Fonseca e Mensik, la nuova generazione si prende Parigi: “Gioco per essere me stesso”, “Nel quinto ho ripreso il controllo”
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Il Roland Garros 2026 continua a parlare la lingua della nuova generazione. Dopo le grandi cadute della prima settimana, altri due giovani protagonisti si sono presi la scena a Parigi: Joao Fonseca e Jakub Mensik. Il brasiliano ha superato Casper Ruud con il punteggio di 7-5 7-6 5-7 6-2, mentre il ceco ha piegato Andrey Rublev al termine di una battaglia durissima, chiusa 6-3 7-6 4-6 2-6 6-3.
Due vittorie diverse, ma accomunate da un tratto preciso: la capacità di restare dentro la partita nei momenti di pressione. Fonseca lo ha fatto con aggressività, personalità e una fiducia sempre più evidente nei propri mezzi. Mensik, invece, ha dovuto gestire un match che sembrava nelle sue mani, poi quasi sfuggito, prima di ritrovare il comando nel quinto set.
Per Fonseca è stata un’altra notte speciale sullo Chatrier. Dopo l’impresa contro Novak Djokovic, il brasiliano ha confermato il proprio livello anche contro un giocatore esperto e abituato ad arrivare in fondo a Parigi come Ruud. In conferenza stampa, però, il primo pensiero è andato a una presenza molto significativa sugli spalti: Gustavo Kuerten.
“È stata una grande partita fin dall’inizio, sono riuscito a mettere molta pressione nel gioco. Avere Guga lì a sostenermi e a fare il tifo è stato fantastico, una bellissima esperienza”, ha raccontato Fonseca.
Il brasiliano sta vivendo per la prima volta una seconda settimana così profonda in uno Slam e non ha nascosto quanto sia particolare tutto ciò che gli sta accadendo. Anche piccoli dettagli, come entrare nello spogliatoio e trovare sempre meno giocatori, gli fanno capire la dimensione del momento.
“Mi sento bene. Per me è diverso arrivare nello spogliatoio ed essere tra gli ultimi rimasti. È folle. È la prima volta, ma sto cercando di vivere il momento”, ha spiegato.
Dal punto di vista fisico, Fonseca ha rassicurato sulle sue condizioni. Il percorso è stato lungo, le partite intense, ma il recupero nei giorni di riposo sta funzionando.
“Fisicamente sto bene. Sto recuperando abbastanza bene nei giorni liberi. Certo, sono stanco dopo le partite, ma sto dormendo bene, mangiando bene, riposando e idratandomi. Martedì andrà bene”.
La crescita di Fonseca rispetto all’inizio della stagione è uno dei temi più evidenti. A gennaio il brasiliano non sembrava avere ritmo, anche a causa di una preparazione complicata. Ora appare un giocatore completamente diverso: più solido, più consapevole, più pronto a reggere partite lunghe e palcoscenici enormi.
“Credo sia stato tanto lavoro. La preseason a dicembre è stata molto dura. L’Australia può essere un esempio: non avevo ritmo, mi ero allenato due giorni dopo tredici giorni di stop e ho provato a giocare. Forse non è stata la scelta migliore, ma sono state esperienze da cui imparare”.
Fonseca ha individuato due elementi decisivi nella sua trasformazione: lavoro fisico e mentalità.
“Quello che è cambiato è stato fare molto lavoro fisico e lavorare duro. Anche la mentalità è cambiata molto: concentrarmi sui punti e non sulla fine della partita”.
Il brasiliano è lontano da casa da Montecarlo e sta affrontando lo swing più lungo della sua stagione, ma proprio questa continuità gli ha permesso di costruire fiducia e abitudine alla competizione.
“È lo swing più lungo dell’anno per me. Sono fuori casa da Montecarlo, ma credo che sia arrivato tanto lavoro. La mentalità è migliorata molto”.
Rispetto alla vittoria contro Djokovic, Fonseca ha spiegato che la partita con Ruud è stata diversa. Contro il serbo la componente mentale era stata ancora più forte, anche perché l’emozione e il rispetto per l’avversario avevano condizionato l’inizio del match. Contro Ruud, invece, si è sentito subito più libero e più aggressivo.
“Contro Djokovic è stata più una questione mentale. All’inizio è stata dura, le condizioni erano diverse, faceva molto più caldo, e giocavo contro un giocatore che rispetto tantissimo. Ho iniziato la partita rispettandolo molto”.
