Dal Roland Garros ATP, Copertina

Mateo Berrettini : “Questo torneo mi dà ancora la testimonianza del fatto che sono un signor giocatore.” (Video partita)

01/06/2026 22:11 4 commenti
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Patrick Boren
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12 - Foto Patrick Boren

Dopo quattro anni Matteo Berrettini ritrova i quarti di finale di uno Slam. Il romano, precipitato fino al numero 105 del ranking ATP dopo una lunga serie di problemi fisici, continua il suo percorso di rinascita al Roland Garros 2026. Dopo la vittoria contro Juan Manuel Cerundolo, Berrettini si presenta in conferenza stampa sereno e sorridente, consapevole che il risultato ottenuto va oltre il semplice piazzamento. Tra ricordi dei momenti più difficili, riflessioni sulla carriera e sulla pressione del circuito, Matteo racconta il significato di questo ritorno ai massimi livelli.

Domanda: Complimenti Matteo! Che cosa significa per te raggiungere i quarti di finale qui al Roland Garros?

Matteo Berrettini: Beh, posso dirvi che dopo la partita c’è stata festa. Ero super felice, ma anche molto grato, perché è stata una partita difficile, soprattutto nel terzo set, dove ero sotto di un break e poi mi sono trovato sotto 6-3 nel tie-break. Il fatto di essere riuscito a vincere in tre set è fantastico. Penso che il mio livello di tennis sia stato davvero eccellente. Sono felice e molto orgoglioso di me stesso.

Domanda: Considerando tutti gli infortuni che hai avuto, una vittoria come questa ha un sapore diverso? È questo che ha provocato l’emozione che abbiamo visto alla fine?

Matteo Berrettini: Sì, rende tutto ancora più bello, perché mi ricordo bene quanto fossi triste in certi momenti. Adesso non sono sorpreso. Però sono riuscito a dimostrare ancora una volta a me stesso che, anche nei momenti più difficili, posso trovare l’energia necessaria. Ho avuto anche la fortuna di avere attorno a me persone che mi hanno aiutato a trovare questa energia, queste vibrazioni positive, questo modo di pensare positivo che non è sempre facile trovare quando sei in un periodo buio, quando stai lottando anche solo per riuscire a colpire qualche palla o per tornare competitivo. Invece oggi, dal primo all’ultimo punto, ero presente. Mi sono goduto la partita, mi parlavo da solo. Questo è il tennis per me: essere felice ed essere pronto a lottare.

Domanda: Hai avuto tanti problemi fisici. Oggi giochi in modo diverso per proteggere il tuo corpo oppure continui a colpire ogni palla al 100%?

Matteo Berrettini: Abbiamo cercato di capire se ci fosse qualcosa che mi causava questi problemi. Ma se ci fosse stata una cosa specifica, sarebbe successa ogni volta, a ogni servizio o a ogni colpo. In realtà questo è uno sport estremamente impegnativo, sia fisicamente sia mentalmente. È uno degli sport più difficili che esistano, considerando le condizioni, i viaggi, le ore di allenamento. Sono arrivato alla conclusione che il mio corpo era semplicemente usurato, ed è normale. Ci sono giocatori che giocano con meno potenza. Io gioco in maniera molto potente e ho dovuto accettarlo. La chiave è stata trovare il modo di poter giocare ogni colpo al 100%, ed è proprio questo che mi ha permesso di uscirne: colpire forte, trasferire il peso sulla palla. Il servizio e il diritto sono le mie armi migliori. Essere al 100% è la soluzione per sentirmi come mi sono sentito oggi.

Domanda: Potresti trovare un altro italiano al prossimo turno. Come affronteresti questa sfida?

