Monfils saluta il Roland Garros tra lacrime ed emozioni: “Sarà una notte difficile, vorrei essere ricordato come una persona gioiosa e calorosa” (Video)
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Gael Monfils ha vissuto una delle serate più emozionanti della sua carriera. La sconfitta contro Hugo Gaston, arrivata con il punteggio di 6-2 6-3 3-6 2-6 6-0, ha segnato il suo addio definitivo al Roland Garros, il torneo che più di ogni altro ha accompagnato la sua storia, la sua popolarità e il suo rapporto speciale con il pubblico francese.
In conferenza stampa, Monfils ha provato a raccontare sensazioni difficili da mettere in ordine. Sul 5-0 nel quinto set, con tutto il Philippe Chatrier in piedi a sostenerlo, il francese ha ammesso di aver sentito il peso del momento: “I primi due punti ero ancora concentrato, poi è diventato diverso. Sullo 0-30 ho iniziato a capire che dovevo restare attaccato al punteggio, altrimenti potevano essere gli ultimi due punti. È stato un po’ confuso”.
Il momento è stato fortissimo anche dal punto di vista emotivo. Monfils ha spiegato di aver cercato di bloccare le emozioni per riuscire a giocare: “È molto strano, perché in qualche modo provo davvero a bloccare le mie emozioni. È molto dura, profondamente dentro è molto dura. Penso che sarà una notte difficile”.
Il francese ha parlato di un misto di sensazioni: “È un sentimento misto tra felicità, tristezza e tante emozioni. È molto difficile da descrivere. In qualche modo non voglio ancora scavare troppo a fondo, ma non è facile”.
In campo Monfils ha comunque regalato un’ultima grande reazione, rimontando dal 2-0 sotto e portando il match al quinto set. Una prova d’orgoglio, prima del crollo fisico e mentale nell’ultimo parziale. “Quando sono entrato in campo è stata una nuova esperienza per me. Non era una partita normale. Sono entrato con sensazioni completamente diverse”, ha raccontato.
Poi la chiave della rimonta: “Ho dovuto riprendere il controllo della mia mente e del mio corpo, provare a riconnettermi con me stesso. Poi ho iniziato a colpire un po’ meglio, a essere più paziente, ad avere una visione migliore di quello che volevo fare”.
Monfils ha già accettato l’idea che questo fosse il suo ultimo Roland Garros, ma sa che l’impatto emotivo arriverà tutto insieme. “Quando ho annunciato che mi sarei fermato, penso di averlo già accettato. Sarà dura stanotte perché ci sono stati nervi, preparazione, attesa. Aspettavo da tanto questo momento”.
In questo passaggio delicato, Gael sa di poter contare sulla famiglia: “Avrò un grande supporto a casa con Elina, con la mia famiglia. Penso che starò con lei stanotte, forse domani con mia figlia. Tutto questo mi aiuterà a sentirmi meglio”.
Il programma del resto della stagione è ancora da definire. Monfils ha spiegato che il suo agente vorrebbe fargli giocare molti tornei, ma tutto dipenderà dalle wild card e dalle scelte familiari. “Chiederemo una wild card per Wimbledon, vedremo. Poi dobbiamo decidere Washington, credo che Dani ci abbia offerto una wild card. Chiederemo anche Montreal, perché voglio salutare Montreal. Poi vorrei tornare in Europa per l’inizio della scuola di mia figlia”.
Il francese spera anche nello US Open e in un finale di stagione con Lione, forse Vienna e soprattutto Parigi-Bercy. Il desiderio è chiaro: “Voglio giocare fino a 40 anni. Purtroppo sono nato a settembre, quindi questo è il mio obiettivo. Voglio essere un atleta che gioca fino a 40 anni”.
Monfils ha ricordato anche le grandi battaglie in cinque set vissute al Roland Garros, ben 17 nella sua carriera. “È difficile sceglierne una. Alcune sono state incredibili, vinte o perse. Mi sono piaciute quelle con Cuevas, Ferrer, Fabio, Baez. Poi quelle con Dick Norman e James Blake, fantastiche. Anche le due contro Andy Murray sono state speciali”.
Parlando della figlia, Monfils ha regalato uno dei momenti più teneri della conferenza. “Lei non capisce molto, ed è bello così. Ieri le ho detto: papà giocherà una partita, se finisce torna a casa. Le ho chiesto per scherzo: vuoi che torni domani? E lei mi ha detto: sì, sì, torna domani”.
Con Elina Svitolina, Monfils ha scelto di proteggere la bambina dal peso della notorietà: “Sa che giochiamo a tennis. Se glielo chiedi, dice: mamma è una tennista, papà è un tennista. Ma è bello che resti così”.
Molto bello anche il passaggio su Gaston, che ha vissuto il successo con sentimenti contrastanti. “So che Hugo mi vuole molto bene. Ridiamo tanto insieme. È una grande persona, con una bella energia. Di recente ci siamo allenati molto insieme. So che per lui è stato un po’ più difficile mettermi a riposo così”.
Monfils ha però accettato la sconfitta con grande eleganza: “Ero felice per lui. Perdere contro qualcuno che ti piace è una bella cosa. Ora spero che possa riposare e poi andare avanti, perché nei primi due set ha giocato davvero molto bene”.
Infine, la domanda su come vorrebbe essere ricordato. Non soltanto per gli smash spettacolari, le scivolate impossibili o il tennis acrobatico che ha fatto innamorare generazioni di appassionati, ma per qualcosa di più semplice e umano.
“Non lo so, è molto soggettivo. Le persone ricorderanno quello che vorranno ricordare. Io sono stato me stesso dall’inizio alla fine”, ha detto Monfils. Poi la frase che riassume tutto: “Vorrei essere ricordato come qualcuno di gioioso e caloroso”.
Il Roland Garros perde così uno dei suoi figli più amati. Monfils non ha vinto il torneo, ma ha lasciato qualcosa che va oltre i risultati: emozione, spettacolo, autenticità e un rapporto unico con il pubblico. Parigi lo ha salutato come si saluta un campione speciale, uno di quelli che non si misurano solo dai trofei, ma dai ricordi che restano.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Gael Monfils, Roland Garros, Roland Garros 2026

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Un bel personaggio che mancherà a tutti. Non era un vincente ma dava spettacolo. Auguri per il futuro da manager.
Credo vada ricordato come un giocatore potenzialmente molto forte,abile tecnicamente e fisicamente che avrebbe potuto strappare qualche successo in più. Ma il tennis va vissuto per come si è e lui si è divertito ed ha fatto divertire,non poteva sacrificarsi finendo per annullare quella parte istrionica che lo contraddistingue.
Ieri leggevo le critiche al match dei puristi del sito e, francamente, mi facevano ridere perché allo stadio il pubblico è accorso proprio per assistere a quel tipo di spettacolo,a colpi non chiusi per esaltare un gioco da prestigiatore,un punto improbabile.
Non piaceva? Che cambiassero canale,quelli sul centrale non se ne sono andati,alcuni a casa facevano i perfettini.
Un grande.