Intervista alla giovane serba Copertina, Generica, WTA

Aleksandra Krunic: dalla pallina di gommapiuma al sogno olimpico. In esclusiva per Livetennis, i sogni, le sfide, la ricerca della felicità, nella vita e nel tennis, della giovane tennista serba

25/01/2017 13:38 14 commenti
Aleksandra Krunic classe 1993, n.135 WTA
Aleksandra Krunic classe 1993, n.135 WTA

Ci imbattiamo in Aleksandra Krunic, grazie ad un video selezionato per caso su youtube: non si tratta di un incontro di tennis, ma di un’intervista realizzata da una rete televisiva serba in occasione delle ultime Olimpiadi di Rio. In realtà sembra una pièce teatrale umoristica, recitata alla perfezione da due bravissime attrici: una veterana, sicura di sé, padrona della recitazione, leggermente in primo piano ma che non ingombra la scena, lasciando spazio, generosamente, alla più giovane ed anche più gracile co-protagonista. Tra le due c’è intesa, affetto, contatto di sguardi: l’attrice di successo cede gradualmente le battute alla vivacissima ragazza. Ridono complici, si prendono in giro, rendendo gradevolissima la visione del filmato, con l’intervistatore ben felice di interpretare il ruolo di spalla. Ovviamente, per chi non conosce la lingua serba, i dialoghi sono totalmente incomprensibili, ma è un particolare ininfluente ai fini del godimento della scena. Chaplin fu l’ultimo, tra i grandi registi del cinema, ad arrendersi al sonoro, perché sosteneva che sguardi sorrisi e linguaggio del corpo potessero esprimere tutte le emozioni umane. E lo dimostrò ulteriormente, omaggiando nel suo terzo film sonoro “Luci della ribalta”, l’ormai anziano Buster Keaton, un monumento del cinema muto, in una irresistibile scena finale. Nel nostro caso, rimettendo al loro posto i miti del cinema senza imbarazzanti paragoni, Jelena Jankovic e Aleksandra Krunic offrono in questa loro esibizione, forse involontaria forse no, uno spaccato di solarità ed amicizia. “Non ricordo cosa ci dicevamo – ci dirà poi Aleksandra . Forse parlavamo del doppio olimpico, noi scherziamo sempre”. Come dire che contano i dialoghi emotivi, le parole non sono importanti. Non lo sono neanche qualche settimana dopo, quando rivediamo, questa volta in televisione, Aleksandra Krunic (ma lei si firma Alex) impegnata nel primo turno del torneo di Brisbane contro una inarrestabile, in quel match almeno, Ashleigh Barty. Siamo ad un cambio campo, il primo set si è concluso 6/2 per l’australiana, e la piccola serba è entrata ora in un altro personaggio: la solarità ha lasciato spazio alla cupezza, l’amicizia alla solitudine, lo sguardo che avevamo visto penetrante e luminoso nel filmato con la Jankovic è ora preoccupato, quasi smarrito. Ma è solo un attimo, perché, ed è questo l’aspetto comune alle due situazioni, Alex rientra in campo, riprende la scena, con passo fiero e determinato, non a caso le qualità che più abbiamo apprezzato in questa intervista che presentiamo.
Raggiungiamo Alex a Melbourne, attraverso il contatto offertoci da Matko Jelcic, preparatore atletico di Magda Linette, che ringraziamo. Alex è molto disponibile, nonostante l’eliminazione dal torneo, e ci dedica tutto il tempo necessario per conoscere il suo mondo.

Allora Alex, presentati ai lettore di Livetennis. Cominciamo dalla tua storia tennistica e dal tuo gioco:

