Il controcorrente: Prize money, la battaglia dei giocatori: più soldi per tutti o più potere per i big?
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La protesta dei giocatori contro i tornei del Grande Slam è ormai diventata uno dei temi politici più caldi del tennis mondiale. Alla vigilia del Roland Garros, diversi big hanno scelto di limitare gli impegni con i media a circa 15 minuti, una cifra simbolica: secondo la posizione dei giocatori, gli Slam redistribuiscono ai tennisti circa il 15% dei ricavi, mentre la richiesta è di avvicinarsi al 22%, livello indicato come riferimento rispetto ai grandi tornei ATP e WTA 1000.
La questione non riguarda soltanto i campioni. Anzi, il punto più forte della battaglia è proprio questo: i top player sostengono di voler ottenere un sistema più equo anche per chi sta più in basso in classifica, per chi gioca qualificazioni, Challenger, ITF, per chi deve pagare viaggi, coach, fisioterapisti e preparazione senza avere contratti milionari alle spalle. Aryna Sabalenka ha spiegato che la protesta non è “per lei”, ma per i giocatori più bassi in classifica e per chi fatica a vivere dentro il circuito professionistico.
Il paradosso, però, è evidente: a guidare la battaglia sono proprio i tennisti che guadagnano di più. Sinner, Alcaraz, Gauff, Djokovic, Sabalenka, Swiatek e Medvedev sono atleti globali, non solo sportivi. Il loro valore non nasce più soltanto dai montepremi, ma dalla capacità di vendere immagine, stile, racchette, scarpe, orologi, auto, bevande, viaggi, lusso e tecnologia. Gli Slam danno loro visibilità planetaria; i brand trasformano quella visibilità in milioni.
Il Roland Garros 2026, per esempio, ha annunciato un montepremi complessivo di 61,723 milioni di euro, in crescita del 9,53% rispetto al 2025, con un aumento anche per le qualificazioni del 12,9%. Ma i giocatori contestano il rapporto tra questa crescita e l’aumento dei ricavi complessivi del torneo: secondo la posizione del gruppo, la quota destinata ai tennisti resterebbe ancora troppo bassa rispetto al valore che gli atleti generano.
Qui nasce il nodo politico. Se l’aumento del prize money finisce soprattutto nelle tasche dei campioni, la battaglia rischia di sembrare una rivendicazione dei più ricchi. Se invece porta più soldi nei primi turni, nelle qualificazioni, nei programmi di welfare, nelle pensioni, nella maternità, negli aiuti agli infortunati e nei livelli più bassi del circuito, allora può diventare una riforma vera. La richiesta dei giocatori include infatti non solo più montepremi, ma anche contributi per pensione, salute, maternità e una rappresentanza più forte nelle decisioni degli Slam.
Va anche detto che qualcosa si sta muovendo. L’ATP ha rivendicato una crescita record dei compensi: nel 2025 88 giocatori hanno superato il milione di dollari di guadagni “on court”, mentre per il 2026 il prize money del circuito Challenger è previsto a 32,4 milioni di dollari, in crescita del 167% dal 2022. Il programma Baseline, inoltre, punta a garantire soglie minime di reddito ai giocatori entro la top 250.
Ma la distanza fra vertice e base resta enorme. Secondo Forbes, i dieci tennisti più pagati del 2025 hanno generato complessivamente circa 285 milioni di dollari in dodici mesi, sommando prize money, sponsor, esibizioni e attività commerciali. Carlos Alcaraz è stato indicato a 48,3 milioni di dollari, Jannik Sinner a 47,3, Coco Gauff a 37,2, Novak Djokovic a 29,6 e Aryna Sabalenka a 27,4.
