Roland Garros, le parole delle protagoniste: Chwalinska non si ferma, Sabalenka crolla, Shnaider sogna
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Il Roland Garros 2026 femminile continua a regalare storie sorprendenti, crolli inattesi e protagoniste capaci di cambiare il senso del torneo in una sola giornata. Dopo i quarti di finale, le conferenze stampa hanno raccontato molto più dei risultati: la favola di Maja Chwalinska, la delusione di Roland Garros, le parole delle protagoniste: Chwalinska non si ferma, Sabalenka crolla, Shnaider sogna, il dolore di Aryna Sabalenka e l’esplosione definitiva di Diana Shnaider.
La storia più incredibile resta quella di Maja Chwalinska, numero 114 del mondo, arrivata dalle qualificazioni e ora in semifinale Slam dopo la vittoria su Kalinskaya per 7-6 6-3. La polacca ha spiegato quanto sia stata complicata la partita, soprattutto per il vento.
“È stata una partita molto difficile. Le condizioni erano dure, c’era molto vento. In situazioni così devi essere molto concentrata, ancora più del solito”, ha raccontato.
Chwalinska ha avuto un vantaggio importante nel primo set, poi Kalinskaya è rientrata fino al 5-5. Il momento decisivo, secondo la polacca, è stato proprio lì: non farsi travolgere dalla tensione.
“Sono orgogliosa di essere rimasta composta quando ero avanti 5-1 e Anna ha iniziato a giocare in modo molto più aggressivo. Sono felice di essere riuscita a vincere quel set”.
Il suo tennis, fatto di slice, variazioni, traiettorie alte e cambi di ritmo, ha tolto continuità alla russa. Chwalinska sa perfettamente quanto il suo stile possa essere fastidioso.
“È il mio gioco. Cerco di cambiare molto il ritmo. Penso sia difficile giocare contro questo stile, perché non hai mai ritmo e ogni palla può essere diversa. So che può essere molto fastidioso per le altre giocatrici e cerco di usarlo il più possibile”.
La polacca ha anche parlato del paragone inevitabile con Emma Raducanu, unica giocatrice capace di vincere uno Slam partendo dalle qualificazioni, allo US Open 2021. Chwalinska ha ricordato quella corsa come qualcosa di straordinario, ma ha preferito usare il riferimento per allargare il discorso a tutte le giocatrici che passano dalle qualificazioni.
“Il livello è molto vicino. Le qualificazioni non sono molto peggiori del main draw. Le giocatrici sono molto forti, grandi competitrici. Bisogna credere, lottare e pensare che un giorno possa scattare qualcosa anche per noi”.
Nonostante la semifinale, Chwalinska ha ammesso di non aver ancora realizzato davvero cosa stia accadendo.
“Non riesco ancora a crederci. Per qualche motivo non lo sto processando. Mi concentro su ogni partita. Forse dopo il torneo avrò tempo per essere grata e capire quello che è successo”.
Il suo percorso ha anche una dimensione personale molto forte. La polacca ha raccontato il periodo lontana dal tennis per motivi di salute mentale, spiegando che il momento più duro era stato prima della pausa.
“La pausa non è stata così dura. I momenti difficili erano prima. Stavo lottando molto. All’inizio pensavo di dover essere forte e continuare ad allenarmi, ma poi non riuscivo più ad alzarmi dal letto. Ero senza vita”.
Poi la decisione di fermarsi, senza sapere se sarebbe tornata.
“Sapevo che dovevo prendermi una pausa, altrimenti non sarei stata in grado di vivere. Non sapevo nemmeno se sarei tornata. Dopo alcuni mesi ho deciso di rientrare. Sono felice di averlo fatto”.
Oggi, per proteggere questo momento, Chwalinska ha scelto anche di limitare i social.
“Posto qualcosa e poi esco. Voglio concentrarmi sul mio gioco. Voglio lasciare il Roland Garros senza rimpianti e dare tutto”.
Dall’altra parte, Anna Kalinskaya ha vissuto la sconfitta con grande amarezza. La russa ha riconosciuto i meriti dell’avversaria, ma ha sottolineato quanto le condizioni abbiano inciso sulla partita.
“Lei ha giocato molto bene. Oggi mi sembrava di lottare contro il vento, contro le condizioni e anche contro di lei. Essendo mancina, era molto complicata da affrontare”.
