Rivoluzione del doppio, la posizione di Haase: “Se sono presente, do sempre il massimo. Oggi questa mentalità è quasi scomparsa, molti giocatori non hanno rispetto né per il gioco né per il pubblico. È difficile convincere i top player ad esporsi sul tema”
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La possibile rivoluzione del doppio dal 2028 messa sul tavolo dall’ATP, con tabelloni ridotti e soprattutto montepremi dimezzati, continua ad agitare le acque del tour Pro. Mentre gli specialisti della disciplina sono subito scattati sul piede di guerra, difendendo il proprio settore e affermando che il doppio resta vitale per la sopravvivenza di molti giocatori in crescita che puntano a “farcela” in singolare, i tennisti più forti e che di rado bazzicano il doppio poco si sono esposti sul tema, con posizioni più sfumate e parlando solo dietro le quinte. Una situazione che sembra destinata a trascinarsi per un po’, e che quindi suscita polemiche e discussioni pure all’interno del Player Council, con posizioni molto diverse anche all’interno degli stessi specialisti. Tra questi spicca il parere schietto e per certi versi singolare di Robin Haase, veterano olandese che dopo una buona carriera in singolare (numero 33 del ranking come “best” e con due titoli vinti nel circuito maggiore) si è dedicato con successo al doppio.
Haase è stato ospite del podcast Changeover e ha parlato delle modifiche proposte dall’ATP per il circuito di doppio. Nel contesto delle ipotesi di riduzione dei premi destinati ai doppisti, ad Haase è stato chiesto: quando eri numero 30 del mondo in singolare, se il montepremi del doppio fosse stato la metà di quello di allora, avresti comunque dedicato tempo a giocare il tabellone di doppio? Questa la risposta di Robin: “Sì, per me assolutamente sì. Ma questo perché penso in modo molto diverso rispetto al 90% dei giocatori del circuito. Per me il tennis è, prima di tutto, qualcosa che amo giocare. Che si tratti di singolare o doppio, non fa differenza. Ammetto che mi divertivo di più in singolare, ma semplicemente perché adoravo quella disciplina e potevo concentrarmi esclusivamente su me stesso. Tuttavia, poter giocare, intrattenere il pubblico e farlo insieme a qualcuno con cui hai un buon rapporto e ti piace condividere il campo, lo trovavo fantastico“.
“Inoltre, il doppio era utilissimo anche per il mio singolare, perché si basa su servizio, risposta, volée e rapidità di esecuzione” continua l’olandese. “Sono aspetti che ho sempre amato. Se non avessi giocato il doppio, avrei comunque passato quel tempo ad allenarmi. Per me una partita è il miglior allenamento possibile. Mettendo insieme tutti questi elementi, semplicemente adoro giocare“.
Haase ha poi lanciato una critica piuttosto netta all’atteggiamento di molti singolaristi nei confronti del doppio. “Ed è qui che probabilmente il mio modo di pensare si discosta da quello degli altri. Gli organizzatori investono moltissimi soldi e tantissime energie per allestire un torneo. Se sono presente, do sempre il massimo, che si tratti di singolare o doppio. Sono lì per intrattenere il pubblico e per garantire agli spettatori una bella partita da vedere. Oggi, invece, questa mentalità è quasi scomparsa. Se guardiamo ai giocatori di singolare, a molti sembra quasi non importare più di tanto… Si ritirano dai tornei o dai match con estrema facilità e, per quanto possa sembrare duro da dire, direi quasi che non hanno rispetto né per il gioco né per il pubblico. E penso che sia davvero un peccato“.
Una posizione drastica e decisamente “scomoda” quella di Haase, mentre altri colleghi specialisti del doppio puntano soprattutto a far capire quanto sia importante per l’intero movimento tutelare la disciplina di coppia sul tour ATP. Bob e Mike Bryan, considerati tra i più grandi doppisti della storia, hanno recentemente criticato le modifiche proposte dall’ATP: “Se questa riforma verrà approvata, ucciderà il sogno del doppio per i giovani giocatori e per i tennisti universitari che vogliono intraprendere questa carriera. La strada per emergere e guadagnarsi da vivere sarà bloccata. Dal punto di vista economico, il Tour sembra essere nel momento migliore della sua storia. Dovrebbero creare più opportunità per i giocatori di doppio”.