Matteo Berrettini: Ha vinto il primo set e gli auguro molta fortuna. Anche lui è tornato dopo un infortunio al piede e per molto tempo non ha potuto giocare come avrebbe voluto. È un grandissimo competitivo. Abbiamo condiviso il campo in Coppa Davis e gli auguro il meglio. Poi, naturalmente, si gioca per sé stessi, quindi non importa troppo contro chi giochi. Se affronti un altro italiano è un po’ più difficile, un po’ più delicato. Però succede spesso, perché nei quarti di finale ci sono spesso Jannik, Lorenzo Musetti, Darderi. Tutti stanno giocando un tennis incredibile. È una grande cosa per il nostro sport e per il tennis italiano. E se Matteo dovesse vincere oggi, avremmo la certezza di avere un italiano in semifinale. E questo è bellissimo per i tifosi italiani.

Domanda: Madrid, Roma, i quarti a Cagliari, il secondo turno a Valencia e adesso i quarti di finale in uno Slam. È scattato qualcosa dopo una partita in particolare oppure è stata una serie di fattori che si sono incastrati al momento giusto?

Matteo Berrettini: Secondo me il tennis è così. Siamo abituati a vedere soltanto vittorie, vittorie, vittorie e risultati. Però bisogna fare un distinguo tra i giocatori. Se prendi Nadal sulla terra battuta è una vittoria dopo l’altra. Ma per la maggior parte di noi esistono momenti in cui bisogna perdere. Abbiamo bisogno delle sconfitte. Abbiamo bisogno di momenti che fanno male. Le sconfitte di Madrid e di Roma, per esempio, sono state partite nelle quali mi ero sentito bene in campo. E secondo me fanno parte del percorso. Quello che mi piacerebbe vedere un po’ di più nel tennis, visto che probabilmente siamo lo sport più in salute in Italia, è maggiore equilibrio nei giudizi. Mi capita di leggere o sentire troppo spesso che se fai un risultato sei un fenomeno e se perdi al primo turno sei finito. Invece il tennis ci dimostra continuamente che non è così. Ce n’è uno che vince ogni settimana, tutti gli altri hanno bisogno di perdere, di sentirsi tristi, di attraversare momenti difficili per poi tornare e dimostrare quello che vogliono davvero. La classifica si costruisce in un anno, non in un torneo. Io ho avuto dei dubbi nelle ultime settimane, ma quei dubbi mi hanno spinto a reagire. Credo che la cosa più importante sia accettare che il percorso possa essere ondulatorio e non sempre una linea che sale verso l’alto. Altrimenti saremmo tutti numeri uno del mondo.

Domanda: In queste settimane hai riscontrato difficoltà particolari nella risposta?

Matteo Berrettini: Non è un segreto che la risposta non sia il mio punto di forza. Però credo che dall’altra parte compensi molto bene. Devo anche dire che qui le condizioni sono molto rapide. Non avevo mai giocato contro Juan Manuel e non mi aspettavo una prima di servizio così incisiva. Ha servito molto bene, ha fatto tanti ace. Sapevo che la seconda palla poteva essere più attaccabile. È ovvio che se migliorassi ogni aspetto del mio gioco sarebbe meglio. Però so che spesso basta un break, a volte anche meno. Quindi mi concentro sulle mie qualità. È chiaro però che più giocherò a questo livello, più anche il mio tennis crescerà.

Domanda: Cosa ti rende più felice di questo risultato? Il ritorno ai quarti, il livello di gioco, il servizio, il diritto?

Matteo Berrettini: Non ho mai dubitato del mio servizio, del mio diritto o del mio rovescio. Se ho avuto dei dubbi, erano legati alla mia tenuta mentale, che poi era collegata a tutto il resto. La cosa che avevo dimenticato era la capacità di competere con questa intensità mentale, con questa attenzione e con un dispendio di energie così alto per così tanto tempo. Su questo mi era venuto qualche dubbio, perché arrivavo da un periodo negativo e temevo di non farcela. Invece, grazie alle persone che mi sono state vicine e che hanno continuato a ripetermi che sono fatto per fare questo, che sono forte in questo, ho ritrovato la strada. Questo torneo, al di là di come andrà la prossima partita, mi dà un’altra conferma: sono ancora un signor giocatore.

