Si è operato lo scorso 12 ottobre Copertina, Generica

La grinta di Rune: “Non do per persa questa stagione, avrò sicuramente voglia di riscatto. Devo alzare il livello di disciplina”

04/01/2026 12:00 17 commenti
Holger Rune in palestra
Holger Rune in palestra

“Ho sentito come se il terreno mi crollasse sotto i piedi, come se fossi nel mezzo di un terremoto. La prima cosa che ho pensato è stata che ci fosse un problema con il campo. Non sentivo dolore, semplicemente il piede si è come staccato dal resto del corpo. È stata un’esperienza davvero assurda”. Così Holger Rune rivive il momento drammatico della rottura del tendine d’Achille sofferta a Stoccolma lo scorso ottobre, infortunio gravissimo che l’ha costretto all’intervento chirurgico (il primo in vita sua) e una lunga riabilitazione. Dolore, frustrazione e rabbia, ma un tipo “tosto” come il danese non si arrende affatto, anzi rilancia. Questo periodo di lavoro sul proprio corpo lesionato gli sta dando nuova forza e “fame” di rivalsa. Ne ha parlato in una lunga intervista concessa a Marca, della quale riportiamo i passaggi più interessanti. Esce chiara la sua motivazione a tornare più forte di prima, l’importanza dell’aver a fianco un grande professionista come Marco Panichi e il desidero di sfruttare i mesi lontani dalla competizione per migliorare la sua attitudine. Più volte sottolinea la parola “disciplina”, un ordine mentale e di gioco che gli è sempre mancato e gli ha impedito di esser al livello di Jannik e Carlos. Rune è sicuro: sto già lavorando per andare a prenderli…

“Quando il fisioterapista è venuto a soccorrermi, gli ho detto subito che non mi sarei ritirato” continua il racconto di Holger sul giorno del “crack”. “Ero avanti di un set ed ero convinto che con una fasciatura sarei riuscito a portare a termine il match. È stato lui ad avvertirmi, toccando il tendine, che era rotto. Lo abbiamo confermato con un test nella sala fisioterapica. Sentivo il piede completamente morto. Devo essere sincero, lì ho avuto paura”.

L’idea di passare sotto i ferri fu un bello spavento… “Non avevo mai avuto un infortunio serio né ero mai stato sottoposto ad anestesia. Ero più preoccupato per l’anestesia che per l’operazione in sé. Mi fidavo molto del chirurgo, perché è lo stesso medico della Nazionale danese di calcio. Se è riuscito a salvare la vita a Christian Eriksen, ero certo che avrebbe sistemato anche il mio tendine d’Achille. E così è stato. In ospedale sono stati tutti gentilissimi e mi sono sentito in ottime mani”.

“Le prime settimane dopo l’intervento sono volate, anche perché non sono abituato a stare così tanto a casa ed era la fine della stagione. Mi tenevo occupato guardando Netflix e rilassandomi con la gamba sollevata. Non ricordo di essere mai stato lontano dal tennis per più di una settimana, quindi a un certo punto avevo semplicemente bisogno di colpire qualche palla. Abbiamo trovato un buon modo per farlo da seduto, con la gamba sollevata, ed è stato divertente. Potevo giocare smorzate e spingere bene di dritto. È stato come un dessert… Me lo sono goduto. Quando vivi un’esperienza del genere, ti passano per la testa tante cose: il perché, come avresti potuto evitarlo, poi la voglia di colpire una palla e, una volta fatto, la voglia di competere. Amo la mia vita da tennista: gli allenamenti, i tornei, i viaggi. Non vedo l’ora di tornare”.

Il ritorno in campo: c’è una tabella di marcia? In realtà no, è necessario attende il riscontro del tendine alle sollecitazioni. “Con il tendine d’Achille è complicato. Non è come un muscolo, di cui puoi seguire l’evoluzione con un’ecografia e vedere che va tutto bene: il tendine deve essere davvero forte. Molti non sanno che il tendine d’Achille può sopportare fino a una tonnellata di peso nei movimenti esplosivi. Quindi, anche quando sembra tutto a posto, il processo di recupero può essere ancora lungo. Adesso sto cercando di tornare a camminare dopo quasi due mesi. Non posso dire né dove né quando rientrerò. Dicono che avere pazienza all’inizio renda tutto più veloce alla fine. Spero di recuperare la mobilità necessaria per un tennista verso metà febbraio e, da lì, ricostruire gradualmente il mio livello”.