“Pensiamo che l’intera torta debba crescere”, afferma Henry Patten, oggi n.1 al mondo nel ranking di doppio. “E sappiamo tutti che la quota dei ricavi destinata ai tennisti è una delle più basse tra tutti gli sport professionistici. Non stiamo attaccando nessuno, sia chiaro. Ho ricevuto reazioni molto diverse. Ho parlato con Felix Auger-Aliassime, che si è mostrato molto favorevole alla nostra posizione. Anche Flavio Cobolli è stato molto disponibile. Ho parlato anche con Taylor Fritz, che in privato si è detto favorevole, ma poi pubblicamente ha dichiarato qualcosa del tipo: ‘Alla fine è una questione di business’. In pratica ha evitato di prendere una posizione netta. La realtà è che i top player guadagnano già moltissimo e credo che non siano particolarmente interessati a ciò che accade nel doppio o a chi lo giochi. Sono più concentrati su altri problemi. Karen Khachanov, per esempio, mi ha detto di non aver discusso del doppio con l’ATP, ma di aver parlato del fatto che spesso scopre troppo tardi quando giocherà il giorno successivo o di questioni legate agli orari. Sono queste le loro priorità. Vivono in una realtà diversa. E va detto chiaramente: sono i primi 10-20 giocatori del mondo a generare la maggior parte delle entrate del tennis. Come ha detto Robin, naturalmente contano anche gli eventi. Ma sono quei giocatori a trainare davvero il business. Ed è il risultato della strategia perseguita dall’ATP negli ultimi anni”.
“L’ATP ha investito molto nel promuovere Federer, Nadal, Djokovic, Sinner, Alcaraz e tutti i giocatori che gravitano attorno a loro. Ho parlato con diversi top player. È difficile aspettarsi prese di posizione forti da parte loro” continua Patten. “Sono molto controllati, hanno agenti e ricevono una formazione specifica sulla comunicazione. Non è semplice aspettarsi che escano allo scoperto dicendo apertamente: ‘Siamo con i doppisti e contro l’ATP’. Alla fine l’ATP paga loro cifre enormi per quello che fanno. È difficile aspettarsi che prendano posizione per noi. Spero che qualcuno lo faccia, soprattutto se verrà interpellato direttamente. Cobolli, per esempio, mi ha detto: ‘Se mi verrà chiesto, dirò la mia’. Ma non credo che molti si esporranno spontaneamente”.
“Credo che il vero nodo riguardi soprattutto quei giocatori attorno alla 75ª posizione mondiale, ai quali è stato promesso un aumento dei guadagni e che quindi pensano: ‘Fantastico’. Forse anch’io al loro posto la vedrei così, anche se spero di no, perché credo sia importante guardare al quadro generale. Trovo inoltre preoccupante il precedente che si sta creando nel tennis: si stanno eliminando posti di lavoro. Se fossi un singolarista di quella fascia di classifica, sarei piuttosto preoccupato. Perché, se esci regolarmente al primo o al secondo turno e non sei una testa di serie, probabilmente non stai generando grandi entrate per il torneo. Il mio primo pensiero sarebbe: potrei essere io il prossimo a finire sul tavolo dei tagli, indipendentemente dal fatto che ciò accada davvero o meno. Tengo molto a non trasformare questa vicenda in una guerra tra singolaristi e doppist, Non è assolutamente questo il nostro obiettivo. Continueremo a dialogare con tutti ogni volta che ne avremo l’occasione” conclude Patten.
“L’unica cosa che vorrei sottolineare è che bisogna convincere i giocatori di singolare spiegando loro cosa ci guadagnano e cosa li infastidisce davvero. Se esiste un problema, qual è esattamente? Ho parlato con diversi giocatori e, in realtà, non c’è una forte ostilità nei confronti del doppio” afferma Haase. “Il consenso generale è che alcuni doppisti guadagnino troppo in rapporto al sistema attuale. E allora la domanda è: va bene, ma chi sarebbe esattamente a guadagnare troppo?”.
