Arnaldi, la notte più lunga e più bella: “La dedico a me e al mio team. Gioco a tennis per vivere partite così” (Video partita)
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Matteo Arnaldi arriva in conferenza stampa con il volto di chi ha appena attraversato qualcosa di enorme. Non soltanto una partita di tennis, ma una prova fisica, mentale ed emotiva durata oltre cinque ore. La vittoria contro Frances Tiafoe, chiusa al quinto set dopo una battaglia memorabile, lo porta nei quarti di finale del Roland Garros e regala al tennis italiano un risultato storico: tre azzurri tra i migliori otto a Parigi.
Arnaldi, però, prima ancora dei numeri e della storia, sente il bisogno di guardare al percorso personale. Alla domanda su chi voglia dedicare questa vittoria, la risposta è immediata e molto sincera.
“A me e al mio team per quello che abbiamo passato l’anno scorso e all’inizio di quest’anno”, ha detto il ligure.
Poi il pensiero va alla partita, a ciò che rappresenta per un giocatore vivere una serata del genere.
“È stata una partita incredibile: sono contento di averla giocata, gioco a tennis per giocare queste partite, quindi sono veramente felice. In ogni caso sarei stato contento, ancora di più ad averla vinta”.
È una frase che racconta perfettamente lo spirito con cui Arnaldi ha vissuto il match. Non solo la gioia del risultato, ma la consapevolezza di aver preso parte a una battaglia di altissimo livello, una di quelle sfide che restano nella memoria di chi le gioca e di chi le guarda.
Alla fine, con Tiafoe, non c’è stato bisogno di molte parole. La stanchezza era troppa, l’emozione anche.
“Ci siamo detti due cose, ma eravamo entrambi stanchissimi. Ci siamo abbracciati e ci siamo lasciati andare un attimo”, ha raccontato Arnaldi.
Il momento più delicato è stato il quarto set. Arnaldi era sull’orlo del baratro, ma in realtà, come ha spiegato lui stesso, quella sensazione era arrivata anche prima.
“Già nel terzo ero sull’orlo del baratro. Ho giocato più in questo torneo che in tutto l’anno”.
Il riferimento è al percorso complicato degli ultimi mesi, a una preparazione ridotta, alla necessità di ritrovare ritmo e fiducia quasi in corsa.
“Ho iniziato ad allenarmi a Cagliari: prima di Cagliari ho fatto tre giorni di allenamento, circa due ore in campo al giorno, quelli sono stati i primi giorni. Sono incredulo di essere qui”.
Proprio per questo la vittoria assume un significato ancora più grande. Arnaldi non è arrivato a Parigi con una preparazione lineare, né con tante partite nelle gambe. Eppure, nel momento più difficile, ha trovato risorse che pensava di non avere.
“In campo oggi ero stanco, facevo fatica, però quando stai tanto fuori e non riesci a fare quello che ti piace, c’è qualcosa dentro che sono riuscito a tirare fuori in campo. Secondo me è stata una partita di livello incredibile”.
Sul 4-1 nel quarto set, quando Tiafoe sembrava ormai padrone del match, Arnaldi ha confessato di essere già oltre il limite fisico.
“Non ce la facevo più già da prima”.
Eppure ha provato a restare dentro la partita. Il dialogo con il suo angolo è stato decisivo per cambiare qualcosa, almeno nella gestione degli scambi.
“Ho parlato un attimo col mio angolo, mi ha detto di provare a essere un po’ più aggressivo e di accorciare gli scambi”.
Arnaldi riconosce anche una componente di fortuna, ma soprattutto rivendica il coraggio con cui ha giocato i punti chiave.
“Sono stato anche fortunato perché lui magari si è rilassato un po’. Però ho giocato veramente bene quei punti, ho trovato energie che non credevo di avere e questo mi rende molto felice”.
Tra i dati più sorprendenti della partita ci sono i 18 ace, un numero insolito per Arnaldi in un match di questo tipo.
“È successo poche volte, forse una volta a Delray Beach con Tiafoe che ne avevamo fatti tipo venti. Non lo so, cinque ore e mezza sono state qualcosa di incredibile”.
