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Aisam-Ul-Haq Qureshi saluta il tennis tra storia, emozioni e un futuro da costruire: il primo ATP in Pakistan diventa un passaggio di consegne

30/11/2025 10:16 2 commenti
Aisam-Ul-Haq Qureshi - Foto Dody Khan
Aisam-Ul-Haq Qureshi - Foto Dody Khan

All’alba, quando il sole comincia a dissolvere la nebbia che avvolge l’Islamabad Tennis Complex, la scena sembra uscita da un romanzo di Kipling. Uomini in shalwar kameez sorseggiano tè attorno a piccole stufe; falchi e pellegrini volteggiano pigri sopra le pianure polverose; il rumore secco delle mazze da polo arriva dal vicino club. È Pakistan, Asia meridionale, ma l’atmosfera è quella di una pagina letteraria sospesa nel tempo.
In questo scenario affascinante si sta scrivendo un capitolo storico: per la prima volta il Pakistan ospita un torneo ATP, un Challenger Tour che non rappresenta solo un evento sportivo, ma l’inizio di un percorso decisivo per il movimento tennistico nazionale. Non è un caso che un cartellone pubblicitario reciti: “Game. Set. History.”

L’ultimo ballo di Qureshi, tra orgoglio e serenità
Ma questo torneo segna anche un altro momento storico: l’addio al tennis professionistico di Aisam-Ul-Haq Qureshi, leggenda del tennis pakistano, che conclude qui una carriera durata oltre 25 anni. Il veterano, oggi padrone di casa e protagonista, affronta l’ultimo torneo non con il suo storico compagno Aqeel Khan, ma con un nuovo nome: Muzammil Murtaza.
“Ho trovato la pace interiore nel tennis”, afferma Qureshi.
“Certo, avrei voluto vincere più partite, ma so di aver dato tutto. Ora ho un nuovo scopo: far crescere il tennis in Pakistan. Questo ATP Challenger è la pietra angolare della nostra futura fondazione”. Un messaggio chiaro: non è un addio, ma una trasformazione.

Una corsa contro il tempo e contro il corpo
Il tennis non toglie tutto in un giorno: lo fa lentamente. Le gambe che si affaticano, la schiena che non spinge più come un tempo, il servizio che non esplode più come prima. Eppure il cuore resta lì, a chiedere un ultimo atto.
E quell’atto è arrivato al primo turno di doppio.
Qureshi e Murtaza si trovano sotto 6-7, 4-5, 15/40, tre match point da annullare contro Timofei Derepasko e Ivan Gretskiy.
Non è stato Qureshi a salvarli.
Il colpo decisivo, il servizio che non tradisce, è arrivato dalla racchetta del giovane Murtaza, che ha sfoderato tre prime vincenti consecutive. La coppia pakistana ha poi ribaltato l’incontro nel Match Tie-break vincendo 10-7.
È in quel momento che il testimone è passato davvero: il campione che esce e il nuovo talento che emerge.

Un torneo che lascia il segno
Il successo organizzativo va anche ai dettagli spesso ignorati: i raccattapalle, abilissimi nel prendere palline violente a mani nude, abilità affinata sui campi da cricket, e l’enorme lavoro dietro le quinte necessario per ospitare un evento ATP per la prima volta.
“Non ci si rende conto della quantità di lavoro necessaria per un torneo del genere”, spiega Qureshi.
“Ma il risultato e l’impatto sul tennis pakistano valgono ogni sforzo”.

Tra fine e inizio: la metafora dei jacaranda
Fuori dal campo, Islamabad mostra la sua simbologia naturale. Gli alberi di jacaranda, ora spogli in attesa dell’inverno, tra pochi mesi si copriranno di fiori viola. È un’immagine perfetta del tennis pakistano: oggi fragile, domani un nuovo inizio.

Qureshi ha corso la sua gara fino alla fine. L’ha conclusa con dignità, coraggio ed emozione.
E mentre lui saluta il campo, il Pakistan tennistico, grazie a questo torneo, inizia forse la sua vera primavera.



Francesco Paolo Villarico


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2 commenti

Paky 71 30-11-2025 10:38

Bel racconto di una storia che ci fa capire quanto è amato il nostro tennis in ogni angolo del mondo e quanto siamo fortunati noi a poterlo respirare e vivere da vicino.
Da lodare Qureshi per il grande impegno profuso per la sua terra.

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Paky 71 30-11-2025 10:38

Bel racconto di una storia che ci fa capire quanto è amato il nostro tennis in ogni angolo del mondo e quanto siamo fortunati noi a poterlo respirare e vivere da vicino.
Da lodare Qureshi per il grande impegno profuso per la sua terra.

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