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Kyle Edmund accusa il calendario: “Sostenere questa intensità per undici mesi è una sfida”

20/07/2026 22:43 6 commenti
Kyle Edmund nella foto
Kyle Edmund nella foto

Il numero crescente di infortuni continua ad alimentare il dibattito all’interno del tennis professionistico. Carlos Alcaraz, Jack Draper, Emma Raducanu e Lorenzo Musetti sono soltanto alcuni dei tennisti costretti recentemente a fermarsi per lunghi periodi, in un circuito che concede sempre meno spazio al recupero e alla preparazione fisica.

Sull’argomento è intervenuto Kyle Edmund, ex numero 14 del ranking ATP e semifinalista agli Australian Open 2018. Il britannico ha concluso la propria carriera a soli 30 anni, dopo che una lunga serie di problemi fisici gli aveva impedito di ritrovare il livello raggiunto nelle sue stagioni migliori.

Un tennis diventato sempre più fisico

Intervistato da Tennis365, Edmund ha sottolineato innanzitutto l’evoluzione atletica del gioco. La velocità degli scambi e la qualità degli spostamenti impongono ai tennisti sollecitazioni sempre maggiori, mentre il calendario non offre il tempo necessario per costruire una preparazione adeguata.

“Non c’è dubbio che il tennis sia diventato più fisico. Parlando con giocatori ed ex professionisti, emerge chiaramente come siano aumentate le esigenze atletiche e l’intensità degli spostamenti”, ha spiegato.

Il britannico ha posto l’attenzione anche sull’allungamento di diversi Masters 1000, ormai distribuiti su quasi due settimane. Questo formato riduce ulteriormente le pause tra un torneo e quello successivo, rendendo molto complicato inserire durante la stagione veri blocchi di lavoro atletico.

“Probabilmente c’è meno tempo per recuperare tra un evento e l’altro. Non puoi svolgere periodi di preparazione specifica per rafforzare il corpo e finisci per concentrarti quasi esclusivamente sul mantenimento”, ha osservato.

“Il corpo deve reggere per undici mesi”

Per Edmund, la preparazione svolta prima dell’inizio della stagione rimane ormai l’unica fase nella quale un giocatore può realmente migliorare la propria condizione. Durante l’anno, invece, l’obiettivo diventa soprattutto evitare che il fisico perda efficienza.

“A parte la preparazione precampionato, durante l’anno cerchi soltanto di restare in forma. Non ti alleni per migliorare la condizione fisica, ma per conservarla e riuscire ad affrontare le richieste del circuito per undici mesi. Può diventare una sfida enorme”.

Un problema che rischia di creare un circolo vizioso: l’assenza di allenamenti mirati rende il corpo più vulnerabile, mentre la successione continua di partite impedisce di recuperare completamente dai piccoli fastidi.

Anche le palline sotto accusa

Il calendario, secondo Edmund, non rappresenta l’unico elemento da valutare. L’ex tennista britannico ha richiamato l’attenzione anche sulle palline utilizzate nei diversi tornei, spesso indicate dai giocatori come una delle possibili cause dell’aumento degli infortuni al braccio, al gomito e al polso.

“Non dispongo di statistiche precise sulle palline, ma vediamo molti problemi al braccio e al polso. Io stesso ho subito un infortunio al polso alla fine della carriera, nonostante non avessi mai avuto difficoltà di quel tipo in precedenza”, ha raccontato.

Edmund non esclude comunque che il suo problema possa essere stato collegato anche al precedente stop causato dall’infortunio al ginocchio: “Forse, semplicemente, non ero pronto a sostenere le sollecitazioni derivanti dal disputare una partita dopo l’altra”.

Le sue parole rappresentano un avvertimento per il circuito. Aumentare il numero e la durata degli eventi senza garantire adeguati periodi di recupero può mettere a rischio non soltanto singole stagioni, ma anche la longevità delle carriere. Il caso di Edmund, costretto a lasciare il tennis molto prima del previsto, mostra quali possano essere le conseguenze quando il corpo non riesce più a sostenere il ritmo imposto dal calendario.



Francesco Paolo Villarico


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6 commenti

Fan (Guest) 21-07-2026 07:16

Mah. Il calendario è sempre lo stesso, più o meno, da sempre. Se il tennis è diventato più fisico è solo “colpa” dei tennisti stessi, non certo dell’organizzazione del tour.

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Sudtyrol (Guest) 21-07-2026 07:15

Basta con questi piagnistei sul calendario. Ognuno può programmarsi come vuole e, ad esempio, rinunciare alle esibizioni. E se anche così non ce la fai puoi sempre andare a fare il lattoniere.

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Luis Manuel Otero Alcantara ?? (aka fugitive) (Guest) 21-07-2026 06:20

😀

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Luis Manuel Otero Alcantara ?? (aka fugitive) (Guest) 21-07-2026 06:19

(…)

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pablito 20-07-2026 23:55

Iscritto d’ufficio al club degli ex giocatori (magari delusi), che si riciclano fini commentatori… 😉

(Magari per dar segno di esistenza in vita)

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+1: Taxi Driver
Xex (Guest) 20-07-2026 22:51

Mah, poi però se diminuiscono i tornei si lamentano che tolgono opportunità a chi non è nei primi 50. E se controlli vedi che ad aprile hanno già giocato 15 tornei. Perché? Perché quasi nessuno arriva sempre in fondo, il che significa che devono mantenere classifica, guadagni e ritmo.
A me sembra che modellino tutti la programmazione su quella dei Big3 a 35 anni, che ormai giocavano gli Slam e poco altro. Quando avevano 23 anni, si facevano tutto il calendario senza fiatare. Ma per certi giocatori e certi lettori, la giusta programmazione è un torneo ogni 2 mesi.

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