Domanda: Nei momenti più bui c’è qualcosa che fai per ritrovare te stesso?

Matteo Berrettini: Mi è capitato di fare delle passeggiate. A Valencia, per esempio, un pomeriggio sono uscito da solo e ho camminato per la città, non nelle zone turistiche, ma nella parte più autentica. Guardavo le persone normali, nel senso persone che non fanno quello che faccio io, che non vivono sotto i riflettori e che non sono continuamente in competizione con sé stesse e con gli altri. Persone che lavorano, che hanno una famiglia, dei figli. Non so perché, ma questa cosa mi ha rilassato. Mi ha fatto capire che, al di là di quello che faccio io, il mondo continua ad andare avanti. Mi ha tolto un po’ di pressione di dosso. Mi ha ricordato anche il periodo di stop dell’estate scorsa, quando mi sono reso conto che il Tour andava avanti tranquillamente senza di me. Questa consapevolezza mi aiuta a disinnescare un po’ tutto. Passo molto tempo da solo. Le persone che mi vogliono bene dicono forse anche troppo. Però stare da solo, a volte, mi aiuta a ritrovare equilibrio.

Domanda: Quanto ti è servita oggi l’esperienza?

Matteo Berrettini: Mi è servita in tutto. Ero già pronto mentalmente all’idea di dover vincere la partita in un altro modo. Mi è già successo in passato di essere avanti due set a zero, perdere il terzo e dovermi rimettere a lavorare. Secondo me, a livello di gioco, lui stava attraversando il suo momento migliore. Stava trovando sempre più fiducia al servizio. Però una volta entrati nello scambio mi sentivo più forte e questo mi dava fiducia. Nella mia testa c’era una specie di database di situazioni già vissute. Mi sono detto: continua a fare le cose giuste, continua a fare quello che ti ha portato a essere avanti nel punteggio. Questa è una cosa che solo l’esperienza può insegnarti. Per un ragazzo che si trova per la prima volta in questa situazione in uno Slam è molto più difficile fare questo ragionamento. Io stesso ho dovuto sbatterci la testa tante volte prima di impararlo.


dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


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4 commenti

Angy003 (Guest) 01-06-2026 23:13

Ah Matteo hai avuto un tabellone che più — no si può la verità è solo quella

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Fiore (Guest) 01-06-2026 22:50

Credici Matte, credici! Forza campione!

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ivi (Guest) 01-06-2026 22:31

Incredibile Berretto potrebbe centrare tranquillamente la semifinale al Rolange…
e chi l’avrebbe mai detto…

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Marco Tullio Cicerone 01-06-2026 22:24

Abbiamo ritrovato un giocatore che i tanti infortuni sembravano averci fatto perdere. Qualcuno dirà che trovarsi di fronte agli ottavi slam JM Cerundolo vuole dire avere un po’ di fortuna – lo scorso anno per esempio a Musetti capitò Rune – e allora tre considerazioni:

1. C’era Cerundolo al posto di Sinner che si è sentito male e allora la fortuna ha reso qualcosa all’Italia di quello che gli aveva tolto. Inoltre proprio Matteo è tra gli atleti più bersagliati dagli infortuni per cui anche lui era in credito con la dea bendata.

2. C’era un buco ma poteva infilarcisi qualcun altro e invece c’è riuscito Berrettini perché è forte, un giocatore vero, uno che a tennis sa giocare come pochi ed è giusto così.

3. Quando si è affidato a Enqvist ho pensato “ci crede ancora altrimenti non cercherebbe un tecnico così importante” e sì, ci crede ancora che è la cosa principale.

Forza Matteo e speriamo che ai quarti di Matteo ne trovi un altro.

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+1: Maurantonio, DANCAS, j