Un punto sulle problematiche dei tornei in America Latina ATP, Copertina

Gaudenzi atteso in Argentina e poi a Rio. Puelinckx (CEO della società Tennium): “C’è preoccupazione ma anche opportunità. Vogliamo il 500, per fare un back to back con Rio”

15/02/2026 11:26 5 commenti
Il centrale a Buenos Aires, stipato fin dal primo giorno
Il centrale a Buenos Aires, stipato fin dal primo giorno

Nella serata di domenica Luciano Darderi si giocherà il titolo dell’ATP 250 di Buenos Aires, ma nella settimana c’è un tema forte, enorme, che ha animato il dibattito ancor più degli incontri disputati: la terribile dicotomia tra le immagini dello stadio pieno, animato dal fervore e passione degli appassionati per il torneo in corso, e quanto nei programmi dell’ATP la “Gira” Sudamericana sia ormai considerata quasi un male necessario. Nel 2028 la nascita del Masters 1000 in Arabia Saudita comporterà importanti spostamenti nel calendario di febbario per far posto a quest’evento ricchissimo (seppur non “mandatory”), e ovviamente a rischiare un’ulteriore compressione e penalizzazione sono i soli tre tornei rimasti in America Latina, Buenos Aires, Rio e Santiago. Se in Cile la dimensione 250 è tutto sommato accettata e ritenuta adeguata al movimento nazionale, un 250, uno solo, sta strettissimo in Argentina, dove il tennis è uno sport principale, ricco di storia e con una base di praticanti ancora molto importante. La nascita alcuni anni fa di un sostanzioso circuito di Challenger in Sudamerica, e in particolare in Argentina, ha rivitalizzato il tennis albiceleste, come ben dimostra anche il ranking attuale che vede ben 8 giocatori in top 100 e molti altri appena dietro con un discreto fervore anche a livello junior. La cancellazione del torneo di Cordova è una ferita ancora aperta, ma ancor più lo è la richiesta inascoltata di trasformare l’evento di Buenos Aires in un ATP 500, cosa che renderebbe per i giocatori assai più appetibile la trasferta nel continente, potendo avere un back-to-back con Rio nella settimana successiva. La passione è enorme, gli investimenti ci sarebbero; manca la volontà politica di farlo, ossia l’ATP, che da tempo guarda a oriente (Cina, i ricchissimi paesi sul Golfo Persico) per espandere il giro economico del tour, insieme al rafforzamento recente dei 1000 in tornei più grandi e quindi redditizi. In Argentina (e anche Brasile, con Joao Fonseca atteso come prossima stella a livello globale) si è chiesto a gran voce un intervento diretto di Andrea Gaudenzi, Presidente ATP, sul posto, per valutare lo status quo, il potenziale del torneo e la richiesta di diventare un evento più forte e ricco. Per questo Gaudenzi è atteso a Buenos Aires (dovrebbe già essere arrivato ieri, ma non c’è comunicazione ufficiale) e poi andrà a Rio de Janeiro per parlare della questione, del presente e ancor più del futuro. È molto interessante l’intervista pubblicata su La Nacion a Kristoff Puelinckx, fondatore e CEO di Tennium, la società che detiene i diritti e organizza il torneo di Buenos Aires. Ne riportiamo i passaggi più significativi, che spiegano il punto di vista argentino sullo status quo e di quello a cui legittimamente si ambisce per il futuro.

“C’è incertezza? C’è timore? Ci sono aspettative? C’è ottimismo? Ci sono domande? Sì, tutto questo insieme. Esistono diversi scenari. Ci sono preoccupazione e opportunità», afferma Puelinckx. “Opportunità in che senso? Andrea Gaudenzi lo ha già detto e immagino lo ripeterà anche qui: per lui il Sudamerica è una priorità e questo swing va protetto. Ed è qui che entra in gioco il nostro lavoro, nel chiedergli: “Andrea, cosa significa proteggerlo?”. Il mio messaggio è chiaro: aiutateci a crescere affinché questo swing possa essere tutelato e continuare a esistere. Perché, se non riceviamo supporto, per quanto ci sia la volontà, perderemo denaro e il progetto non funzionerà” spiega l’imprenditore belga.