Kalinskaya ha spiegato che il freddo e il vento hanno reso la palla più lenta, impedendole di usare al meglio la propria velocità e potenza.
“Faceva freddo, quindi la palla viaggiava più lentamente. Non potevo usare la mia velocità e la mia potenza. Era sicuramente un vantaggio per il suo stile di gioco”.
La russa ha avuto la sensazione di non riuscire mai a prendere davvero il controllo degli scambi.
“Non sentivo di poter comandare tanti punti, perché la mia palla non era molto potente e non le faceva troppo male”.
Kalinskaya ha anche ammesso che il servizio è diventato complicato, soprattutto quando si trovava controvento.
“Quando abbiamo cambiato lato ero controvento. Non riuscivo a servire molto bene perché lanciare la palla era difficile. Non sentivo di avere vantaggio né al servizio né in risposta”.
La delusione è evidente, ma Kalinskaya non ha voluto trasformare le condizioni in un alibi totale.
“In alcuni momenti mi sono sentita frustrata, ma dovevo affrontarlo in partita e provare a fare del mio meglio. Ho cercato un modo diverso per vincere, ma oggi non ci sono riuscita”.
La conferenza più dura è stata però quella di Aryna Sabalenka. La numero uno del mondo, eliminata da Shnaider dopo essere stata avanti di un set e doppio break, si è presentata davanti ai giornalisti con parole fortissime.
“Non ho pensieri, non ho emozioni. Vorrei lasciare il tennis adesso, ma vedremo tra qualche giorno. Spero di riuscire a rimettermi mentalmente in carreggiata”.
Sabalenka ha riconosciuto di aver avuto occasioni importanti nel secondo set e di non essere riuscita a gestire il momento dopo averle sprecate.
“Avevo opportunità molto buone nel secondo set. Le ho buttate via, poi lei è entrata in partita e ha giocato benissimo. Mentalmente non sono riuscita a recuperare dopo il secondo set”.
La bielorussa ha parlato di un vero e proprio buco nero mentale.
“Non so quando sia stata l’ultima volta che ho perso dieci game consecutivi. Credo di essere finita in un buco molto profondo e buio, e non sono riuscita a tornare mentalmente in carreggiata”.
Il vento è stato un tema importante anche nella sua conferenza. Sabalenka si è chiesta perché il tetto sia rimasto aperto in condizioni così complicate.
“Non so perché abbiano tenuto il tetto aperto con tutto quel vento. Anche quando stavo vincendo, era un tennis sporco. A un certo punto lei è entrata in campo e ha giocato incredibilmente in quelle condizioni, ma per me resta una grande domanda”.
La numero uno del mondo ha però ammesso che il problema principale è stato dentro di sé.
“Forse mi sembrava tutto più folle perché mentalmente non stavo bene”.
Sabalenka ha collegato questa sconfitta ad altri momenti difficili vissuti in passato a Parigi, spiegando di dover capire cosa accade nella sua testa nei momenti più delicati.
“Devo sedermi e pensare apertamente a cosa succede nella mia testa in quei momenti difficili. Sono una giocatrice esperta, ho superato tante cose. Devo capire quella piccola cosa che a volte non funziona”.
Poi una frase che racconta bene la sua frustrazione.
“Sono stanca di perdere certe partite non nel modo migliore solo perché divento troppo emotiva”.
Nonostante il dolore, Sabalenka ha provato anche a chiudere con una battuta amara sul modo in cui potrebbe sfogarsi.
“Sapete quelle stanze dove entri e rompi tutto? Probabilmente domani passerò un’intera giornata lì a distruggere cose. Magari aiuterà, magari no”.
Di tono opposto, ma altrettanto intensa, la conferenza di Diana Shnaider. La russa ha raggiunto la sua prima semifinale Slam battendo la numero uno del mondo e ha parlato soprattutto della gestione delle emozioni e delle condizioni.
“Sono felicissima. Sto ancora elaborando le emozioni. È stata una partita dura e sono molto orgogliosa di come ho gestito emozioni, condizioni e lotta”.
Shnaider era sotto di un set e doppio break, ma ha spiegato di non essersi caricata di pressione proprio perché stava affrontando la numero uno del mondo.
“Sapevo di giocare contro Aryna, la numero uno, una giocatrice super aggressiva. Le condizioni erano difficili e non mi mettevo troppa pressione”.