Ed è proprio qui che la discussione si fa scomoda. I big hanno la possibilità di monetizzare ogni aspetto della loro immagine: abbigliamento, racchette, scarpe, orologi, auto, viaggi, food, beverage, campagne social, spot televisivi e collaborazioni luxury. In campo ci sono regole su loghi e patch, ma fuori dal campo il margine commerciale è enorme. Un giocatore di seconda fascia, invece, spesso non ha neppure un vero contratto tecnico importante: vive quasi solo di prize money, e quando perde al primo turno o non supera le qualificazioni, il bilancio stagionale può diventare fragile.
La battaglia sui prize money, quindi, è giusta se viene letta come una battaglia di sistema. Il tennis ha bisogno dei suoi campioni, ma ha anche bisogno di profondità: senza i giocatori dal numero 100 al 300 del mondo, senza qualificazioni competitive, senza Challenger forti, il circuito diventa più povero. Gli Slam sono il palcoscenico massimo e generano ricavi enormi; i giocatori chiedono di partecipare di più a quella ricchezza.
La domanda finale è semplice: più soldi per chi? Se la risposta sarà “più soldi soprattutto ai campioni”, la protesta rischierà di perdere forza morale. Se invece la risposta sarà “più soldi, più tutele e più rappresentanza per tutto il circuito”, allora la battaglia dei big potrà diventare davvero la battaglia di tutti.
I big non vivono solo di prize money. Per molti di loro, la quota più importante arriva dagli sponsor e dalle attività fuori dal campo. È proprio per questo che la rivendicazione sugli Slam sarà credibile soprattutto se produrrà benefici concreti per qualificazioni, primi turni, Challenger, welfare e giocatori fuori dalla fascia dei super ricchi.
Federico Di Miele
TAG: Campioni, Slam, tennis e finanza

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@ Seiichiro_style (#4622366)
Vorrei vedere i dati su cui si basa questa asserzione
In molte aziende gli stipendi sono la voce a bilancio più grande
A parte, suppongo, quei 3, chi ce l’ha ?
@ magilla (#4622058)
Giusto: SOLO chi sta nei rincalzi della classifica (dalla …150esima in giù?) dovrebbe beneficiare dell’8, 9…15%! degli incassi, prelevati a guisa di tassa, in più.
Le prime 150 che già prendono minimo 20.000€€ per un turno di quali si spendano per chi sta sotto, creando una specie di fondo cassa mutua per la categoria svantaggiata.
Voglio vedere chi continuerebbe a protestare con pieno altruismo.
@ gisva (#4622155)
Quindi Lei conferma che la binaghiane prequali sono una genialata: Binaghi traccia il solco e tutto il mondo appresso
@ andrewthefirst (#4622222)
AnarchiaAnarchiaCanagliaaa….
Ma senza cerchiare la A, per piacere.
Sinner aveva promesso ai genitori di smettere se non entrava nei 200 a 21-22 anni per l’impossibilità di sostenere le spese (lui non era sponsorizzato da FIT)…
…e magari ci perdevamo un campione che poteva essere solo meno precoce; ad esempio Wawrinka ha vinto il 1° Slam a 29 anni.
Perfino Cobolli fino a poco tempo fa non sembrava in grado di entrare in top-100 e invece…
…e se quest’anno Pellegrino vincesse un paio di tornei?
Per me i top-400/600 dovrebbero avere un minimo garantito e così tutti gli under-18/20 in top-1000.
Nelle aziendale private, in particolare le multinazionali, è già tanto se ridistribuiscono in salari lo 0,001% dei ricavi.
Ma perché questo articolo vuole insinuare dubbi sulla legittimità della protesta, quando è chiarissimo che le richieste sono fatte per il sistema e i tennisti più poveri e non per u più ricchi?
Fermo restando che il 15%, ma anche il 22% a loro del prize money è una percentuale ridicola pensando al 50% (il minimo sindacale direi) che viene dato ai giocatori NBA
io credo che la libertà del libero professionista del tennis risieda principalmente nel poter decidere se partecipare o meno a un dato evento tennistico.
