Per l'australiano le chance di Djokovic di vincere uno Slam sono minime Copertina, Generica

Pat Cash difende il ruolo del coach: “Un allenatore fornice il suo patrimonio di esperienza e questo non ha prezzo. Invece sempre più spesso i giocatori prendono le informazioni e ti liquidano per pochi soldi”

12/01/2026 15:50 4 commenti
Pat Cash nella foto
Pat Cash nella foto

Se pensi a Pat Cash la prima immagine che viene in mente è la sua iconica fascia a scacchi sulla fronte, quindi la sua volée di diritto strepitosa e la determinazione in campo, un vero fighter o “cowboy” dell’emisfero australe. Anche nei suoi commenti il campione di Wimbledon 1987 è altrettanto schietto e sincero: pochi giri di parole e dritto al punto, come quando c’era da impattare una palla sul net. Interpellato dal media britannico tennis365 a pochi giorni dell’Australian Open, Cash ha spaziato su vari temi dell’attualità tennistica ma dove davvero ha piazzato un colpo vincente a tutto braccio è quando si è espresso sul tourbillon di cambi di coach e rotture clamorose della scorsa off-season, ovviamente partendo dalla separazione a sorpresa tra Alcaraz e coach Ferrero. I tennisti sono mediamente sempre più restii a perseguire un programma di lavoro di lungo periodo con un allenatore, spinti da vari fattori a cambiare o inserire magari per brevi periodi dei “super coach” per arricchire il proprio team. Spesso questi rapporti durano poco, e secondo Pat la colpa è principalmente dei tennisti che, così facendo, finiscono solo per farsi del male da soli.

L’ex tennista australiano, oggi 60enne, ha espresso il suo punto di vista sul ruolo del coach e sul valore, a suo dire incalcolabile, della conoscenza trasmessa ai giocatori e che ritiene sempre più spesso assai svalutata. Anche economicamente. Parole chiare che riportiamo. “Da ex giocatore, quando assisti un tennista stai vendendo il tuo patrimonio di conoscenza. Gli stai offrendo 30 o 40 anni di esperienza e sapere tecnico, e questo non ha prezzo” afferma l’australiano. “Per questo vieni pagato una certa cifra, che dovrebbe essere valorizzata, ma a volte non lo è. Spesso i tennisti di oggi si fanno del male da soli non dando continuità al lavoro e ignorando buoni consigli”.

Cash continua nel suo commento incalzante, difendendo a spada tratta il ruolo degli allenatori, non solo nel tennis: “Ho visto tantissime volte giocatori interrompere il rapporto con il proprio coach, e succede anche nel calcio: basta guardare il Chelsea in Premier League, che licenzia l’allenatore dopo un paio di sconfitte. E dove li ha portati questo approccio?”.

“La fedeltà a un allenatore paga, e se guardiamo al passato, i migliori tennisti hanno avuto successo proprio grazie a questa continuità di lavoro, progetti a lungo termine che hanno portato grandi risultati. Quello a cui stiamo assistendo oggi è una tendenza per cui i giocatori si liberano dei loro allenatori per pochi dollari. Tu come allenatore dai a un giocatore tutto il tuo bagaglio di conoscenze e vuoi lavorare con lui per trasformarlo in una carriera solida. Invece, spesso, i tennisti prendono quelle informazioni e se ne vanno. Lo vediamo di continuo e, nella maggior parte dei casi, non funziona: finiscono per danneggiare se stessi”.

