Panichi frena Rune: “Serve disciplina, niente fretta. Holger deve ritrovare equilibrio ed efficienza”
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Marco Panichi, storico preparatore atletico che negli anni ha lavorato con Novak Djokovic e più recentemente con Jannik Sinner, oggi guida la delicata riabilitazione di Holger Rune dopo la grave lesione al tendine d’Achille. E il tecnico italiano è chiaro: nessuna accelerazione, solo disciplina, qualità e precisione.
In un’intervista Panichi ha analizzato l’infortunio del danese, spiegando come fosse in parte prevedibile e aggiornando sullo stato della sua riabilitazione. Non sono mancati, inoltre, i complimenti per l’eccezionale mentalità professionale di Djokovic.
“Rune ha un potenziale enorme, ma spreca troppe energie”
Panichi ha tracciato un profilo fisico molto preciso del giovane danese:
“Holger ha un potenziale enorme. È esplosivo, coordinato, con un forte istinto naturale. Ma tende a consumare un’enorme quantità di energia, spesso senza motivo. La prima cosa è stata insegnargli a gestirla”.
Una caratteristica che, alla lunga, avrebbe contribuito al suo infortunio.
Segnali da non ignorare: il corpo di Rune stava già avvertendo
Quando Panichi è arrivato nel team, Rune era già in difficoltà:
“Non c’era una singola grande lesione, ma una combinazione di fattori: fatica, compensazioni, rigidità che limitavano il suo movimento. Il suo corpo mandava segnali chiari.”
Per un giocatore che fonda il proprio tennis su velocità, esplosività e cambi di direzione continui, persino un calo del 10% di efficienza diventa una montagna da scalare.
“Si muoveva, sì, ma non nel modo in cui sa muoversi.”
Una riabilitazione senza scorciatoie: “Serve disciplina, intensità controllata”
Panichi ha spiegato il processo di ricostruzione:
“Abbiamo rimesso ordine: prima nella gestione dei carichi, poi nella qualità del movimento. Holger vuole sempre dare tutto, ma nella riabilitazione serve disciplina: progressione graduale, intensità controllata, rispetto dei tempi. A volte bisogna rallentarlo.”
La priorità non è tornare subito a competere, ma tornare bene.
La ricetta: simmetria, equilibrio, fiducia
Il cuore del lavoro, secondo Panichi, è far riscoprire a Rune le sue sensazioni naturali:
“La chiave è recuperare simmetria, equilibrio e fiducia nei movimenti. Un atleta esplosivo come lui deve sentirsi ‘libero’. Quando ritrova fiducia in appoggi e accelerazioni, tutto cambia: torna a muoversi come vuole. È giovane, impara rapidamente.”
L’obiettivo è sempre lo stesso: trasformare la sua intensità in efficienza, non in stress fisico.
Djokovic, il modello: “Ogni esercizio deve avere un perché”
Panichi ha poi elogiato Djokovic, con cui ha lavorato per anni:
“Da Novak ho imparato che ogni esercizio deve avere uno scopo, un obiettivo e un parametro per misurare i progressi. Non accetta nulla per routine: vuole capire tutto. La sua velocità non è solo fisica, ma soprattutto neurologica: prima legge il gioco.”
Un riferimento costante, un esempio di professionalità totale.
Per Rune, il percorso è tracciato: calma, ordine, precisione. Panichi non vuole fretta, ma un ritorno solido, consapevole e completo.
Passo dopo passo, senza accelerazioni, ma senza fermarsi.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Holger Rune, Marco Panichi

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Rune è chiaramente ADHD, la sua tendenza è quella di tornare a competere il prima possibile. Occorre assolutamente arginarla, in ogni modo e con ogni mezzo possibile, altrimenti rischia seriamente la fine anticipata della sua carriera.
E già così non è detto che torni quello di prima.
Lo segue un grande professionista che forse chiacchiera troppo e con una forte personalità che può dare fastidio agli altri componenti, ma è in buone mani Rune, in bocca al lupo.