Rafa Jódar guarda a Wimbledon: “Sarà il mio primo Slam sull’erba, ho tantissima voglia”
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Rafa Jódar entra in una fase completamente nuova della sua giovane carriera. Dopo l’exploit degli ultimi mesi e il grande salto nel ranking ATP, il talento madrileno si prepara ad affrontare per la prima volta una vera stagione sull’erba, con un obiettivo chiaro davanti agli occhi: Wimbledon.
Il percorso sarà costruito con attenzione. Jódar ha scelto di giocare due tornei di preparazione prima dello Slam londinese: Queen’s ed Eastbourne. Due tappe importanti per prendere confidenza con una superficie sulla quale non ha ancora disputato partite professionistiche.
La novità non sembra però spaventarlo. Anzi, il giovane spagnolo vive questo passaggio con entusiasmo e curiosità. “Ho molta voglia. Roland Garros mi ha dato tanta fiducia, ora arriva una superficie diversa e proverò ad affrontarla nel miglior modo possibile”, ha spiegato.
Il Roland Garros ha rappresentato un passaggio fondamentale nella sua crescita. Il torneo parigino gli ha dato sicurezza, consapevolezza e una nuova dimensione, ma l’erba sarà un esame diverso. Serviranno adattamento rapido, movimenti più bassi, tempi di reazione più veloci e una gestione diversa degli scambi.
“Ho due tornei per preparare Wimbledon”, ha aggiunto Jódar, sottolineando di voler arrivare alla “Cattedrale” con la migliore preparazione possibile. Per lui sarà anche un debutto emotivamente speciale: “Sarà il mio primo Wimbledon, mi fa moltissima voglia giocare il mio primo Slam sull’erba”.
Nonostante la crescita rapida e il nuovo status, Jódar mantiene un approccio molto lineare: “Partita dopo partita, come sempre, con la stessa mentalità di lasciare tutto in campo”. Una frase semplice, ma significativa, perché racconta la volontà di non cambiare identità nonostante il salto di livello.
Prima di volare verso la Gran Bretagna, il madrileno ha scelto di trascorrere qualche giorno a casa, a Madrid. Una pausa necessaria dopo una stagione sulla terra molto intensa, piena di partite, risultati e attenzioni nuove. “Sto passando alcuni giorni a Madrid per staccare, vedere famiglia e amici, che non ho spesso occasione di incontrare quando viaggio”, ha raccontato.
Il ritorno a casa non è stato soltanto riposo. Jódar si è anche avvicinato al suo club, il Tennis Chamartín, partecipando all’inaugurazione di un torneo femminile W15. Un modo per rimanere legato alle proprie radici, proprio mentre la carriera comincia a proiettarlo verso palcoscenici sempre più grandi.
Il tema della gestione fisica sarà centrale. Jódar sa bene che la stagione è lunga e che il calendario non perdona, soprattutto per un giocatore giovane che sta entrando ora nei ritmi più duri del circuito maggiore. “Il mio obiettivo è giocare i due Slam che restano e cercare di fare il meglio possibile, andando torneo dopo torneo”, ha spiegato.
Accanto all’ambizione, però, c’è anche prudenza: “Devo prendermi cura del corpo nel miglior modo possibile, perché la stagione è lunga e ci sono tanti tornei. Devo evitare infortuni”. Una consapevolezza importante, soprattutto per un giocatore che sta vivendo una crescita così rapida.
Quando gli è stato chiesto del possibile ingresso in top ten, Jódar non si è sbilanciato troppo. “È un obiettivo molto complicato, ma se continuo a lavorare duro e a migliorare, forse un giorno sarà possibile”. Una risposta matura, lontana da proclami eccessivi, ma anche senza rinunciare all’ambizione.
Wimbledon arrivi per Jódar nel momento perfetto e, allo stesso tempo, più difficile. Perfetto perché l’entusiasmo è altissimo e il giocatore sembra libero mentalmente. Difficile perché l’erba è una superficie che non perdona l’inesperienza e che richiede automatismi diversi rispetto alla terra.