Quale soluzione propongono dall’Argentina Open? Spostare la data a ottobre o novembre, come suggerito da alcune indiscrezioni? No, nulla di tutto ciò. “Se si vuole davvero rafforzare questa tournée, bisogna programmare due tornei ATP 500 back-to-back. È quello che chiediamo”, ha ribadito Puelinckx. Il torneo di Buenos Aires, attualmente di categoria ATP 250, nel 2023 ha effettuato un importante investimento nell’impianto del club e ha presentato la candidatura per ottenere l’upgrade a categoria 500 a partire dal 2025. Tuttavia, l’ATP ha scelto altre sedi per il salto di livello: Dallas, Doha e Monaco. Una decisione che ha rappresentato una forte delusione. Nonostante ciò, l’Argentina Open continuerà a sostenere la propria proposta: due ATP 500 in settimane consecutive (Buenos Aires e Rio) vengono considerati la possibile “salvezza” dello swing sudamericano.

“Il calendario è estremamente congestionato, non solo per questa parte della stagione ma per l’intero anno. I top player vogliono giocare meno, mentre quelli immediatamente dietro mantengono o aumentano il numero di tornei per accumulare punti. Basta guardare questa settimana: Alcaraz e Zverev si sono ritirati da Rotterdam, ed è un duro colpo. La mia richiesta resta la stessa: due ATP 500 consecutivi. Se a febbraio arriverà un torneo in Arabia Saudita, sarà inevitabilmente complicato. Sappiamo che non sarà obbligatorio, ma i giocatori vorranno partecipare per via dei premi elevati. Tuttavia, due 500 consecutivi significherebbero mille punti in palio: un’offerta completamente diversa”, afferma osservato Puelinckx, la cui società gestisce anche tornei come Barcellona, Amburgo e Bruxelles. A metà 2023, Tennium e il Buenos Aires Lawn Tennis Club hanno rinnovato l’accordo per dieci anni (fino al 2033). Da quel momento sono stati avviati diversi interventi infrastrutturali congiunti, tra cui una nuova players’ lounge, il rifacimento degli spogliatoi e lavori di miglioria del centrale. Il prossimo ottobre ricorrerà inoltre il centenario dello stadio centrale del club.

Nel caso in cui l’ATP approvasse l’upgrade a 500, il torneo potrebbe espandersi rimanendo nella sede attuale del club? Un salto di categoria richiederebbe la costruzione di un secondo stadio da circa 1300 posti, realizzabile all’interno del complesso ma subordinato all’autorizzazione per l’utilizzo di ulteriori spazi. “Prima di tutto, non esiste alcun problema con Buenos Aires, né per estendere il contratto né per interromperlo”, chiarisce l’uruguaiano Martín Hughes, uno dei massimi dirigenti di Tennium, sempre a La Nacion. “Qui si può crescere. Quando due anni fa ci siamo candidati per l’upgrade, abbiamo già realizzato uno studio dettagliato su come procedere e cosa fare. Abbiamo il sostegno del governo della città, il contesto è favorevole (…) È una questione di investimenti. Il dialogo è avviato e stiamo portando avanti riunioni per capire come muoverci e farci trovare pronti in quello scenario. Sarebbe la soluzione ideale”.

Questo quindi il piano proposto a Gaudenzi nel prossimo incontro? La risposta di Puelinckx è sibillina: “Lo sa già. Ne abbiamo parlato in altre occasioni. Credo che la sua visita serva anche a valutare direttamente la situazione e chiedersi: Vedo un ATP 500 qui oppure no?. Se confrontiamo ciò che abbiamo qui con Rio de Janeiro, non noto grandi differenze. Abbiamo una solida esperienza nell’organizzazione di un 500 in un club come il Real Club de Tenis Barcelona, che non dispone di spazi enormi. Anche ad Amburgo, pur con il vantaggio di uno stadio molto grande. Ma soprattutto Barcellona dimostra che, anche in strutture compatte, è possibile realizzare eventi di alto livello”.