Non sei soddisfatto da quanto offerto dall’organizzatore? Allora non partecipi e farai altre scelte.
Altrimenti, ti fai i tuoi tornei e con la creazione dell’ATP si è andati in quella direzione. Peccato che poi che l’ATP è diventato un organismo diverso da un sindacato giocatori ed è diventato il gestore dei gestori dei tornei, che obbliga addirittura i giocatori stessi a partecipare necessariamente a certi eventi.
Secondo me, ci dovrebbe essere maggiore libertà di organizzare eventi e maggiore libertà per i giocatori di scegliere dove giocare.
Non ti sta bene fare il roland garros? Ecco pronta una sfida a 8 giocatori in Arabia con montepremi pazzesco. Tiè
Ho controllato, in realtà sono percentuali totalmente inventate: se il vincitore del Roland Garros prendesse il 20% del prize money si porterebbe a casa oltre 12 milioni di euro.
In realtà la composizione del prize money è grossomodo questa:
Vincitore – 4%
Finalista – 2%
Semifinalisti – circa 1,3%
Quarti di finale – circa 0,77%
Ottavi di finale – circa 0,46%
E così via, andando ad assottigliarsi sempre di più la differenza tra un turno e l’ altro.
Confermo ancora di più la mia convinzione precedente, mi sembra più che equo come ripartizione.
Se la ripartizione in percentuale è quella che dici tu, mi sembra distribuito in maniera assolutamente equa: i due semifinalisti perdenti prendono insieme quanto il finalista, i quattro perdenti ai quarti idem e così via tutti gli altri fino ad arrivare ai perdenti al primo turno, che complessivamente prendono il 16% circa del montepremi.
La penso approssimativamente come lei… un tennista che gioca i challenger ha diritto ad un equo compenso, senza avere lo stress di rientrare anche solo nelle spese… non è certo un problema del circuito slam, dove alle qualifiche guadagnano più dei challenger, ma un problema soprattutto del circuito atp, dove se se non sei un top-100 non sei un
…
Premesso che io sono favorevole allo scontro tra giocatori e organizzatori e vinca il migliore…..ma poniamo la questione in termini numerici : negli slam la ripartizione dei premi è la seguente.
Vincitore: ~18-20% del montepremi totale dell’evento
Finalista: ~10%
Semifinalisti: ~5%
Quarti di finale: ~2.5%
Ottavi di finale: ~1.5%
Primo turno: ~0.2% – 0.3%
Ora ammettendo che l’adeguamento richiesto ( del 46 % in più) sia accettato quale sarebbe la nuova spalmatura dei premi ? Chi sa risponda
La questione è che bisognerebbe lavorare sulle porte di accesso ai grandi tornei ed al circuito.
Posto che che i tornei importanti sono quelli che incassano e che mantengono il tennis, bisogna trovare un percorso per arrivare a competere in certe situazioni, non dare denaro a pioggia a tutto il circuito challenger/itf.
Se in occasione dei grossi tornei ci fossero eventi di approccio al grande torneo, che consentono ai più meritevoli di entrare nelle quali dei grandi tornei ed arrivare a guadagnare, avremmo un meccanismo più efficace per selezionare chi è degno di salire di livello.
Se quando sei nei 500 sai che 10-20 volte l’anno ci sono dei challenger la settimana prima del grande torneo che ti permettono di giocare il grande torneo, punti a preparare bene l’evento per ottenere tanti soldi.
Io poi sono piuttosto contrario al fatto che ci sono tornei che danno uguali punti con montepremi diversi.
Vincere un 15k dà gli stessi punti che la finale in un 25k, semi di un 50k, quartti di un 100k, qualificarsi in un atp250 o passare un turno nelle quali di in un torneo di livello superiore.
Per questo, spesso, si investe nella ricerca di punti relativamente facili. La trovo una distorsione del sistema dove si privilegia chi può partecipare ai tornei giusti rispetto al merito
Tipico dei cialtroni prendere una riga di un post e farne una battaglia sociale.
