USTA: inizia l’era Craig Tiley
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Dopo l’annuncio di qualche mese fa, il 20 luglio 2026 è iniziata ufficialmente l’era di Craig Tiley come CEO della USTA, la federazione tennistica degli Stati Uniti. Sudafricano di nascita, classe ’61, Tiley ha ricoperto nel mondo del tennis vari ruoli, partendo dalle università statunitensi e quindi affermandosi in Australia, dove per moltissimi anni è stato direttore degli Australian Open e poi anche CEO di Tennis Australia. Personaggio carismatico e assai decisionista, ha avuto un ruolo decisivo nell’imporre novità e cambiamenti, e anche portare il livello organizzativo dello Slam di Melbourne all’eccellenza, sia per i giocatori che per il pubblico. A lui si devono varie innovazioni, in particolare l’aver intuito il potenziale enorme della settimana dedita alle qualificazioni degli Australian Open che, anno dopo anno, è diventata una “opening week” sempre più ricca e attraente per il pubblico, tanto che il torneo ormai è praticamente un evento di tre settimane a tutti gli effetti, tra esibizioni tra i big, concerti, incontri dei giocatori col pubblico e mille attività collaterali.
Da mesi si vociferava di un forte interesse della USTA a “strappare” Tiley e portarlo negli States, e dopo una lunga trattativa la missione è stata compiuta lo scorso 24 febbraio, quando arrivò la fumata bianca. Dopo mesi necessari al passaggio di consegne (e terminare le attività in opera in Australia), con un comunicato la federazione statunitense saluta l’inizio della operatività di Tiley. Craig inizia il suo incarico facendo base ad Orlando, con obiettivi ambiziosi.
“La USTA ha creato una piattaforma straordinaria per ispirare un’ulteriore crescita della partecipazione al tennis”, ha dichiarato Tiley nel suo primo giorno di lavoro. “Vogliamo collaborare con tutti coloro che fanno parte della famiglia del tennis per far crescere questo sport oltre ogni più ambiziosa aspettativa”.
Brian Vahaly, presidente del Consiglio di amministrazione della USTA e Co-CEO ad interim, che ha svolto un ruolo determinante nell’arrivo di Tiley alla federazione americana, ha espresso grande soddisfazione per il suo insediamento. “Craig ha trascorso l’intera carriera ai vertici del nostro sport e porta alla USTA una prospettiva internazionale unica”, ha affermato Vahaly. “Siamo fortunati ad averlo alla guida dell’organizzazione in questa nuova fase della sua storia, mentre proseguiamo sulla scia di sei anni consecutivi di crescita nella partecipazione al tennis e continuiamo la nostra missione di sviluppare il nostro sport negli Stati Uniti. Sono convinto che la sua leadership porterà il tennis americano e lo US Open a raggiungere nuovi traguardi”.
Tiley approda alla USTA dopo 21 anni trascorsi in Tennis Australia. “Desidero ringraziare Brian e il Consiglio direttivo della USTA per il sostegno dimostrato”, ha concluso Tiley. “Sono entusiasta delle straordinarie opportunità che ci attendono e dell’eccezionale squadra con cui lavoreremo per trasformarle in realtà”.
Vedremo se Tiley metterà ben presto in cantiere alcune delle sue idee per migliorare ulteriormente lo spettacolo ed esperienza del pubblico a Flushing Meadows, e magari anche in altri eventi nel Paese. Probabilmente sarà solo una questione di tempo: vista la mentalità del pubblico statunitense, che vede i grandi eventi sportivi come qualcosa di più rispetto al mero fatto agonistico e li avvicina tanto al concetto di “happening” per tutta la famiglia e tutta una giornata, troverà nel pubblico di New York terreno assai fertile. È lecito attendersi – magari dall’edizione 2027 – qualche novità. Ci sarà un “One Point Slam” anche sull’Ashe? Non resta che attendere. Sicuramente Tiley è uno degli uomini più potenti e influenti nel mondo del tennis Pro e la posizione appena raggiunta ne rafforza ulteriormente la leadership e prestigio.
Marco Mazzoni
TAG: Craig Tiley, Usta

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Ora Alycia Parks vincerà tutto
Possibile che in un mercato così grande e sviluppato come quello degli USA non ci sia un manager indigeno capace di sviluppare sia marketing che merchandising di US Open?
Se invece la scelta di Tiley è arrivata per favorire lo sviluppo del tennis e dei nuovi talenti (soprattutto nel maschile) ecco che il “canguro” non si porta dietro un curriculum qualificato, dato che in Australia non si vede nulla di nuovo da almeno un decennio e soprattutto non ci sono atlete/i promettenti nate/i dopo il 2000 🙁
Ego da social… Il focus dovrebbero essere i giocatori, non gli spettatori che anno dopo anno diventano sempre più calcistici, non lo “spettacolo”, eppure non si capisce… Meglio uno sport elitario che un’altro circo da stadio. Non sorprende che tanti americani vogliano “salvare” il tennis rendendolo un videogioco, tiktok friendly o togliendo l’etichetta per il pubblico
Non la vedo bene per il tennis, le sue idee sono molto “americane” e gli americani storicamente trasformano in un circo tutto quello che toccano, vedi gli ultimi Mondiali