Poi ha precisato:
“Non è che non rispetti Casper, ma oggi mi sentivo più fiducioso, più aggressivo, cercavo i colpi e provavo a comandare presto gli scambi”.
La chiave, secondo Fonseca, è stata la capacità di mettere pressione fin dall’inizio e di giocare bene i punti importanti.
“È stata una battaglia per capire chi fosse più aggressivo all’inizio e chi riuscisse a comandare di più i punti. Nei momenti importanti ho giocato davvero bene. Oggi sono stato un po’ più solido per tutta la partita”.
Fonseca ha parlato anche della nuova generazione che sta emergendo. Non soltanto lui, Jakub Mensik e Rafael Jódar, ma anche altri giovani come Learner Tien, Alex Michelsen e Martin Landaluce. Una generazione che si spinge a vicenda e sta cambiando la geografia del torneo.
“È bello avere nuove generazioni. La prossima generazione sta facendo molto bene. Non solo Jódar, Mensik e io, ma anche Learner, Michelsen, Landaluce. Abbiamo una nuova generazione che gioca un grande tennis. È bello averli intorno, mi spingono sicuramente”.
Il marchio di fabbrica di Fonseca resta il diritto. Una potenza naturale, istintiva, che il brasiliano considera parte della propria identità tennistica.
“Ogni persona ha la propria personalità, i propri colpi, i propri punti di forza. Credo che il mio punto di forza sia la potenza, cercare i colpi, giocare aggressivo”.
Fonseca ha spiegato di aver sempre giocato così, fin da piccolo, anche quando la consistenza non era ancora quella attuale.
“Da giovane giocavo già in questo modo. Ovviamente non con questa continuità, ma cercavo sempre il colpo. Amo fare vincenti. Credo venga dalla mia base. Cerco sempre di essere me stesso in campo”.
Ed è proprio qui che emerge la parte più interessante del suo discorso: Fonseca accetta anche il rischio, l’errore, la palla che finisce lontana. Perché fa parte del suo modo di stare in campo.
“Essere me stesso a volte significa andare fuori giri. A volte la palla finisce contro la recinzione. A volte colpisco nei momenti importanti e perdo. Ma cerco di essere fiducioso e questo mi spinge”.
Se Fonseca ha vissuto una vittoria di conferma, Jakub Mensik ha superato una prova di resistenza mentale enorme. Contro Andrey Rublev, il ceco era avanti di due set, poi ha visto il russo rientrare fino al quinto, prima di riprendersi il match nel momento decisivo.
“È stata una grande partita, un viaggio. Ogni set, ogni momento, aveva la propria storia”, ha raccontato Mensik.
Il ceco ha spiegato che la partita è stata soprattutto una questione di inerzia. Nei primi due set era lui a comandare, poi Rublev ha cambiato ritmo e ha riportato tutto in equilibrio.
“Ero avanti due set a zero, poi lui è tornato sul 2-2 e siamo arrivati al quinto. Direi che questa partita è stata soprattutto una questione di mantenere il momentum”.
Mensik si è sentito a proprio agio all’inizio, nonostante condizioni diverse rispetto ai giorni precedenti. Il campo era più lento, le palline più pesanti, e adattare il proprio gioco non era semplice.
“Mi sentivo abbastanza comodo, anche se le condizioni erano molto diverse dagli altri giorni. Era tutto un po’ più lento, le palle erano più pesanti. Non era facile adattare completamente il mio stile di gioco”.
Il merito di Rublev, però, è stato enorme. Mensik lo ha riconosciuto con grande sportività, definendolo un grande combattente e sottolineando la qualità del tennis prodotto dal russo dopo i primi due set.
“Andrey è un grande ragazzo, un grande lottatore. Lo ha dimostrato. Dopo essere stato sotto due set a zero, è tornato e ha giocato un tennis incredibile, ha fatto tanti colpi fantastici”.
A quel punto, il match è diventato complicatissimo per Mensik. Anche se il punteggio inizialmente gli sorrideva, il ceco ha spiegato di aver percepito la sensazione opposta: quella di stare perdendo il controllo della partita.
“È stato molto difficile per me. Anche se ero avanti 2-0, in alcuni momenti sentivo quasi di stare perdendo”.
La chiave è stata il quinto set, quando Mensik è riuscito a riprendersi l’inerzia e a chiudere con personalità.