Quoti le persone se vuole insultarle.
Prima ho premesso che serve aumentare la torta e supportare gli atleti nei piani di crescita formativa e di ridurre le spese – aka costruire strutture per alloggi comuni e supporto team atleti di federazioni povere.
Poi ho parlato di 30nni, non ragazzini.
Se a 30 anni non hai raggiunto obiettivi significativi nel tennis e non ti sei preparato un piano B nella vita (cioè lo studio) non sta a me (intesi come giovane) mantenere il tuo sogno da eterno ragazzino, cade su di te la responsabilità delle tue azioni.
Lo sport si regge sulla competizione, quei 2000-3000 atleti che compongono il sottobosco dei pro lo sono perché competitivi.
Per aumentare la competizione è necessaria allargare la platea di giovani che si iscrivono, ergo abbattere le barriere di ingresso, non mantenere in vita il sogno di 30nni non competitivi.
anche perche’ prima di diventare top player uno deve sopravvivere anche quando è fuori dai top 100 e 200….e non tutti sono fenomeni che esplodono prima dei 20 anni.se invece volete solo dei fenomeni seguite le play station….
Salario minimo garantito…è l’unica soluzione
Presumo che tutto ciò sia fatto che aiutare chi è dietro in classifica, e non per aggiungere anche milione di euro ai Paperoni che stanno al top; si espongono i big perché il loro potere contrattuale è decisamente superiore
Presumo che tutto ciò sia fatto che aiutare chi è dietro in classifica, e non per aggiungere anche milione di euro ai Paperoni che stanno al top; si espongono i big perché il loro potere contrattuale è decisamente superiore
AMBIRE possono, eccome!
MERITARE… probabilmente NO!
Nel caso resterebbe inspiegabile la ragione per cui il Presidente della Repubblica venga retribuito almeno 20 volte rispetto al Sindaco di un paese da 8000 abitanti 😉
Naturalmente sui media/social (ho letto anche varie testate straniere) si stanno sfogando gli invidiosi, i falliti e gli sfigati (secondo loro solo SFORTUNATI) che non guadagnano in 20 anni di lavoro (ovviamente non qualificato) quanto un top-10 (ATP o WTA) guadagna in un mese…
…è pure ripartita la caccia all’EVASORE contro Sinner, che pure (versando circa la metà dei compensi milionari di IBI e Finals) è classificato tra i maggiori contribuenti italiani (tra le Persone Fisiche).
Tutti i BIG intervistati (a partire da Djokovic che pure non è firmatario delle richieste ma si è dichiarato palese fiancheggiatore) hanno richiamato il problema economico dei giocatori over-100 e non la personale necessità di fare il pieno al proprio yacht o alla propria supercar…
…ma “chissenefrega” se il #200 non avanza neanche 1000€ per le spese personali?
Non fa notizia, mentre gli “sportivi” sono sconvolti dalla collana di oltre 1 milione di euro regalata da Mbappè alla fidanzata.
Qui qualche “intelligentone” ha scritto che se non si riesce ad entrare nei top-100/200 bisogna cercarsi un lavoro, ma il tennis mondiale non può funzionare con solo 100-200 giocatori, lo capisci?
Non è giusto che i migliori (intendo i top-1000) giocatori al mondo guadagnino così poco rispetto ad altri sport…
…appunto Nole ha denunciato: “Il calciatore #250 al mondo è MILIONARIO mentre il tennista #250 al mondo non riesce a pagarsi l’albergo e spesso neppure la cena”.
Proprio in queste pagine si è raccontato di tennisti che hanno campato grazie alla carità (offerti letto e cibo) di sportivi privati, mentre i dirigenti organizzatori hanno stipendi milionari, anche solo per gestire 1 Slam in tutto l’anno!
