Dal Roland Garros ATP, Copertina

“Stefano Cobolli: “Flavio ha ancora tanti margini. Sono più orgoglioso di lui come uomo che come giocatore””

02/06/2026 13:28 3 commenti
Stefano Cobolli - Foto Patrick Boren
Stefano Cobolli - Foto Patrick Boren

Stefano Cobolli conosce il tennis dall’interno da oltre trent’anni. Ex professionista, capace di raggiungere la posizione numero 236, in singolare, del ranking ATP e di affacciarsi al circuito maggiore alla fine degli anni Novanta, oggi è soprattutto il padre e il coach di Flavio Cobolli. A Parigi sta vivendo da vicino il momento più importante della carriera del figlio, arrivato per la prima volta ai quarti di finale del Roland Garros e ormai a un passo dalla Top 10 mondiale.

Parla con la calma di chi ha visto tante partite e vissuto molte più emozioni di quelle che lascia trasparire. Nessuna esaltazione, nessuna fuga in avanti. Anche davanti a un risultato storico, Stefano preferisce concentrarsi sul lavoro quotidiano e sul percorso che ha portato Flavio fin qui.

Ripensando all’inizio del 2025, quando il figlio aveva collezionato sette sconfitte al primo turno, individua nella crescita mentale il salto più importante.

“Credo soprattutto dal punto di vista mentale, perché è diventato più grande, più maturo e ha lavorato meglio. Negli ultimi due anni ha avuto una maggiore disponibilità al lavoro e al miglioramento. Dal punto di vista tecnico, invece, è cresciuto un po’ in tutte le lacune che aveva. Comunque ha ancora tanti margini. Dal servizio ai colpi di taglio, al gioco di volo, alla risposta. Ci sono tantissime cose nelle quali era un po’ indietro. Prima riusciva a mantenere un certo livello grazie ad altre caratteristiche, però per stare stabilmente tra i primi 30 o i primi 20 bisogna essere allineati anche tecnicamente. Soltanto con la grinta, la testa e il cuore non si va avanti. È stato molto bravo ad avere quella disponibilità e quella voglia di migliorare senza sentirsi appagato da una classifica che, già allora, era comunque molto buona”.

Nonostante il tabellone si sia aperto dopo diverse eliminazioni eccellenti, nel team Cobolli non si respira alcuna euforia particolare. La parola d’ordine resta normalità.

“Noi stiamo facendo esattamente la stessa routine del primo turno, anzi, addirittura degli allenamenti della settimana precedente. Viviamo con grande consapevolezza dei miglioramenti che ha fatto ogni giorno. Adesso lo aspetta una partita contro il numero quattro del mondo. Quindi non mi sembra che il tabellone sia così aperto come viene detto. Gioca contro il numero quattro del mondo, non contro il numero cento. Trovo che abbia una partita difficilissima e penso che la affronterà nel migliore dei modi, godendosi pienamente questo campo meraviglioso e l’atmosfera che ci sarà”.

Stefano torna poi sulle settimane precedenti al Roland Garros, in particolare sulla delusione di Roma, un passaggio che oggi appare quasi necessario nel percorso di crescita del figlio.

“A Roma arrivava da un quarto di finale e da ottime vittorie a Madrid. C’erano già delle aspettative. In più arrivava da un ottimo finale di torneo a Monaco e dai quarti a Madrid, quindi le aspettative erano ulteriormente aumentate. Secondo me ha subito un po’ la pressione di dover fare bene. Però aveva lavorato molto bene e io ero contento anche se poi ha perso quella partita. A differenza di altri momenti, io guardo sempre i giorni precedenti al torneo: come si allena, come si alimenta, come dorme, quanto è concentrato. Da questo punto di vista aveva fatto bene. È stata soltanto una partita sbagliata, nella quale ha subito un po’ il campo e una prima esperienza importante su un centrale che gli ha dato emozioni diverse. Farà esperienza, ha capito alcune cose e la prossima volta secondo me subirà meno quella situazione e farà meglio. L’importante, però, è sempre il lavoro che c’è stato prima, e quello era stato fatto bene”.