Marco Panichi a suo fianco, una presenza importante: “All’inizio lavoravo solo con il mio fisioterapista, Nicolas, perché dopo l’intervento ero molto limitato. A Doha ho a disposizione il preparatore atletico e il fisioterapista specializzati in questo tipo di riabilitazione: sanno esattamente quanto spingere. Marco ed io abbiamo lavorato prima di partire per Doha e poi lui si è unito a me qui per seguire i progressi prima del rientro in Europa. E dopo Capodanno torneremo a lavorare insieme. Come è la mia giornata tipo oggi? Inizio con un’ora di esercizi specifici di mobilità, poi circa trenta minuti di allenamento di reazione oculo-manuale e coordinazione, e un’altra ora di forza. Pausa pranzo, poi un’ora e mezza di lavoro di condizionamento fisico e rientro a casa per riposare. Faccio anche trenta minuti di esercizi per la camminata, laser, trattamenti, Compex, eccetera, per un’ora o un’ora e mezza, dipende. In totale sono circa sei ore al giorno. Gioco a tennis una volta a settimana. Quando riuscirò a camminare normalmente, aumenterò a due o tre volte a settimana”.

La racchetta è già tornata nella sua routine, anche se per poco, ma l’obiettivo, il primo e realista, è assai più semplice: “Camminare normalmente, senza zoppicare. Serve ancora un po’ di forza nel polpaccio, ma sto migliorando velocemente: ogni giorno mi sento meglio. L’altro obiettivo è aumentare la forza generale e prepararmi gradualmente al 12 febbraio, quando saranno passati quattro mesi dall’intervento. Il traguardo è potermi muovere in campo e sembrare di nuovo un tennista. In base ai progressi dopo il 12 gennaio, potrei essere pronto a fare qualche salto a febbraio, come gli split step. Forse anche di più. Ma andiamo passo dopo passo”.

 

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Sorprendente la risposta di Rune a questa domanda: consideri la prossima stagione compromessa? “Assolutamente no. Le mie ambizioni sono le stesse. Poi vedremo cosa succede. Avrò sicuramente fame di riscatto”.

Da lontano Holger osserva Alcaraz e Sinner, dominanti. Ti senti molto lontano da quei traguardi? “In questo momento… prima devo riuscire a camminare. Poi ne riparliamo. Anni fa sono stato davanti a Carlos e Jannik, per un certo periodo, ma non sono stato costante e ho perso quel vantaggio. Ero un po’ ovunque, ero giovane: forse era una tappa naturale del mio percorso di crescita, mentre loro diventavano sempre più disciplinati. Ora spetta a me alzare il livello di disciplina, e l’infortunio può essere un buon punto di partenza. Una riabilitazione non la superi senza disciplina: giorno dopo giorno”.

Molto interessante il passaggio finale, ci rivela la presa di consapevolezza su quello che gli è sempre mancato. Rune “sano” ha potenza, colpi, cattiveria agonistica e intensità per battagliare ad armi pari nei grandi tornei contro Sinner e Alcaraz, ma certamente rispetto ai primi due al mondo ha pagato la mancanza di ordine, tecnico e mentale, forse anche per colpa di una scalata fin troppo rapida senza la struttura adeguata a reggere la quarta posizione del ranking. Un grave infortunio come il suo non lo si augura a nessuno, la speranza è che possa recuperare al 100% sul piano fisico. I mesi passati in palestra – e campo – a riprendersi di sicuro aumenteranno a dismisura la sua voglia di competizione e magari lo renderanno più consapevole su quel che serve per eccellere. Ordine e disciplina.

