Il tennis come sistema complesso e l’effetto farfalla di Jannik Sinner
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Il tennis è uno sport che si presta ad essere paragonato a un sistema complesso perché molti fattori influiscono sul gioco. E’ uno sport altamente tecnico, ma la preparazione fisica è altrettanto importante così come lo è la gestione emotiva e mentale di una partita. E’ complesso nella gestione del singolo punto, del game e di una partita, la quale a volte cambia con la velocità di un battito d’ali, ma lo è ancora di più nella preparazione di un torneo. La complessità cresce nella gestione di una carriera e aumenta a dismisura nello sviluppo di un giocatore a partire dalla giovane età.
Il percorso verso l’eccellenza è proprio esso stesso un percorso adattivo complesso di sviluppo di capacità di gioco. Dove retroazioni positive dovute a un piccolo vantaggio biomeccanico che conferisce una migliore sensazione di impatto potrebbero innescare conseguenze a catena e interazioni positive con altri fattori. Trovare un buon allenatore, entrare in accademie all’avanguardia, passare più ore in campo a perfezionare la tecnica. Trovare maggiori motivazioni per impegnarsi a migliorare perché le conseguenze positive nel gioco sono tangibili, reali, costanti.
Questo ci spinge a parlare di quella che viene definita come “sensibilità alle condizioni iniziali” di un sistema, le quali interagendo con altre variabili possono innescare percorsi di sviluppo macroscopicamente diversi. Un ragazzo evolve verso l’eccellenza e altri no, magari perché un piccolo vantaggio osseo innesca il processo o una presa più consistente che modifica le caratteristiche fisiche di una racchetta cambia costantemente i feed back degli impatti.
I feed back retroattivi sono essenziali perché non solo innescano buone sensazioni ma inducono a provare e sperimentare fornendo le via per aumentare i feed back positivi stessi. Possono avere effetti anche dal punto di vista psicologico e mentale permettendo di affrontare situazioni in modo più rilassato e calmo, perché l’atleta è più sicuro dei propri mezzi e questo ha un effetto “ricorsivo” sul nuovo feed back, rendendolo più chiaro e più utile al suo gioco e al processo di apprendimento, perché tutto è gestito con meno ansia e apprensione. Il percorso di crescita inizia la propria evoluzione verso l’eccellenza invece di fermarsi o trovare difficoltà.
Due sistemi evolveranno in modo completamente diverso in relazione alla presenza o meno delle condizioni iniziali. Questo non nega la presenza fondamentale di altre variabili importanti anzi le esalta e le mette sotto una lente di osservazione che le collega tra di loro, le rende interdipendenti ma al tempo stesso vincolate a dei fattori iniziali a cui il sistema è sensibile per il proprio sviluppo.
– Retroazioni positive (feedback loops): un piccolo vantaggio biomeccanico → migliore sensazione di impatto → maggiore fiducia → più ore di allenamento mirato → migliore tecnica → selezione in accademie migliori → coaching di alto livello.
– Sensibilità alle condizioni iniziali: due bambini con talento simile, uno con un piccolo edge osseo, possono divergere enormemente dopo 8-10 anni.
– Emergenza: il campione che emerge non è solo “genetica + allenamento”, ma il risultato imprevedibile di migliaia di interazioni (psicologiche, sociali, ambientali, casuali).
Non è nemmeno essenziale stabilire con certezza quale sia l’elemento piccolo che innesca il processo virtuoso, probabilmente è diverso in ogni sport e in ogni attività umana perché le qualità e le caratteristiche richieste sono diverse in relazione alla disciplina sportiva o all’attività svolta. Ma una una consapevolezza di questo tipo induce ad essere più attenti, accurati perfino più fantasiosi nel cercare di comprendere cosa piò fare la differenza dove e quando e dove sono i limiti delle proprie conoscenze dovuti all’imprevedibilità.
Fabrizio Brascugli
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Era un Sinner meno maturo e dunque voleva segnalarsi come tennista da videogame perfetto. Oggi è più vincente senza segnalare perfezione solo apparente.
