
Disavventura a New York: rubato il trofeo di Sorana Cirstea


Una carriera lunga quasi vent’anni, tre titoli WTA conquistati, l’ultimo appena qualche giorno fa a Cleveland. Un successo che per Sorana Cirstea, 35 anni, aveva un significato speciale e che avrebbe voluto custodire con orgoglio durante il suo soggiorno a New York per disputare lo US Open. Invece, la gioia si è trasformata in rabbia e amarezza.
La rumena ha infatti denunciato su Instagram il furto subito nella sua stanza d’albergo nella Grande Mela: il trofeo vinto a Cleveland è sparito. Non un oggetto qualsiasi, ma il simbolo di una delle poche giornate perfette della sua lunga carriera.
“Vi prego, restituitemelo”, ha scritto la tennista, spiegando come il valore di quel trofeo sia soprattutto emotivo e legato ai sacrifici di una vita intera spesa sul circuito.
Un episodio che lascia l’amaro in bocca e che purtroppo difficilmente troverà un lieto fine, come spesso accade in queste situazioni.
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Si vocifera che l’albergo fosse vicino al Trump tower
Una società basata su squilibri sociali. Questi i risultati
Negli anni ’80 in hotel a mia sorella a Parigi avevano restituito un bracciale d’oro lasciato in camera!
Mondo civilizzato! Sempre peggio…
Che società di M.. che abbiamo creato!
Si vocifera che il presidente Gaudenzi nella notte si sia infiltrato nella camera d’albergo della rumena e abbia rubato il prezioso trofeo per poi consegnarlo a un monocolore italico, di cui non si conosce ancora il nome.
Hanno denunciato il furto 2 massimi esperti in “teoria complottisca”, Massimo il pandologo e Maurantonio, pronti a far guerra all’ATP.
Queste le loro parole: “Gaudenzi ha distrutto la figura internazionale dell’ATP, con svariate situazioni favorevoli ai ben noti, gli toglieremo l’incarico e diventeremo insieme i presidenti dell’ATP!!!!!”
🙂 🙂 🙂
NYC la Napoli d’America.
Tranquilla Sorana, te lo rifaccio io con le mie nani!
🙁
Vorrei sapere chi le puliva la stanza non credo soggiorni in un hotel da una stella!!!!
abbiamo appena visto uno fregare un cappellino ad un bambino, figuriamoci se non si fregano un trofeo.