Roland Garros 2026 ATP, Copertina

Jódar-Zverev, sfida tra presente e futuro: “Credo di poter vincere”, “È giovane, aggressivo e ha un talento enorme”

31/05/2026 20:49 Nessun commento
Alexander Zverev nella foto - Foto Patrick Boren
Alexander Zverev nella foto - Foto Patrick Boren

Il Roland Garros 2026 si prepara a vivere un quarto di finale di enorme interesse tra Rafael Jódar e Alexander Zverev, due giocatori arrivati allo stesso appuntamento con percorsi e prospettive molto diverse. Da una parte il giovane spagnolo, alla sua prima grande esplosione Slam, reduce da una rimonta spettacolare contro Pablo Carreño Busta. Dall’altra il tedesco, ormai stabilmente tra i protagonisti del circuito, capace di superare Jesper de Jong e di raggiungere per la sesta stagione consecutiva i quarti di finale a Parigi.

Le loro conferenze stampa raccontano perfettamente il senso della sfida: l’entusiasmo, la fame e la leggerezza di Jódar contro l’esperienza, la solidità e la consapevolezza di Zverev.

Jódar si è presentato davanti ai giornalisti dopo aver battuto Carreño con il punteggio di 4-6 4-6 6-1 6-2 6-2. Una rimonta netta, costruita dopo due set molto complicati, nei quali il più esperto connazionale aveva imposto il suo tennis con grande lucidità.

“È stata una partita davvero difficile. Pablo ha giocato molto bene nei primi due set. Sono felicissimo della rimonta, di aver continuato a spingere e a crederci fino all’ultimo punto”, ha spiegato Jódar.

Il giovane spagnolo ha mostrato grande rispetto per Carreño, non solo per la partita appena conclusa ma per tutto ciò che l’asturiano ha rappresentato per il tennis spagnolo. Quando gli è stato riferito che Pablo lo considera pronto, prima o poi, per competere con giocatori come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, Jódar ha preferito spostare l’attenzione proprio sull’avversario appena battuto.

“Pablo è un grande giocatore. Ha fatto grandi cose nel circuito, credo sia stato top 10. Voglio congratularmi con lui non solo per la partita, ma per la sua carriera. È stato un punto di riferimento per il tennis spagnolo”, ha detto.

Poi ha aggiunto un passaggio significativo, ricordando quanto sia difficile ricevere il giusto riconoscimento quando si cresce nell’ombra di campioni enormi come Nadal e Alcaraz.

“È difficile quando ci sono giocatori come Rafa e Carlos, ma dobbiamo dargli credito per tutto quello che ha fatto e raggiunto”.

Per Jódar, giocare un ottavo di finale al Roland Garros è già stato un dono. Lo ha detto più volte: il suo obiettivo era godersi il momento, senza lasciarsi travolgere dalle aspettative. Ma dentro quella leggerezza c’è anche una convinzione crescente, perché il suo torneo non è più soltanto una bella storia: è diventato un percorso concreto.

“Sto cercando di godermi il momento. Parlavo con i miei amici e con la mia famiglia prima della partita: giocare un ottavo al Roland Garros è un regalo. Il mio obiettivo era divertirmi”.

Il madrileno ha però sottolineato di essere stato bravo ad accettare ciò che la partita gli stava proponendo. Nei primi due set Carreño era superiore, ma Jódar non ha perso il filo mentale del match.

“Pablo stava giocando a un grandissimo livello nei primi due set e io l’ho accettato. Poi ho avuto la mia occasione e credo di aver alzato il mio livello nei tre set successivi”.

Uno dei passaggi più interessanti della conferenza riguarda proprio la gestione mentale dello svantaggio. In un torneo in cui le partite al quinto set sono state numerosissime, Jódar ha spiegato di aver sempre creduto nella rimonta, anche quando la situazione sembrava quasi compromessa.

“Sapevo di avere le mie possibilità. La partita non è finita fino all’ultimo punto. Questa è stata la mia mentalità”.

Il momento chiave, secondo lui, non è arrivato nel terzo set, ma già nel secondo, quando era sotto 4-0. In quel momento, invece di lasciarsi andare, ha continuato a lottare per rendere la vita difficile a Carreño.