Ho cominciato a giocare all’età di 4 anni, ma fino a 7 ero solo una bambina a cui piaceva giocare. Il mio coach era, possiamo dire, “quello della porta accanto”, un nonno che mi ha insegnato tutto, mi ha introdotta al mondo dello sport; poi a 7 anni ho cominciato a frequentare lo Spartak Club e ho incontrato il coach russo Eduard Safonov che è stato con me dieci anni. In seguito, partendo dalla Russia la mia famiglia ha iniziato a viaggiare: sono stata in Slovacchia, poi sono venuta a Belgrado, dove ho avuto due coach diversi, ma il più importante è stato senz’altro quello russo che ha lavorato con me dieci anni. I miei genitori non giocavano a tennis. È stata mia nonna a regalarmi una racchetta di plastica con la pallina di gommapiuma (ride). E’ incredibile, così ho cominciato: colpendo una pallina di gommapiuma….Il mio tennis è fatto di costruzione del punto, di controllo, non sono il tipo di giocatrice che attacca, non ho potenza, quindi la mia vera forza è andare dalla difesa all’attacco, mi piace fare anche le volée, la mia forza è il movimento. Mi piace giocare, appena posso, Il mio colpo migliore: il drop shot. Per quanto riguarda la condizione fisica, ho un’ottima preparazione, in campo mi sento più forte, più costante. La mia coach attualmente è Elise Tamaela.



Passiamo ai tuoi migliori match del 2016 e in assoluto. E indicaci anche le tue tenniste preferite:

Il mio miglior match del 2016 penso sia stato quello con la “Schiavo”, nell’ultimo turno delle qualificazioni di Brisbane, mi sentivo molto solida. Anche nel match contro la Makarova, in Marocco, mi sono piaciuta molto. ll match top della mia carriera, finora, è stato probabilmente quello contro la Kvitova, nel terzo turno degli Us Open 2014 (6/4 6/4). La mia tennista modello è stata Mary Pierce, l’ho amata molto, anche se la sua struttura fisica è molto diversa dalla mia. Tra le italiane mi piacciono Flavia Pennetta e Roberta Vinci. Mi piace il modo in cui si comportano in campo e fuori, la loro umiltà, la loro capacità anche di accettare le sconfitte, è una cosa che apprezzo tanto in loro e che mi ispira.



Purtroppo, a stagione appena iniziata non hai superato le qualificazioni degli Australian Open, uno Slam che sappiamo per te molto caro. Cos’è che non è andato per il verso giusto?

Al torneo di qualificazione degli Australian Open, sono arrivata preparata, il torneo di Brisbane era andato bene, ma a Melbourne mi sono accorta che non riuscivo a lavorare bene con le gambe, e in questo modo sono arrivata al secondo match senza fiducia nella mia performance. La Blinkova giocava bene, si è visto anche dopo, ma credo di non essere riuscita a sfidarla fino in fondo. E’ stata una delusione , un vissuto che a volte può essere forte, dipende dalla sconfitta. In campo, se so di aver dato il meglio ma perdo ugualmente, mi sento sconfortata. Con la Blinkova la delusione è stata frutto del fatto che per tutto il match ho cercato di tornare ai fondamentali, di cambiare strategia, ma è stato forse il primo e unico match della mia vita tennistica in cui non ho potuto fare niente e tanto meno variare gioco: non è una cosa da me, cerco sempre di modificare qualcosa in campo. Mi sono sentita molto amareggiata, ma ovviamente è un’esperienza che mi servirà. Magari a partire dai miei prossimi tornei che saranno Taipei e Budapest.



Guardando i tuoi match appari come una tennista molto controllata nelle manifestazioni emotive. E’ solo apparenza e magari dentro senti molto la tensione, oppure riesci a gestire lo stress agonistico?

Penso di essere abbastanza naturale in campo, cerco di elaborare la tensione tra me e me e di non essere autodistruttiva. In questo aspetto, credo di essere migliorata rispetto a un paio di anni fa, anche se devo ancora fare molta strada, perché io sono così, sono una perfezionista ma purtroppo la perfezione non esiste: accidenti è il mio grande problema! Non sono davvero stressata nella competizione; certo, al Grande Slam è diverso, ma è il mio perfezionismo che mi ostacola sempre, certe volte “salterei sulla mia testa” anche quando non è necessario.



In una recente intervista per Livetennis Magda Linette ci ha detto che per lei il tennis è stato “maestro di vita”e grazie a questo sport ha acquisito responsabilità, precisione, determinazione. Che ne pensi? Sei giovane, non hai ancora 24 anni: non ti capita di rimpiangere qualcosa o di invidiare un po’ le tue coetanee?