Chiedono al diretto se un cambio di data è un’ipotesi concreta, Puelinckx nega: “Direi di no. Dubito che sia un’opzione realmente presa in considerazione. In teoria tutto è possibile, ma non ho sentito nulla in tal senso. Sarebbe molto complicato, vista la presenza dello US Open, della tournée asiatica e poi della stagione indoor europea. Gli unici tornei potenzialmente flessibili sono proprio quelli indoor europei, oggi collocati a febbraio”.

A metà anno, tra luglio e agosto, l’ATP dovrebbe ufficializzare il calendario 2028. “Siamo entusiasti di quello che abbiamo realizzato e continuiamo a spingere per diventare un ATP 500. In passato ci abbiamo provato senza successo, ma resta il modo più logico per proteggere la nostra tournée. Nel board dell’ATP c’è oggi una determinazione diversa rispetto a tre anni fa, e questo cambia il dialogo. Non dipende da noi se a febbraio nascerà un torneo in Arabia Saudita. Questo swing è breve, con poche settimane: dobbiamo fare il necessario per sopravvivere. Altre soluzioni? Non saprei. Potrebbero dire: obblighiamo Jannik Sinner o Carlos Alcaraz a giocare ogni anno in Argentina. Sarebbe interessante”, sorride Puelinckx al suo paradosso, “ma non credo proprio che accadrà. In quest’ottica, l’upgrade a 500 appare una decisione sensata. Ritengo che entro Roma, a maggio, dovrebbe emergere maggiore chiarezza”.

Interessante il racconto su cosa accadde dietro le quinte un paio d’anni fa: quando fu aperto il processo formale per approvare l’upgrade di tre tornei da 250 a 500 (accaduto con Monaco, Dallas e Doha), la società Tennium preparò una presentazione di circa 600 pagine. L’ATP puntava a un merge, ossia la fusione di due tornei ATP 250 in un 500. Tennium arrivò a un’intesa quasi definitiva con Newport, ma – secondo Puelinckx – “le regole cambiarono”, Doha entrò in scena e l’offerta economica risultò irraggiungibile. Puelinckx ammette di essersi sorpreso nell’apprendere della visita di Gaudenzi a Buenos Aires: “Non è una persona che viaggia spesso. La presenza del presidente dopo tanti anni è un segnale di rilievo”. L’imprenditore invita inoltre i giocatori sudamericani a essere più partecipi: “Ho apprezzato le parole di Mariano Navone (“Questa è la migliore gira del mondo”, ndr) ma i giocatori dovrebbero esprimersi ancora di più. È la loro regione, il loro pubblico, i loro sponsor. In Sudamerica c’è un gruppo di atleti molto rilevante. Nel consiglio ATP siede Pablo Andujar, che sostiene le nostre posizioni perché ascolta direttamente le istanze dei giocatori della regione”.

Se a Buenos Aires non si ride ma anzi c’è preoccupazione per il futuro, nemmeno a Rio de Janeiro si ride, pur con la prospettiva di un grande campione come Fonseca ad animare una nuova tennis mania nel paese. Luiz Carvalho, direttore del torneo di Rio, affermò lo scorso anno che “Esiste una certa mentalità, quasi una forma di discriminazione verso il Sudamerica, come se fossimo il fratello povero. Ma non è così”. Puelinckx sottolinea l’eccellente collaborazione tra i tornei di Buenos Aires e Rio, visto che le esigenze sono comuni e far fronte comune rafforza ogni istanza: “Siamo perfettamente coordinati. È comprensibile che l’Europa concentri molte attenzioni, vista la quantità di tornei ospitati. Parlare di regione dimenticata è eccessivo, ma è necessario continuare a far sentire la nostra voce. Oggi c’è molta più consapevolezza del potenziale sudamericano”. Dodici dei primi cento giocatori del ranking provengono dal Sudamerica. Buenos Aires intende restare sulla terra battuta, mentre Rio valuterebbe positivamente il passaggio al cemento, la superficie predominante nel circuito. Questo è un altro punto di domanda: cementificare i tre tornei dell’America Latina, come è stato anni fa Acapulco (molto vicino a Indian Wells), potrebbe aiutare la crescita e garantire il futuro anche a Buenos Aires e Rio? Non c’è una risposta certa a questo interrogativo, e gli stessi giocatori non disdegnano il giocare su terra battuta, anzi per molti è ancora la superficie preferita anche per il discorso infortuni. Tuttavia in Argentina si punta soprattutto al fattore ambiente, al pubblico, all’enorme interesse per l’evento e il tennis. “Qui esiste una cultura dello sport e del tennis. Lo stadio è stato pieno fin dal primo giorno, non se ne vedono ovunque…”. Il riferimento è ovviamente al deserto degli eventi nel medio oriente. In tutti i sensi…. ma il calore della gente che oggi sosterrà con forza Cerundolo vs. Darderi, basterà a convincere Gaudenzi e l’ATP?