“Sono felice di essere tornato nel quinto set, di aver ripreso il momentum dalla mia parte e di aver finito la partita nel modo in cui l’ho finita”.
Il successo contro Rublev arriva dopo altre due grandi battaglie nei giorni precedenti, contro Mariano Navone e Alex de Minaur. Tre partite durissime in cinque giorni, un test enorme sia sul piano fisico sia su quello nervoso.
“Sono stati cinque giorni con tre grandi battaglie contro grandi giocatori. Ma è uno Slam, funziona così”, ha detto Mensik.
Il ceco ha sottolineato che, quando si arriva nella seconda settimana, non conta più chi ci sia dall’altra parte della rete: ogni avversario vuole mostrare il proprio miglior tennis.
“Quando arrivi ai turni finali, non importa chi c’è dall’altra parte. Tutti vogliono mostrare il miglior tennis, e anche io”.
Il tema del momentum è tornato più volte nella sua conferenza. Per Mensik, in partite così lunghe, il punteggio può contare meno della percezione del momento. Si può essere avanti due set e sentirsi comunque sotto pressione, oppure essere indietro e avere la sensazione che la partita sia ancora apertissima.
“È tutto una questione di momentum. Non importa se stai vincendo 2-0 o perdendo 0-2. Puoi essere sotto di un break e avanti due set a zero, ma il momentum può cambiare e la partita resta aperta”.
Mensik ha parlato anche della tradizione del tennis ceco, riconoscendo il peso della storia del suo Paese. Da Ivan Lendl a Tomas Berdych, fino alla nuova generazione, la Repubblica Ceca ha sempre prodotto grandi giocatori.
Per lui, il riferimento più diretto è stato Berdych, che ha potuto seguire mentre era ancora in attività.
“Il tennis ceco ha una grande storia, con tanti grandi giocatori, uomini e donne. Quando sono cresciuto, Tomas Berdych era quello che seguivo di più, perché in quel periodo stava ancora giocando”.
Mensik ha poi sottolineato quanto sia importante, oggi, avere diversi giocatori cechi competitivi tra i primi 100. Dopo un periodo più difficile, la nuova ondata offre stimoli e opportunità.
“Sono molto felice che dopo Tomas, dopo un periodo in cui non c’era nessuno per tanto tempo, oggi abbiamo quattro, forse cinque giocatori in top 100. È davvero bello avere così tante opportunità e tanti ragazzi cechi forti”.
Il filo che unisce Fonseca e Mensik è evidente. Entrambi stanno vivendo una fase nuova, entrambi hanno già superato giocatori di enorme esperienza, entrambi stanno dimostrando che la nuova generazione non è più soltanto una promessa futura, ma una realtà del presente.
Fonseca lo fa con un tennis esplosivo, istintivo, pieno di potenza e coraggio. Mensik con una maturità crescente, una gestione sempre più solida delle difficoltà e la capacità di riprendersi una partita che poteva sfuggirgli.
Il Roland Garros 2026, dopo le cadute dei grandi nomi, sta diventando il torneo delle nuove firme. Joao Fonseca e Jakub Mensik non sono più soltanto giovani da osservare: sono protagonisti veri, capaci di vincere battaglie pesanti e di parlare, già oggi, il linguaggio dei grandi.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Jakub Mensik, Joao Fonseca, Roland Garros, Roland Garros 2026

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Ma perchè Fonseca che fisicamente è un giocatore normalissimo può giocare partire lottare 3 su 5 e Sinner NO??
Sta cosa mi manda fuori di testa..
@ Annie3 (#4629679)
Attribuire la sconfitta di Djokovic all’età avanzata significa cercare un alibi che non trova riscontro nei fatti. Novak non ha perso per questo motivo, ma perché dall’altra parte della rete ha trovato un avversario che ha semplicemente espresso un tennis superiore. Fonseca ha giocato meglio, ha imposto il proprio ritmo e ha mostrato maggiore lucidità nei momenti decisivi.