Marco Mazzoni


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Grande Slam (Guest) 04-01-2026 21:28

Scritto da La bocca della verità

Scritto da Onurb

Scritto da La bocca della verità

Scritto da Sudtyrol

Scritto da La bocca della verità
C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

La fase discendente è stata solo di Roger. Rafa e Nole hanno battagliato a lungo ad armi pari. Forse dimentichi che i due sono divisi da soli 11 mesi, mentre Roger scontato 5 anni da Rafa e 6 da Nole.

Non è così. Malgrado Nadal e Djokovic siano coetanei, quando Nole ha iniziato a battere Rafa con una certa frequenza, lo spagnolo era già entrato per sua stessa ammissione in una fase della carriera bersagliata dagli infortuni che ne condizionavano la costanza di rendimento specialmente sulle superfici veloci. Quando entrambi erano al top della condizione ( ad esempio US Open 2013 ) la differenza in campo tra i due era piuttosto evidente

Il 2013 ? Ah ah ah …e perché no allora il 2011 e il 2012 ,che erano prima e dove djoko ha bastonato Nadal? Ma tu sei proprio un falsone….

Nel 2011 agli US Open il campione in carica Rafa Nadal secondo te era in condizioni fisiche accettabili? Ma se per poco non fu costretto a ritirarsi già contro Nalbandian al terzo turno dove pure vinse in tre set ma dando l’idea di non stare in piedi. Nel 2012 poi gli US Open li vinse Murray e Nadal se non ricordo male nemmeno partecipò tanto per cambiare. Ma quanti Slam ha vinto Djokovic con Nadal fuori per infortunio? Sinceramente ho perso il conto

L’ utente Onurb ha messo la mano dentro la bocca della verità ed è stato morsicato ahahah

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La bocca della verità (Guest) 04-01-2026 21:17

Scritto da Onurb

Scritto da La bocca della verità

Scritto da Sudtyrol

Scritto da La bocca della verità
C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

La fase discendente è stata solo di Roger. Rafa e Nole hanno battagliato a lungo ad armi pari. Forse dimentichi che i due sono divisi da soli 11 mesi, mentre Roger scontato 5 anni da Rafa e 6 da Nole.

Non è così. Malgrado Nadal e Djokovic siano coetanei, quando Nole ha iniziato a battere Rafa con una certa frequenza, lo spagnolo era già entrato per sua stessa ammissione in una fase della carriera bersagliata dagli infortuni che ne condizionavano la costanza di rendimento specialmente sulle superfici veloci. Quando entrambi erano al top della condizione ( ad esempio US Open 2013 ) la differenza in campo tra i due era piuttosto evidente

Il 2013 ? Ah ah ah …e perché no allora il 2011 e il 2012 ,che erano prima e dove djoko ha bastonato Nadal? Ma tu sei proprio un falsone….

Nel 2011 agli US Open il campione in carica Rafa Nadal secondo te era in condizioni fisiche accettabili? Ma se per poco non fu costretto a ritirarsi già contro Nalbandian al terzo turno dove pure vinse in tre set ma dando l’idea di non stare in piedi. Nel 2012 poi gli US Open li vinse Murray e Nadal se non ricordo male nemmeno partecipò tanto per cambiare. Ma quanti Slam ha vinto Djokovic con Nadal fuori per infortunio? Sinceramente ho perso il conto

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Onurb (Guest) 04-01-2026 19:22

Scritto da La bocca della verità

Scritto da Sudtyrol

Scritto da La bocca della verità
C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

La fase discendente è stata solo di Roger. Rafa e Nole hanno battagliato a lungo ad armi pari. Forse dimentichi che i due sono divisi da soli 11 mesi, mentre Roger scontato 5 anni da Rafa e 6 da Nole.

Non è così. Malgrado Nadal e Djokovic siano coetanei, quando Nole ha iniziato a battere Rafa con una certa frequenza, lo spagnolo era già entrato per sua stessa ammissione in una fase della carriera bersagliata dagli infortuni che ne condizionavano la costanza di rendimento specialmente sulle superfici veloci. Quando entrambi erano al top della condizione ( ad esempio US Open 2013 ) la differenza in campo tra i due era piuttosto evidente

Il 2013 ? Ah ah ah …e perché no allora il 2011 e il 2012 ,che erano prima e dove djoko ha bastonato Nadal? Ma tu sei proprio un falsone….