Riguardo al commento di Magda sul tennis, credo anche io che si impari molto, perché si è soli per gran parte del tempo, anche se si è spesso insieme al proprio team, ma loro fanno il loro lavoro, poi finisce lì. Quindi, in realtà, si passa molto tempo in solitudine e si impara a riflettere ed a conoscersi profondamente. Affrontare certe situazioni da sola ti fa capire meglio i tuoi comportamenti, le tue reazioni emotive, come gestisci le cose, che errori fai, e anno dopo anno si migliora. Non invidio le mie amiche anche se, a volte, ho nostalgia di casa, mi mancano le serate in compagnia. La caratteristica del nostro lavoro è che incominciamo a farlo quando siamo molto giovani, molto prima di cominciare a guadagnare: lavoriamo e siamo ancora bambini, anche se dobbiamo concentrarci, anche se dobbiamo imparare certe cose prima dei nostri amici. Siamo obbligati a crescere in fretta, a maturare in fretta, e questo è un peccato perché è bello essere bambini. E’ questo che ci viene portato via: la nostra infanzia. Le rinunce riguardano maggiormente il passato, ma è il sacrificio che dobbiamo fare.



Dove sta andando tecnicamente il tennis femminile? Ci sarà nei prossimi anni una ulteriore affermazione di tenniste forti fisicamente, pesanti nel colpire, o la sensibilità di polso, il gioco di volo, il saper salire a rete, potranno ancora avere un ruolo importante?

Non sono brava a capire le direzioni tecniche attuali del tennis, a volte ci manca una visione globale vivendo torneo dopo torneo. Posso dire tuttavia, che nel tennis femminile si sta innalzando l’età di maturazione tecnica e alcune tenniste raggiungono il loro punto massimo sempre più avanti, a volte vicino ai 30 anni vedi anche quest’ultimo Slam. Questo aspetto secondo me è un bene perché in tour vediamo molta esperienza e per me il tennis diventa ancora più interessante se offre una diversità di stili e personalità. Abbiamo un mix di giocatrici diverse: le tenniste emergenti sono certamente potenti ed hanno dalla loro forza e gioventù mentre dall’altra parte troviamo la saggezza di gioco: tutto questo è molto bello, sono contenta di vivere questa era tennistica. Mi affascina avere l’occasione di vedere molte veterane al top della loro forma, perché è gradevole vedere che oggi non si vince solo con potenza e gioventù. Non so quale stile di gioco avrà la meglio perché penso che il tennis sia ancora dominato dalla forza, ma mi piace molto che ci siano queste variabili, penso che sia un fatto positivo per il tennis, e mi piacerebbe vedere sempre le veterane mettere in crisi quelle fisicamente più potenti.



Nel 2009, quattordicenne, raggiungevi la finale del Trofeo Bonfiglio a Milano contro la Stephens. Cosa pensavi in quei momenti e quello che sognavi quel giorno si sta avverando?

Purtroppo i miei sogni si devono ancora avverare. Certo, spero di realizzarli, ma sai, noi abbiamo un sogno, e poi un altro, e non ne abbiamo mai abbastanza. Non penso che ci sia un momento nella vita in cui hai realizzato tutti i tuoi sogni, e oltretutto non tutto è legato ad essi. C’è il lavoro, certo, ma c’è anche altro. Vedi Flavia: ha raggiunto il suo sogno, ma poi ha lasciato proprio in quel momento e rispetto la sua scelta. Avrà una famiglia, ed è ciò verso cui vanno tutte le tenniste alla fine della loro carriera, e questo è un altro sogno.



E’ stata molto dibattuta l’anno scorso, la questione relativa alla disparità di premi tra i tornei di tennis maschile e femminile. Cosa ne pensi?

Non so molto della faccenda della disparità di genere nei premi, ma secondo me non dovrebbe riguardare tanto la differenza uomini-donne quanto invece quella tra giocatori della fascia alta e bassa. Specialmente nei tornei femminili, c’è un divario economico enorme tra le giocatrici classificate dopo la posizione 100 e quelle tra 50-60, mentre le prime venti dominano, anche a livello di premi in denaro, ed è un aspetto su cui bisognerebbe riflettere nei prossimi anni. Essere nei primi duecento al mondo in qualunque campo, non solo nello sport, questo dovrebbe fare la differenza.



Capita spesso che le numero 1 della classifica mondiale di doppio siano giocatrici che non hanno una classifica straordinaria in singolare o addirittura non lo giochino, vedi Mirza o Hingis. E’ vero secondo te, come dicono molti, che il doppio è un’altra disciplina, quasi un altro sport rispetto al singolare e come cambia l’approccio mentale alla gara?