Marco Mazzoni


TAG: , , , , , ,

5 commenti

Koko (Guest) 15-02-2026 15:35

Il concetto di fare ombra ai tornei Arabi è dubbio: pochi ci vanno loro sponte comunque e chiunque ha un telecomando per seguire il torneo su cemento o i terraioli in Sudamerica. Aumentare a 500 un torneo non mi pare questo gran stravolgimento ma si restituisce qualcosa a chi preferisce la terra.

5
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Marco M. 15-02-2026 13:09

E’ vero che gli arabi metteranno sul piatto tanti soldi, ma credo che ne potranno beneficiare i primi otto, dai quarti in avanti, chi uscirà al primo-secondo turno non credo guadagni moltissimo e con i due 500 molti della fascia 20-50 potrebbero scegliere il Sudamerica dove avrebbero ottime opportunità per fare punti e soldi.
Per fare un esempio nostrano: un Darderi (o anche un Cobolli-Arnaldi) rischierebbe di fare più punti di un TopTen eliminato in semifinale Mille e avrebbe anche Acapulco prima di Indian Wells e Miami.
Con la possibilità di entrare nelle TdS nei due Mille statunitensi.

Io credo che l’Arabia spingerà per non avere concorrenza la settimana prima, durante e dopo il suo torneo, quindi temo che le richieste di Baires non saranno accettate e temo che anche per il torneo di Rio.
Starà ai giocatori nel Consiglio ATP far valere le proprie ragioni, soprattutto quelli fuori dalla TopVenti.

A me questa deriva piace poco, ma questo è.
Sembrava la fine del Golf andare a giocare in certi posti senza tradizione, a me sembra che il Golf sia in salute e i giocatori guadagnino più di prima, probabilmente accadrà lo stesso per il Tennis, anche se i puristi masticheranno amaro.

Sono curioso di sapere dove collocheranno i tornei russi e affini quando finirà l’embargo.

4
Replica | Quota | 1
Bisogna essere registrati per votare un commento!
+1: Detuqueridapresencia
tinapica 15-02-2026 11:37

Il punto è uno solo: finché l’APT continuerà ad essere (troppo) sensibile alle lusinghe monetarie della Cina e delle Monarchie del Golfo sarà un danno per questo gioco, dato che là di gente appassionata, quanto in America, Europa ed Oceania non ce n’è (ed in Cina ci stanno provando da vent’anni…).
Ma siccome questo stato di cose continuerà, in peggio, a me è già chiaro che il futuro di questo gioco non sarà buono.

3
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Tomax (Guest) 15-02-2026 11:36

Potrebbero fare un 250 nella prima settimana dell’anno così i sudamericani giocano li prima di andare in Australia, mantenere i 2 su terra a febbraio e poi fare 2/3 tornei dopo us open e prima di shangai

2
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Detuqueridapresencia 15-02-2026 11:34

Se l’Argentina vuole un 500 dovrebbe prima di tutto dedicare attenzione alla qualità dei campi.

Il campo di patate battute che offende il nome del grande Vilas cui è dedicato è semplicemente vergognoso.

Vale a stento un challenger, già giocarci un 250 è troppo onore: un 500 sarebbe scandaloso.

Giusto aspirare a un torneo come si deve per uno storico movimento come quello argentino ma se non lo hanno un motivo ci sarà. Uno di quelli è la qualità dei campi

1
Replica | Quota | 2
Bisogna essere registrati per votare un commento!
+1: Marco M., Taxi Driver