Queen’s ed Eastbourne saranno quindi molto più di semplici tornei di preparazione. Saranno un laboratorio tecnico e mentale. Jódar dovrà capire rapidamente come muoversi, come usare il servizio, come accorciare gli scambi e come gestire rimbalzi bassi e traiettorie più imprevedibili.
Il suo tennis, però, ha margini interessanti anche sull’erba. Se riuscirà a giocare aggressivo, a prendere campo e a non subire la velocità della superficie, potrà trasformare questa prima esperienza in un passaggio prezioso per il futuro.
Non bisogna chiedergli troppo, almeno subito. Per un esordiente su erba, il primo obiettivo è imparare. Ma Jódar ha già dimostrato di saper bruciare le tappe. Wimbledon sarà il suo primo grande esame su una superficie nuova: non servirà soltanto vincere, servirà capire quanto velocemente può adattarsi al tennis dei grandi.
Marco Rossi
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quanto mi sta sulle scatole questo peggio di Alcaraz…
Si ma fare dei buoni piazzamenti non significa essere già un top player, la stampa lo ha già messo affianco ai migliori al mondo e questo, lo sappiamo, non aiuta i giovani a crescere bene; ma anche lui mi pare che ci si senta a quel livello: vedremo. Comunque nel mio post precedente, ho dato delle motivazioni tecniche prima della chiosa finale interrogativa…
In pratica ha già superato il record di Roger
O di Nole
Forse un tempo era vero, ma adesso mi pare difficile sostenere che gli italiani siano relativamente forti sulle altre superfici. Tralasciando Sinner, per il quale ormai questa e quella per lui pari sono, abbiamo avuto Musetti finalista al Queen’s e semifinalista a Wimbledon; Cobolli l’anno passato a Church road ha raggiunto i quarti di finale; su cemento agli AO Darderi ottavi vs Jannik, Musetti quarti di finale e la lista sarebbe molto lunga, comprese le vittorie su cemento di Cobolli. Dov’è che vedi questa nostra debolezza su campi che non siano in terra?
Anche fenomeni come Sinner ed Alcaraz ci hanno messo un po’ di tempo per diventare top sull’erba, superficie che, per chi non ci gioca abitualmente, e sono pochissimi, ormai, presenta mille insidie. Il giovane Jodar è iscritto sia a Londra che a Eastbourne, credo proprio con l’obbiettivo di aumentarne la conoscenza: dal sito ATP risulta che non abbia mai giocato un match su eraba, neppure a livello Futures o Challenger. Potrà quindi riservare sorprese.
Che sia un ottimo elemento è sicuro e che sfrutti l’ assenza di Alcaraz per apparire il favorito per la vittoria che non è pure!
Noi italiani a tennis siamo imbattibili sulla terra rossa sulle altre superfici meno… jodar , mensik , fonseca sono fastidiosi su erba anche non gli ho visti giocare benissimo. Chissà dove cazzo arriva musetti o cobolli oppure darderi a Wimbledon.
Non è che qualcuno lo abbia messo in alto, banalmente è un 19enne che è 25 al mondo e, soprattutto, 12 nella race e quindi desta moltissimo interesse: quarti di finale a Parigi, Roma e Madrid, semifinale a Barcellona, vittoria a Marraches…ha fatto un salto di qualità assurdo su terra battuta, siamo tutti molto curiosi, immagino, di vedere se sia altrettanto cresciuto su altre superfici (il cemento ovviamente principamente, che è quella che conta di più)
Sono curioso di vedere il suo rendimento sull’erba, però io ho la sensazione che gli avversari abbiano già imparato a conoscerlo e capire come metterlo in difficoltà, inoltre l’erba è una superficie più veloce rispetto alla terra che costringe maggiormente agli spostamenti ed abbiamo visto che quando Jodar non riesce a comandare il gioco ed è costretto a difendersi mostra tutti i suoi limiti o forse, semplicemente, è stato messo troppo in alto rispetto a quello che realmente è.
Eh no Rafa, l’erba voglio cresce solo nel giardino del Re