Un parere forte ma assolutamente fondato. Cash quindi ha parlato anche di Novak Djokovic, a caccia del suo 25esimo Slam. Secondo il campione australiano le chance del serbo si assottigliano giorno dopo giorno per l’età che avanza e che rende la gestione del fisico complicata. “A fine carriera, è un delicato equilibrio trovare il punto in cui ci si allena abbastanza duramente da essere in forma per resistere alcune partite su cinque set, ma senza esagerare per non mettere a repentaglio la salute. C’è da allenarsi a fondo per poter resistere, ma non puoi eccedere perché non devi rischiare l’infortunio. Quando sei giovane, puoi continuare a spingere e, anche se ti stanchi o giochi una partita di cinque set, sai che puoi riprenderti velocemente. Alla età di Novak diventa un problema. È stato sempre bravissimo a gestirsi e superare problemi, a volte vincere anche tornei da infortunato – come gli è capitato proprio in Australia, ndr – ma non lo vedo battere Alcaraz e Sinner in due partite consecutive al quinto set, e questo è il suo problema. Può arrivare di nuovo in semifinale, ma allora probabilmente avrà di fronte a sé un problema forse troppo grande e che già conosce fin troppo bene”. Nel 2025 infatti il serbo si è fermato in semifinale a Parigi, Wimbledon e US Open sempre battuto da Jannik o Carlos.

Marco Mazzoni

 


TAG: , , ,

4 commenti

cataflic 12-01-2026 17:33

Scritto da Pier no guest
Tema interessante. Il coach effettivamente porta un’esperienza importante e se il rapporto si interrompe l’assistito si porta via parte di questo sapere che può girare al nuovo allenatore.
Ma se fosse il coach a utilizzare queste preziose informazioni? Ferrero piglia un nuovo assistito e questi incontra Alcaraz: è o no plausibile che gli suggerisca quali siano i punti deboli dello spagnolo? Che gli dica magari “sul 15-30 tende ad esagerare con il kick esterno e non cambia mai?”. Esistono i dati,le statistiche,i filmati e i suggerimenti della nuova direzione tecnica ma se ha difficoltà nel aggredire lo slice diagonale questo è un aspetto che probabilmente resta, soprattutto nei punti critici quando la tensione fa pensare meno.
Diciamo che il lavoro va degnamente retribuito,come tutti i lavori, ma se il rapporto va a scadenza stop. Venisse interrotto prima restano le tutele contrattuali.

E’ una tendenza accentuata del vivere moderno e più si scende di età più è marcata.
Il valore dell’esperienza è stato talmente instituzionalizzato in passato, che si sono formate caste ad autotutela e la visione attuale dei ragazzi è quella di spaccare tutto questo puzzle e ricomporlo come gli va’, ovviamente perdendo tantissimo in termini di insegnamento.
Se vogliamo è una estensione del gesto del bambino di 2 anni che tira giù un vasetto dal comodino per vedere quando cade cosa succede.
Una volta questo tipo di atteggiamento passava pian piano dall’esperienza diretta alla trasmissione di esperienza da parte di qualcuno, adesso questo qualcuno è diventato il web e rimane fortissima la componente di esperienza diretta.

4
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Taxi Driver 12-01-2026 16:40

Pat Cash il più grande incubo di Ivan Lendl

3
Replica | Quota | 1
Bisogna essere registrati per votare un commento!
+1: Scolaretto
Pier no guest 12-01-2026 16:25

Tema interessante. Il coach effettivamente porta un’esperienza importante e se il rapporto si interrompe l’assistito si porta via parte di questo sapere che può girare al nuovo allenatore.
Ma se fosse il coach a utilizzare queste preziose informazioni? Ferrero piglia un nuovo assistito e questi incontra Alcaraz: è o no plausibile che gli suggerisca quali siano i punti deboli dello spagnolo? Che gli dica magari “sul 15-30 tende ad esagerare con il kick esterno e non cambia mai?”. Esistono i dati,le statistiche,i filmati e i suggerimenti della nuova direzione tecnica ma se ha difficoltà nel aggredire lo slice diagonale questo è un aspetto che probabilmente resta, soprattutto nei punti critici quando la tensione fa pensare meno.
Diciamo che il lavoro va degnamente retribuito,come tutti i lavori, ma se il rapporto va a scadenza stop. Venisse interrotto prima restano le tutele contrattuali.

2
Replica | Quota | 1
Bisogna essere registrati per votare un commento!
+1: Taxi Driver
Sudtyrol (Guest) 12-01-2026 16:21

Molto loquace il ragazzo, ultimamente.

1
Replica | Quota | 1
Bisogna essere registrati per votare un commento!
+1: Taxi Driver