Popyrin ammette: “Anno da dimenticare. Ma so che posso tornare in top 20”
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Il 2025 di Alexei Popyrin è stato una delusione tanto grande quanto inattesa. Dopo un 2024 da rivelazione – coronato dal trionfo nel Masters 1000 del Canada, dalla vittoria su Novak Djokovic allo US Open e dall’ingresso in top 20 fino alla posizione n.19 – le aspettative per la nuova stagione erano altissime. Ma la realtà è stata molto diversa.
Il 2025 dell’australiano si è chiuso con un bilancio amaro: nessun titolo, cambio di allenatore, problemi fisici ricorrenti e un record di 17 vittorie e 23 sconfitte. Popyrin non vince una partita addirittura al primo turno dello US Open, lo scorso agosto. Non sorprende quindi che abbia chiuso l’anno al numero 54 del mondo.
Terminata la stagione, Popyrin ha scelto la strada dell’onestà e dell’autocritica. In un’intervista al quotidiano australiano The Age, ha ammesso senza giri di parole che il 2025 è stato “un anno da dimenticare”.
“Sento di avere il livello per tornare in top 20, quindi la mia classifica non mi preoccupa”, ha spiegato. “Non mi piace dove sono ora e non è una bella situazione, ma so cosa sono capace di fare. Quando sarò nella giusta condizione mentale e l’allenamento funzionerà, tutto tornerà al suo posto. Ho avuto sfortuna con infortuni e una malattia a inizio anno, ma in carriera capitano stagioni così: l’importante è come ti rialzi”.
Dopo l’eliminazione al primo turno di Wimbledon, l’australiano ha sentito il bisogno di staccare completamente. “Avevo bisogno di riposo. Ero in viaggio, ad allenarmi e a giocare da quasi tre mesi senza pause. La settimana prima di Wimbledon non mi sentivo pronto, e succedeva già per il secondo Slam consecutivo. Probabilmente è stata la stagione meno piacevole della mia carriera, ma ho imparato molto su come voglio affrontare il futuro”.
Una delle lezioni più importanti riguarda la capacità di godersi il percorso. Popyrin non vuole più vivere il tennis soltanto come pressione e fatica. “Voglio godermi di più i viaggi, i Paesi che visito. Ascolto i miei coach, Wayne Ferreira e Nev Godwin, e anche le parole di campioni come Michael Jordan e Andy Murray: tutti dicono che quando tutto finisce ti penti di non aver vissuto meglio il momento. Non voglio arrivare alla fine della mia carriera con quel rimpianto”.
La speranza, ora, è tutta rivolta al 2026 e in particolare alla tournée australiana. “Non vedo l’ora di tornare a casa. È il mio periodo preferito dell’anno. Passare del tempo con la mia famiglia sarà fondamentale, e iniziare la stagione davanti al pubblico australiano sarà incredibile. Onestamente, non posso aspettare”.
Marco Rossi
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Secondo me non ha il livello per stare nei primi 20. Anche se, nella situazione attuale e con tanti top in crisi o infortunati, tutto è possibile. In fondo, basta una combinazione fortunata in un unico torneo perché questo avvenga, lui stesso ne è la dimostrazione
Per alcuni ben noti invece sono serviti dozzine di tornei per riuscirci.
Popyryn l’anno scorso vinse in Canada, che era praticamente un 250 visto che i più forti giocavano quasi tutti alle Olimpiadi.. a Cincinnati vinse Jannik
Era Toronto, Cincinnati lo vinse Sinner
Infatti, quella vittoria anomala gli ha gonfiato il ranking.
Ha vinto un 1000 che in realtà era un 250. Senza quei punti avrebbe sempre avuto la sua classifica appropriata.