Zverev: “Devo solo avere fiducia del mio tennis. I tre italiani? Berrettini ha sempre avuto il livello, la sorpresa è Arnaldi”
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Alexander Zverev ha stoppato la corsa del giovane Rafa Jodar e centrato la quinta semifinale in carriera a Roland Garros, in un torneo che finora l’ha visto lasciare per strada solo un set. Si parla moltissimo dei giovani classe 2005-2006, degli italiani, dell’assenza di Sinner, Alcaraz e Djokovic nelle fasi conclusive di questo Slam. Si parla poco di Zverev e questo per lui è un bene. Nella press conference post vittoria, il tedesco ha sottolineato un aspetto tanto banale quanto esatto: pensare alla propria prestazione. Se gioco al mio meglio, il 99% è fatto. Questi i passaggi più significativi del suo pensiero, con un tributo anche a Roger Federer, tennista che a suo dire quando giocava al suo top diventava impossibile da battere.
“Oggi le condizioni erano molto diverse. Ho dovuto trovare il mio ritmo” afferma Zverev, ricordando l’avvio non facile della sua partita contro Jodar. “All’inizio lui stava giocando meglio di me perché, secondo me, è riuscito a entrare in partita molto più rapidamente. Quando anch’io ho trovato il mio ritmo, mi sono sentito molto bene in campo e credo di aver disputato un buon match”.
In semifinale Sasha affronterà un tennista di 19 o 20 anni. Questo conterà l’esperienza? “Credo che questo dimostri semplicemente che abbiamo una grande generazione di giovani giocatori che stanno esprimendo un tennis straordinario. Niente di più, niente di meno” taglia corto Zverev. “Per quanto mi riguarda, non cambia nulla. Mi concentro sul prossimo incontro e sugli aspetti che posso controllare. In questo momento il circuito è ricco di giovani talenti e di enorme potenziale. Ma, ancora una volta, devo fidarmi di me stesso, del mio gioco e concentrarmi sul mio lavoro.
Tre italiani nei quarti nella parte alta del tabellone: quale dei tre lo ha più sorpreso? “Quello che conosco meglio è Matteo Berrettini. Per me Matteo ha sempre avuto il livello necessario; si trattava soltanto di riuscire a esprimerlo con continuità in campo. Non mi sorprende affatto che abbia ritrovato il suo miglior tennis. Probabilmente la sorpresa maggiore è Matteo Arnaldi. Se guardiamo alla classifica e ai risultati ottenuti in passato, forse è lui quello che sorprende di più. Di Cobolli conosciamo bene il potenziale che possiede. Berrettini, invece, sappiamo che è stato finalista Slam e che può giocare un tennis straordinario. Se dobbiamo parlare di sorpresa, direi Arnaldi, ma resta comunque un giocatore di grandissimo valore. Ho la sensazione che la parte alta del tabellone si sia aperta parecchio. Nella parte bassa, invece, molto meno. Certamente la vittoria di Joao Fonseca su Djokovic è stata un risultato importante che ha modificato gli equilibri del tabellone. Per il resto, nella parte bassa è andato tutto più o meno secondo logica. Nella parte alta, invece, la situazione è diversa. Chi preferirei affrontare? Sinceramente non mi interessa minimamente. Davvero, non mi importa”.
Chiedono a Zverev sull’importanza della selezione dei colpi, un aspetto tattico decisivo alla vittoria su Jodar nei quarti, e aspetto che forse ha penalizzato lo spagnolo. “Quando sei giovane e cresci fisicamente, diventi automaticamente più forte e acquisisci nuove armi” riflette Alexander. “A volte sorprendi persino te stesso quando ti accorgi di poter colpire il dritto a oltre 160 km/h oppure servire a più di 220 km/h, cose che magari un anno prima non eri in grado di fare. A quel punto hai la tentazione di utilizzare quelle armi in continuazione. Credo che servano tempo ed esperienza per capire che non è sempre necessario. Dipende anche dall’avversario e dalle condizioni della partita. È qualcosa che impari semplicemente vivendo anni nel circuito. La mia potenza è temuta dagli avversari? Credo che qui entri in gioco la varietà. In questo Roger Federer è stato probabilmente il migliore di sempre. Quando giocava al massimo livello, dopo pochi game avevi la sensazione di non sapere più come affrontarlo. Sembrava quasi che non sapessi più giocare a tennis, perché distruggeva completamente i tuoi schemi. Poteva tirare un dritto a oltre 175 km/h e il punto successivo giocare una smorzata perfetta. Affrontarlo era sempre estremamente complicato e imprevedibile. Ovviamente, quando possiedi una potenza naturale, alcune soluzioni diventano più facili da utilizzare. La smorzata è più efficace perché gli avversari arretrano. Anche un kick service può funzionare meglio quando hai un servizio da oltre 220 km/h nel repertorio. Ma se utilizzi sempre le stesse soluzioni, queste perdono inevitabilmente efficacia”.
Cosa dovrà funzionare per arrivare al titolo a Parigi? Così Zverev: “Per me è molto semplice: devo giocare bene. L’ho già detto in passato. Devo avere fiducia nel mio tennis, nel mio gioco e in me stesso. Se riesco a esprimere il mio livello, credo che il 99% del lavoro sia già fatto. Gli avversari che più temo? No, non ci faccio particolarmente caso. Mi concentro sulla partita successiva e sull’avversario che trovo dall’altra parte della rete. È l’unica cosa che posso realmente controllare. Se poi riesco a vincere quelle partite, tanto meglio”.
Mario Cecchi
TAG: Alexander Zverev, Roland Garros 2026

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Sono d’accordo. Come sono d’accordo con Zverev che la capacità di avere piu soluzioni possibili sia ciò che differenzia i fuoriclasse dai campioni
Il giudizio sugli italiani non sorprende: con Berrettini ci ha perso ripetutamente, con Cobolli episodicamente, ma in maniera netta. Arnaldi lo ha sempre battuto. Anche se non sono state passeggiate.
A Zverev non importa chi incontrerà in finale, sempre se riuscirà a vincere contro Mensik o Fonseca. Non gli importa, perché sa che se riuscirà a esprimere un buonissimo livello di tennis, supportato da un ottimo servizio come quello esibito oggi contro Jodar, l’esito della finale dipenderà solo da lui. Ne’ Aliassime, ne’ nessuno degli italiani possono batterlo. Al momento è lui il favorito per la vittoria. Occorre vedere come saprà gestire la pressione.