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Onurb (Guest) 04-01-2026 19:19

Scritto da Sudtyrol

Scritto da La bocca della verità
C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

La fase discendente è stata solo di Roger. Rafa e Nole hanno battagliato a lungo ad armi pari. Forse dimentichi che i due sono divisi da soli 11 mesi, mentre Roger scontato 5 anni da Rafa e 6 da Nole.

Non è che lo dimentica, è che essendo un rosicone ,falsifica e mistifica la realtà delle cose….tipico di chi è mosso non dall onestà intellettuale sportiva,ma bensì dall intento di manipolare i fatti a suo piacimento…..

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+1: Michibe71
La bocca della verità (Guest) 04-01-2026 19:04

Scritto da Sudtyrol

Scritto da La bocca della verità
C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

La fase discendente è stata solo di Roger. Rafa e Nole hanno battagliato a lungo ad armi pari. Forse dimentichi che i due sono divisi da soli 11 mesi, mentre Roger scontato 5 anni da Rafa e 6 da Nole.

Non è così. Malgrado Nadal e Djokovic siano coetanei, quando Nole ha iniziato a battere Rafa con una certa frequenza, lo spagnolo era già entrato per sua stessa ammissione in una fase della carriera bersagliata dagli infortuni che ne condizionavano la costanza di rendimento specialmente sulle superfici veloci. Quando entrambi erano al top della condizione ( ad esempio US Open 2013 ) la differenza in campo tra i due era piuttosto evidente

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-1: Michibe71
Luca14 (Guest) 04-01-2026 16:01

Tornerà per il 2027, in quali condizioni è da capire

12
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Scolaretto 04-01-2026 15:55

L’intervista lascia intravedere un Rune molto consapevole, che in apparenza sta lavorando molto anche “sulla sua testa”. Che parli di disciplina, questa sconosciuta per lui, e’ decisamente un nuovo aspetto che emerge. Chissà che in futuro non debba benedire questo brutto infortunio, ritenerlo l’evento che lo ha trasformato da talento con grandi potenzialità a campione di primissimo livello.

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Sudtyrol (Guest) 04-01-2026 15:51

Scritto da La bocca della verità
C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

La fase discendente è stata solo di Roger. Rafa e Nole hanno battagliato a lungo ad armi pari. Forse dimentichi che i due sono divisi da soli 11 mesi, mentre Roger scontato 5 anni da Rafa e 6 da Nole.

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+1: Michibe71
Marco M. 04-01-2026 15:50

Scritto da brunodalla
quindi:
operato il 16 ottobre, dopo 10 settimane è già in campo senza stampelle a tirare qualche colpo senza forzare.
e leggete bene la descrizione della sua routine di fisioterapia e lavoro atletico.
ha in programma dopo 4 mesi dall’operazione, cioè il 12 febbraio, di spingere con gli allenamenti, due mesi di lavoro, può essere pronto già per il roland garos, ma più verosimolmente potrebbe rientrare per la stagione su erba, senza forzare, per prendere confidenza con le partite.

Secondo me per Parigi non sarà pronto, come dici tu rientrerà sull’erba e poi potrà esprimersi al massimo da Montreal in avanti.
Facesse un gran finale di stagione potrebbe finire a ridosso della TopTen, oltre sarebbe miracoloso.

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brunodalla 04-01-2026 15:42

quindi:
operato il 16 ottobre, dopo 10 settimane è già in campo senza stampelle a tirare qualche colpo senza forzare.
e leggete bene la descrizione della sua routine di fisioterapia e lavoro atletico.
ha in programma dopo 4 mesi dall’operazione, cioè il 12 febbraio, di spingere con gli allenamenti, due mesi di lavoro, può essere pronto già per il roland garos, ma più verosimolmente potrebbe rientrare per la stagione su erba, senza forzare, per prendere confidenza con le partite.

