Stephen Smith (esperto di prevenzione degli infortuni) avverte: “La vera domanda è se Jack Draper sia in grado di sostenere la densità del tennis di alto livello. La sua storia parla chiaro: qualcosa deve cambiare subito”
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Mancano pochi giorni all’avvio dei Championships di Wimbledon e al momento nella lunghissima – e dolorosa – lista di tennisti costretti a gettare la spugna poiché infortunati non figura Jack Draper, indiscussa stella del tennis britannico ma alle prese con il recupero dall’ennesimo problema fisico, stavolta al ginocchio sofferto sulla terra battuta di Barcellona. A Londra e non solo ci si interroga sulla presenza dell’ex n.4 del mondo a Wimbledon, ma si guarda anche oltre, ad una carriera che potrebbe essere eccezionale per valore tecnico ed agonistico ma costantemente penalizzata da guai ed acciacchi di ogni tipo. Già in giovanissima età Draper si è dovuto fermare più e più volte per infortuni più o meno gravi, tanto che dopo aver stretto una sincera amicizia con Jannik Sinner proprio dall’azzurro ha ottenuto un grandissimo sostegno nei momenti più bui. “Ce la farai, continua a spingere e crederci” scriveva Jannik a Jack mentre l’italiano volava nei massimi appuntamenti scalando il ranking, mentre il nativo di Sutton era bloccato in palestra a fare riabilitazione tra uno stop e l’altro. I due si ritrovano nella semifinale di US Open 2024: vinse Sinner, più pronto ed esperto, ma da lì in avanti Jack trovò un raro periodo di buona condizione e salute che lo portò ad altri risultati importanti, come il successo al Masters 1000 di Indian Wells 2025, il suo ultimo titolo. Da fine maggio 2025 un nuovo calvario: dolore acuto al braccio, pausa dopo uno Wimbledon giocato in condizioni precarie, e quindi stop di 8 mesi dopo US Open. Quest’anno un tentativo di rientro con la soddisfazione di battere Djokovic a Indian Wells e poco altro, fino al nuovo stop a Barcellona.
In Inghilterra è forte il timore che Draper non ce farà a giocare a Wimbledon, sarebbe il terzo Slam su tre saltato nel 2026, ma la paura è soprattutto per il futuro del talento londinese. Per questo è stato interpellato Stephen Smith, uno dei massimi esperti nella prevenzione degli infortuni con la sua società Kitman Labs (azienda leader mondiale nelle scienze applicate allo sport e nell’analisi delle prestazioni) per analizzare la situazione non facile del maggior talento britannico. Colpi spettacolari ma acciacchi continui, con lo spettro di una carriera simile a quella di Del Potro a dir poco incombente…
“In generale, quando si parla di problemi tendinei ricorrenti al ginocchio, la vera sfida non è semplicemente riuscire a tornare in campo una volta”, ha spiegato Smith a tennis365. “Le tendinopatie sono normalmente patologie da sovraccarico: derivano da uno stress ripetuto nel tempo, da un accumulo progressivo di carichi che provoca dolore, gonfiore e disagio. La vera domanda è se Jack Draper sia in grado di sostenere la densità del tennis di alto livello: giorni consecutivi di allenamento, partite ravvicinate, viaggi continui, cambi di superficie e tutte le esigenze di recupero che questo comporta. Il suo team probabilmente sta lavorando soprattutto per ripristinare la continuità. Non si stanno chiedendo soltanto: “Possiamo riportarlo in campo per questo torneo?” Piuttosto, stanno cercando di capire come restituirgli la capacità di ripetere gli sforzi ad alta intensità giorno dopo giorno. Può allenarsi duramente per più giorni consecutivi? Riesce a mantenere qualità negli spostamenti quando è affaticato? Recupera adeguatamente tra una seduta e l’altra, tra una partita e la successiva, in modo che il dolore al tendine resti entro livelli gestibili e non gli impedisca di sopportare il carico di lavoro?”.