E’ vero che il doppio è molto diverso, perché intanto devi coprire solo mezzo campo, e poi tutto accade più in fretta. Per esempio devi essere molto più precisa nel gioco di volo, devi prendere le tue decisioni molto più rapidamente, mutando il tuo gioco. In realtà ci sono molte giocatrici di doppio che sono anche ottime giocatrici di singolare, e anche qui dipende dalle capacità tecniche, dall’esperienza o dalla potenza. Poi c’è anche una questione di approccio mentale: nel doppio hai un altra giocatrice di fianco, tutti i tuoi problemi e le tue frustrazioni devono essere sotto controllo, sei responsabile improvvisamente anche di qualcun altro. E poi i giocatori di doppio, che fanno solo il doppio, guadagnano solo da quello, e devono giocare con altri che ricavano anche dal singolo, e se la giornata va storta tu puoi pensare “va beh, non importa, tanto io gioco anche il singolo, guadagno anche da lì”, ma lo puoi pensare solo se sei coinvolto solo tu, se perdi puoi puntare al torneo di singolare per rifarti, mentre quando c’è un’altra persona è diverso.



Nelle tue interviste hai spesso dichiarato che il tuo sogno non è tanto vincere uno Slam ma una medaglia olimpica per il tuo paese. Ci descrivi le motivazioni di questo tuo pensiero e che cosa ti ha colpito della tua esperienza olimpica recentemente vissuta?

Le Olimpiadi si svolgono ogni quattro anni e io rappresento il mio Paese. Il mio sogno è ascoltare l’inno nazionale in mio onore, è chiaro. Amo il mio Paese, il mio Paese ama lo sport, lo sostiene, anche se quando non vinciamo è molto severo, ma va bene lo stesso. Devi qualificarti, ed è bello vedere i tuoi colleghi connazionali di ogni sport fare il tifo per te e tu fare il tifo per loro… Ciò che mi è piaciuto di Rio è stato vivere nello stesso edificio con gli altri sportivi serbi, io che assistevo alle partite di basket, altri che assistevano alle mie, una solidarietà massima. A Rio de Janeiro è stato molto bello, le nostre serate insieme sono state splendide, condividere le proprie esperienze vivendo da vicino, nella stessa giornata, diverse gare, è stata una cosa speciale ed indimenticabile.



Tu sei nata a Mosca da genitori serbi e ti senti fortemente serba. Da dove nasce questo senso di appartenenza, la “serbità” di cui parla l’inno nazionale?

Non posso spiegare molto del concetto di “serbità”, perché in realtà non sono cresciuta in Serbia, ho trascorso molto tempo in Russia e solo dopo sono venuta in Serbia, quindi non sono la persona giusta a cui fare questa domanda. Ma comunque tutti siamo molto fieri di essere serbi, siamo appassionatamente legati al nostro Paese e al nostro popolo, ecco cosa posso dire… Il popolo è sempre stato fedele ai suoi valori, ha lottato per questi e penso che questo crei un legame collettivo. Purtroppo ci legano come popolo anche molte cose negative, ma ci sentiamo tutti molto vicini. Siamo un piccolo Paese, ma siamo molto orgogliosi di essere serbi, questo è certo.



La tua infanzia ha coinciso con anni molto critici per i Balcani. Che situazione c’è oggi e in che misura il tennis, così come lo sport in genere, hanno contribuito a ricucire il dialogo tra comunità prima in conflitto?

Per superare tutte le difficoltà e recuperare tutto ciò attraverso cui i Balcani e la Serbia sono passati ci vorranno molti anni, siamo un paese povero, la gente lavora molto e fa del suo meglio per vivere e per vivere onestamente ma è dura perché i salari minimi sono miseri e il reddito pro-capite è molto basso: questo rende l’atmosfera infelice, ma io amo il mio Paese e la maggior parte dei serbi non lo cambierebbe per nient’altro, nemmeno per un benessere economico migliore, ed è per questo che mi piacciono. Lo sport ha la caratteristica di unire le persone; amiamo il tennis e lo sport in generale, ma non penso che questo possa cambiare sostanzialmente la situazione. Ci sono molti ragazzi e ragazze tra i tennisti che fanno tanto per il nostro Paese, contribuiscono finanziariamente, e questo è positivo, ma purtroppo non serve a risolvere tutti i problemi, non si può aiutare tutti.