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+1: Marco M.
Michibe71 04-01-2026 14:10

@ La bocca della verità (#4540750)

Ma quale fase di transizione, da fine 2010 li ha bastonati in modo continuo, eccetto Rafa sulla terra rossa

7
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Voglio vedere quanti pollici versi riesco a ricevere (Guest) 04-01-2026 14:07

Ma dove devi andare….
Cit media dei fan del duo in vetta alla classifica

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Onurb (Guest) 04-01-2026 13:34

Scritto da La bocca della verità
C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

Quante stupidaggini faziose continuiamo scrivere, camuffandole da verità? La tua verità, cioè quella di un fazioso rosicone ex fedalino…..ma quale transizione e calo di nadal e federer? Il serbo ha la stessa età di nadal e dal 2011 in poi(quindi nel massimo della forza di nadal 25enne e contro federer 30enne quindi ancora al top) ha bastonato ripetutamente sia nadal che Federer, dimostrandosi il più forte dei 3….punto….questa è la realtà, i fatti non le opinioni….rosicone

5
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Anz (Guest) 04-01-2026 13:08

Ancora un grande in bocca al lupo a Rune, complimenti per la sua determinazione, con pazienza giorno dopo giorno.

4
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Fi (Guest) 04-01-2026 13:00

Holger è giovane e grintoso, tornerà sicuramente. Quando è da stabilire, visto l’infortunio grave e la strage di giocatori che si sta consumando in questi giorni (draper, fonseca, fils, arnaldi…)

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La bocca della verità (Guest) 04-01-2026 12:59

C’è un filo narrativo che lega due epoche diverse del tennis moderno, fatto di domini, transizioni e vuoti di potere solo apparenti. Nel primo caso, quello di Federer e Nadal, il tennis ha vissuto a lungo sotto il segno di un duopolio quasi perfetto: stili opposti, rivalità epica, alternanza continua al vertice. Quando però il tempo ha iniziato a presentare il conto, tra infortuni e inevitabile calo fisico, quello spazio che sembrava inaccessibile si è progressivamente aperto. Novak Djokovic è stato il grande interprete di quel momento storico: non un semplice “terzo incomodo”, ma il giocatore che ha saputo sfruttare meglio di chiunque altro la fase di transizione, imponendo una continuità e una solidità mentale che gli hanno permesso di trasformare il declino altrui in una nuova egemonia.
Il presente, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, racconta invece una storia diversa. Anche qui c’è un duopolio, ma è un duopolio giovane, in costruzione, che non nasce dal logoramento di altri bensì da una crescita simultanea. Sinner e Alcaraz sembrano procedere in parallelo, spingendosi a vicenda verso livelli sempre più alti, senza che all’orizzonte si intraveda chiaramente una figura pronta a inserirsi come fece Djokovic ai tempi dei Big Two. Non c’è, almeno per ora, un giocatore che approfitti di un loro calo, perché quel calo non è ancora arrivato.
Il parallelismo, dunque, funziona soprattutto per contrasto. Federer e Nadal hanno dominato fino a quando qualcuno è stato capace di capitalizzare la loro fase discendente; Sinner e Alcaraz, al contrario, sembrano presidiare il vertice in un’epoca in cui il problema non è chi subentrerà, ma se e quando concederanno spazio. Se il passato insegna qualcosa, è che il “terzo” spesso emerge quando meno lo si aspetta. Ma, a differenza di allora, oggi il tennis sembra sospeso in un presente a due voci, senza ancora il rumore di passi alle spalle. Rune sembrava l’ unico in grado di avere il potenziale per mettere in discussione lo strapotere dei due fenomeni

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+1: Amleto, il capitano
NonSoloSinner (Guest) 04-01-2026 12:29

Rune rientrerà sicuramente in top-10, ma non ha la testa per competere con Jannik e Carlos… magari uno slam lo vince, ma lo ha vinto persino Medvedev, il tennista più brutto che abbia mai visto

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