Una serie di interrogativi importantissimi, per provare a strutturare un piano di lavoro e recupero che possa salvaguardare al meglio la salute e prestazione di Jack, con il rischio degli infortuni compensativi dietro l’angolo, come potrebbe essere accaduto nel caso dell’ultimo problema.
“Se la contusione ossea interessa direttamente l’articolazione, può alterarne sia la meccanica articolare sia quella dei movimenti”, spiega Smith. “Quando accade, l’atleta tende inconsciamente a scaricare il peso da una zona dolorante modificando il proprio modo di muoversi, ma così facendo aumenta lo stress su altre aree del corpo. È quindi possibile che si sviluppino problematiche compensative o infortuni secondari come conseguenza di un problema iniziale. Non è affatto una situazione rara”.
“Credo che il calendario del tennis, le richieste fisiche a cui è sottoposto e tutti gli altri fattori coinvolti si siano sommati progressivamente, creando una sorta di effetto valanga. E da una situazione del genere non è semplice uscire” afferma Smith. Una fattispecie questa che riguarda nello specifico Draper ma che si può accostare anche a tantissimi altri giocatori spesso infortunati, per non andare troppo lontano anche il nostro Lorenzo Musetti, vittima negli ultimi anni di ripetuti stop per problemi muscolari alle cosce. Una ripetitività negli infortuni – sempre nelle stesse aree – che necessita di un’analisi assai approfondita, a 360°, sul gioco, tecnica, spostamenti, attitudine, prevenzione.
Andare a descrivere la lunga lista degli infortuni di Draper è percorrere un vero e proprio calvario. Tra il 2023 e il 2024 il britannico ha dovuto fermarsi a più riprese per problemi agli addominali e alla spalla, mentre una tendinite all’anca ha compromesso la preparazione invernale in vista della stagione 2025. Smith, interpellato anche lo scorso anno, aveva espresso il timore che la carriera del britannico possa accostarsi a quella di Juan Martin Del Potro, ossia un continuo saliscendi di grandi risultati e mesi passati in riabilitazione. “Credo che tutto questo indichi che, dal punto di vista della gestione dell’atleta, ci sia probabilmente qualcosa che non sta funzionando nel modo corretto”, aveva dichiarato Smith.
“Potrebbe essere necessario aumentare o ridurre determinati carichi di lavoro, introdurre ulteriori programmi di forza e condizionamento fisico, oppure modificare il modo in cui viene gestito durante i tornei e negli allenamenti. Potrebbero servire anche interventi sulla biomeccanica dei suoi movimenti e sul suo modo di giocare. Con uno storico di infortuni così importante a un’età ancora giovane, bisogna prendere coscienza del fatto che qualcosa deve cambiare subito. In caso contrario, il rischio è quello di ritrovarsi con una carriera più breve del previsto. Pensiamo a Juan Martín del Potro: un talento straordinario, dotato probabilmente di uno dei diritti più devastanti mai visti nel tennis moderno. Eppure quella che era la sua arma migliore è diventata, alla fine, anche uno dei suoi maggiori problemi. Ha sofferto per anni di gravi problemi al polso e ha dovuto sottoporsi a numerosi interventi chirurgici perché la situazione non è stata affrontata e risolta tempestivamente” conclude l’esperto britannico.
Marco Mazzoni
TAG: infortuni, Jack Draper, Marco Mazzoni, Stephen Smith

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Insomma, Draper mi piace ma ricordo episodi non proprio corretti, specie il doppio rimbalzo sul match point contro Auger-Aliassime a Cincinnati 2024, e pure l’episodio contro Alcaraz a Indian Wells 2025 anche se in quest’ultimo caso do più colpe all’arbitro
Strano che non citi il caso di Matteo Berrrettini, che è il caso contemporaneo più ricorrente. Faccio notare che, a parte Musetti (ma il suo caso, a mio parere, è diverso, è meno grave), Del Potro, Raonic , Berrettini e Draper sono 4 esempi di giocatori dal fisico straripante.
Un vero Sportivo, onesto e leale! Esempio per i Giovani !
Spero che non ci lasci troppo spesso!
….cosa che sta accadendo anche a Muso purtroppo!