Il discorso si sposta inevitabilmente sulla straordinaria generazione italiana che sta animando questo Roland Garros. Cobolli, Arnaldi, Berrettini, Musetti, Darderi: un gruppo che cresce insieme da anni.

“Ognuno fa la propria gara, perché è uno sport individuale. Ognuno ha le sue routine, il suo team, le sue abitudini. È ovvio che, stando nello stesso circolo e essendo loro molto amici e molto legati, passano più tempo insieme. Però non c’è uno scambio di idee o di strategie particolari. Stanno vivendo un torneo importantissimo da protagonisti e non si mettono certo a parlare di quello che potrebbe succedere. Vivono il momento”.

Più che gli aspetti tecnici, però, a colpire Stefano è il rapporto umano che lega questi ragazzi.

“Certo. C’è un bel clima. L’atmosfera è molto bella, proprio come lo era in Coppa Davis. Non è la prima volta che vivono emozioni di questo tipo. Le hanno vissute in altri tornei e in Davis, quindi stanno iniziando ad abituarsi. La cosa che mi piace di più è la fratellanza che c’è tra loro. Io li vivo anche negli spogliatoi. Stanno sempre insieme, scherzano, si divertono e sono davvero amici. Questo è quello che posso dire”.

Una domanda più personale. Flavio è virtualmente numero 11 del mondo, alle porte dell’élite assoluta del tennis. Stefano risponde prima da padre e poi da allenatore.

“Senza dubbio tutto quello che fa nei confronti delle altre persone mi rende molto orgoglioso. Perché significa che dietro c’è stata una famiglia, dai nonni ai genitori, che probabilmente ha fatto un buon lavoro. Quindi il merito è loro e il merito è suo, perché da questo punto di vista è davvero un ragazzo speciale. Come allenatore, invece, credo di essere più orgoglioso dell’uomo che del giocatore. Come giocatore continuo a pretendere tanto. Credo che possa ancora migliorare moltissimo e quindi non sono ancora completamente appagato”.

Una frase che racconta meglio di qualsiasi classifica il rapporto tra padre e figlio. Perché dietro i quarti di finale del Roland Garros e una Top 10 sempre più vicina, Stefano Cobolli continua a vedere soprattutto nel figlio l’uomo che è diventato. Il tennista, può ancora migliorare e tanto.


dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani

3 commenti

marcauro 02-06-2026 14:30

Flavio è un ragazzo molto sensibile ma è anche questo il suo bello… non nasconde la sua emotività

3
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Krik Kroc 02-06-2026 14:22

Flavio il GLADIATORE
Matteo il MARTELLO
MATTEO lo ZATOPEK del tennis mondiale.
In questo momento credo che ZATOPEK sia oggettivamente il piu forte dei 3, sbaglia pochissimo e recupera tutto, una resistenza incredibile.
Il MARTELLO è tornato, ma possiede solo un dritto fenomenale, sbaglia e non credo abbia la resilienza di ZATOPEK.
IL GLADIATORE è il mio preferito, ma commette ancora troppi errori, con Aliassime vince solo se sbaglia meno e se mette più prime.

2
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Krik Kroc 02-06-2026 14:22

Flavio il GLADIATORE
Matteo il MARTELLO
MATTEO lo ZATOPEK del tennis mondiale.
In questo momento credo che ZATOPEK sia oggettivamente il piu forte dei 3, sbaglia pochissimo e recupera tutto, una resistenza incredibile.
Il MARTELLO è tornato, ma possiede solo un dritto fenomenale, sbaglia e non credo abbia la resilienza di ZATOPEK.
IL GLADIATORE è il mio preferito, ma commette ancora troppi errori, con Aliassime vince solo se sbaglia meno e se mette più prime.

1
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!