La priorità che tu metteresti sul tavolo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite

Ah! Le Nazioni Unite… è molto semplice: chiederei di unire davvero, di applicare il loro nome… ma non solo da un punto di vista politico. Tuttavia, in generale mi tengo lontano dalla politica intesa come dinamiche di potere: mi piacciono i libri controversi, mi piace studiare e approfondire i fatti storici e riflettere a partire dai libri, ma non sono una persona che si occupa di politica, sono molto delusa riguardo ad essa e al mondo in generale. Amo molto gli animali, anche se non c’entra con le Nazioni Unite (ride) ma come ho detto la politica è la cosa che amo di meno, penso che tutto nel mondo giri intorno al denaro, e non parlo, generalizzando, delle persone, ma dei governi, non tutti ma molti. Capisco questo mondo, mi sforzo almeno di farlo, ma non mi piace.



Emir Kusturica, grande regista serbo, afferma che “la bellezza femminile è il punto più vicino tra il genere umano e l’eternità”. E’ una frase molto poetica, ti senti di commentarla? E che valore ha per te la bellezza, il sentire di piacere agli altri non solo come tennista ma come donna?

Certamente a una donna piace sentire di piacere e piace sentirsi dire che è bella. La bellezza è un concetto molto soggettivo e complesso e quello che è bello per te non significa che debba esserlo anche per me. La cosa che le persone non capiscono è che ci sono degli standard molto alti sulle donne, dobbiamo soddisfarli per non deludere le aspettative e rimanere al livello delle norme stabilite dal mondo. Ci sono molti condizionamenti su come dobbiamo apparire, vestirci, comportarci e c’è una grande differenza tra come deve comportarsi un uomo e come deve comportarsi una donna, anche in campo. Quello che è normale per i ragazzi non lo è per le ragazze, ma sinceramente non mi interessa molto quello che pensano le altre persone. E’ ovvio che mi piace piacere, ma non cambierò me stessa per farlo. Voglio prendermi cura di me stessa e apparire bella ai miei occhi. Mi piacciono le persone che cercano di piacere a se stesse e non cercano di farsi plasmare dalla società e le rispetto.



Nel 2015 hai sostenuto un’iniziativa umanitaria per i bambini, in memoria di Elena Baltacha, l’indimenticata tennista britannica di origine ucraina, prematuramente scomparsa. Che ricordo hai di questa ragazza se l’hai conosciuta?

Non mi ricordo molto e non so molto di Elena, ma ho sostenuto volentieri quell’iniziativa perché è sempre terribile quando qualcuno muore così presto, ti riporta alla realtà, al fatto che non bisogna mai dare niente per scontato. Bisogna godere di ogni momento della vita e farlo il più possibile perché non si sa quello che può succedere, non bisognerebbe perdere tempo a cercare di piacere alla gente o a cercare di essere la migliore agli occhi degli altri, quando tutto, all’improvviso, può fermarsi.



Hai partecipato o sostieni altre iniziative di volontariato o di impegno sociale?

Devo dirti che non mi piace molto parlarne. Comunque, per rispondere alla tua domanda, mi dedico molto ad attività benefiche, sono una che si impegna con passione per la causa di condizioni di vita eque per tutti, e sfortunatamente morirò continuando a farlo perché la situazione non cambierà. Per scelta non faccio parte di nessuna organizzazione o ente perché sono una persona molto disillusa, non mi fido molto anche se tutti quanti fanno beneficenza. Sai com’è, ci sono tantissime persone e tantissime campagne di beneficenza, tanto di tutto, ma ciò nonostante non si vede nessun cambiamento. Però, là dove posso essere parte del cambiamento, faccio del mio meglio ma cerco di farlo lontano dalla stampa. E se qualcuno, anche tu, venisse a chiedermi qualcosa ovviamente risponderei ma non scenderei nei particolari. Semplicemente non voglio che si sappia perché preferisco aiutare chi conosco e che ha bisogno, piuttosto che farlo in modo casuale, con il “fare del bene” e la beneficenza. Vedere queste persone felici con quel poco che posso fare mi dona gioia, mi fa sentire realizzata, per me è una cosa impagabile. Fare del bene non dovrebbe essere misurato con le somme di denaro che si danno ma con la volontà di aiutare. Si può aiutare anche con un abbraccio o altre cose, rendere felici un’altra persona rende a sua volta felici .