“Uno dei momenti importanti è stato quando ero sotto 4-0 nel secondo set e continuavo a credere di poter vincere quel set. Ho continuato a spingere, non mi sono lasciato andare. È finito 6-4, e penso che quello sia stato uno dei momenti importanti della partita”.

Quella resistenza ha preparato il terreno per la rimonta successiva. Jódar ha riconosciuto che in situazioni simili altri giocatori avrebbero potuto accontentarsi del risultato già raggiunto, pensando che un ottavo di finale al Roland Garros fosse comunque una grande esperienza. Lui, invece, non ha accettato quel tipo di resa.

“Ci sono momenti in cui altri giocatori avrebbero accettato di essere arrivati agli ottavi, che era già una grande esperienza, e sotto due set a zero avrebbero lasciato andare. Io invece credevo di poter dare qualcosa in più”.

Dal punto di vista fisico, nonostante due partite lunghe al quinto set, Jódar ha minimizzato la stanchezza. Ha ammesso di aver giocato molto, ma ha insistito sull’importanza dei giorni di riposo tra un match e l’altro.

“Sto cercando di recuperare bene. Questi giorni liberi tra una partita e l’altra mi stanno aiutando molto. È fantastico avere il tempo per preparare il corpo. Ma non sono stanco”, ha detto sorridendo.

Ora, però, arriva il salto di qualità: Alexander Zverev. Jódar sa di affrontare uno dei migliori giocatori del mondo, un avversario che ha visto tante volte in televisione e che ora troverà dall’altra parte della rete in un quarto di finale Slam.

“È il mio primo anno nel circuito, quindi sto cercando di godermi il processo. È tutto nuovo per me e sto imparando molto. Questo anno mi darà tantissima esperienza”, ha spiegato.

Sul match con Zverev, il giovane spagnolo ha scelto una linea chiara: rispetto totale, ma nessuna rinuncia. Vuole recuperare bene, godersi l’occasione, imparare, ma anche entrare in campo con la convinzione di poter vincere.

“È un grande giocatore, uno dei migliori del circuito. Proverò a dare il massimo, a recuperare bene e a godermi l’opportunità. È un quarto di finale contro uno dei migliori al mondo”.

Poi la frase più significativa:“Andrò in campo con tutto e con la convinzione che, se faccio le cose bene, posso vincere anch’io”.

Se Jódar rappresenta la novità, Zverev arriva a questo quarto di finale con l’autorevolezza di chi conosce benissimo questi palcoscenici. Il tedesco ha battuto Jesper de Jong con il punteggio di 7-6 6-4 6-1, dopo un avvio complicato in cui si è trovato subito sotto 0-3.

“È stato un buon match. Dopo lo 0-3 ho trovato il mio ritmo. Credo sia stata una partita molto solida”, ha spiegato Zverev.
Il tedesco è consapevole del contesto. Con tanti favoriti usciti di scena, il suo nome viene inevitabilmente indicato tra quelli più pesanti rimasti nel tabellone. Ma quando gli è stato chiesto come si senta nel ruolo di favorito, Zverev ha risposto senza cambiare registro: pensa solo a ciò che può controllare.

“Mi concentro sulle partite che ho davanti. È l’unica cosa che posso controllare. Mi sono concentrato su De Jong, ho giocato una buona partita e ho vinto. Ora mi concentrerò su Jódar”.
La gestione della pressione è uno dei temi centrali della sua conferenza. Zverev ha spiegato di avere il telefono spento durante gli Slam, una scelta che non dipende dal momento specifico ma da un’abitudine consolidata.
“Il mio telefono è spento, ma lo è da sette anni durante gli Slam. Non ho social media”.
Un modo per isolarsi dal rumore esterno e restare concentrato soltanto sul campo. Anche fisicamente, il tedesco ha rassicurato tutti: si sente bene, la schiena non dà problemi e la condizione generale è positiva.

“Mi sento bene. La partita precedente è stata impegnativa, ma sto bene. Finché il mio tennis si mette insieme e mi sento bene e fiducioso in campo, sono contento”.
Zverev ha parlato anche di Jódar, riconoscendo nel giovane spagnolo un talento speciale. Sa bene cosa significhi essere il ragazzo emergente che arriva senza troppa pressione, con entusiasmo e libertà. Lui stesso ha vissuto quella fase della carriera.

