Carlos Alcaraz si gode il trionfo: “Solo il mio team sa quanto ho sofferto per arrivare fin qui†(Video)
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Deve essere una sensazione difficilmente descrivibile quella che Carlos Alcaraz sta vivendo oggi: al vertice del tennis mondiale, fresco campione dell’Open d’Australia 2026 e già proiettato verso nuove, enormi sfide. Dopo il tradizionale servizio fotografico in un parco di Melbourne con il trofeo, il murciano ha incontrato i media per raccontare a caldo emozioni, pensieri e ambizioni.
Sorridente, sereno e sorprendentemente maturo, Alcaraz si è presentato con l’aplomb di chi sta imparando a convivere con la gloria senza darla mai per scontata. «È un sogno che diventa realtà . Sul match point ero davvero nervoso, mi tremava tutto il corpo. Quando ho visto la palla uscire, ho provato una sensazione incredibile: ho capito di aver raggiunto qualcosa per cui ho lavorato tantissimo. Solo il mio team e la mia famiglia sanno quanto», ha confessato. Poi la nota più leggera: il tatuaggio celebrativo. «Sto pensando a un canguro per ricordare questo successo. Probabilmente sul polpaccio», ha sorriso.
La notte della vittoria, però, è stata tutt’altro che movimentata. «Tra impegni e cerimonie ho lasciato il club verso le due di notte. Non avevo energie per festeggiare: ho passato un po’ di tempo con mio fratello e alcuni amici, giocando a giochi da tavolo. Niente di più», ha raccontato.
Inevitabile un passaggio su Rafael Nadal, presente a Melbourne. «Ho parlato con lui dopo la partita. La sua presenza ha reso tutto ancora più speciale. Dopo la semifinale pensavo a ciò che fece nel 2009, battendo Verdasco e poi Federer in finale. Gli ho detto quanto fosse emozionante averlo lì: lui sa esattamente cosa si prova in momenti così».
Completato il Career Grand Slam a soli 22 anni — il più giovane di sempre — Alcaraz guarda avanti con lucidità . «È un onore enorme entrare nel gruppo delle leggende che hanno vinto tutti i grandi tornei. Vincere i quattro Slam nello stesso anno è qualcosa di enorme: preferisco andare passo dopo passo».
Infine, l’ammirazione per Novak Djokovic: «Non penso di giocare fino a 38 anni, ma Novak è un’ispirazione incredibile. La sua fame competitiva, il lavoro che fa ogni giorno, la fiducia con cui continua a sfidare i più giovani: è impressionante».
Carlos Alcaraz volerà in Spagna nelle prossime ore. Il trofeo è appena arrivato, la storia è già scritta. Ma la sensazione è che, per lui, il bello debba ancora cominciare.
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Tanto di cappello allo spagnolo. Ma continuo a non capire perché per molti ogni sua vittoria sia considerata più pesante rispetto ad analoga vittoria di Jannik.
Mostruosamente bravo Alcaraz,bisogna ammetterlo.
Sinner si è fatto imbrigliare in semifinale dall’ astuto Djokovic come in finale al Rolando altrimenti,mio modesto parere,in finale sarebbe cresciuto ancora di livello e poteva affrontare il nr.1
con più tennis nelle gambe e braccia.Ma del resto le partite bisogna vincerle e quindi tutto quello che si dice conta poco o niente.
balle, di partite del cavolo ne ha perse diverse Carlos negli ultimi 12 mesi con avversari obiettivamente inferiori.. la realtà è che Alcaraz alza il livello nei momenti che contano, Jannik si perde, specie quando si arriva al quinto
Tra le righe sta da da un caro saluto a quelli che lo davano morto dopo l’addio a Ferrero
Bravo… certo, ma al contrario di Sinner gli avversari non danno il meglio quando giocano contro di lui!
Ormai e’ troppo riduttivo scrivere. C H E. U O M O parlando di Alcaraz, quindi d’ ora in poi si scriverà C H E. S U P E R U O M O.
Ora vorrei sentire cosa hanno da dire .. che lo criticavano per aver licenziato Ferrero, uno che non perdeva occasione per parlare male del suo datore di lavoro, ossia Alcaraz
È un grande, c’è poco da dire,per Sinner ci saranno altre occasioni.