Il momento della svolta è arrivato sul 5-3 nel secondo set, quando ha capito che doveva cambiare qualcosa.
“Ho pensato: devo fare qualcosa di diverso. Devo cercare i miei colpi, essere più aggressiva, entrare di più nel campo, perché lei mi stava spingendo troppo indietro”.
Da lì Shnaider ha iniziato a rispondere meglio, soprattutto sulle seconde di Sabalenka, e ha percepito il cambio di inerzia.
“Ho cominciato a mettere più pressione sulla sua seconda, a essere più aggressiva. Poi lei ha commesso qualche errore e il momentum ha iniziato a spostarsi dalla mia parte”.
Vinto il secondo set, la russa ha capito di aver già fatto qualcosa di importante.
“Mi sono detta: bene, lei non aveva ancora perso un set qui e io sono stata la prima. È fantastico”.
Nel terzo, invece di accontentarsi, ha continuato sulla stessa linea.
“Ho provato a mantenere il mio gioco, a essere più aggressiva e a scegliere colpi un po’ più semplici. Ma quando vedevo un’opportunità, dovevo usarla”.
Shnaider ha riconosciuto che le condizioni erano durissime, con vento, sabbia e colpi imprevedibili, ma ha cercato di non farsi travolgere.
“Mi sono ricordata che le condizioni erano uguali per entrambe. Dovevo accettare che fosse difficile e capire cosa fare da ogni lato del campo”.
Sapeva anche che Sabalenka aveva già sofferto condizioni simili nella finale dell’anno precedente.
“Avevo in mente che l’anno scorso aveva avuto difficoltà con Coco in condizioni di vento. Ho pensato che dovevo usare questa opportunità e adattarmi meglio possibile”.
Dal punto di vista emotivo, Shnaider ha notato la frustrazione dell’avversaria, ma ha spiegato di essersi concentrata solo su se stessa.
“Quando l’ho vista emotiva, mi sono detta: sei nella direzione giusta, resta concentrata su di te, non pensare troppo a lei o a cosa dice al suo team”.
Ora la attende Maja Chwalinska, altra grande sorpresa del torneo. Shnaider conosce bene la polacca e sa che sarà una semifinale molto diversa.
“È una giocatrice molto complicata, non sono sorpresa che stia facendo bene. Ha smorzate, slice, è mancina. Sarà un grande cambiamento per me. Mi aspetto una grande battaglia”.
La semifinale tra Shnaider e Chwalinska sarà una delle sfide più inattese degli ultimi anni a Parigi. Da una parte la russa che ha eliminato la numero uno del mondo dopo una rimonta clamorosa; dall’altra la qualifier polacca che ha costruito il torneo della vita con tennis intelligente, variazioni e grande tenuta mentale.
Il Roland Garros femminile ha perso Sabalenka, ma ha trovato due storie potentissime. Chwalinska gioca per continuare una favola partita dalle qualificazioni. Shnaider per dimostrare che il successo sulla numero uno non è stato un episodio isolato.
Parigi avrà una nuova finalista Slam. E, ascoltando le loro parole, la sensazione è che entrambe siano pronte a lasciare tutto in campo.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Anna Kalinskaya, Aryna Sabalenka, Diana Shnaider, Maja Chwalinska, Roland Garros, Roland Garros 2026

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4 commenti
Che RG matto e divertente sto giro!
Ho visto la sorpresa polacca l anno scorso a Brescia( in pratica è la fotocopia della Paolini fisicamente)perdere nei quarti di finale e mentre faceva stretching post partita, Ho notato che non riusciva a trattenere le lacrime dalla delusione della sconfitta…. be’ dopo 12 mesi trovarla in una semi-slam al Roland Garros non l avrei mai immaginato!!!!!
Ma solo quando perde Jannik si scatenano i social e si fanno interrogazioni parlamentari? La Sabalenka aveva praticamente vinto e non può nemmeno accampare la scusa di un malessere improvviso…. Ah già dimenticato, Jannik è n. 1 del mondo, invece la Sabalenka…… PURE!!!
La Chawalinska sta ripercorrendo l’incredibile cavalcata di Raducanu a USOpen21…dalle qualificazioni alla vittoria.
L’unica differenza è che l’inglese non perse un set…la Chawalinska ne ha perso 1
E adesso Marta, credici! kostyuk quello che kostyuk!