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Zeynep Sonmez racconta il lato più duro del tennis: «L’anno scorso sono stata a casa soltanto 50 giorni

26/07/2026 11:38 1 commento
Zeynep Sonmez nella foto - Foto Getty Images
Zeynep Sonmez nella foto - Foto Getty Images

Zeynep Sonmez sta vivendo il miglior momento della propria carriera. A 24 anni, la tennista turca è entrata stabilmente tra le prime 50 giocatrici del ranking WTA, ma il percorso verso l’élite le ha imposto sacrifici che vanno ben oltre gli allenamenti e le partite.

In un’intervista concessa alla rivista turca Bee Haber, Sonmez ha raccontato le difficoltà legate ai continui viaggi, alla lontananza dalla famiglia e alla necessità di crescere senza poter contare su una solida tradizione tennistica nel proprio Paese.

«Ho dovuto imparare quasi tutto attraverso l’esperienza»

Provenire da una nazione con pochi precedenti ad alto livello ha reso più complesso il suo ingresso nel circuito. Nei Paesi con una cultura tennistica consolidata, i giovani possono affidarsi a strutture specializzate, allenatori esperti e campioni capaci di trasmettere conoscenze accumulate negli anni.

«Non provengo da un Paese nel quale il tennis sia particolarmente popolare. Non sono cresciuta in un ambiente con una cultura tennistica molto diffusa e per questo ho dovuto imparare tante cose strada facendo», ha spiegato.

Sonmez non considera questa situazione un alibi, ma una differenza importante rispetto a molte avversarie. «Alcune mie colleghe avevano già imparato determinati aspetti durante la crescita. Quando sono arrivate a questo livello, conoscevano già certe dinamiche. Io, invece, ho appreso quasi tutto attraverso l’esperienza».

Calendario, viaggi, cambi di superficie, gestione delle sconfitte e recupero fisico sono elementi decisivi per restare nel circuito. La turca ha dovuto scoprirli direttamente, spesso mentre affrontava giocatrici cresciute all’interno di sistemi molto più strutturati.

La solitudine dietro la vita nel circuito

Per Sonmez, la difficoltà più grande riguarda però la lontananza dai propri affetti. La stagione professionistica si estende per quasi undici mesi e obbliga le giocatrici a spostarsi continuamente tra continenti, fusi orari e condizioni differenti.

«Per essere tra le prime 50 bisogna possedere una grande forza mentale, perché viaggiamo praticamente ogni settimana. Devi essere pronta a stare lontana dalla famiglia e dalle persone che ami», ha sottolineato.

La numero 48 del mondo ha ammesso di aver sofferto particolarmente la lontananza da Istanbul: «È sempre stata una delle parti più difficili del mio lavoro. Ogni volta che perdevo una partita pensavo: “Perché non torniamo a casa?”. Anche tra un torneo e l’altro avrei voluto rientrare».

Soltanto 50 giorni in Turchia nell’arco di un anno

Una cifra riassume meglio di qualsiasi altra il prezzo della sua ascesa: «L’anno scorso abbiamo trascorso soltanto 50 giorni in Turchia».

Nel tennis, una sconfitta raramente permette di rientrare subito a casa. Molto più spesso significa preparare i bagagli, raggiungere un altro Paese e ricominciare pochi giorni dopo. Il dolore per un risultato negativo deve essere assorbito rapidamente, senza che condizioni il torneo successivo.

Le parole di Sonmez mostrano quanto il successo dipenda anche dalla capacità di gestire solitudine, stanchezza e instabilità. Il talento rappresenta soltanto una parte del percorso: servono una struttura competente, equilibrio emotivo e la disponibilità a rinunciare per lunghi periodi alla propria quotidianità.

Sonmez apre la strada al tennis turco

L’ascesa della 24enne assume un valore ancora maggiore perché può diventare un punto di riferimento per le future generazioni turche. Tutto ciò che oggi rappresenta una prima esperienza per Sonmez potrà trasformarsi domani in un patrimonio di conoscenze da trasmettere ai giovani del suo Paese.

Entrare nella top 50 ha significato superare numerosi ostacoli, ma rimanervi ne imporrà altri. La prossima sfida sarà trasformare quanto appreso, dentro e fuori dal campo, in una routine capace di sostenerla durante l’intera stagione.

Il suo racconto restituisce così un’immagine del tennis molto diversa da quella dei grandi stadi e dei montepremi: una vita trascorsa tra aeroporti, alberghi e lontananza dagli affetti, nella quale anche poter tornare a casa diventa un privilegio raro.



Marco Rossi


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1 commento

Gianni (Guest) 26-07-2026 12:13

È molto bella

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