Ma la sua partita non è stata solo servizio. Sono rimasti negli occhi anche i recuperi impossibili, i pallonetti difensivi finiti sulle righe, i punti strappati quando sembrava non esserci più spazio per rientrare nello scambio. Lo stesso Arnaldi fatica a spiegare come sia riuscito a farlo.
“Sinceramente mi stavo facendo domande che non so neanch’io in questo momento, non so come sia successo tutto”.
Una partita giocata anche con intelligenza, non soltanto con il cuore. Tiafoe spingeva con forza, Arnaldi cercava soluzioni, difese, variazioni, modi diversi per restare aggrappato al match.
“È stata una partita incredibile, di livello assurdo, poteva vincere uno o l’altro. Mi dispiace per lui, sono contento per me; al contrario sarebbe stato contento lui e dispiaciuto per me. A livello di gioco è stato incredibile, giochiamo a tennis per giocare queste partite”.
Ora, nei quarti, ci sarà il derby con Matteo Berrettini. Un incrocio enorme per il tennis italiano, ma Arnaldi, subito dopo una battaglia del genere, non riesce ancora a proiettarsi davvero sulla prossima sfida.
“In questo momento sono contento per lui, sono contento per Flavio, sono contento per tutti. Se mi chiedi adesso della partita, non lo so”.
Il riferimento è anche a Flavio Cobolli, altro azzurro protagonista di un Roland Garros straordinario. Tre italiani nei quarti a Parigi non si erano mai visti, e Arnaldi è consapevole della portata storica del risultato.
“È incredibile: tre italiani ai quarti. Ovviamente ci doveva essere un derby, però abbiamo riscritto la storia e credo siamo tutti contenti”.
Poi, con un sorriso e un po’ di incredulità, aggiunge un altro possibile record personale.
“Non so se qualcuno è stato più in campo di me in uno Slam nei primi quattro match, forse ho riscritto la storia anche lì”.
Il percorso di Arnaldi ha preso una svolta da Cagliari. Non per una rivoluzione tecnica improvvisa, ma perché lì ha ricominciato ad allenarsi, a vincere, a sentire fiducia. L’arrivo di Fabio Colangelo nel team ha portato soprattutto serenità.
“Da Cagliari non è successo niente di particolare: ho iniziato ad allenarmi, ho ritrovato fiducia, ho vinto tanti match che mi mancavano e quello ha fatto la differenza”.
Poi il passaggio più personale, legato al nuovo equilibrio del gruppo di lavoro.
“Fabio mi ha aiutato a trovare più tranquillità insieme a tutto il team. Siamo un team unito ed era quello di cui avevo bisogno, che non avevo trovato dopo che io e Ale ci eravamo lasciati”.
Il riferimento è alla separazione professionale con Alessandro Petrone, una fase evidentemente non semplice da gestire. Ora Arnaldi sembra aver ritrovato stabilità, e il risultato di Parigi è anche figlio di questo nuovo equilibrio.
“Sono contento di essere qua e delle persone che ho al mio fianco”.
Gli è stato chiesto anche del documentario su Rafael Nadal, in relazione al tema del piede e della capacità di convivere con il dolore. Arnaldi ha risposto con sincerità.
“Non l’ho visto, ce l’ho in lista da guardare, ma ancora non l’ho visto”.
Per ora, più che guardare storie di altri campioni, Arnaldi sta scrivendo la propria. Una storia fatta di stop, ripartenze, dubbi, fatica e una notte parigina in cui ha tirato fuori tutto quello che aveva dentro.
Il derby con Berrettini arriverà. La storia italiana continuerà. Ma prima c’è il peso e la bellezza di questa vittoria: una partita che Arnaldi dedica a sé stesso e al suo team, perché solo loro sanno davvero cosa c’è stato prima di questa notte.
Matteo Arnaldi è nei quarti del Roland Garros. E dopo una battaglia così, anche solo pronunciarlo sembra già un’impresa.
Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani
TAG: Matteo Arnaldi, Roland Garros, Roland Garros 2026

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Incredibile questo ragazzo. Quello che ha fatto vedere contro Collignon e Tiafoe è notevole,
Devo esser sincero, tra i 3 italiani rimasti in gioco Matteo A. è stato quello più convincente nei match disputati finora per qualità di colpi, resistenza fisica e mentalitá.
Grazie Matteo
Da amante del tennis, ti rispondo che vivo per queste emozioni.
Grazie