È una sorta di sfida della complessità alla Morin! Il tennis come sistema cibernetico di terzo ordine!
Poi con calma mi spieghi l’edge osseo che non l’ho capito.
Ahah ma che articolo è!! La farfalla di Belen?
Io la metterei così:
Sinner è capace di colpire la palla di dritto e rovescio imprimendo una potenza senza pari.
E’ capace di colpire in questo modo anche in situazioni di aggressività dell’avversario.
Altri hanno il braccio più sensibile di lui o maggiore mobilità, ma ha costruito il suo gioco sulla capacità di imporre la potenza dei suoi colpi.
Ha ottima flessibiltà e mobilità, anche se non è un maratoneta, per cui ha impostato il suo gioco per non faticare troppo. Anzi sono gli altri che faticano per tenergli testa.
Ha migliorato progressivamente il suo servizio non tanto per ottenere punti diretti, ma per partire in predominanza nello scambio senza essere attaccato.
A rete riesce gestire bene le situazioni per chiudere gli scambi.
Non avrà mai l’intensità fisica di Alcaraz, ma raramente perde da lui fuori dalla terra.
Sulla terra, l’intesità fisica di Alcaraz nel 2025 ha fatto la differenza, ma in situazioni normali il gap si sta allargando in vantaggio di Sinner.
Insomma, ci sono molti parametri da modulare. Jannik ha messo a posto un mattoncino alla volta. Da quando perdeva con Tsitsi, Meddy e Zverev, poi pian piano è diventato competitivo con loro ed ha cominciato a batterli. Sempre.
Il progresso al servizio è stato probabilmente il passo più importante.
Si parte sempre da madre natura, ma poi si ragiona e si costruisce un impianto per crescere.
Zverev probabilmente non è cresciuto abbastanza, ma qualche passo lo ha fatto, così come Medvedev. Tsitsipas invece non ha lavorato abbastanza sul suo gioco.
Sinner ha lavorato tanto per migliorare, per diminuire l’impatto dei battiti di fsrfalla sul suo destino, ma si parte sempre da un inizio.
La potenza impressa ai suoi colpi è unica nel circuito.
Credo l’opposto nel caso Medvedev, ma vale per tutti i giocatore alle prime armi:
Il giocatore va capito per poi affinare le sue doti principali. Mio padre diceva sempre se fai crescere una pianta con il tronco storto, in un futuro non lo potrai mai raddrizzare
In tutto l’articolo non si nomina Sinner, né la parola farfalla.
Complimenti per l’articolo, molto interessante. Però il tennis è troppo complesso da spiegare a parole, ci si può provare, ecco tutto. Ma il tennis è comunque come una voleé di rovescio di Edberg, si può solo provare l’emozione del gesto.
Titolo clickbait, articolo supercazzola.
Sono sincero, non ci ho capito nulla
complimenti per l’articolo.
E’ un argomento che merita approfondimento e se esistono qualche riferimento a studi scientifici
bellissimo articolo per non dire nulla.
Dopo la farfallina di Belen, ci sta la farfalla di Sinner
Il sunto del discorso è nullo.
Secondo me i fattori fondamentali sono 2: uno è la testa del ragazzo che poi diventerà giocatore.
L’altra cosa fondamentale sono i maestri che sappiano cogliere il talento ma lo assecondino senza cercare la perfezione ma adeguando lo stile di gioco alle sensazioni del giocatore.
Per esempio Medvedev che ha una testa eccezionale per il gioco, una grandissima grinta, una grandissima sicurezza nei suoi mezzi, se avesse trovato maestri che avessero voluto imporgli una tecnica più ortodossa sono sicuro che avrebbe mollato o non avrebbe avuto gli stessi risultati.
Tutto questo vale per qualunque tennista.
Dopo aver letto l’articolo, il titolo sembra clickbait.
a me comunque piaceva il completino stile Luigi, fratello di Super Mario