite. In uno Slam nessuno ti regala niente.
Cavalcare un momento eccellente, quello che in gergo viene definito “stato di flow”, una condizione quasi ideale che ti permette performare al proprio meglio, è segno evidente di classe. Cobolli ha classe, una sua classe distintiva: ha colpi ma soprattutto è agonista vero. Nei circoli romani, quelli che ha bazzicato fin da piccolo, lo definirebbero un partitaro, ossia uno che sa vincere le partite, con accelerazioni a tutta, non sfuggendo dal rischio, andando a prendersi i punti senza aspettare che sia l’altro a darteli. Flavio forse per una volta nella finale contro Zverev ha peccato proprio in questo: non è riuscito ad imporre fino in fondo il suo tennis, andando perlopiù di rimessa, rincorrendo il tedesco senza mai riuscire ad andare sopra al livello dell’avversario, o riuscendoci per poco tempo e tornando poi di nuovo sotto. Cobolli è partito contratto – come era logico che accadesse, alla prima volta in una finale Slam – ma poi anche quando si è sciolto con il break un po’ trovato con l’assist del tedesco nel secondo set, mai ha preso il controllo del tempo di gioco, entrando “duro” nella testa di Sasha. Eppure il tedesco ha traballato più e più volte, preda di demoni davvero maligni che danzavano nella sua psiche ricchissima di memorie negative. In questo l’azzurro è un po’ mancato, se ci fosse riuscito sicuramente ora staremmo commentando una vittoria clamorosa. Ma non si può affatto puntare il dito contro Flavio, non era affatto facile nemmeno per lui riuscirci, anche se il suo carattere dirompente e il suo essere agonista a tratti feroce lasciava aperta la speranza a quest’ultimo passo. Imparerà da questa esperienza.
Semmai la bellissima avventura a Roland Garros deve essere uno stimolo ulteriore per continuare a spingere, investire sul miglioramento di quegli aspetti ancora un po’ carenti nel suo gioco e necessari e salire ancora di livello. In primis il servizio: pensare di vincere una finale Slam servendo poco più del 50% di prime palle – anche su terra nei nostri giorni – è troppo complicato. E pure in risposta Flavio deve trovare una gestione del colpo superiore. L’esecuzione in sé c’è, ne ha trovate diverse di risposte vincenti e anche in momenti non banali; rivivendo la partita tuttavia l’aver scelto di stazionare ben dietro per iniziare lo scambio, visto che il rivale non è uno che anticipa granché, non ha funzionato perché ha concesso troppo campo e questo ha aperto il fianco a tante discese a rete di Zverev, rovesci angolati di ottima qualità, e ha finito per far consumare troppe energie in rincorse anche belle ed esaltanti, ma alla lunga sfiancanti. La chiave del tennis di Cobolli resta l’esplosività, l’energia: trovare una condotta per non sprecane troppa è fondamentale in un torneo che richiede 7 vittorie 3 set su 5 per arrivare fino in fondo.
Ci sono diversi altri aspetti del tennis di Cobolli che possono ancora migliorare, e tanto. Molto dipende dalla testa: una migliore gestione del momento per capire quando affondare il colpo senza cadere nella fretta, o al contrario non essere troppo dietro affidandosi alle sue gambe eccezionali nei recuperi. Questo Roland Garros ha insegnato tanto a Flavio, adesso ha strumenti migliori per capire ancor più in profondità i propri difetti e qualità. Ha una visione d’insieme che prima non poteva avere. Come affermava Ayrton Senna, se riesci a gestire e incastrare la qualità della tua mente con la determinazione e l’istinto, allora un “impostore” come il limite può diventare un amico con cui giocare, e non può una barriera di cui aver paura.
Marco Mazzoni
TAG: Editoriale LiveTennis, Flavio Cobolli, Marco Mazzoni, Roland Garros 2026

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Finali Slam penso non ne fara’ piu, non e’ obiettivamente un giocatore da varie finali Slam. E’ stato bravissimo a sfruttare questo giro ma ha avuto un tabellone perfetto, solo contro giocatori da veloce o giocatori di bassissima classifica, e semi non giocata. Io ho sempre pensato quello che pensa suo papa’, sbagliando come lui: mai nei top30. Mi ricorda quello che ha fatto il grande Sonego, che e’ arrivato a ridosso della top20 giocando con intesita’ mostruosa per un certo periodo e riuscendo a superare se’ stesso. Ma l’ impegno energetico/mentale/fisico di esprimere tutti questi fattori sempre al 120% si puo’ tenere per lunghi mesi solo per qualche stagione da giovani. Poi magari continui con grande impegno ma riesci ad andare “solo” al 100% e gia’ scendi di livello (per Sonego intorno al 50). Cobolli ha fatto miracoli ad arrivare nei 20 e poi nei 10, e’ stato veramente grandioso. Ma adesso arrivano almeno 4/5 giovanissimi che gli sono sicuramente superiori. Poi tornano Rune, Draper e altri scesi per vari motivi. Per me nei top15, anche continuando fortissimo, non ci sta proprio. Gia’ un carriera stabile nei 20 sarebbe mostruoso per uno del suo livello naturale.
Con gli occhioni verdi spalancati l’aria permanente da ragazzino e alcune movenze sul campo davvero fanciullesche, Cobolli era e sarà sempre un po’ sottovalutato, fortunatamente lui ci si muove a suo agio. C’è un altro motivo secondo me: i numeri e le statistiche sono spesso eccellenti radiografie dei singoli match e del bagaglio tecnico espresso, ma non sempre riescono a intercettare altre qualità chiave come la forza atletica e agonistica (che sono stressate soprattutto in tornei come il RG e in generale negli slam), qui Cobolli sta stabilmente tra i supertop.
@ Harlan (#4635893)
Se la stavano facendo sotto tutti e due.
Avevano uno sguardo spaventato.
Il comportamento di Flavio alla premiazione, le sue parole.
Sono questi i tratti del “vero” campione. Quello che fa della genuinità il suo valore aggiunto e non un prodotto di marketing.
Un Cobb come quello visto con Tien, alzava la coppa senza se e senza ma
Certo è che uno Zverev come quello visto con Mensik …
Hanno giocato tutti e due molto al di sotto dei loro standard
Alla fine ha prevalso l’esperienza