Sappiamo che sei una studentessa universitaria e ti facciamo i complimenti per questo. Cosa studi e come riesci a conciliare la preparazione degli esami con il tennis?

Ti ringrazio: studio economia e sono all’ultimo anno. E’ molto dura ma cerco di fare del mio meglio, mi piace riempire il mio tempo libero con altre cose oltre al tennis; leggo molto e, purtroppo per i miei esami, amo conoscere ed approfondire cose diverse, tanti argomenti mi interessano, quindi non mi limito a studiare economia. Ho ancora qualche esame, non mi va di identificare la mia personalità solo con il tennis, mi piace migliorare le mia conoscenze ogni settimana con i libri.



Che cosa sogni per la vita tennistica di Aleksandra Krunic?

I miei sogni tennistici… Vorrei raggiungere la top ten, ovviamente, ognuno di noi sogna di arrivare prima, quindi non aggiungerò nulla a questo. Ma il mio sogno più grande è di vincere le Olimpiadi….vediamo a Tokyo come andrà!



E per la tua vita in genere?

Per la mia vita in generale vorrei essere felice, realizzata. Non voglio avere nulla da rimpiangere, voglio guardarmi indietro alla fine della carriera e dirmi: ho fatto del mio meglio, ho realizzato tutto quello che potevo. Poi, dopo il tennis, vorrei sistemarmi, avere una casa, un cane, un cavallo, io amo i cavalli, coltivare un giardino e mangiare le mie verdure. Voglio una vita normale, comune, ma sempre con dei sogni, delle sfide. voglio essere una persona che cerca di migliorarsi ogni giorno e che rende felice le persone che ha accanto. E anche se non sarò la numero uno, voglio spingermi al limite di ciò che posso essere in ogni cosa ed essere fiera di me.


Quando Alex, tra tanti anni, lascerà il tennis ci piace pensare che potremo nuovamente ritrovarla in un filmato su youtube o su quella che sarà forse, in futuro, un’altra piattaforma web, magari interattiva. Immaginiamo di vederla realizzare il suo sogno, correndo felice sul suo cavallo, lungo un sentiero che delimiterà il suo orto. Dietro di lei, l’antica compagna di doppio Jelena, complice e sorridente come vent’anni prima. Sopra di loro solcherà il cielo una piccola pallina di gommapiuma, lanciata in un tempo lontano con una racchetta di plastica, da una bambina esile con lo sguardo profondo, cresciuta forse troppo in fretta, ma che ha saputo portare l’infanzia sempre con sé, nei suoi sogni.


Antonio De Filippo

(traduzione di Ludovica Eugenio)


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14 commenti. Lasciane uno!

giuly97top10 26-01-2017 02:11

Bello il cinema muto e le emozioni che non necessitano di parole.. ma ancora più bello è imparare lingue nuove, incredibile quanto arricchisca.

14
Sofia 85 (Guest) 25-01-2017 22:25

È bello conoscere questa ragazza più da vicino, colpisce per la gioia di vivere e la vivacità, come se una parte di sé sia sempre bambina. Grazie a livetennis per queste interviste in profondità!!!

13
Carl 25-01-2017 22:06

Scritto da Luca Martin
Io dovevo nascere in Serbia, per me vivere in Italia e vedere che a nessuno frega qualcosa della propria identita’ nazionale e’ una cosa che mi ferisce tantissimo.:-(

L’identità nazionale, come tanti altri valori, si sente di più quando è messa in pericolo e si deve lottare per essa.
Per apprezzarla devi anche essere pronto a fare sacrifici per essa, non viene gratis, e non sempre il prezzo da pagare è equo.

