Opelka, il “nuovo Isner”? Boynton frena i paragoni: «Simili, ma molto diversi»
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Reilly Opelka, il nuovo John Isner? Il paragone viene naturale: stessi natali statunitensi, statura oltre i due metri e un tennis costruito attorno a un servizio devastante. Eppure, per chi li conosce davvero da vicino, le somiglianze si fermano soprattutto all’apparenza. A sottolinearlo è Craig Boynton, l’allenatore che ha accompagnato Isner in una delle fasi più importanti della sua carriera e che oggi ha iniziato una nuova avventura proprio con Opelka.
Boynton è una figura di riferimento nel panorama tennistico americano: dopo gli esordi con Jim Courier, ha lavorato con giocatori come Mardy Fish e Jack Sock, prima di guidare John Isner per tre stagioni. Più recentemente è stato anche nello staff di Hubert Hurkacz, confermando una certa predilezione per i grandi battitori. Ora, con Opelka, il tecnico dell’Ohio si trova di nuovo a plasmare un “gigante” del circuito, ma respinge l’idea di un semplice passaggio di testimone.
Due carriere, due percorsi diversi
Se il profilo tecnico li accomuna in parte, è il percorso professionale a segnare una netta distanza. Isner ha costruito una carriera di primissimo livello: 16 titoli ATP, un Masters 1000 a Miami e un best ranking da numero 8 del mondo. Opelka, al momento, vanta quattro titoli ATP e come miglior piazzamento il 17° posto raggiunto nel 2022. Numeri che raccontano due storie differenti, almeno per ora.
Ed è proprio su questo punto che Boynton insiste:
«Sono due persone diverse. Tutti i tennisti hanno lo stesso obiettivo, ma ognuno possiede abilità differenti. È normale che la gente veda delle somiglianze tra Reilly e John, ma in realtà sono giocatori diversi», ha spiegato il tecnico in dichiarazioni riportate da ATP.
Stesso servizio, filosofie opposte
Per Boynton, la vera differenza non sta solo nei risultati, ma nel modo di interpretare il gioco:
«Hanno alcune similitudini, ma sono diversi sotto quasi ogni aspetto. Sono persone diverse e giocatori diversi, che in fondo cercano di ottenere lo stesso risultato, ma lo fanno in maniera differente».
Se Isner, col passare degli anni, ha cercato di arricchire il proprio tennis con varianti tattiche, Opelka continua a puntare con decisione sulla potenza del servizio, la sua arma principale e spesso decisiva.
Il gigante del Michigan, dal canto suo, non ha nascosto l’entusiasmo per il nuovo corso:
«Craig è uno dei migliori allenatori al mondo. Tra lui e Jay Berger mi sento davvero fortunato. Sono persone fantastiche, intelligenti, veri geni del tennis», ha detto Opelka, mostrando piena fiducia nel progetto tecnico.
Un 2026 decisivo dopo la rinascita
Il 2026 si profila come un anno chiave per Opelka. Dopo due stagioni complicatissime, segnate dall’operazione all’anca che lo aveva addirittura fatto uscire dal ranking ATP, l’americano ha completato nel 2025 una rimonta impressionante: 234 posizioni guadagnate, passando dal numero 293 al 50 del mondo nel giro di dodici mesi.
Ora però arriva la parte più difficile: confermarsi. Restare stabilmente nella parte alta della classifica è una delle sfide più complesse nel tennis moderno, soprattutto in un circuito sempre più livellato. L’inizio di stagione non ha aiutato: Opelka difendeva la finale a Brisbane ed è stato eliminato agli ottavi, perdendo tredici posizioni in classifica. Ancora più dolorosa la sconfitta contro Kamil Majchrzak, maturata in tre tie-break nonostante tre match point a favore:
«È una sconfitta durissima, una di quelle che ti rimangono dentro a lungo. Forse per dieci anni», ha ammesso con grande onestà.
Il confronto con Isner, una sfida contro il tempo
Il paragone con John Isner continuerà inevitabilmente ad accompagnarlo. Entrambi simboli del grande servizio americano, entrambi capaci di trasformare il colpo iniziale in un’arma quasi definitiva. Ma come ricorda Boynton, le carriere non si misurano solo in centimetri o chilometri orari: contano la continuità, la capacità di adattarsi e la tenuta nel lungo periodo.
Se Opelka riuscirà o meno a eguagliare – o addirittura superare – quanto fatto da Isner, lo dirà solo il tempo. Di certo, il 2026 rappresenta per lui una stagione spartiacque: non più quella della rincorsa, ma quella della conferma. E in un circuito sempre più competitivo, è spesso proprio questa la sfida più grande.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Reilly Opelka

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