“È un momento divertente per qualsiasi giocatore quando stai arrivando. Non hai pressione, giochi libero, vivi tutte queste grandi esperienze per la prima volta”.

Ma Zverev non rimpiange quella posizione. Anzi, rivendica il valore dell’esperienza accumulata in dieci anni al massimo livello.
“È divertente anche essere nella posizione in cui sono io, con dieci anni a questo livello. Gioco le mie partite e so come gestire certe situazioni”.

Sul piano tecnico, il giudizio su Jódar è molto chiaro. Zverev ha spiegato di averlo seguito durante la stagione sulla terra, anche se non è riuscito a vederlo molto a Parigi perché spesso erano impegnati negli stessi giorni.

“L’ho guardato parecchio durante la stagione sulla terra. È uno che può accelerare la palla da entrambi i lati, e questa è una cosa incredibilmente speciale”.

Poi l’elogio più diretto:
“È un giocatore molto aggressivo, è molto giovane e ha un talento enorme. Non vedo l’ora di giocare il nostro primo match”.

Zverev ha anche sottolineato la crescita rapidissima dello spagnolo, passato in poche settimane da una posizione lontana dalla top 100 a una dimensione molto più alta.
“Era fuori dalla top 100 all’inizio della stagione sulla terra, o quasi, e ora sarà top 20 dopo questa settimana. Merita molto credito, sta giocando un tennis fantastico”.

Il tedesco ha affrontato anche il tema delle condizioni di gioco e del caldo, molto discusso in questa edizione. Zverev ha ammesso di amare il caldo e di essersi sempre trovato bene in quelle condizioni, pur riconoscendo la durezza di alcuni match visti durante la settimana.

“È difficile per me rispondere, perché a me il caldo piace. Mi sono sempre sentito a mio agio con il caldo. L’unica volta in cui non mi sono sentito bene è stata alle Olimpiadi di Tokyo: lì era un caldo diverso, stavamo morendo tutti in campo”.

Secondo lui, però, alcune partite sarebbero state comunque brutali per durata e intensità degli scambi, a prescindere dalle condizioni.

Zverev ha poi parlato del proprio percorso tecnico. Cresciuto in Germania, ha spiegato di aver giocato soprattutto su moquette indoor e terra battuta, molto meno sul cemento nei primi anni.

“In Germania era soprattutto moquette indoor e terra. Non credo di aver giocato su un campo in cemento fino ai 12 anni. Quindi per lo più era moquette e terra”.

Infine, il tedesco ha ricordato il lavoro fatto con il suo team per modificare alcuni aspetti del proprio gioco. A fine scorsa stagione, o all’inizio di questa, aveva capito di dover cambiare qualcosa per essere più efficace.
“Una cosa era prendere più iniziativa, assumersi più rischi. Un’altra era mantenere più alta la velocità di palla da fondo. Poi più varietà, come la smorzata, il serve and volley ogni tanto, tutte cose per dare una prospettiva diversa all’avversario”.
Il quarto di finale tra Jódar e Zverev nasce dunque da due conferenze stampa molto diverse ma complementari. Jódar parla con l’entusiasmo di chi sta scoprendo tutto per la prima volta, ma anche con la convinzione di chi non si accontenta. Zverev parla con il controllo di chi sa cosa significhi arrivare in fondo a uno Slam e non vuole farsi condizionare dal ruolo di favorito.
Il giovane spagnolo porta in campo leggerezza, aggressività e una fiducia alimentata da rimonte pesantissime. Il tedesco risponde con esperienza, solidità, capacità di gestione e un tennis che sente finalmente più completo.

Parigi avrà un quarto di finale dal significato forte: la nuova onda contro un campione che cerca il primo Slam. Jódar vuole continuare a imparare, ma anche a vincere. Zverev vuole restare concentrato solo sul prossimo ostacolo. E proprio per questo la sfida promette di essere molto più di un semplice incrocio generazionale.



Francesco Paolo Villarico


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