12
Luca96 25-01-2017 21:53

Bella intervista! Gran bella persona la serba 😉

11
Luca Martin (Guest) 25-01-2017 21:33

Io dovevo nascere in Serbia, per me vivere in Italia e vedere che a nessuno frega qualcosa della propria identita’ nazionale e’ una cosa che mi ferisce tantissimo.:-(

10
Makiri 25-01-2017 19:44

bei tempi quando la “scoprì” nel 2010 (torneo itf 25 mila e vinse il torneo partendo dalle quali lasciando massimo 3 game in un incontro) ed invidia per non aver fatto io l’intervista (cosa che anni fa era quasi pronta ma non era completa)..hai un bellissimo gioco..tecnicamente molto bravo, peccato leggerina e che le parte la brocca troppo spesso..se migliora sotto questi aspetti può diventare una gran bella giocatrice..ho avuto il piacere di “parlarci” e l’intervista conferma le sensazioni che ho su di lei

9
pablox 25-01-2017 19:00

Bella intervista, già mi era simpatica prima la piccola Krunic, adesso di più ! 🙂

8
Louis (Guest) 25-01-2017 18:47

Pungente il riferimento alla capacità di saper perdere della Vinci.
Te credo che la ispira, l’ha sconfitta 3 volte su 3!

7
Giuseppe81 (Guest) 25-01-2017 17:28

Bellissima intervista, molto accurata e attenta alla persona intervistata, svela una ragazza cresciuta troppo in fretta che ha ancora dei sogni da inseguire, bello il paragone cinematografico e la prima parte di domande va dritta al cuore con lei che mostra la sua fragilità le sue paure anche legate al suo tennis poco fisico, le sue speranze riguardo la saggezza delle over trenta, sogna un tennis alla sua portata come quando da bambina tirava la pallina di gommapiuma, degli occhi profondi come scrive l’autore e quella tristezza nel raccontare la sua solitudine e la sua serbietà. Ottimo pezzo come hanno scritto sopra da leggere tutto d’un fiato. Grazie per la splendida intervista che ci permette come una danza con un gioco di rimandi di leggere l’umanità di una donna, seppure di 24 anni una donna…..forse cresciuta troppo in fretta.

6
PingPong 25-01-2017 16:53

La krunic gioca bene contro le tenniste leggerine, quando si trova di fronte a qualcuno che carica bene la pallina va a rane facilmente

5
Roberta (Guest) 25-01-2017 16:26

Un intervista profonda ed emozionante che descrive una tennista profondamente orgogliosa del suo popolo ma probabilmente cresciuta troppo in fretta..
Complimenti per la splendida intervista e poi il finale..davvero dritto al cuore!

4
Ken_Rosewall 25-01-2017 16:10

Scritto da radar
Mi piace molto questa iniziativa di Livetennis, con gli articoli periodici che ci permettono di approfondire la conoscenza delle tenniste.
La Krunic non mi era particolarmente nota, l’ho vista giocare contro le ragazze italiane di cui fa incetta (l’ammazzaitaliane ) per cui questa intervista casca a fagiolo.
Ne viene fuori il quadro di una ragazza di 24 anni coi suoi sogni e i suoi desideri, l’impressione che trapela è quella di una persona aperta e gioviale, pronta ad aiutare il prossimo e a fare quel che può per renderlo felice.
Da oggi farò un po’ più il tifo per la giocatrice serba, avendo in mente, quando la vedrò giocare, l’immagine finale ben descritta dall’articolista.
Ottimo l’intero pezzo, che si legge tutto di un fiato e che vorresti continuasse ancora, grazie anche alla splendida chiosa finale.

3
radar 25-01-2017 14:42

Mi piace molto questa iniziativa di Livetennis, con gli articoli periodici che ci permettono di approfondire la conoscenza delle tenniste.

La Krunic non mi era particolarmente nota, l’ho vista giocare contro le ragazze italiane di cui fa incetta (l’ammazzaitaliane 🙂 ) per cui questa intervista casca a fagiolo.
Ne viene fuori il quadro di una ragazza di 24 anni coi suoi sogni e i suoi desideri, l’impressione che trapela è quella di una persona aperta e gioviale, pronta ad aiutare il prossimo e a fare quel che può per renderlo felice.

Da oggi farò un po’ più il tifo per la giocatrice serba, avendo in mente, quando la vedrò giocare, l’immagine finale ben descritta dall’articolista.
Ottimo l’intero pezzo, che si legge tutto di un fiato e che vorresti continuasse ancora, grazie anche alla splendida chiosa finale.

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Andreas Seppi 25-01-2017 14:08

Bel pezzo 🙂

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