Anche sul piano mentale, aspetto che per anni è stato uno dei punti di forza di Djokovic ( secondo solo a Nadal e Borg), è stato proprio Novak il primo a cedere. Ridurre tutto alla carta d’identità significa ignorare ciò che è realmente accaduto in campo. Mi dispiace ma non è un “raccontino”: è semplicemente la realtà
@ Luigi T (#4629766)
Certo, ci mancherebbe che nel tennis non ci fossero exploit “a sorpresa” ad opera dei meno titolati…in questo sport l’eccezione è sempre possibile, basta una giornata no, una cattiva sensazione, un non perfetto stato di forma del big a sollecitare l’entusiasmo e la migliore prestazione dell’avversario…ma l’eccezione è anche quella che conferma la regola, e i 3 Big hanno comunque ripreso a vincere e a dominare sugli altri, arrivando ai numeri che ben conosciamo
@ bye bye (#4629492)
Possiamo trovare altrettanti giocatori che hanno sconfitto a sorpresa Nadal e Djokovic…
La fortuna dei nostri tennisti è la collocazione nella parte alta del tabellone per cui tutti questi fenomeni in erba si scorneranno tra loro e ne resterà a limite solo uno. E non è detto che sarà giovane ma magari solo alto e Tedesco!
@ Annie3 (#4629679)
Dimenticavo, quanto ad incutere soggezione, sicuramente Roger e Rafa ne incutevano di più rispetto a Novak, che verso i giovani ha sempre avuto parole di incoraggiamento, apprezzamento e un atteggiamento più paritario…altra cosa lo snobismo e i modi prevaricanti rispettivamente di Roger e di Rafa, che addirittura si sentiva autorizzato a rimproverare lui l’avversario e non il giudice di sedia, convocandolo a rete con modi perentori
@ Grande Slam (#4629366)
Beh, uno che leggesse questo bel raccontino senza sapere di chi si parla, penserebbe ad un incontro fra quasi coetanei…è che Novak ha 20 anni più di Fonseca, ed infatti l’ha abbracciato, nonostante la sconfitta, con un bell’abbraccio, sorriso e consigli “paterni”…e come si fa razionalmente a parlare di “lezioni” impartite da un ragazzo agli inizi, che tenta adesso la scalata al primo Slam, ad una leggenda che ne detiene il record con 24…avra’ ben saputo Novak come vincerli, battendo i n.2 e 3 del mondo, su tutte le superfici, con una tenuta mentale che l’ha reso impermeabile al tifo di chi era già stato conquistato da due campioni che, prima del suo avvento, si erano spartiti il cuore degli appassionati nel mondo…ci sono 4 generazioni partendo da quella di Novak arrivando a quella di Fonseca, 20 anni di storia del tennis, con velocità e potenza cresciute esponenzialmente nell’arco di questi 20 anni, eppure Novak ha vinto disinvoltamente i primi due set, come se il suo tennis non temesse assolutamente le nuove necessità e i nuovi tempi per essere ancora competitivi: e in un caldo esagerato, su una superficie che non è la sua preferita, ha comunque lottato alla pari per altri 3 set, finendo meno sudato dell’avversario, tradito da un dritto finito fuori di qualche cm. ma sfoggiando un repertorio e una classe che continua a ignorare mode, età, tifoserie fracassone…questo è il mio racconto, che contrariamente al tuo tiene conto della realtà anagrafica e storica dei due, da cui si deduce che non si può insegnare quando si è apprendisti e non si può imparare quando si è ottenuto il massimo ottenibile di vittorie
Magari avranno paura dei vari Kouame e compagnia più giovane
@ Grande Slam (#4629366)
Ma quando mai, quale “aura leggendaria”. Zverev, ancora oggi criticato da moltissimi, sconfisse Federer su erba e cemento a 19 e 20 anni. La suddetta presunta aura non ha impedito a gente come Donskoy, Stakhovsky, Brands, Canas (3 volte!), Del Bonis, Chardy, Ramos, Seppi, Volandri di battere lo svizzero senza che questi lamentasse infortuni; non ha impedito a Hurkacz di umiliarlo con un 6-0 finale nel suo giardino di casa. Lo stesso Djokovic, molti anni prima di diventare il GOAT, sconfisse Federer la prima volta quando aveva solo 20 anni. La verità è che, spesso, si vuole ricordare ciò che ci fa piacere ricordare.
Ricordate il proverbio: Chiodo schiaccia chiodo. È la ruotadella vita enzo
Sorprendente soprattutto Mensik, dopo averlo visto vincere al quinto e crollare a terra in preda a crampi, avrei scommesso che si sarebbe ritirato e invece ha vinto i due successivi match, e con De Minaur e Rublev, mica capperi… poi il ceco è sempre un’incognita a livello fisico
@ Taxi Driver (#4629307)
A differenza di Nadal e Federer, che con il loro carisma e la loro aura quasi leggendaria riuscivano spesso a incutere soggezione ai giovani avversari ancora prima di scendere in campo, Djokovic ha sempre trasmesso un’immagine più abbordabile. Eppure parliamo comunque di uno dei cinque più grandi giocatori della storia, un campione che ha costruito gran parte dei suoi successi proprio sulla forza mentale e sulla capacità di prevalere nei momenti decisivi.