Provate a fare funzionare il cervello, almeno per chi ha un QI sufficiente per distinguere il toro dalla mucca!!
Speriamo che tutti i professionisti vengano aiutati economicamente e praticamente nel circuito!
Dovreste ringraziare i top 20 che di impegnano per aveve più diritti e soldi! Loro certamente hanno molta forza contrattuale rispetto a un tennista top 200 !
forse il paragone era giusto farlo con l’infermiere…..e il chirurgo ha molto bisogno degli infermieri….poi ovvio che il chirurgo abbia uno stipendio piu alto
La cartina di tornasole è semplice. Gli slam aumentino la percentuale dei premi e la destinino esclusivamente a qualificazioni, sostegno alle spese di alloggio e staff e primi turni, in modo da sostenere ancora di più la fascia di giocatori dai 60-70 ai 250, in modo da rendere sostenibile la stagione di questi attraverso gli introiti dei quattro slam.
L’operatore socio sanitario può mai ambire allo stipendio di un chirurgo?
pPERO LA RISPOSTA SAREBBE SEMPLICE:
assodato che rispetto agli altri slam quello francese ha aumentato meno il Prize money in proporzione agli introiti (grazie soprattutto ai big)…..che il RG intanto facesse una proposta per favorire quelli piu’ indietro nel ranking e vediamo la reazione dei “rivoluzionari”.Io sono fiducioso sui loro buoni propositi ….poi comunque deve esistere anche una meritocrazia….
Speriamo che sia cosi, io ero nella fascia ultima che ai elencato, ho smesso principalmente perchè facevo fatica a rientrare nelle spese è chiaro che la voce grossa la devono fare i big, mi è difficile pensare però che il 7% che chiedono di più come montepremi vada distribuito esclusivamente ai giocatori meno fortunati
mi piacerebbe avere i soldini loro
Spero di sbagliarmi ma i campioni vorranno sicuramente la propria fetta e di solito è sempre quella più abbondante; se aumento i premi del 10% un primo turno passa da 100k a un aumento di 10k, il vincitore da 5M percepirebbe ben 500k in più, una differenza enorme!
Non parliamo poi delle qualificazioni o dei challenger…
“Giga Yacht”= Yacht da più di 100 metri di lunghezza…
Un pieno varia tra i 300.000 e i 600.000 dollari…
Effettivamente bisogna pur riconoscere le ingenti spese di questi super milionari però
Per me si guarda il dito e non la Luna.
Il problema non è la redistribuzione ma la grandezza della Torta da dividere.
La percentuale è bassa perché i costi gestionali sono alti su una torta piccola.
Quindi l’obiettivo dovrebbe essere quello di aumentare gli introiti e ridurre le spese.
Welfare, pensioni, etc… si parla di sport non di lavoro.
Se a 30 anni non si sono raggiunti i risultati sperati si va a cercare un lavoro vero, l’esperienza tennis darà sicuramente dei vantaggi.
Ma mentre si fa sport si dovrebbe continuare a studiare quindi dovrebbe essere la propria federazione o attraverso accordi ATP-ITF con le università a permettere agevolazioni allo studio nazionale ed internazionale.
Io non credo che i big stiano “manifestando” per un 5% in più del loro prime money, proprio per le ragioni elencate nell’articolo: sono quisquilie a fronte dell’indotto.
Sicuramente le buone intenzioni verso i tennisti dal 20 al 200 ci sono. Ma vogliamo affrontare soprattutto la problematica dei tennisti dal 250 al 400 del ranking, che si possono tranquillamente classificare professionisti, ma che non riescono a comprarsi nemmeno l’etto di mortadella?
A questi dovrebbe pensare il circuito internazionale, perché vediamo che le singole federazioni nazionali non ce la fanno.
Oppure si deve dire chiaramente che sotto i CH non c’è professionismo. Tesi difficile da sostenere, visto l’impegno di tutti questi ragazzi per mantenersi competitivi.