Un interrogativo e parole che ben spiegano come all’interno del gruppo dei giocatori non ci sia affatto unità di intenti e questo probabilmente costerà caro agli specialisti del doppio. Addirittura alcuni hanno ventilato la ipotesi di creare un tour del tutto autonomo per il doppio, separato dal singolare. Ma, in quel caso, sarebbe sostenibile sul piano economico? La risposta oggi sembra totalmente negativa. Come per molti altri temi caldi, si torna al vero nocciolo del problema: la volontà politica. Se il doppio ancora piace e interessa, è necessaria una azione diversa per provare a rilanciarlo e renderlo centrale o almeno più visibile e attraente. In questa fase storica, tutte le energie di chi guida il tour sembrano rivolte altrove.
Marco Mazzoni
TAG: crisi del doppio, Doppio, Henry Patten, Marco Mazzoni, Robin Haase

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Purtroppo il tennis come tutti gli sport professionisti girano troppo intorno ai soldi. È anche vero che il tennis è uno sport che attualmente è trainato dall’atp e in particolare dal singolare. La wta, come il doppio, ricevono più di quanto effettivamente producano. Dato che dietro i giocatori ci sono agenti, gente che ci mangia e che vuole mangiare bene giustamente si fa delle domande. Ora, secondo me l’unica soluzione ad oggi è quella di aumentare la forbice dei guadagni in favore dei tennisti cercando di mantenere intatto il doppio. Meno margine per l’atp ma è anche vero che si tratta di un mercato in crescita.
Invece tagliare i montepremi, seppur possa essere ragionevole se proporzionato al guadagno che porta, non penso sia praticabile anche perché dubito che alle donne si dica “bene da oggi guadagnerai un 1/3 perché nessuno viene a vederti se non in finale”
Patten l’ha toccata pianissimo. Mi piace. E ha ragione, ha fatto bene a richiamare la codardia dei top, che si presentano tanto come gentiluomini affabili e giusti, ma in realtà sono burattini dell’ATP e degli sponsor, e navigano verso i soldi, perché non ne hanno mai abbastanza.
Mi viene in mente anche il cop-out di De Minaur che rispose “va beh tanto non lo gioco”. Vero anche quello che dice Lola, sicuramente i top singolaristi non rispettano i doppisti, e lo si capisce dal fatto che, soprattutto tra gli uomini, sono quasi inesistenti quelli che giocano entrambi. Le donne invece lo tengono più in considerazione.
L’ho detto mille volte, in nessun altro sport una disciplina viene tagliata perché “rende poco”. E’ una vera porcata.
Namo bene, un altro nostalgico degli anni 80.
Il doppio ormai è una disciplina arcaica.
Non rende, non vende, fa giocare atleti che sarebbero sennò finiti da anni.
La Coppa Devis hanno dovuto concentrarla in una settimana in campo neutro e in tre set per farla sopravvivere.
Il mondo evolve, prima cerano i gettoni telefonici da 200 lire ora si comunica da uno schermo luminoso
E’ chiaro che quando un top 40 vede un Heliovaara che guadagna più di lui si faccia due domande su come sia gestito il sistema.
Io trovo comunque che il tennis abbia la tendenza ad incapponirsi su problemi inutili e tralasci quelli seri.
Come quando si parlava di abolire il let sul servizio….fiumi di discussioni su una cosa totalmente ininfluente.
Per me è assurdo, ma togliete pure il doppio, così si riconvertiranno tutti, avrete probabilmente 4/5 top100 diversi da ora in più, altri 15 che vivacchiano nelle retrovie e complessivamente altri 100 che finiranno a fare i maestri invece di fare una normale carriera professionistica.
più che condivisibile
Fra le motivazioni di questo taglio c’è proprio il fatto che i top players hanno chiesto più soldi e tutele per il singolare, basandosi sul fatto, nemmeno falso, che l’intero tennis è sovvenzionato chi più chi meno dal circuito maggiore del singolare maschile. Di sicuro ora non se ne escono con “vogliamo più soldi ma non presi dal doppio”.
E più non sono sicura che i top players rispettino davvero il doppio. Molti probabilmente la pensano come Bublik e Opelka, e abbiamo visto come non si facciano molti scrupoli a iscriversi nei tornei di doppio quando conviene loro, lasciando fuori i doppisti, per poi mollare dopo due turni. Non sembra l’atteggiamento di chi considera il doppio una specialità paritaria.