Per questo la vittoria di Fonseca assume un significato particolare. Il giovane brasiliano non ha semplicemente battuto Djokovic, ma lo ha sconfitto su un terreno in cui Novak è secondo solo a Nadal e Borg, quello della tenuta psicologica, della convinzione e della gestione della pressione. Più che una sconfitta per Djokovic, è stata una lezione. Jannik Sinner gliene aveva già impartite diverse negli ultimi anni, ma lo aveva fatto da giocatore ormai pienamente formato e affermato. Fonseca, invece, ha sorpreso perché, pur essendo ancora agli inizi del suo percorso, ha dato l’impressione di surclassare Djokovic sotto ogni aspetto, soprattutto sul piano mentale. Non tanto in quello puramente tennistico — dove Nole, rispetto ad altri fuoriclasse, non ha mai fatto della spettacolarità il suo tratto distintivo — quanto nella capacità di imporre personalità, coraggio e lucidità. Ed è proprio questo che rende il risultato così significativo
Rispondevo a Pablito ..
Ecco, forse qualcosa in più di buoni..questo torneo è un po’ uno spartiacque con un passaggio di consegne tra la generazione di chi è nato negli anni 90′ e quelli dopo il 2000 cominciata con Sinner ed Alcaraz. Il che è comunque un bene perché i Ruud, i DeMinaur, i Rublev, i Fritz sono buonissimi giocatori ma onestamente lontani dal vertice. Quello che avevano da dire l’hanno detto. La nuova infornata e fatta da giocatori ambiziosi, forti, privi di paura..non proprio dei galantuomini ma nel tennis talvolta è un plus…
Zverev è l’ultimo superstite alla mattanza dei nati prima del 2000, però anche lui ha i giorni contati. I “vetusti” continuerann a giocare, i tabelloni bisogna pur riempirli, magari a vincere qualche 250, però per gli Slam credo che siano tagliati fuori definitivamente. Anche Ruud ha dovuto soccombere di fronte alla giovinezza e forza di Fonseca. Peccato non averne nessuno di questi ragazzi. enzo
djokovich nel quarto e nel quinto passeggiava in campo, nel quinto addirittura non rincorreva palle a due metri eppure è arrivato comunque sul cinque pari in entrambi i set, e jodar ieri ha vinto al quinto contro un carreno infortuato, boh, forse ho visto altre partite, vedo per ora buoni giocatori soprattutto se rapportati all’età e che rispecchiano la classifica che hanno
Fonseca ha il dritto alla Alcaraz. È solido certo e se incanala la sua irruenza nei momenti giusti davvero può sfondare
@ IlCera (#4629313)
In effetti se ci pensi Mensik e Fonseca sino ad ora hanno avuto acuti anche importanti ma se la palla non gli entra con i rischi che corrono possono perdere con chiunque e tutto sommato l’assenza di pressione gli consente un margine di errore e conseguentemente di sconfitta che altri non possono permettersi, personalmente i dubbi sul loro punto di arrivo sono legati proprio a questo. Su Jodar rimanderei ogni giudizio alla prossima stagione…
Entrambi con doti enormi. Fonseca con più tennis, Mensik con arma letale al servizio, ed aggiungo Jodar con tennis da fondo fluido e potentissimo.
Io pero’ mi chiedo come sia sostenibile uno stile di gioco fondamentalmente basato sul rischio massimo. Bombe sulle righe e via andare. Puo’ pagare fino a quando sei giovane e spensierato, ma poi?
Anche Jannik che era venuto alla ribalta per dei colpi assurdi, ha poi rimescolato le carte sviluppando un tennis molto più complesso, certo basato su suoi punti forti, ma molto più in sicurezza. Con i risultati che conosciamo.
La cosa più impressionante di Fonseca e Jodar è che non hanno paura. Ne dell’avversario chiunque sia, ne nei punti decisivi.
C’ha provato Djokovic nel quinto set a metterla nella caciara, come fa spesso…è stato piallato